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Dopo aver letto l'ultima edizione del “Pedigree” di Alessandro Saracca, resta ben poco da dire sulla carriera di “Test” Andrew Martin, trovato senza vita pochi giorni fa all'alba dei 34 anni (li avrebbe compiuto lo scorso martedì). Discreto lottatore, fisico imponente (quasi 130 chili distribuiti su 198 cm.), Test ha trascorso tutta la sua carriera nella WWE, vincendo un titolo intercontinentale la cui detenzione durò appena due settimane, un titolo europeo, due hardcore e due tag team titles WCW all'epoca dell'Invasion, assieme a Booker T.

Ecco, forse questi due titoli danno alla sua carriera più lustro che gli altri, perché conquistati battendo, seppur in un'epoca piuttosto controversa per il wrestling business (basti pensare al fatto che entrambi i regni durarono meno di due settimane), due coppie di tutto rispetto quali i Brothers Of Destruction nel primo caso e The Rock & Chris Jericho nel secondo.

C'è da dire che in quel preciso momento storico nell'allora WWF i regni non è che durassero molto di più (nel 2001, anno dell'intercontinentale per il canadese, il regno più lungo fu di Jericho, 72 giorni, e ci furono anche regni di appena 15 – Edge – 7 – Triple H – e 6 giorni – Jeff Hardy –), e ci sono diversi fatti che confermano quanto la dirigenza credesse in Test. In primo luogo la storyline della relazione con Stephanie McMahon, la figlia del boss, e poi il fatto che in una settimana conquistò prima il titolo intercontinentale e poi quello di coppia WCW, detenendoli contemporaneamente per qualche giorno.

Nel 2004 arrivò il licenziamento, ma venne nuovamente arruolato dalla WWE nel 2006, per farne una macchina da guerra nella ECW, ma i piani andarono diversamente perché Test nel brand hardcore della federazione di Stamford, tranne qualche attacco al titolo assoluto di Bobby Lashley completamente fallito, del suo passaggio non resta praticamente traccia.

Adesso gli eccessi di una vita, troppo breve, per diventare mastodontico e guadagnarsi un posto nel business lo hanno portato via. Certo, forse l'intelligenza non era la sua peculiarità (ricordate quando spifferò ai quattro venti le abitudini sessuali dell'allora fidanzata Stacy Keibler?!), ma essendo così giovane poteva essere recuperato. Ovvio però che, come ha scritto SSS, “loro ci tengono, a te. Se tu invece non tieni alla tua salute, cosa possono farci?”, e poi “…loro ci tengono. Deve essere per questo che due anni fa lo hanno licenziato…”.

Chiudendo con un velo di amarezza questo capitolo, passiamo ai nuovi nomi ufficializzati dalla WWE per l'ingresso nella Hall Of Fame. Due sono stati già resi noti, mentre il terzo se non è ufficiale, poco ci manca. Il primo di questi è Koko B. Ware, il simpaticissimo wrestler con pappagallo al seguito che ha divertito orde di bambini e non solo nella WWE tra la seconda metà degli anni '80 e i primi ‘90'.

Tozzo ma spaventosamente agile e spettacolare, Ware si fa le ossa nella AWA e nei vari territori della NWA, vincendo sì solo titoli minori, ma intrattenendo con le sue qualità aeree e con una serie di personaggi che lo hanno fatto amare da face come da heel. Nel 1986 approda nella WWF, dove adotta la gimmick del Birdman e si presenta in scena in compagnia di un simpatico pappagallo, Frankie, purtroppo morto bruciato nel 2001 nell'incendio domestico che distrusse la casa di Ware. Immediatamente Koko diventa l'idolo di grandi e piccini, e pur senza vincere mai un titolo (va detto che persino quello intercontinentale sarebbe stato troppo per lui) la sua simpatia travolgente, unita ad un personaggio che nell'era gimmick ci sguazza, lo rendono un beniamino e soprattutto una presenza fissa negli show della compagnia.

