WWE Vintage Critic – Countdown to WrestleMania #8

Buonasera ed eccoci di nuovo insieme per un altro pit stop sulla strada dei ricordi. Il 1992 fu un anno ricco di cambiamenti. Lo “scandalo degli steroidi” gettava un ombra sul mondo magico del wrestling, cosa che pian piano spinse la compagnia a puntare su nuove star meno grosse. Anche se la cosa sarebbe durata per alcuni mesi ancora, notiamo già da subito la presenza di lottatori di stazza meno imponente rispetto a prima, a parte alcune eccezioni. In più torniamo in un Dome e ci ritroviamo due main event, con il match per il massimo alloro della compagnia solo a metà card. Il motivo è che si temeva che Ric Flair potesse non presentarsi allo show causa una disputa contrattuale, quindi non si corsero rischi. L’altra storia importante era la supposizione che Hulk Hogan si sarebbe ritirato da qui a poco, cosa che creò scalpore visto che lui era indiscutibilmente la superstar più grande del mondo del wrestling.


Lo show ha risentito dello scandalo e del main event poco coinvolgente, arrivando a soli 390.000 acquisti in PPV, ma stabilì comunque un record di spettatori per il palazzetto, che all’epoca era denominato Hoosier Dome, per poi diventare RCA Dome, demolito nel 2008. Da Indianapolis, Indiana, andiamo a vedere…

WrestleMania VIII

È il 5 aprile 1992 e ci troviamo di fronte a 62.167 spettatori. L’inno nazionale, questa volta “The Star-Spangled Banner”, lo canta la star della musica country, Reba McEntire, che non è né parente né amica di Drew, e comunque si scrive diversamente.

Aprono lo show “El Matador” Tito Santana, che adesso ha la gimmick del torero, e Shawn Michaels, fresco di turn heel e split da Marty Jannetty dopo il famoso segmento del Barber Shop nel quale Michaels scaraventa l’ex-amico attraverso la vetrina del set. Michaels batte Tito Santana in un buon opener che dura quasi venti minuti. Questo ragazzo farà strada, lo dice anche Bobby Heenan al commento.

All’opener segue un promo invece di un match. I Legion of Doom accompagnati da Paul Ellering promettono di tornare presto in azione.

Il secondo match vede The Undertaker (fresco di turn face) sconfiggere Jake “The Snake” Roberts portandosi sul 2-0 nella sua inimitabile WrestleMania Streak, ma lascia l’amaro in bocca il vederlo nell’undercard solo pochi mesi dopo avere sconfitto Hulk Hogan per il titolo mondiale. Per Jake Roberts, questo è l’ultimo match per alcuni anni perché i suoi problemi con l’alcolismo inducono la WWE ad allontanarlo e mandarlo (più di una volta) a disintossicarsi.

In un match bello ma da molti dimenticato, si affrontano Bret “Hitman” Hart e “Rowdy” Roddy Piper, con in palio il titolo intercontinentale detenuto da Piper. Dopo 19 minuti, Bret Hart si laurea per la seconda volta campione intercontinentale, senza però danneggiare Roddy Piper, che deteneva il primo e unico titolo WWE singolo in carriera. Un match assolutamente da vedere. I due si abbracciano a fine match, per la gioia del pubblico.

Il prossimo match è un Eight Man Tag Team Match durante il quale sentiamo la ormai celebre frase di Bobby Heenan. “I’ve got a special announcement to make: Shawn Michaels has left the building.” La risposta di Gorilla Monsoon è: “E sti caz*i???” Big Boss Man, Virgil, Sgt. Slaughter e Hacksaw Jim Duggan sconfiggono The Mountie, i Nasty Boys (Knobbs e Sags) e Repo Man (prima conosciuto come Smash dei Demolition) in un match senza né infamia né lode, ma per chissà quale motivo QUESTO match si trova sul canale Youtube della WWE, mentre quello precedente no. Qualcuno mi spiega perché?

Ed è ora del VERO main event della serata, quello che avrebbe dovuto essere il match conclusivo. Anche se ormai sappiamo perché non lo è stato. Il “Nature Boy” Ric Flair, campione WWF in carica dallo storico Royal Rumble 1992, difende il suo titolo dall’assalto di “Macho Man” Randy Savage, tornato a lottare alla fine del ’91 grazie a una memorabile faida con Jake Roberts (meno memorabile il loro primo match). Non poteva essere altrimenti: questi due grandissimi worker non deludono e tirano fuori un incontro con i fiocchi che sfiora le 5 stelle. Randy Savage conquista il titolo WWF per la seconda volta in carriera. Pensare che, per poco, questo match non avrebbe mai avuto luogo, visto che il pubblico e anche la WWF/WWE voleva vedere Ric Flair andare contro Hulk Hogan, cosa che non fu realizzata da un punto per la disputa contrattuale sopra citata di Ric Flair, ma anche perché i due si erano affrontati in alcuni house show nonché al Madison Square Garden, deludendo le aspettative.

