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Tra poco più di dieci giorni va in scena Cyber Sunday, PPV tanto interattivo quanto interlocutorio nella storia della WWE. Scorrendo la memoria infatti sono ben pochi i momenti da ricordare nello show dove, teoricamente e sottolineo teoricamente, sono i fan a dare le proprie preferenze per stipulazioni di match, avversari e cose del genere.

Da ricordare sicuramente ci sono i due Steel Cage Match di Ric Flair nelle edizioni 2004 e '05, quando il PPV ancora si chiamava Taboo Tuesday: nel primo caso il Nature Boy venne sconfitto da Randy Orton, e nel secondo invece fu lui a vincere sconfiggendo Triple H e conservando anche il titolo intercontinentale. Due perle, splendide prove di forza per un combattente che già si stava avviando a terminare la propria carriera.

C'è da ricordare sicuramente la sconfitta patita da Rob Conway nel '05 in tag team con Tyson Tomko contro Eugene e “Superfly” Jimmy Snuka. Vi state chiedendo il perché? Semplice, innanzitutto il sottoscritto era un fan sfegatato del Con Man. A parte questo però, il ragazzo era nel mezzo di un push e si vociferava che tale spinta avrebbe potuto portarlo verso lidi prestigiosi come il titolo intercontinentale se non qualcosa in più. Inoltre tutti ritenevano che del trio de La Resistance lui fosse il migliore, tecnicamente e come personaggio, e perciò era stato lanciato in singolo. Lo stava dimostrando, e tutti in quel Taboo Tuesday pensavano ad una sua facile affermazione. Conway e Tomko invece vennero sconfitti senza mezze misure, ed il Con Man dopo una serie interminabile di vittorie sprofondò nel baratro che terminò con il licenziamento. Mi domando a che pro la WWE prese quella decisione: Snuka era impresentabile, ed Eugene non ha avuto futuro. Al contrario Conway era più che promettente (vi ricordo che adesso gravita nel main eventing The Brian Kendrick; con assoluto merito, ma Rob non era da meno e poteva far parte anch'egli del rinnovamento portato parzialmente avanti a Stamford in questi anni), mentre Tomko, bè, nella TNA abbiamo visto tutti ciò che di buono ha fatto.

Cos'altro poi? Nel '06 King Booker, campione del mondo, batte Big Show campione ECW e John Cena campione WWE e si laurea Champion Of Champions, ed in maniera eclatante nella stessa edizione del PPV Flair e “Rowdy” Roddy Piper battono la Spirit Squad, rappresentata nel match da Kenny e Mikey, e conquistano i titoli mondiali di coppia.

Nient'altro poi. Insomma Cyber Sunday è un PPV che nella sorpresa non ha mai riservato grossi “colpi di stato”, ed è filato via liscio, mai noioso ma neppure folgorante. In questa edizione ci sarà qualcosa che può farci ricordare lo show a lungo? Forse si.

Nel mio piccolo caso basta la presenza di Honky Tonk Man, il recordman di detenzione della cintura intercontinentale, dal 2 giugno 1987 al 29 agosto 1988. Preistoria. Una preistoria nella quale mi sono avvicinato al wrestling proprio grazie alla visione un giorno in tv di quel tipo con la chitarra, il ciuffo strambo ed uno splendido cinturone in vita. Tutti hanno un lottatore che magari non è propriamente il preferito, ma è quello per il quale hanno tenuto gli occhi incollati al televisore affascinati dalla sua persona. Bene, nel mio caso questo lottatore è Honky Tonk Man.

Ma non è ovviamente la sua presenza che ai molti permetterà di ricordare a lungo l'edizione '08 di Cyber Sunday, ma forse sarà qualcosa d'altro.

Nel match per il WWE Title i tifosi potranno scegliere, come sfidante del campione Triple H, uno tra Jeff Hardy e Vladimir Kozlov, se non addirittura entrambi e tramutare così la sfida in un Triple Threat. Nel secondo o nel terzo caso sarebbe il debutto in PPV per Vladimir Kozlov, bestione ucraino dalle mille risorse: campione di sambo e kick-boxing negli Stati Uniti, giocatore di football americano in Germania, attore nel capolavoro “La 25esima Ora” di Spike Lee, con un monumentale Edward Norton.