Nel 1992 forma con Owen Hart un tag team esplosivo, The High Energy, che con disappunto di molti appassionati non riesce mai a conquistare i titoli di coppia. Nota di colore infine, Koko ha combattuto il primo match in assoluto nella storia di Raw, l'11 gennaio 1993, perdendo contro Yokozuna. In conclusione, nonostante lo scarso successo in termini di titoli (i suoi successi principali giunsero nel 1992 nella USWA di Jerry “The King” Lawler, di cui conquistò due volte il titolo assoluto battendo una volta Kamala ed un'altra Lawler stesso), Koko B. Ware resta un must a livello mondiale per gli appassionati di wrestling della prima ora, e la sua presenza nella Hall Of Fame non è un'offesa per nessuno.

Questa settimana hanno poi annunciato l'introduzione della famiglia Von Erich, istituzione in Texas e dovunque si pratichi wrestling. Per molti i Von Erich sono la prima famiglia della storia del business, ed è vero, ma soprattutto, sono quanto di più sfortunato abbia mai avuto a che fare con il nostro sport. Fritz: capostipite, muore a 68 anni nel 1997 per un tumore al cervello. David: muore a 25 anni nel 1984 per un'infiammazione dell'intestino, anche se in tanti ritengono sia una scusa che copre una overdose di droga. Kerry: muore in disgrazia a 33 anni nel 1993 uccidendosi con un colpo di pistola al petto. Mike: muore a 23 anni nel 1987 per overdose di tranquillanti. Chris: muore a 21 anni nel 1991 sparandosi un colpo di pistola. Kevin: oggi, a 52 anni, è l'unico superstite tra padre e fratelli, ma nel 1987 un collasso durante un match in Texas stava per portarsi via anche lui.

Una strage allucinante. I Von Erich però non sono solo questo. Sono anche una famiglia leggendaria del ring. Di nuovo, con ordine. Fritz: campione mondiale AWA nel 1963 battendo Verne Gagne, detentore di decine di titoli nelle compagnie della NWA e fondatore della storica indy World Class Championship Wrestling. David: detentore di svariate cinture nella NWA Texas, Florida e Missouri, vincitore di titoli in Giappone nella NJPW. Kerry: indubbiamente il più forte, talentuoso e sfortunato della famiglia (nel 1980 non partecipò ai Giochi Olimpici di Mosca per il boicottaggio degli USA; nel 1986 perse la gamba destra per un incidente stradale, e da allora lottava con una protesi), campione mondiale NWA nel 1984 battendo Ric Flair, campione intercontinentale WWE con la gimmick storica di Texas Tornado. Mike: votato Rookie Of The Year nel 1984 a soli 20 anni, in famiglia era considerato una promessa ancor più di Kerry. Chris: a meno di 20 anni aveva già feudato con Steve Austin. Kevin: detentore di cinture nella NWA ed in Giappone, un passato nella WWE nei primi anni '80.

La famiglia Von Erich è stato tutto ciò: sfortuna, tragedia, incoscienza, ma anche passione e dedizione al wrestling business, soprattutto in Texas, dove quest'anno si tiene Wrestlemania 25 e la Hall Of Fame Ceremony. Dato tutto ciò, non possono mancare.

Infine, almeno per ora e ricordandovi che ancora il suo nome deve essere ufficializzato, c'è Howard Finkel. Newyorkese doc (inizialmente svolgeva il suo compito solo al Madison Square Garden prima che Vince McMahon Sr. iniziasse a portarselo on the road e a farne un cardine degli eventi della sua promotion) The Fink è uno dei volti più conosciuti della WWE degli anni '80 e '90, dove ha svolto per anni con competenza e simpatia il ruolo di ring announcer (la sua presentazione delle regole della Royal Rumble era un avvenimento storico), venendo spesso coinvolto in segmenti ed angle di vario tipo. Assieme a “Mean” Gene Okerlund è il più conosciuto tra i commentatori/intervistatori/ring announcer della compagnia, e si merita l'onore di far parte della Hall Of Fame della WWE.

Booya!

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