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46 anni a breve, poco meno di 2.10 di altezza, 136 chilogrammi di peso. Ha debuttato sul ring nel 1988, e non cambia federazione dal 1990. In questa promotion ha vinto, e non poco: cinque titoli assoluti, sette di coppia, uno hardcore. Ha vinto una Royal Rumble, ha feudato con tutti i più grandi degli ultimi 20 anni, da Hulk Hogan a Kurt Angle passando per Triple H, Shawn Michaels, The Rock e “Stone Cold” Steve Austin. Ha portato sul quadrato quella che sarebbe diventata la più grande gimmick di tutti i tempi, e da quasi due decenni le sue entrate rappresentano un impatto negli show della sua federazione.

Ma soprattutto, è imbattuto a Wrestlemania. Non però come può essere imbattuto Goldberg, che allo Showcase Of The Immortals ha lottato un solo incontro. Lui di match ne ha lottati 15, e li ha vinti tutti. Il primo è datato Wrestlemania VII, contro “Superfly” Jimmy Snuka. Allora di anni ne aveva 29, compiuti il giorno dello show; era in rampa di lancio (di lì a pochi mesi avrebbe vinto il suo primo mondiale), e la vittoria alla vigilia era scontata più che mai.

Si portò sul 2-0 il 5 aprile del '92, Wrestlemania VIII, battendo Jake “The Snake” Roberts. Una bellissima rivalità, portata avanti da entrambi con grande trasporto. Roberts poi non c'è che dire, era un maestro. Anche il match fu bello, The Snake fu abbattuto fuori ring con una devastante Tombstone, e trascinato nuovamente al suo interno dove fu schienato.

Il 3-0 arrivò l'anno successivo, a Wrestlemania IX, in un incontro che tutti ricordano bene nonostante non fu certo il più bello della card. L'atmosfera, con l'arena all'aperto, era speciale, ed anche la sua entrata fu speciale. L'avversario era speciale, perché se oggi pensiamo a Giant Gonzales come ad un baraccone lo stesso non potevamo fare quindici anni fa, quando coi suoi 2.30 di altezza x 200 chili rappresentava una cosa mai vista e neppure immaginabile su un ring di wrestling. Per altro l'ex El Gigante della WCW lo aveva massacrato in più di un'occasione in precedenza. Stavolta però non si fece sorprendere, e seppur a fatica riuscì a vincere.

Due anni dopo arriva il momento del 4-0, contro King Kong Bundy a Wrestlemania XI, ricordata come una delle meno brillanti della storia. Il loro incontro non fu da meno, Bundy era sul viale del tramonto, e la sua affermazione contro lo storico main eventer della seconda edizione del Grand Daddy Of'em All passò quasi inosservata tanto era attesa da tutti.

L'anno seguente, Wrestlemania XII, è un altro gigante a minacciarlo, Diesel. Feud con discreti colpi di scena, partendo dalla Royal Rumble e passando per In Your House del 18 febbraio, quando sbucò da sotto il ring per trascinare via con sé Diesel, impegnato in un esaltante Steel Cage Match contro Bret “The Hitman” Hart. Nuovamente nelle teste dei fans si fa largo l'ipotesi della sconfitta, sventata tre anni prima contro Gonzales… Non è così, perché domina anche ad Anaheim, in California, e batte Diesel portandosi sul 5-0.

23 marzo 1997, Wrestlemania XIII: il suo avversario è il campione mondiale Sycho Sid. Per la prima volta combatte nel main event di Wrestlemania. Un main event duro, che vedrà più volte interferire Bret Hart a danno di entrambi. Un main event vincente, visto che Sid riesce a ribaltare una Tombstone, ma non due. E' titolo mondiale, per la seconda volta in carriera, e lo score personale con Wrestlemania assume connotati tennistici: 6-0.

A Wrestlemania XIV, che si tiene al Fleet Centre di Boston, nel Massachusetts, per lui sembra finita dall'inizio. Il suo avversario è nientemeno che il suo fratellino, Kane, che lui credeva morto in rogo ma che in realtà è stato tenuto nascosto e accudito da Paul Bearer per tutti questi anni. Il fratellino vuole vendetta, è alto uguale, pesante uguale, fa paura uguale. Lui sembra quasi intimidito, per la prima volta. Kane no. E forte più che mai torna a farsi largo quell'ipotesi finora sempre scartata, la sconfitta. Ma anche stavolta non è così. Kane è forte, indistruttibile. Ma non più di lui. Gli ci vogliono non una, non due, ma tre Tombstone Piledriver per averne ragione. Alla fine però ragione ce l'ha, ed è 7-0, contro un avversario che lo ha messo in crisi come neanche Hulk Hogan all'inizio della sua carriera era riuscito a fare. Per la prima volta il mondo inizia a capire l'importanza di questo evento per lui. Ciò che ha compiuto sinora inizia a tramutarsi in mito. Imbattibile qui, imbattibile sempre.

