The Pedigree #364 – ON AN ENDLESS GRAVEYARD TRAIN…

“Che Dio ci salvi…”
(Jeffrey Dean Morgan – Watchmen)

Arrivi ad un punto in cui, anche se sai che è sbagliato, fai quasi fatica a parlarne. Anche se sai che devi, per un milione di ragioni tutte diverse e tutte estremamente valide, preferiresti far finta di niente, guardare avanti e sperare di dimenticare in fretta. Ma tanto non funziona.

E' morto Andrew Martin, per il mondo del wrestling è morto Test. Aveva 33 anni.
L'hanno trovato morto in casa, senza un'apparente spiegazione, l'ha visto un vicino di casa. A trentatre anni. Personalmente faccio ancora fatica, a capire come sia possibile perdere la vita in questo modo.
Poi, come al solito, piovono le belle parole. Colleghi, amici, ex fidanzate e tutti gli altri sono pronti per il commiato finale, per ricordare quanto era bravo Test, quanto era cambiato, quanto si era indirizzato su una strada diversa.
E la polizia gli trova in casa le solite pillole, la solita merda che non fa sconti e che, negli ultimi anni, si è già presa la sua bella dose si persone.
Possiamo aspettare finché si vuole, possiamo sperare che si tratti di una tragica fatalità, di uno stupido incidente domestico o di tutto quello che volete. Perdonate il cinismo, ma io non ci credo.

E se è vero, come diceva Voltaire, che ai morti si deve solo verità, quella di Test era una morte da tempo annunciata. Mentre la WWE, la TNA e tutte le altre federazioni cercavano di scrollarsi di dosso l'immagine di un mondo sporco, drogato, dove quello che succede a telecamere spente racconta una storia totalmente diversa da quella che vorrebbero farci credere, Test se ne usciva con deliranti affermazioni sul valore degli steroidi, su quanto bene facessero e su quanto andasse fiero di farne uso. Esternazioni che lasciavano perplessi, che facevano magari dubitare dell'intelligenza del ragazzo, e che a parecchi facevano scappare un sorriso, come se non fosse già ipotizzabile come sarebbe finita.
Anche con Benoit qualcuno c'ha provato. A difenderlo, ad accampare scuse puerili pur di non dover arrivare a dire che sì, tutte le pillole che prendeva lo hanno reso paranoico, gli hanno massacrato la testa, ed è finita com'è finita. Alla fine, però, non funziona.
Scusare non ha riportato indietro Benoit, sua moglie e suo figlio. E non riporterà indietro Test.

Resta una tragedia. Che va ben oltre il semplice mondo del wrestling, o la fotografia che di esso faranno ancora una volta i telegiornali e la carta stampata. Resta una vita interrotta a trentatre anni, restano domande che non avranno mai risposta e restano dubbi che, sulle coscienze di qualcuno, peseranno come macigni per il resto della vita.

Ma sapete qual è la verità?
E' che è tutto inutile. Guerrero, Benoit, Test e tutti gli altri che ci hanno lasciato le penne.
Non sono serviti a niente, nessuno ha capito o tratto una lezione. Semplicemente hanno strappato qualche lacrima, qualche pensiero scomodo durante il viaggio tra uno show e l'altro, e poi sono stati accantonati. Perché c'era una storyline da portare avanti, un segmento da girare o un match da preparare.
La verità è che il wrestling, a grattarne la superficie, è un mondo marcio.
E forse, per certi versi, lo è sempre stato. Adesso, però, è diventato anche falso.

Fa presto, la WWE, a dire no agli steroidi. Così come fa presto ad istituire il Wellness Program, per far vedere a tutti che ai propri lottatori ci tiene. Poi, però, dall'alto arrivano specifiche direttive su chi assumere. Si cerca gente grossa, d'impatto, con fisici scultorei, un po' com'era Test. Fisici che, purtroppo, non sono naturali.
Ed allora come si fa? Come faccio a restare pulito, come vuole la WWE, e a mettere su un fisico sovrumano, come vuole la WWE?
Come?
Pillole.
Così ti assumono, in barba alla tua salute (ehi, mica era nostro dipendente quando si drogava).
Poi, se funzioni e fai vendere biglietti, non ti devi preoccupare. A Stamford sono bravi ad occultare i risultati scomodi. Pensa, un paio di volte l'hanno fatto pure con Benoit.
Se invece non funzioni non è un problema. Per loro. Ti lasciano a casa e, con un bel comunicato, ti augurano buona fortuna. E nel frattempo rendono noto il fatto che hai violato il Wellness Program. Perché loro ci tengono, a te. Se tu invece non tieni alla tua salute, cosa possono farci?

Un tempo, nel wrestling, esisteva la kayfabe. Un gergo particolare, conosciuto soltanto a chi faceva parte del business, per comunicare in presenza di esterni. Perché, allora, si pensava che il wrestling fosse reale. Per mantenere vivo il successo, serviva preservare la magia. Non si parlava in codice per coprire chissà quale morboso segreto. Semplicemente si proteggeva il proprio lavoro, né più né meno di quanto fa ogni prestigiatore, rifiutandosi di spiegare apertamente i propri trucchi.
Adesso, invece, hanno sostituito la kayfabe.
Da noi, per ragioni ben più importanti e che nemmeno voglio paragonare, la chiamano omertà.

Nessuno sa. Nessuno vede. Nessuno parla.
Però, se c'è da giurare sulla tua bontà d'animo, sono già tutti in fila.
Mi piacerebbe, anche solo per una volta, che qualcuno avesse il coraggio di uscire dal coro. Avesse il coraggio di dire sì, il tal wrestler si drogava perché se non ti droghi, in questo mestiere, non fai carriera. Se non usi le pillole non ce la fai a reggere il calendario degli eventi, prendendo botte sera dopo sera, mantenendo però al contempo quel fisico perfetto che ti permetta di essere ammirato dai fan. Mi piacerebbe che qualcuno dicesse che sì, lo sanno che gli steroidi fanno male. Ma li prendono lo stesso, e sperano che gli vada bene. Perché non le fanno loro, le regole del business. Però anche loro devono mangiare, hanno figli ed una famiglia alla quale pensare.
Ma non succederà mai, perché tanto gli altri sarebbero perfettamente pronti a negare, ad isolare, fino al definitivo licenziamento. E, dopo tutto, tutti devono mangiare.

Magari, questo, non era il caso di Andrew Martin. O magari lo era, ormai non fa più molta differenza.
Andrew, ormai, è soltanto un nome su un elenco. L'ennesimo tributo richiesto, ed ottenuto, dagli Dei degli ascolti e dei buyrates, dei biglietti venduti e delle magliette stampate. Qualcuno, esterno al wrestling, lo piangerà per sempre. Altri, i bulloni di questo gigantesco meccanismo dell'intrattenimento, se lo lasceranno presto alle spalle. Sperando che i prossimi non siano loro, e comunque nel frattempo c'è del lavoro da fare.

E se vogliamo essere cinici fino in fondo, Test non creerà grossi problemi. Perché è morto da indipendente, da solo nella sua casa, lontano da occhi indiscreti. Non era un dipendente WWE, TNA e via dicendo. Là queste cose non succedono, perché loro ci tengono. Deve essere per questo che due anni fa lo hanno licenziato, dopo averlo trovato positivo al mitologico Wellness Program.
Perché loro ci tengono, alla tua salute.

Andrew Martin.
1975 – 2009.
Heaven holds the faithful Departed.

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