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Ormai lo avevamo capito, anche se nell'estate del 2005 ci credevamo tutti: la versione WWE della Extreme Championship Wrestling non si sarebbe mai neanche minimamente avvicinata a quel geniale prodotto della mente di Paul Heyman. Tuttavia si sperava quantomeno che potesse diventare uno show di passaggio per quei giovani che avrebbero poi dovuto spiccare il salto e per quei veterani che al salto, per un motivo o un altro, non ci sarebbero mai potuti arrivare.

L'esperimento è riuscito a metà, e adesso la ECW, dopo più di tre anni, è ancora uno show patetico, incapace di trovare un appiglio al quale aggrapparsi per provare a tirarsi su. La pochezza del roster è imbarazzante, perché se è vero che in un'ora appena ci si può inventare ben pochi miracoli, è altresì vero che per una federazione come la WWE presentare un pugno di soli undici atleti su cui incentrare uno spettacolo è roba da nascondersi.

Quali atleti poi… E come vengono gestiti poi… Se infatti la ECW ha avuto il merito di lanciare CM Punk, Kofi Kingston e John Morrison & The Miz (lascio fuori Mike Knox da questa lista perché lui è venuto fuori non certo per quanto fatto vedere nello show del martedì sera), e di rendere finalmente credibili due atleti come Mark Henry e Matt Hardy che finora, per motivi diversi, mai avevano potuto fregiarsi di un massimo alloro, purtroppo ci sono stati anche degli errori madornali sui quali riflettere.

Un esempio è stato il regno titolato di Kane, risalente ormai già a un anno fa. Nel brand hardcore della WWE la Big Red Machine avrebbe potuto instaurare una dittatura più che duratura, che avrebbe elevato lo show e dato spessore e merito al buon Glen Jacobs; invece la cintura è stata alla vita di Kane per appena tre mesi, nei quali il fratello di Undertaker non ha avuto rivalità rilevanti. Poi il protagonista di “See No Evil” è stato ributtato nella bolgia di Raw, e lì la sua storia sta continuando se possibile ancor più opaca di prima.

Un autogol vero e proprio poi è stato Chavo Guerrero campione. Poco più di due inutilissimi e noiosissimi mesi da regnante per il Mexican Warrior, che non ha stoffa e carisma dello zio, e per rendersi conto di ciò la WWE forse non avrebbe dovuto aver bisogno di assegnare lui uno dei suoi titoli maggiori. Insomma mentre due eterni incompiuti come Mark Henry e Matt Hardy con il titolo ECW in loro possesso avevano trovato la giusta dimensione, Chavito campione è stato un azzardo che la WWE e lo stesso wrestler (spazzato via in meno di dieci secondi da Kane a Wrestlemania 24) hanno pagato caro.

Poi c'è un altro degli eterni punti interrogativi di casa Stamford: Boogeyman. Ora, premesso che al sottoscritto il personaggio dell'Uomo Nero, per quanto assurdo, è sempre piaciuto, non puoi dargli spazio in uno show che già ha poco tempo a disposizione per esprimere le sue qualità. I minuti concessi a Boogeyman per squashare jobber sconosciuti e mangiare vermi potrebbero essere utilizzati per promo o incontri di wrestlers veri e propri. Boogeyman è una macchietta, come Goldust e Jim Duggan a Raw, con la differenza che loro hanno due ore di puntata, e un buco per il siparietto o per l'incontro che fa contenti i nostalgici se lo possono pure meritare, mentre Boogey purtroppo oltre ai vermi si mangia anche del tempo prezioso per altre cose.

C'è stata poi la Superstar Initiative del General Manager dello show, Theodore Long, che ha avuto risultati alterni. Evan Bourne è un talento, ed è stato un peccato vederlo rompersi quando era giunto, peraltro a tempo record, sul punto già di sfidare i migliori dando loro del filo da torcere. Jack Swagger è un trita-sassi, è già entrato in possesso della cintura, e vista la stima della quale gode nel backstage (per tutti è il nuovo Brock Lesnar, con la positiva aggiunta che è un tipo molto tranquillo e rispettoso delle regole vigenti nel backstage) quando la perderà finirà a Raw o a Smackdown.

Air Bourne e l'All-American American però sono le uniche due note positive, alle quali fanno da contraltare due negative che rispondono ai nomi di Ricky Ortiz e DJ Gabriel. Il primo può essere bravo quanto vuole, e lo sarà sicuramente, ma non ha né capo né coda, e finora non ha dato nulla, e dico nulla, allo show. Il secondo a dir la verità è ancora quasi da scoprire, ma con quella gimmick ridicola non vedo grandi sbocchi per lui, che non per nulla è già stato relegato ai dark match pre-tapings.

Infine, tralasciando volutamente la tragica esperienza di Bam Neely, la gravità della situazione è sottolineata dal fatto che nelle ultime settimane la ECW si sta reggendo su Finlay & Hornswoggle, Tommy Dreamer e John Morrison & The Miz. Tradotto: un quasi sessantenne e un nano, un glorioso wrestler d'altri tempi prossimo al ritiro ed un tag team stratosferico, ma talmente stratosferico che in pratica fa la spola tra tutti e tre i brand della WWE, ed in quello hardcore ci capita solo per qualche velenosissimo promo.

Se a queste cose si aggiunge che da questa settimana a “salvare lo show” è stato chiamato Jamie Noble, si capisce come si sia con l'acqua alla gola…

Booya!

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