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Alzi la mano chi è rimasto scontento di Wrestlemania XXIV. Forse scontento è una parola grossa, la ventiquattresima edizione dello Showcase Of The Immortals è stata comunque da leccarsi i baffi, un PPV indimenticabile per tanti motivi, su tutti l'incredibile showstealer della serata, quello Shawn Michaels vs. Ric Flair che mi ha portato alle lacrime, senza dimenticare la sorprendente quanto meritata vittoria di Randy Orton ed il Money In The Bank Ladder Match, come sempre spettacolare.

Tuttavia, tolto quel “Wrestlemania Moment” che è stato l'addio di Ric Flair (parentesi doverosa: il finale della puntata di Raw di lunedì dedicato al Naitch è stato un qualcosa di veramente incredibile), lo show di Orlando ha un po' mancato di quelle piccole caratteristiche che per tradizione lo rendono il principale evento dell'anno.

Andiamo con ordine. In primis, se mai ce ne fosse stato bisogno, ancora una volta la WWE ha dimostrato quanto la ECW valga, per dirla alla savonese, meno della sabbia del gatto. La 24 Man Battle Royal è durata appena dodici minuti, ingressi e celebrazioni del vincitore inclusi, con tutte o quasi le eliminazioni fatte in favore della sola telecamera che stava riprendendo il match, per non parlare del vero e proprio incontro titolato del PPV. Tolto il fatto che ho goduto come un matto per l'affermazione di Kane ai danni di Chavo Guerrero, perché la Big Red Machine merita un regno di un anno e passa e spero che sarà così, l'incontro ovviamente è durato meno di dieci secondi, sminuendo un pur sempre campione ed una pur sempre cintura assoluta come veniva fatto con Orlando Jordan da parte del Chris Benoit campione degli Stati Uniti oppure per restare in tempi più recenti, come accadeva a Santino Marella quando era il “Milan Miracle” campione intercontinentale. Onestamente mi pare eccessivo, senza contare che a Backlash tra Chavito e Kane avremo un re-match che poteva benissimo essere sancito per la puntata post-WM della ECW così poi da dare al Big Red Monster un avversario un po' più “probabile” e decente al prossimo PPV.

L'opener di Wrestlemania XXIV, il Belfast Brawl Match tra John “Bradshaw” Layfield e Finlay è stato un buonissimo incontro, contando il fisico del texano e le primavere del nord-irlandese, che ha eseguito uno degli spot principali della serata con quel Suicide Dive che ha terminato la propria corsa contro il coperchio del bidone della spazzatura. Vittoria di JBL, che comunque ci sta, ottima prestazione dell'Irish Fighter e via così. Ok, ma tutta la storyline che c'è stata dietro che fine ha fatto? Ci si aspettava un intervento del signor McMahon, e invece… ci si aspettava un heel turn di Finlay, e invece… ci si aspettava una nuova incredibile rivelazione di JBL, e invece… Clothesline From Hell, 1.. 2.. 3, JBL festeggia, Hornswoggle consola Finlay ed il duo se ne torna bel bello nel backstage come Don Abbondio che cammina ne “I Promessi Sposi”. Ci si aspettava di tutto, non è successo niente.

Sul Money In The Bank Ladder Match come sempre c'è ben poco da dire, è stato spettacolo puro, all'ennesima potenza. Tutti in grandissima forma, nuove idee (le scale incastrate ed una delle due comunque usata per raggiungere la valigetta), la conferma di uno Shelton Benjamin irreale per quello che fa, la constatazione che Chris Jericho è tornato quello di un tempo, la bella scoperta delle possibilità di John Morrison, la sorpresa per il vincitore, inaspettato alla vigilia ma che comunque si merita il successo (basta che, come si vocifera, non lo mandino a Raw, perché a Smackdown di uno come CM Punk c'è bisogno come dell'acqua in Africa anche se non è certo pronto ora per sfidare Undertaker), il run-in di Matt Hardy osannato dalla folla. Le uniche note stonate forse sono state MVP, che non sembra adatto per il momento ad incontri del genere, e Mr. Kennedy, che ha combattuto benissimo ma che come giustamente ha già fatto notare Saracca nel “Pedigree” pare aver perso quel treno sul quale era riuscito a salire due volte per poi scendere al volo, una volta per colpa degli altri ed un'altra per colpa sua.