Come cooler, scendono in campo Tatanka e “The Model” Rick Martel, con il primo che batte il secondo senza difficoltà, mandando avanti la sua striscia imbattuta per ancora un bel pezzo. L’American Native, qui, era ancora agli inizi e cercarono di costruirlo bene come personaggio, ma per quanto fosse carismatico, non convinse mai del tutto e non andò quindi mai oltre il midcarding.

I Natural Disasters – Earthquake e Typhoon – nel match successivo, sfidano i campioni di coppia, che sono Money Inc. (Ted DiBiase e Irwin R. Schyster), sostituendo di fatto la Legion of Doom per via della sospensione di Hawk. I campioni, messi con le spalle al muro, sfruttano il vantaggio da campioni e se ne vanno, perdendo per countout.

E siamo già al penultimo match, in cui Owen Hart – stavolta non sotto le vesti di Blue Blazer – sconfigge Skinner (non quello dei Simpson, ma Steve Keirn) in poco più di un minuto. Non basta a mostrare quanto sia bravo sul ring. Lo rivedremo presto, state tranquilli.

Ed ecco che arriva il main event. Ricordate, a dire dei commentatori, questo potrebbe essere l’ultimo match di Hulk Hogan. Il suo avversario è Sid Justice, che come heel non se lo beve nessuno, per cui è affiancato da Harvey Whippleman. L’incontro è pressoché inguardabile, di una lentezza da sbattere la testa al muro, e a peggiorare le cose, Papa Shango si dimentica il copione e non entra nel momento giusto a interrompere lo schienamento dopo il Legdrop di Hulk Hogan, costringendo Sid Justice al kickout, che è un peccato mortale, anche agli occhi dei tifosi. Harvey Whippleman cerca di salvare il copione e si lancia sul ring, facendo scattare la squalifica di Sid. Vince Hulk Hogan. Solo nel post-match, arriva Papa Shango ad attaccare l’Hulkster. All’improvviso, parte la musica di Ultimate Warrior che arriva di gran carriera a dare man forte a Hogan. Uno dei comeback più riusciti sul grande palco di WrestleMania. Il pop è gigantesco. I face scacciano gli heel e concludono lo show celebrando insieme. Perlomeno chiudiamo in bellezza, anche se il match ha fatto schifo, e lo dico senza peli sulla lingua.

Questa WrestleMania, causa gli immensi tagli sul roster, è durata “solo” 2:41:25, mentre il minutaggio del lottato è stato di 1:48:57, per una percentuale dunque di 67,5%. Meno match, ma più tempo per ognuno. E pensate che abbiamo pure “perso” parecchi minuti per un promo dei Road Warriors (LoD in WWF). I match disputati erano 9 più un dark-match di 10 minuti e un match cancellato causa il minutaggio, e tra questi, c’erano tre match da quasi 19 e uno da 25 minuti. Nelle edizioni precedenti capitava raramente che un match che non fosse il main event superasse i 10 minuti, figuriamoci i 15. Quindi sì, il vento stava cambiando.

Questa edizione dello Showcase of the Immortals è lungi da essere un successone, e poi la WWE tende a considerarla una delusione, ma se andiamo a guardarla attentamente, abbiamo visto due match buoni, uno bellissimo e un colpo di scena, che era il ritorno a sorpresa di Ultimate Warrior. Forse, nell’era internet, non sarebbe riuscito così bene, ma considerate che nei primi anni ’90, gli editoriali sul wrestling uscivano sì e no una volta al mese e si incentravano sulle vite kayfabe delle superstar. Perciò, nessuno si aspettava di vedere Warrior, anche perché correva voce che il buon Jim Helwig fosse morto. Per tutti questi fatti, diamo a questa WrestleMania un 6,5/10 netto in quanto un tantino migliore dell’edizione precedente, ma non ancora a livello complessivo della terza edizione. Secondo me va bene così. Voi cosa ne pensate? Fatemelo sapere.

Per lodi, critiche, minacce, percosse, tangenti, domande, suggerimenti o parolacce potete utilizzare i commenti oppure contattarmi via FacebookTwitterInstagram oppure via E-Mail scrivendo a [email protected]. L’archivio dei numeri precedenti lo trovate qui. Per chi volesse lasciare un like al mio blog tedesco, faccia un salto qui.

Domani segue una tappa difficile da digerire: WrestleMania IX.

Io sono il WWE Vintage Critic, e viaggio nel tempo al posto vostro!

—————————————

WrestleMania Ratings (su 10):

WrestleMania 3 7

WrestleMania 8 – 6,5

WrestleMania 7 – 6

WrestleMania 6 – 5,5

WrestleMania 1 – 5

WrestleMania 5 – 3,25

WrestleMania 2 – 3

WrestleMania 4 – 2

Fabio Barbuscia
Fabio Barbuscia
Da quando vidi The Undertaker chiudere Ultimate Warrior in una bara, sono rimasto legato a vita a questo mondo magico. Sono quello che accompagna i nostalgici sia in italiano che in tedesco. Sono il WWE Vintage Critic e viaggio nel tempo al posto vostro.
15,941FansLike
2,666FollowersFollow

Ultime notizie

Ultimi Risultati

Articoli Correlati