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Sabato notte a Montreal, nel Quebec, si è spento a 84 anni troncato da un infarto uno di quei personaggi che hanno fatto a loro modo la storia del wrestling per poi uscirne silenziosamente, fino a cadere in quell'infinito pozzo chiamato dimenticatoio, dal quale poi riemerge solo la notizia della scomparsa: Edouard Carpentier, al secolo Edouard Ignacz Weiczorkiewicz.

Nato a Lione, in Francia, il 17 luglio 1926 da padre russo e madre polacca, Edouard trascorre tranquillamente i suoi primi anni di vita, fino alla persecuzione che la sua famiglia è costretta a subire per le proprie radici da parte dei nazisti a cavallo tra gli anni '30 e ‘40. Catturato dai tedeschi, Edouard riesce a scappare e si unisce alla Resistenza francese durante la Seconda Guerra Mondiale.

Terminato il conflitto Edouard torna all'amore giovanile, la ginnastica, prendendo parte con la Nazionale francese ai Giochi Olimpici di Londra del 1948 ed a quelli di Helsinki del 1952, senza però nemmeno sfiorare il podio. Dopo la ginnastica è Lino Ventura a convincerlo a darsi alla lotta greco-romano, e su un ring durante un combattimento viene notato da Frank Valois, wrestler canadese e successivamente promoter di successo (pare sia lui il primo ad aver suggerito ad Andre The Giant di darsi al wrestling) di soli 5 anni più grande, che lo convince ad intraprendere la strada del wrestling.

Il fisico, circa 1.80 x 105 chili resi agilissimi dai tanti anni di ginnastica, aiuta Edouard ad emergere sin da subito in Canada, tant'è che all'esordio il 18 aprile 1956 batte niente meno che Angelo Savoldi, poi quattro volte campione mondiale Junior della NWA, che anni dopo continuava a chiedersi incredulo come e con quale agilità Carpentier (che adottò questo cognome in onore del pugile francese Georges Carpentier) fosse riuscito a ribaltare una sua presa ed a schiantarlo al tappeto per il conto di 3 decisivo.

Il primo titolo arriva nemmeno 20 giorni dopo, l'8 maggio, contro un altro mostro sacro, Killer Kowalski, allora già vincitore di molteplici cinture tra NWA e AWA, al quale sfila l'International Title della MAC, federazione canadese. La carriera di Carpentier sembra intraprendere subito la strada della predestinazione: entra nel circuito NWA, e in coppia con l'ennesima stella dell'epoca, Verne Gagne, conquista i titoli di coppia della sezione Chicago battendo i fratelli Volkoff.

E' il 25 maggio 1957, penultima tappa prima dell'immortalità dell'epoca, ovvero la conquista del più prestigioso titolo mondiale, quello NWA: il 14 giugno del '57 batte per squalifica il più forte combattente sulla faccia della Terra, Lou Thesz, laureandosi campione mondiale NWA. Vero è che la vittoria per squalifica, nella giungla del circuito NWA dell'epoca, fece sì che qualche territorio, come si chiamavano allora le compagnie legate alla “regina” National Wrestling Association, non riconoscesse Carpentier quale world champion, ma tutti sanno che il francese di origine russo-polacca si meritava quel titolo, e oggi chiunque sa che Edouard Carpentier non solo è stato il campione mondiale NWA, ma sanno anche che lo divenne scippando del titolo il più grande, Thesz.

Il wrestling di Carpentier per la fine degli anni '50 era uno stile di lotta incredibile ed inconfondibile: mischiava judo, savate e boxe, tecniche che accorpate all'agilità acquisita in anni di ginnastica al massimo livello facevano di lui un combattente ai limiti dell'imbattibilità. Killer Kowalski, uno che si trovò spesso ad aver a che fare con Carpentier, disse di lui: “era un fagiolo che saltava da una parte all'altra e non sapevi nemmeno come facesse; il suo repertorio era solo suo, faceva cose che non ti aspettavi da nessun'altro”.

Tuttavia la concorrenza all'epoca era tanta, e Carpentier non riuscì a ripetersi ai livelli degli esordi, continuando comunque a vincere cinture in Canada e nel circuito NWA: alla fine della carriera saranno ben 23 gli allori conquistati tra il 1957 ed il 1980.

Ritiratosi dal wrestling lottato, Carpentier resta nell'ambiente diventando un mentore fondamentale per tante stelle degli anni '80: nel 1980 convince Gino Brito a mettere contro in un match gli astri nascenti del momento, i giovanissimi Hulk Hogan (per altro da lui affrontato due volte a fine carriera, senza mai vincere) e Andre The Giant, per la sua International Wrestling, e tra i talenti che allena ce n'è uno che farà strada, quel Rick Martel poi tre campione di coppia nella WWF (l'odierna WWE), nonché campione mondiale AWA e celebre a Stamford nell'era gimmick con il personaggio del modello.

The Flying Frenchman, come fu soprannominato negli anni d'oro della sua carriera, fece parte anche della WWE, commentando per le televisioni francese nella sua lingua madre le puntate di Superstars dalla metà degli anni '80 al 1992.

In silenzio, al contrario del botto che fece a inizio carriera, se n'è andato un uomo dimenticato dal business, come a molti purtroppo succede, ma il cui nome rimarrà indelebile negli annali, se non altro per la rivoluzione che portò al movimento con il suo stile rivoluzionario.

Booya!

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