Batista vs. Umaga è stato quello che doveva essere: veloce, privo di pause, un buon riempitivo insomma. La Batista Bomb con la quale l'Animal è riuscito a sedare il Samoan Bulldozer non sarà riuscita benissimo ma ha reso l'idea dell'impresa di sollevare per una mossa del genere un colosso come l'ex campione intercontinentale, dunque va bene. Adesso speriamo che anche per Umaga lo spostamento a Smackdown sia una conseguenza della sconfitta, così da rimpolpare ulteriormente un roster purtroppo povero di main eventer.

Già detto del match per il titolo ECW, si passa al Career Threatening Match tra Ric Flair e Shawn Michaels. Qualche settimana prima di Wrestlemania scrissi che l'avversario giusto per porre fine alla carriera del Nature Boy sarebbe dovuto essere Batista. Resto fermo dell'idea che anche l'Animal avrebbe potuto meritare tale onore, tuttavia devo ricredermi, e sarebbe stupido e testardo non farlo, che la WWE ha ovviamente fatto bene ad oppore al Naitch lo Showstopper. Il pathos, la psicologia, i conflitti interiori dei wrestlers in questione ed il coinvolgimento del pubblico hanno reso questo incontro un capolavoro. Il booking del match è stato perfetto, e mentre non c'erano dubbi sulla condotta di HBK, un applauso in più va a Flair che dopo le prestazioni incolori alla Royal Rumble ed a No Way Out contro MVP e Mr. Kennedy ha tirato fuori da sé stesso un match incredibile, degno di essere l'ultimo della sua straordinaria carriera.

Bunnyminchia: poco da dire, si sono spente persino le luci. Da segnalare solo la golf car Mercedes di Snoop Dogg e l'attire di Maryse. Per il resto Trish, Lita, la Victoria di una volta, dove diavolo siete?!?

Sorvolando volutamente su Floyd Mayweather vs. Big Show, che è stato né più né meno di quello che tutti si aspettavano, passiamo direttamente alle noti un po' più dolenti, che purtroppo a mio avviso sono stati i due main event. Niente da dire sui risultati finali, tutt'altro che scontati: nessuno aveva puntato un dollaro sulla conferma di Randy Orton come campione WWE e Edge contro Undertaker ha condotto il match lasciando pensare in più di un'occasione di poter avere la meglio sul becchino ed infliggergli la prima sconfitta nella “sua” Wrestlemania. Tuttavia è stata la condotta dei match a non essere da Grand Daddy Of'em All, soprattutto per quel che riguarda la contesa di Raw. L'incontro per il WWE Title è stato inaspettatamente tirato via, senza sorprese se non quella finale del vincitore, senza bump, senza sangue, con un Triple H svogliato in maniera incredibile, con un John Cena che ha svolto il compitino, con una contesa che è arrivata immediatamente al dunque in un susseguirsi convulso e poco logico di STFU, Pedigree, RKO e tutto il resto. Non che l'incontro sia da buttare, ma non è stato un match da Wrestlemania, tutto qui.

Un po' meglio il main event vero e proprio, con l'inaspettata Triangle Choke a chiudere e l'ingresso di Undertaker in versione Ministry a farla da padrone. Per il resto però anche in questo caso nessuna azione prettamente rilevante, con l'interferenza scontatissima e totalmente inutile di Hawkins e Ryder. Insomma, un buonissimo incontro, ma il Batista – Taker dello scorso anno è stato qualcosa di superiore.

Qualcosa è mancata dunque. L'unica goccia di sangue l'ha versata uno della Mayweather's Posse, non ci sono state parti di match combattuti tra il pubblico, l'unico incontro nel quale poteva avere senso l'intervento di Vince McMahon non ha visto il patron della WWE interferire, non ci sono state leggende, che a Wrestlemania in un piccolissimo siparietto si stanno sempre bene, se non il cameo di Mick Foley, Kim Kardashian che sarà pure un gran pezzo di ma almeno poteva evitare di ridacchiare mentre uno degli heel di punta le urlava in faccia la sua catch phrase, non c'è stato alcun segmento extra-ring se si escludono i brevissimi interventi di Kennedy, Edge e Flair e le incursioni di pochissimi secondi negli spogliatoi di Orton, Triple H, Cena e Mayweather, nessun incrocio di lottatori nel backstage.

Qualcosa in più poteva esserci, ma non c'è stata. Va bene lo stesso però, queste sono solo le considerazioni di un incontentabile. Un plauso va a chi ha scelto la location, stupenda nonostante i problemi avuti con i pyros e con le luci. Wrestlemania XXIV passa agli archivi, l'appuntamento con la leggenda è tra un anno esatto. Purtroppo però di leggende sul ring ce n'e sarà una in meno. WOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!

Booya!

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