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E così se ne è andato un altro pezzo, l'ennesimo, del wrestling che fu. Lou Albano, soprannominato The Captain, ci ha lasciati martedì a 76 anni, in Florida, dopo aver passato gli ultimi anni nella sopravvivenza, piuttosto che nella vita vera e propria.

Personaggio riconoscibile e estremamente folkloristico, Albano ha segnato un'epoca nella World Wrestling Entertainment di allora, prima come lottatore nella WWWF e poi come manager nella WWF. Nato a Carmel, stato di New York, il 29 luglio 1933, da una famiglia di chiare origini italiane (suo padre era medico), Louis Vincent Albano iniziò col football all'università del Tennessee, ma lo lascio presto per arruolarsi nell'esercito americano.

Terminata la leva si trasferì in Canada, dove sfruttò immediatamente la sua italianità per sfondare nel wrestling business, la sua vera, grande passione.

Dal fisico tozzo ma possente, Lou ebbe la fortuna di incontrare a inizio carriera sui ring del Midwest un altro italo-americano, Tony Altomare. I due andarono subito d'accordo, e benché Altomare fosse di origine calabrese, la gimmick del loro tag team fu quella dei gangster siciliani: erano nati i Sicilians.

I due strafottenti “paisà”, pur con dei character heel, ci misero poco a far breccia nel cuore dei fan, tant'è che dopo aver ben figurato sui ring di mezza America, vennero notati da quella che di lì a poco sarebbe diventata la più importante promotion del globo, allora conosciuta come World Wide Wrestling Federation, che li mise sotto contratto a metà degli anni '60.

Albano e Altomare infatti, oltre a formare un tag team coeso e dalla grande alchimia, erano straordinari nell'interpretazione dello stereotipo mafioso; anche troppo, dal momento che è noto a tutti nel mondo del wrestling che dopo le prime apparizioni i Sicilians vennero approcciati a Chicago da un gruppo di veri picciotti, che consigliarono loro di abbassare un po' i toni del calarsi nel personaggio del mafioso.

Nonostante questo lieve contrattempo che non modificò comunque troppo le loro caratteristiche, i Sicilians riuscirono a raggiungere il top della compagnia: il 10 luglio 1967 ad Atlantic City, nel New Jersey, battono Arnold Skaaland e Spiros Arion e conquistano così i titoli di coppia degli Stati Uniti della WWWF. Il loro regno però durerà poco, e questo resta un mistero: appena due settimane dopo, sempre ad Atlantic City, Arion, stavolta con Bruno Sammartino, ha la meglio sui Albano e Altomare, riconquistando le corone.

Questo resterà in pratica il sunto della carriera da lottatore di Lou Albano, che nonostante un discreto carisma ed un fisico assolutamente in linea con i canoni di quegli anni, non riuscì mai ad imporsi in singolo e ad andare oltre la vittoria di quelle cinture con i Sicilians. Un po' il ritiro era dovuto a qualche infortunio di troppo patito in carriera, un po' forse anche perché in tanti, lo stesso Sammartino su tutti, vedevano in quel carisma un commentatore ed un manager di sicuro successo.

Fu così dunque che sciolta la partnership con Altomare, Lou Albano diventa il Captain: pizzo folto tenuto legato con elastici colorati, magliette poco sobrie sotto camicie hawaiane, orecchini, linguaggio sfrontato e atteggiamento pieno e fiero, nasce così uno dei manager che segnerà la storia di questo ruolo nel mondo del wrestling.

Ora, un manager normalmente parte dal basso. Non Lou Albano. Non il Captain, che grazie alla sua sfrontatezza non esita a mettersi subito a caccia del titolo mondiale della compagnia, alla vita dell'imbattibile Bruno Sammartino. Per raggiungere il suo scopo, Albano si schiera al fianco di “The Russian Bear” Ivan Koloff, guidato alla conquista dell'alloro il 18 gennaio 1971. Sammartino dopo sette lunghissimi anni subisce uno schienamento di 3, Koloff è campione del mondo WWWF, ma la vera stella è lui, Lou Albano.

La vittoria con Koloff, per quanto sia il suo unico successo iridato con un singolo, rappresenta solo l'inizio di una carriera folgorante, che porterà gli assistiti di Albano alla conquista di titoli intercontinentali (il primo campione della storia Pat Patterson, Don Muraco, Greg “The Hammer” Valentine) e soprattutto di titoli di coppia: alla fine nella bacheca del Captain figureranno ben quindici tag team che sotto la sua direzione hanno raggiunto la conquista delle cinture di categoria.

Tra questi impossibile non citare i Wild Samoans, Fuji & Saito, e soprattutto i British Bulldogs, ovvero Davey Boy Smith e The Dynamite Kid, portati al trionfo a Wrestlemania II contro il Dream Team di Greg Valentine e Brutus Beefcake.

“Captain” Lou Albano però non è stato solo un buon lottatore ed un grandissimo manager, capace di conquistare il titolo mondiale al primo colpo. Il “siciliano” di Carmel è stato anche uno dei principali architetti del successo della cosiddetta Rock'n'Wrestling Connection, ovvero un periodo di collaborazione tra la neo-nominata WWF ed il mondo della musica e dello spettacolo in generale, che portò in alto la compagnia grazie alla presenza di grandi artisti nelle sue Wrestlemania.

Impossibile non ricordare Mr. T (stella del telefilm “A-Team”), Ozzy Osbourne, Liberace, i Rockettes, Alice Copper e tanti altri. Tra questi Cindy Lauper, con la quale Albano lavorò in prima persona comparendo nei video delle hit “Girls just want to have fun”, “She bop”, “The Goonies ‘r' good enough” e “Time after time”, e addirittura portandola più volte negli show della futura WWE presentandosi come suo manager e architetto del suo successo.

Addirittura in seguito al grande successo dell'era Rock'n'Wrestling Connection, Albano nel novembre del 1986 lasciò la WWF per dedicarsi solo allo spettacolo, come presentatore di spettacoli tv e comparsa in vari film e video musicali. Ritornò a Stamford nel 1994 per un breve periodo, bastevole però per traghettare alla vittoria dei titoli di coppia gli Headshrinkers (Samu & Fatu), suo ultimo successo personale.

Da quel momento in poi il ritiro fu quasi completo, salvo qualche comparsata negli show indipendenti. Nel 1996 viene inserito nella Hall Of Fame della WWF (con lui quell'anno dentro i suoi ex assistiti Valiant Brothers, Pat Patterson, “Superfly” Jimmy Snuka e “Baron” Mikel Scicluna oltre a Johnny Rodz e Killer Kowalski); nel maggio del 2005 subisce un massiccio attacco cardiaco; il 13 aprile 2007 sale per l'ultima volta su un ring in uno show della National Wrestling Superstars, portando alla vittoria The Patriot & Rogue contro i Baghdad Bullies.

Poi sparisce, consumato lentamente dalla morte che si avvicina. Senza rumore perché così ha voluto lui, in accordo con la sua famiglia.

Surreale però che ad andarsene in silenzio sia stato uno dei più chiassosi e fortunati personaggi nella storia della federazione di Stamford.

Ciao Lou…

Booya!

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