The Pedigree #361 – CAGED?

La prima domanda che mi sono posto è stata se, alla TNA, c'è qualcuno che guarda la ECW. Qualcuno così affamato di wrestling da seguire anche la concorrenza, o magari qualcuno che, nella speranza un giorno di firmare per Stamford, preferisce tenersi aggiornato per fare bella figura. E, in caso di risposta affermativa, cosa può aver pensato quando ha visto comparire Christian sui teleschermi.
Perché con tutto l'affetto possibile, stiamo parlando di uno che ha preferito passare dalla TNA, dove avrebbe avuto un ruolo di primissimo piano nella storyline principale della federazione (fed nella quale, tra l'altro, l'avevano sempre trattato da re), al terzo show targato WWE, quello dove di solito la WWE fa esordire i giovani per vedere se e quanta stoffa hanno. Se a questo aggiungiamo il fatto che, rispetto a quando se n'era andato, le cose non sono cambiate granché (leggasi che per Vince non eri un main eventer all'epoca e di certo non lo sei adesso…), qualche domanda sul tanto paventato ritorno di Christian alla WWE viene da porsela.

In primis che tipo di contratto può aver firmato il nostro, per compiere una scelta così azzardata.
E se Christian ha preferito gli zeri alla gloria, magari accontentandosi di un lauto e sicuro stipendio senza badare troppo a quali successi si sarebbe potuto togliere o meno in carriera. Oppure se nel contratto, cosa da non escludersi a priori, magari vi è una clausola che, tanto per dire, garantisce almeno un main event (o la vittoria di un titolo del mondo), da ottenersi in tempo più o meno lunghi, così come era stato per Big Show quando Wight aveva abbandonato la WCW per salire a bordo del carrozzone WWF. Perché stando le cose come sono ora, pare che da questo passaggio Christian ci abbia solamente perso.

Certo, è pur vero che il titolo ECW rappresenta, in quanto unico titolo di un intero brand, un surrogato di un titolo del mondo, così come è vero che Christian, per conquistarlo, dovrà anche essere il primo a fermare Jack Swagger; da qui però a fare paragoni scomodi con gli allori di Triple H ed Edge ne passa parecchio.
E, inoltre, già il fatto di doversela vedere con Swagger (che a me continua a restare anonimo, nonostante a parecchi piaccia) fa la differenza per l'importanza del titolo. Perché Swagger è, comunque, un rookie, una scommessa sulla cui credibilità servirà ancora tempo per poter fare una valutazione definitiva. E di certo è ben diverso il discorso, quando a giocarsi il titolo del mondo ci sono Edge, Cena o Randy Orton.
Insomma, se all'epoca del primo addio Christian se n'era andato da papabile campione Intercontinentale, adesso è giusto cambiata la cintura, ma per la WWE il valore del wrestler in questione è rimasto pressoché inalterato.

Io, comunque, resto un estimatore di Christian, worker sopraffino ed ottimo talento comico (dove comico non sta per “buffone”, ma per “divertente”, dal lato entertainment), ed anzi mi inserisco senza ombra di dubbio nella schiera di chi riteneva che la WWE, impedendogli di dare vita alla sua faida con Cena, avesse commesso un errore. E per questo, nonostante il preambolo iniziale, resto fiducioso che per Christian non sia ancora “tutto perduto”.

In primis parliamo di numeri.
La differenza di ratings tra WWE e TNA sta a significare, inequivocabilmente, che la stragrande maggioranza dei fan di Stamford non guarda anche la diretta concorrente. E, quindi, che per la stragrande maggioranza dei fan WWE Christian non è l'ex campione del mondo TNA, ma è ancora il fratello di Edge, quello che alla fine le buscava un po' da tutti e che, oltre un certo e ben delineato limite, proprio non poteva andare. Per loro, dunque, mettere subito Christian nel main event di Raw o di Smackdown avrebbe rappresentato un controsenso, dato che mai prima d'ora Christian si era avvicinato a traguardi così appetitosi.
Anzi, considerato chi in questi mesi si sta dando battaglia per il titolo la presenza di Christian rischiava di avere l'effetto opposto a quello desiderato, ovvero di allontanare l'interesse generale facendo passare la sua presenza quasi come una svalutazione di un eventuale titolo. Sotto quest'ottica, dunque, meglio che per il momento siano nomi più quotati a darsele di santa ragione (a maggior ragione ora che Wrestlemania è alle porte), da aprile in avanti si vedrà come procedere.