Wrestlemania XV, First Union Center di Philadelphia, in Pennsylvania: l'avversario è Big Bossman, in rappresentanza della Corporation. La stipulazione è l'Hell In A Cell, e nessuno può trovarsi a suo agio all'inferno come uno che da lì proviene. Non solo vince (e siamo a 8…), ma grazie ai suoi adepti (Gangrel, Christian e Edge) lo impicca. Sadico come mai lo si era visto.

Torna a Wrestlemania due anni dopo, diciassettesima edizione. Non è più lui, è cambiato, è un motociclista. Un Bad Ass. Non è cambiato però il suo mito in questa sede, Wrestlemania, e a farne le spese è Triple H. Non tutto in lui è cambiato dunque.

Lo dimostra l'anno dopo, contro Ric Flair (10-0), e quello dopo ancora, Wrestlemania XIX, addirittura in un Handicap Match contro A-Train e Big Show. Ok, va bene, necessita dell'aiuto di Nathan Jones ma nemmeno più di tanto, ed è 11-0.

Poi cambia di nuovo, regredisce, si riavvolge nell'oscurità che lo aveva accompagnato per dieci lunghi anni. Stavolta, e siamo a Wrestlemania XX, è Kane ad essere intimidito. E stavolta, al contrario di quel loro primo faccia a faccia allo Showcase Of The Immortals, viene spazzato via. 12-0. E' tornato cattivo, misterioso. Un uomo morto che cammina.

Il 13-0 arriva contro Randy Orton a Wrestlemania 21, scontato più che mai, mentre è Mark Henry l'anno dopo a regalargli il quattordicesimo sigillo in un Casket Match non proprio epico. 14-0.

Si arriva all'anno scorso, Wrestlemania 23. Sono cambiate tante cose dal suo esordio nel PPV più importante della stagione. Ora le cinture che contano sono due, e lui per la seconda volta è lì per giocarsene una. L'avversario è temibile, si chiama Batista. I due lottano un match strepitoso, probabilmente il più bello da lui combattuto in una Wrestlemania. Lo vince, e con esso si porta a casa il titolo mondiale, dieci anni e otto giorni dopo la vittoria su Sid a Wrestlemania XIII. 15-0. Un record incredibile, la sua federazione ne fa anche un dvd celebrativo tanto è importante.

Così arriviamo a oggi. Un anno dopo Wrestlemania 23, diciotto anni dopo il suo esordio. Lui è sempre lì, a giocarsi le carte per vincere un titolo mondiale. Combatterà a Wrestlemania 24? Si, combatterà. E in giro si sente dire che il suo avversario sarà proprio il campione del mondo attuale, Edge. Guarda caso un altro che ha una winning streak intatta (Money In The Bank escluso ovviamente) a Wrestlemania.

E si sente dire che sarà proprio Edge a vincere, a sporcargli il record con un 15-1. Non ci credo, non voglio crederlo. Il wrestling è cambiato molto, non ha più nulla di quell'aurea di mistero e favola che lo circondava anni fa. Poche favole sono rimaste, ed una è la sua.

Può perdere a Wrestlemania? Si che può. Con Kane. Colui che è vissuto alla sua ombra, che ne ha fatto tanta fortuna per raccogliere solo le briciole, che in un modo o nell'altro ha sempre camminato in silenzio, senza la minima protesta, portandosi sulle spalle il fardello di essere “il fratello di”. Lui può batterlo. Ed in un match dove in palio deve esserci non solo il titolo mondiale, ma quello WWE, intercontinentale, di coppia e chi più ne ha più ne metta!

Altrimenti no. Non può essere sconfitto a Wrestlemania da Edge o da chissà chi altro. Ripeto, nel wrestling business c'è rimasto poco posto per le favole. La sua deve restare tale. Una leggenda che deve continuare a vivere come il suo protagonista, Undertaker, ha sempre fatto.

Immortale.

Booya!

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