The Pedigree #359 – MO’MONEY?

Ci siamo sempre ripetuti un concetto, fino a trasformarlo quasi in verità assoluta ed innegabile, perché cosi dicevano i dati. Ci siamo sempre detti che, nel business del wrestling, non si faceva strada senza televisione. E ci siamo sempre detti che, senza pay-per-view, non si facevano i soldi veri, quelli che possono trasformare una piccola federazione del Connecticut nel non-plus-ultra del wrestling mondiale, e quelli che ti permettono di fare definitivamente il tanto auspicato salto di qualità.

Il che, in teoria, parrebbe ancora corretto.
Dopo tutto è vero che biglietti venduti e merchandising vario sono una parte cospicua degli introiti di una federazione, ma resta il fatto che senza persone che guardano non vi è nessuno a cui affibbiare magliette ed action-figures, mentre più sono le copie di un qualsiasi pay-per-view vendute più le casse si gonfiano e si trovano pronte ad essere investite in altri campi, non ultimo quello della gadgetteria.
Questo discorso, però (tenuto conto che il wrestling non è un bene primario), potrebbe incontrare qualche difficoltà in un periodo di crisi economica. Perché in America i pay-per-view costano cari, di base e perché si comprano a scatola chiusa ignari di quello che sarà il risultato finale, e lo stesso dicasi per i biglietti degli show; e nel momento in cui il cittadino medio si trova costretto a fare tagli al proprio bilancio non è difficile credere che il wrestling finirà nella lista dei depennati.

Si potrebbe spiegare così, per quanto sia solo un'ipotesi personale, il fatto che i biglietti per Wrestlemania non stiano andando a ruba, prassi che invece ormai appariva consolidata e, forse, certezza sulla quale la WWE era solita appoggiarsi serena. Perché innanzitutto non stiamo parlando di uno show qualsiasi, ma di quello che nel corso dell'anno dovrebbe essere il momento più importante di tutti. E come se questo non bastasse, questa sarà anche la venticinquesima edizione dello show, ricorrenza per la quale è doveroso (nonché lecito) auspicare che la WWE metta in campo tutto il meglio di sé. Eppure i biglietti sono ancora lì, in attesa di essere comprati, mentre qualche brivido di troppo corre lungo la schiena di Vince McMahon e soci.

A fare il passo successivo verrebbe da pensare che, se Wrestlemania fa fatica a vendere, per gli altri show, specialmente quelli (notoriamente meno interessanti) che vanno da aprile fino a Summerslam, si prospettano tempi molto bui. E per le casse della WWE… beh, lo potete facilmente immaginare.
Il che, in linea con le previsioni economiche mondiali, parrebbe non fare una piega. Il wrestling in chiaro, sia esso Raw, Smackdown, la ECW o Impact lo guardo volentieri, è lì ogni settimana e non mi viene a costare più di tanto. Magari, però, con i pay-per-view ci si organizza, tipo che lo si vede in gruppo ed in gruppo lo si paga, che dieci dollari sono certo più spendibili di ottanta. Alla fine lo spettatore ha quello che vuole e ci risparmia pure, per cui…

Ma la mancanza di soldi derivanti dai pay-per-view, in un business strutturato nell'attuale maniera, potrebbe significare la fine del wrestling?

In apparenza, forse.
Ma, del resto, urge ricordare come anche prima dell'esplosione mondiale del fenomeno l'allora WWF aveva giusto quattro show a pagamento in dodici mesi, e nonostante questo i milioni fioccavano a palate. Certo, il pubblico non si era abituato allo schema attuale e non si aspettava altro dalla federazione, ma non per questo sponsor ed acquirenti venivano meno.
Ma venendo meno i milioni dei pay-per-view, esattamente, cosa resterebbe ad una federazione?
Beh, è ovvio, la televisione.

