The Pedigree #362 – PROGRAM ADJUSTMENT

Pare che, per il sottoscritto, questo sia un periodo di buone notizie.

In primis, come forse alcuni di voi avranno letto, pare che nelle menti di chi comanda si stia insinuando uno scomodo pensiero: e se si ritornasse al roster unico?
Ora, io è da anni che vado sostenendo che i due (o meglio tre) roster divisi, con annessi gli scambi post-Wrestlemania, avevano fatto il loro tempo. E, guarda caso, quando Wrestlemania si avvicina e gli ascolti non sono proprio quelli auspicati, cosa fa la WWE? Getta al vento la sua tanto preziosa suddivisione, e mischia le carte a più non posso nel tentativo di preparare una card appetibile della venticinquesima edizione del Grandaddy Of Them All.
Matt Hardy, wrestler di Raw, coinvolto a Smackdown con il fratello Jeff.
Edge, ex campione di Smackdown, che vince il titolo di Raw e che si tira dietro John Cena.
Orton che, dopo aver menato in lungo ed in largo la famiglia McMahon, punta il radar su Triple H (campione del mondo di Smackdown) con inevitabile ricorsa da uno show all'altro.
Insomma, tanti saluti alla preziosa divisione tra Raw, Smackdown ed ECW (senza dimenticare, ovvio, l'assai probabile Michaels va. Undertaker), e giù di incontri di alto livello, fregandosene di chi sta dove.

E a quanto pare la cosa piace ai telespettatori, visto che è già da qualche settimana che Raw ottiene ottimi ascolti, quasi insperati soltanto un mese e mezzo fa. Segno che, evidentemente, le storyline a circolo chiuso, inevitabili quando da un lato hai una federazione che fa fatica a lanciare nuovi main-eventer e, dall'altra parte, hai un roster ristretto ed infarcito di lottatori di medio livello, potevano piacere all'inizio ma, a lungo andare, hanno pienamente esaurito il suo corso.
Tra l'altro, torno a ripetermi, unendo i roster si potrebbe anche sfoltire ampiamente l'attuale organico, ottenendo così sia un lauto risparmio (cosa che, di questi tempi, di certo non fa male) sia un indubbio aumento, in media, del livello generale del prodotto.

Potevo capire, prima, eventuali titubanze.
Dopo tutto si trattava di un cambio radicale dei propri palinsesti, e con ascolti di difficile interpretazione potevo anche capire che ci fosse da parte dei grandi capi il dubbio, o perché no la paura, che andando a sconvolgere un prodotto già affermato molta gente si sarebbe definitivamente allontanata dai programmi WWE.
Ma ora che, dati alla mano, anche il pubblico ha sancito che è di gran lunga preferibile una bella storyline, indipendentemente dal roster di appartenenza di chi la interpreta, rispetto al solito match tra gli unici main-eventer di uno show, non vedo cos'altro potrebbe spingere la WWE ad insistere sui roster separati.

Ed inoltre, sebbene sia ovviamente un rumor per niente confermato, assai stuzzicante era il modo in cui si sarebbe dovuti arrivare alla riunificazione dei roster. Un match a quattro, da tenersi a Wrestlemania, con in palio entrambe le cinture e con il vincente destinato a diventare, come già Jericho prima di lui, Undisputed Champion, unico e solo campione dell'intero panorama WWE. Ora, immaginate di avere a Wrestlemania, davanti ad un premio così prestigioso, nello stesso ring Triple H, John Cena, Randy Orton ed Edge e poi ditemi se la gente non pagherebbe per vedere un evento di simile portata.
E se pure è vero che, almeno per ciò che concerne i titoli principali, molto appare già delineato, resta indiscutibile il fatto che con più di trenta giorni che ci separano da Wrestlemania XXV tutto può ancora succedere. E, allo stesso tempo, se non dovesse essere Wrestlemania, questa potrebbe essere un'ottima idea da ritirar fuori nei mesi a venire, quelli in cui sempre la WWE subisce il calo fisiologico post-Rumble e Mania.

Insomma, ancora (noi che puntiamo alla riunificazione) siamo lontani dal cantare vittoria, ma mai come ora si erano mossi tanti diversi particolari che, messi insieme, lasciano ben sperare per il prossimo futuro.