In secondo luogo mi torna alla mente Raven, nel suo ultimo stint alla WWE.
Per chi non si dovesse ricordare il nostro Corvo, vistosi imbrigliato da giochi di potere più grandi di lui nei due show principali WWE, aveva fatto una scelta tanto azzardata quanto ammirabile: piuttosto che essere un signor nessuno a Raw, preferisco essere qualcuno ad Heat. Ne era così partita una strana storyline, che appunto aveva luogo ad Heat, nella quale Raven portava avanti un suo misterioso piano, interagendo di puntata in puntata con le altre superstar parcheggiate nello show secondario di Raw. L'idea, che venne poi abortita perché ritenuta di scarso interesse (cosa che portò poi Raven a fare definitivamente le valigie), era ad onor del vero l'unica cosa accettabile di Heat, che altresì offriva praticamente nulla che fosse degno di nota, se non eventuali recap dal Raw del lunedì precedente. Il merito di Raven (o il demerito della WWE di non aver colto le potenzialità della situazione), in questo caso, sta nell'essersi non solo saputo mettere in gioco come pochi avrebbero fatto, ma anche quello di essersi fatto notare in uno show che, altrimenti, sembrava più un'accozzaglia casuale di match che non uno spettacolo televisivo preparato e studiato a tavolino.

Ecco, con le dovute distanze l'attuale situazione di Christian può facilmente essere paragonata a quella di Raven sette anni fa. A Raw o a Smackdown, ora come ora, il suo ritorno rischiava di passare completamente inosservato, e nel giro di poche settimane le possibilità di dimenticarsi di lui rischiavano di farsi più che concrete. Alla ECW, invece, Christian (che è comunque lottatore d'esperienza, e che rispetto a buona parte dei diretti colleghi gode già di una discreta fama) ha tutte le carte in mano per mettersi in luce, come lottatore e come personaggio, prima di valutare un eventuale spostamento in roster più appetitosi. Insomma, piuttosto che essere un nessuno a Raw, meglio essere qualcuno alla ECW.

Il grosso ostacolo per la carriera di Christian, a questo punto, rimane l'opinione che di lui ha chi prende le decisioni. Perché Christian potrà anche fare miracoli alla ECW, ma se nessuno vedrà in lui un potenziale talento da main event, allora sarà tutta fatica sprecata. Il lato interessante della vicenda, però, sta nel fatto che (a differenza di qualche anno fa) ora tutto sta nelle mani di Christian, a cui è stato concesso un nuovo inizio e che, se saprà sfruttare le occasioni, potrebbe anche riuscire a convincere tutti gli attuali scettici. L'essere alla ECW, e quindi lontano dalle pressioni dei due show principali, dovrebbe garantire a Christian maggior libertà e, quindi, maggiori chance di emergere. Ed inoltre la concomitanza con Wrestlemania, e soprattutto il fatto che in seguito arriveranno per la WWE i mesi più “fiacchi” (o, per meglio dire, quelli dove maggiormente si tentano esperimenti vari), potrebbe aprire a Christian spiragli insperati, offrendogli preziose opportunità per dimostrare, a chi di dovere, quanto davvero ha da offrire.

Io, personalmente, non vedo perché Christian non potrebbe ambire ad un titolo del mondo, specialmente considerato chi si è fregiato di quelle cinture in tempi recenti, ed anzi applaudo il suo ritorno perché, mal che vada, almeno Christian saprà offrire un alto livello di intrattenimento, cosa che invece spesso viene a mancare quando sono in scena alcuni suoi colleghi.
Da qui a stabilire dove potrà arrivare Captain Charisma durante questo suo stint, ovviamente, ce ne passa. Ma, dopo tutto, se la WWE lo ha assolutamente rivoluto indietro qualcosa, piccolo o grande che sia, in lui devono pur averlo visto.
Allora, tanto che ci sono, che permettano di vederlo anche al pubblico a casa.

For now The Game's over, a martedì prossimo.

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