Il suo caso fece quasi scalpore: nell'ottobre '05 Jerry Jarrett, padre del pluri-campione mondiale WCW e NWA Jeff e tra i fondatori della TNA, all'epoca sotto l'egida della NWA, fece una visitina agli uffici della WWE a Stamford accompagnato da tale Oleg Prudius (vero nome di Kozlov), gigante ucraino di quasi due metri x 140 chilogrammi, chiedendo a Vince McMahon di fare un contratto di sviluppo al ragazzo. Ora, la TNA nel '05 non era propriamente la piccola compagnia degli esordi, anzi: la stella di AJ Styles era già esplosa, Rhino era da poco arrivato proprio dalla WWE ed è stato il pioniere della migrazione da Stamford, gli America's Most Wanted si candidavano come uno dei tag team migliori di sempre e la X-Division metteva in piedi degli incontri che i cruiser della WWE si sognavano. Dunque la domanda sorge spontanea: perché Jarrett avrebbe dovuto mettere un futuro campione nelle mani della WWE?

Infatti, pensarono tutti, non è un campione. In effetti i primi mesi di Kozlov nella DSW, la federazione di sviluppo dove viene mandato per migliorare, non sono da ricordare. Il ragazzone fa fatica ad adattarsi al nuovo stile di lotta (il suo background da wrestler era di poco superiore allo zero), e le difficoltà con la lingua gravavano non poco sull'apprendimento di tecniche e consigli vari. Un bidone? Poco ci manca.

Gli allenatori però vedono in lui delle potenzialità, il ragazzo è un duro lavoratore e soffre il doppio degli altri per capire il da farsi. La fase-bidone passa in fretta, Kozlov diventa un lottatore prima decente, poi discreto. Viene addirittura presentato al pubblico della WWE in tutti e tre i suoi show tra la fine del '06 e l'inizio del '07: prima a Raw, poi a Smackdown ed infine nella ECW, Kozlov viene intervistato, e presentato come campione mondiale di sambo e vestito militare si dice, nel tipico linguaggio simil-russo in stile Ivan Drago, entusiasta di essere nella WWE.

Non lotta però, è ancora presto, e torna a farsi le ossa, stavolta nella OVW. Passa più di un anno, e nelle notizie che provengono dal backstage dell'allora principale federazione satellite della WWE si legge in continuazione che Vladimir Kozlov sta impressionando tutti gli addetti ai lavori, tecnici, booker e avversari, e chiunque nell'ambiente si dice pronto a scommettere sul gigante ucraino dalla faccia incazzata. Esagerazione? Forse si e forse no, fatto sta che ad aprile di quest'anno Kozlov debutta a Smackdown, ed è un rullo compressore. Fa cinque mesi di gavetta spazzando via chiunque: inizia dai jobber sconosciuti, poi passa a low e mid-carder ed uno ad uno sotto i suoi colpi tutti cadono al tappeto distrutti.

Il ragazzone ha bruciato le tappe e soprattutto ha tanta fiducia in sé stesso, al punto che va a cercarsi maggior competizione attaccando gente come Big Show, Jeff Hardy e Triple H. Si guadagna odio e rispetto assieme, fino a No Mercy: Triple H batte Jeff Hardy e mantiene il titolo WWE, poi nel backstage incrocia Vladimir Kozlov che prima blatera qualcosa nella sua lingua madre, e poi con la solita faccia incazzata ed il solito accento alla Ivan Drago gli fa le congratulazioni, lasciando intendere che ora sarebbe toccato a lui mettergli i bastoni tra le ruote.

E' giunto il suo momento, Cyber Sunday. Non me ne vogliano i fan di Jeff Hardy perché io sono uno di loro, ma spero che almeno nel match a tre ci sia spazio per Kozlov. A tre anni dal suo arrivo a Stamford con Jerry Jarrett lo vogliamo capire o no se è un bidone o un campione?

Booya!

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