Il mezzo primario tramite il quale il wrestling è cresciuto e si è diffuso globalmente, fino a diventare una potenza economica di primissimo piano nel mondo dell'intrattenimento. Quello stesso mezzo che, nell'era attuale, serve da palcoscenico per promuovere i propri prodotti, quasi come se l'etere fosse un temporaneo investimento per redditi futuri.
Ma venendo meno i pay-per-view, e venendo meno quindi il “materiale” da proporre, cosa potrebbe mostrare la televisione? Quali rivalità dovrebbe far crescere, senza aver poi la classica chance di portarle a compimento?
Beh, quelle attuali. La sola differenza starà nel fatto che, invece che domenica notte, il tanto atteso main event avverrà di volta in volta di lunedì, di venerdì e via dicendo.

La WWE, va specificato, guadagna soldi dalla televisione. Esiste un contratto, solitamente rinnovabile in base ai dati d'ascolto, che garantisce alla WWE una determinata cifra, alla quale vanno aggiunti poi i soldi che i vari sponsor versano per essere citati durante gli spettacoli. Ovviamente più sono alti gli ascolti più la WWE può chiedere al proprio network, sebbene ci si trovi distanti dalle cifre che un pay-per-view come Wrestlemania può garantire.
Tutto questo, però, è attualmente conseguenza di un preciso schema, che vuole gli show televisivi “inferiori” ai pay-per-view e quasi sacrificabili, sapendo bene il pubblico che difficilmente qualcosa di eccezionale accadrà durante Raw o Smackdown. Facile allora che gli ascolti siano quelli che sono, indipendentemente dalla qualità proposta, quando alla fine se uno vuole vedere qualcosa di importante sa già che deve per forza acquistare il pay-per-view.
Se, però, il concetto venisse radicalmente cambiato, probabilmente anche le cifre subirebbero inattesi ribaltoni.
Se gli show televisivi acquisissero lo stesso valore dei pay-per-view, e se i “grandi eventi” smettessero di essere prerogativa domenicale, è assai probabile (tenuto conto anche del costo pressoché nullo per i telespettatori) che anche gli ascolti subirebbero notevoli cambiamenti.
Immaginando un'impennata nei ratings, ora che il wrestling è alla portata di tutte le tasche, conseguenza diretta dovrebbero essere sia un aumento dei soldi versati dal network, sia un aumento degli sponsor e di chi, forte del momento d'oro del prodotto, vuole legare il proprio marchio a quello della WWE.
Magari unite a questo un numero ridotto dei pay-per-view (quattro?), sicuramente più meritevoli di essere acquistati, e provate a fare qualche conto.
Di base mi verrebbe da dire che no, non si raggiungerebbero le cifre che si potrebbero ottenere con dodici o più pay-per-view ben venduti, ma allo stesso tempo anche i costi sostenuti dalla federazione subirebbero un drastico calo, quindi a conti fatti non sarei così sicuro di poter affermare che, per la WWE, l'aumento dell'importanza televisiva sarebbe una nota negativa.
Anzi, in vista di una fine di questa crisi (dicono gli esperti che serviranno almeno altri due anni), una piccola rivoluzione in questo business potrebbe anche rappresentare una nota positiva, prima di ripartire per la strada attualmente percorsa (seppure, ad oggi, di difficile attuazione).

Come dicevo prima, però, sono solo ipotesi fantasiose, pensieri scaturiti da una notizia uscita in settimana che, non lo nego, mi ha in parte stupito ma che, dopo qualche riflessione, mi è parsa tutto sommato nemmeno così sorprendente.
Se però è vero, come dicono gli esperti, che questa crisi è destinata a cambiare per sempre le leggi dell'economia, non è detto che anche chi ne verrà direttamente o meno colpito (come, appunto, la WWE) non sarà costretto a cambiare il modo di fare il proprio lavoro.

Il wrestling, però, è una “cosa” fortunata.
Perché ha dalla sua un'esperienza centennale, ha già visto ed affrontato alti e bassi e, soprattutto, ha da tempo imparato che per fare soldi, di modi, ne esistono infiniti.
Per ora, per quanto io resti convinto che alla fine Wrestlemania arriverà al sold-out, restiamo in attesa di capire quanto la crisi andrà ad intaccare le casse della WWE.
Poi vedremo se nulla cambierà, o se il wrestling dovrà di nuovo reinventare se stesso.

For now The Game's over, a martedì prossimo.

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