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Perché dedicare un intero editoriale ad un wrestler morto quasi cinquanta anni fa, introdotto nella Hall Of Fame della WWE classe 2010, il cui palmares non va oltre un titolo mondiale della AWA e qualche cintura minore della NWA? Semplice: perché Gorgeous George, al secolo George Wagner, fresco “immortale” della federazione di Stamford, è stata la prima, primissima stella del wrestling inteso come intrattenimento e spettacolo.

Anni, decenni prima dei vari “Superstar” Billy Graham, Ric Flair e Hulk Hogan, Gorgeous George intese il wrestling come un teatro, una scena dove recitare un personaggio e marchiare per sempre, con esso, le menti dei fan. I quali, che ti abbiano amato o odiato, non dimenticheranno mai ciò hai compiuto.

E se oggi di George si ricordano in pochi è perché la morte lo ha strappato prematuramente, e non certo per volere della stessa Vecchia Signora, alla vita nel lontano, giurassico 1963, a soli 48 anni. Ma forse è il caso di andare con ordine…

George Wagner nasce il 24 marzo 1915 a Sewark, nel Nebraska, da genitori contadini gira-Stati Uniti: in pochi anni infatti da Sewark la famiglia Wagner si trasferisce prima a Phoenix, in Arizona, poi a Waterloo, in Iowa, successivamente nello stesso stato a Sioux City, e infine a Houston, in Texas. I Wagner iscrivono George alla Milby High School, ma la vita contadina è dura, e nel 1929, a quattordici anni, il giovane Wagner lascia la scuola per fare qualche piccolo lavoretto, così da aiutare economicamente i genitori.

Trova lavoro spesso nei circhi, dove inizia a combattere guadagnando 35 cent a vittoria, ed è in uno di questi grandi carrozzoni, nel 1932, che George viene notato dal promoter Morris Siegel, il quale lo recluta per inserirlo nei suoi show di wrestling. Discretamente fisicato anche se non proprio longilineo (1.75 x 98 kg.) grazie al lavoro contadino soprattutto, George debutta per Siegel con il suo stesso nome, ma stenta ad ingranare, anche se nel 1938 arriva il suo primo titolo, quello Middleweight della Pacific Coast, conquistato battendo Buck Lipscomb.

Ad esso il 19 maggio 1939 segue la vittoria del Light-heavyweight Title della Pacific Coast grazie al successo su Pat O'Dowdy, e nella stessa compagnia nei due anni seguenti conquista anche il titolo Junior ed un altro Light-heavyweight, battendo nelle rispettive occasioni Billy McEuin e Jack Kiser. Nonostante questi successi stenta a decollare la carriera di Wagner, che nel frattempo sposa la sua prima moglie, Betty Hanson, su un ring alla fine del 1939.

Questa mossa, una cinquantina d'anni prima del matrimonio/storyline tra “Macho Man” Randy Savage e Miss Elizabeth, attira i media dell'epoca verso Wagner, che inizia a realizzare come lo spettacolo extra-wrestling possa ben coniugarsi con il combattimento vero e proprio. La spinta finale Wagner la trae dall'immagine sulla rivista “Vanity” del wrestler Lord Patrick Lansdowne Finnegan, che entra in scena con pomposità, accompagnato da due valletti che lo vestono e lo svestono prima e dopo i match (e un giorno anche lui meriterà di vedere raccontata la sua storia…).

Per George Wagner è l'illuminazione definitiva: occorre esagerare le movenze e le abitudini di Finnegan per ottenere un personaggio innovativo, strabiliante, storico. Così Wagner si fa crescere i boccoli, ossigenati al massimo (e spesso ornati con fiori o altri aggeggi luccicanti), inizia a vestire abiti sfarzosi fatti dalla stessa Betty, assume un atteggiamento effeminato e bizzoso, entra in scena sulle note della marcia “Pomp & Circumstances” (scritta nel 1901 da Sir Edward Elgar), con luci e fumo viola ed una valletta che sparge di petali di rosa il terreno sul quale George deve camminare, per poi spruzzare sul ring e anche sull'avversario profumo Chanel #5 (che George amava chiamare Chanel #10, esagerando anche il nome della celebre essenza).

Sul ring era un heel scorretto e spietato, abile e viscido, che chiudeva rapidamente le pratiche per poi interagire con il pubblico, cosa che faceva per altro anche prima delle contese. George Wagner impiegava più tempo a fare le sue cose nei pre e post-match che non durante gli incontri veri e propri. Il pubblico perde la testa, accorre in massa agli show che lo vedono protagonista, vogliono prendere in giro questo ambiguo personaggio, odiato ma in fondo amato nonostante gli sbeffeggi di cui è bersaglio per i suoi atteggiamenti, e che comunque sul quadrato miete un successo dietro l'altro.