Inoltre, come avrete sicuramente letto, visto o sentito, la notte degli Oscar è passata e Mickey Rourke, diventato una sorta di eroe del wrestling per la sua interpretazione di Randy “The Ram” Robinson nel film “The Wrestler”, è rimasto a bocca asciutta, con la statuetta finita nuovamente in mano all'indubbiamente talentuoso Sean Penn.
Ora non nego di essere da sempre uno che non ha mai digerito Rourke, e di certo non è stata l'idea di vederlo interpretare un wrestler che mi ha fatto cambiare opinione sulle sue (scarse?) doti attoriali, ma al di là di discorsi squisitamente cinematografici che forse nemmeno competono a questo sito ciò che maggiormente mi preoccupava era la voce, girata per parecchio e ad un certo punto quasi confermata dallo stesso Rourke, di una sua presenza a Wrestlemania. E non una presenza in prima fila con tanto di inquadratura ed applausi. No, bensì un vero e proprio match di wrestling, e tra l'altro contro niente meno che Chris Jericho, giusto per sprecare uno che se serviva un buon incontro poteva offrirlo senza troppa fatica.
Sappiamo che, per l'evento dell'anno, alla WWE piace chiamare gente da altri sport e farli salire sul ring. E sappiamo anche che nessuno di questi match ha mai contribuito in maniera significativa ad alzare le vendite. Ma finché si tratta di Akebono in un incontro di sumo, oppure Floyd Mayweather in un incontro di pugilato (pur con tutta la finzione che volete), almeno la cosa sembra avere una minima parvenza di senso.
Ma avere Mickey Rourke, un attore, in un match di wrestling solo perché in un film ha interpretato un wrestler mi sembrava vieppiù controproducente. Cioè, in caso di attacco alieno voi mettereste Will Smith a capo dell'aviazione statunitense solo perché, una volta, l'ha fatto in un film?

Adesso capisco tutto, capisco la copertura mediatica (che, però, fino a prova contraria non ha mai ripagato più di tanto), capisco il voler vedere il proprio nome su riviste come Empire o Variety, ma un simile match non sarebbe stato come ammettere che, dopo tutto, il wrestling lo possono fare tutti? Cioè, insomma, diciamo che la storia del Dungeon e dei duri allenamenti e della gavetta nella scena indipendente era un'idea tutto sommato romantica e niente più. Alla fine basta che ti alleni un mesetto con altri wrestler, ti prendi qualche bomba per il fisico (cosa sostenuta dallo stesso Rourke, in uno dei suoi recenti deliri di onnipotenza da attore rinato e –ahimè, mi sa- già in fase nuovamente calante), impari a fare un paio di salti e puoi salire sul ring più visto di tutto il mondo.
Vincendo, tra l'altro, perché nel caso Rourke avesse accettato mai e poi mai il suo entourage avrebbe accettato una sconfitta (nonché un cache con meno di sei zeri).
Per fortuna, però, le voci che già si stavano affievolendo prima della serata del Kodak Theatre sono definitivamente morte quando Rourke ha mancato la statuetta, diventando forse agli occhi della WWE molto meno appetibile rispetto a quando alzava al cielo il Golden Globe. Peccato solo che Rico non lotti più, altrimenti un bel match con Sean “Harvey Milk” Penn la WWE poteva pure provare ad organizzarlo…

Tirando allora le somme di ciò che, fino ad ora, si sta muovendo in casa di WWE in vista di Wrestlemania, c'è di che essere felici. Buone storyline di base con eventuali sviluppi futuri assolutamente intriganti, niente personaggi esterni al wrestling invischiati nello show (fino ad ora, è chiaro, ma prima o poi qualcuno disposto a farsi una serata in Texas lo troveranno), e soprattutto ascolti in costante aumento che, abbinati ad una qualità tutto sommato alta, fanno ben sperare per il futuro e, soprattutto, tendono a darmi ragione quando vagheggiavo sul fatto che servivano delle idee, possibilmente valide, per ottenere nuovamente buoni ascolti.

Tra l'altro è probabile che nemmeno Hogan, ormai in piena crisi senile, sarà della partita (e, mi sento di aggiungere, credo che il tanto auspicato Austin vs. Hogan a questo punto non si farà mai più). Ma per fortuna, giusto per far parlare un po' di se, l'Hulkster ci ha fatto sapere che Darren Aronofsky, regista del pluripremiato “The Wrestler”, in principio aveva pensato a lui per il ruolo poi finito a Rourke.
Aronofsky, uno dei registi indipendenti più acclamati del pianeta.
Voleva Hogan per il suo film.
Certo.
Chissà se l'idea gli è venuta dopo aver visto “Santa With Muscles” oppure “Assault On Devil's Island”.
E chissà perché Zack Snyder non ha voluto Hogan per “Watchmen”.
O Mann per “Public Enemies”.
E chissà, soprattutto, perché Hogan non perde mai occasione per scalfire ancora un po' la sua antica fama.

For now The Game's over, a martedì prossimo.

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