Nasce Gorgeous George, nomignolo, si dice, dato dalla madre di Betty, che lo definisce appunto “gorgeous” (lett. splendido, favoloso, sgargiante) dopo averlo visto nel backstage in una delle vestaglie cucitegli su misura dalla moglie. La sua stella inizia a splendere nel 1941 a Eugene, nell'Oregon, per poi trasferirsi nella zona di Los Angeles, in California, grazie al promoter Johnny Doyle.

Conosciuto anche come The Human Orchid, Gorgeous George si impone come il più grande lottatore degli anni '50, mostrando un'abilità da intrattenitore incredibile e portando in scena la prima vera gimmick della storia. Il suo atteggiamento spavaldo, poi fifone, ma vincente grazie ai continui imbrogli con cui si aggiudica le contese, fanno infuriare le folle, tuttavia tremendamente attratte dall'appeal che George suscita su di loro (“oltraggioso, sempre!” è il suo motto).

Gorgeous George influenza la cultura pop americana grazie ad apparizioni televisive e ad un carisma mai visto, doti che lo portano a guadagnare fino a 100000$ l'anno, cifra che lo rende lo sportivo più pagato al mondo. Per quanto riguarda il wrestling, nel maggio del 1950 batte Don Eagle conquistando il titolo mondiale AWA, perso diversi mesi dopo a Chicago contro l'allora campione del mondo NWA, quel Lou Thesz così diverso in tutto e per tutto da lui, e parimenti considerato tra i più grandi dell'epoca.

Come con buona parte dei miti, il successo inghiotte Gorgeous George, che pian piano arriva a distruggere il suo corpo dall'abuso di alcolici, finchè addirittura i medici non gli impediscono di salire sul ring se non vuole rischiare di salutare anzitempo questo mondo. In due occasioni George, a testimonianza di quanto fosse importante il suo stiloso personaggio, arriva a mettere in palio la propria adorata chioma bionda negli incontri, finendo in entrambi i casi rasato.

Sono i suoi match storici: il 12 marzo 1959 Billy Watson lo batte di fronte a 20000 spettatori impazziti al Maple Leaf Garden di Toronto, in Canada; il 7 novembre 1962 The Destroyer lo sconfigge in un Hair vs. Mask Match che si tiene all'Olympic Auditorium di Los Angeles, in California, teatro dei Giochi Olimpici del 1932. Questo è l'ultimo match di Gorgeous George.

Terminata la carriera di lottatore, ma purtroppo non quella di alcolista, George investe i suoi risparmi in un ranch aperto a Beaumont, in California, ed in un ristorante, il Ringside Restaurant, a Van Nuys, sempre in California. Alla fine del 1962 i medici lo allertano per le disperate condizioni del suo fegato; il 24 dicembre dell'anno successivo subisce un violento attacco cardiaco, per il quale muore due giorni dopo, a soli 48 anni.

E' la fine dell'uomo George Wagner, ma non del mito Gorgeous George. Muhammad Ali e James Brown in futuro ammetteranno che le loro pirotecniche entrate sono frutto dell'infuenza di George, e lo stesso ammetteranno i vari Liberace, Little Richard e persino Elton John e Bob Dylan.

Nel wrestling non ne parliamo nemmeno: “Superstar” Billy Graham, Ric Flair, Hulk Hogan, “Macho Man” Randy Savage (che usava la stessa theme song, e come già ricordato ripropose anche l'angle del matrimonio sul ring) e tanti altri non sarebbero mai esistiti senza l'esempio di Gorgeous George.

Per qualche lottatore misconosciuto Gorgeous George è diventato addirittura un'ossessione. E' il caso di Richard Phelps, lottatore attivo tra la fine degli anni '60 e i primissimi '80, che si presentava sul ring come Gorgeous George Jr., con gli stessi capelli e simili vestaglie. Fu costretto a smettere di presentarsi come Gorgeous George Jr. perché Betty Wagner gli fece causa, e allora lui arrivò addirittura a cambiare il proprio nome legalmente, all'anagrafe, in George Wagner.

Follie dettate dalla passione per un wrestler senza il quale non sarebbero mai esistiti quei personaggi protagonisti dell'età dell'oro del wrestling moderno.

Booya!

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