The Pedigree #356 – A FRESH START: CRISIS

E così, alla fine, dopo infinite speculazioni e disastri annunciati la fatidica crisi è arrivata anche a Stamford, dove ha colpito duro e lasciato più di un segno. A farne le spese, fino ad ora, sono stati soprattutto coloro che avevano lavorato dietro le quinte (se non direttamente al quartier generale delle Titan Towers), mentre i roster attivi sono stati toccati soltanto lievemente dall'ondata di licenziamenti che ha spazzato via circa il 10% dei dipendenti WWE. Quello che sarà d'ora in avanti, invece, non ci è dato saperlo. Specie se, nonostante la Road To Wrestlemania, la WWE non sarà in grado di risollevare gli ascolti e rimettere in moto quella prepotente macchina da soldi che, ultimamente, pareva incepparsi troppo di frequente.

Superato lo shock iniziale, quanto mai legittimo data la portata dell'evento, è però inevitabile guardare avanti, specie per noi che della WWE siamo clienti, piuttosto che dipendenti. Perché è vero, il 10% dei lavoratori è un grosso numero, ma a parte un pensiero a chi, ora, si vedrà costretto a rimettersi sul mercato del lavoro, per noi resta poco da valutare di quest'ondata di povertà globale che ha costretto la WWE, pur non nuova a licenziamenti di massa, a privarsi di così tanti stipendiati.

In primis, mi domando allora, quanto questo momento nero influirà sui programmi WWE?
Il roster, nelle figure di chi maggiormente deve rappresentare Raw, Smackdown e la ECW non è stato toccato, e quindi in teoria il personale ridotto non dovrebbe andare ad inficiare la qualità, qualunque essa sia, dei vari programmi WWE. Però, tenuto sempre presente che alla fine nulla accade se Vince McMahon non ha dato il suo ok (e che tutto accade, pure le castronate più clamorose ed inenarrabili, se Vince McMahon ha avuto “l'idea”…), quanto la difficile situazione della società andrà ad influire sulla capacità di giudizio, già in precedenza messa spesso in discussione, del patron assoluto di Stamford? Ed ancora. Considerato che la macchina WWE non si può fermare nonostante l'organico ridotto, mi viene da supporre che chi è rimasto in sella alla propria poltrona dovrà sobbarcarsi anche il lavoro che, prima, era spettanza di qualcun altro. E quindi, questa confusione e questa necessità di riorganizzare i vari ruoli, potrà o meno andare ad intaccare quegli show che, a conti fatti, sono ancora il cuore pulsante della WWE?

E se, come si diceva prima, è vero che le figure principali dei vari roster non sono state toccate, quale lottatore ora può sentirsi sicuro del proprio futuro? Cena, HHH, Orton… Certo, chiunque occupi un posto di prestigio, ma chi sta sotto di loro? Se la WWE, per ridurre i costi, è andata a tagliare anche lottatori delle federazioni satellite che gli esperti davano già prossimi per il passaggio in televisione, privandosi così di quei talenti che, stando al loro giudizio, in un futuro prossimo avrebbero dovuto tentare di diventare simboli della compagnia, chi può sentirsi tranquillo salendo sul ring? Penso ai vari Kennedy, Carlito, MVP, persino Matt Hardy e Mark Henry, chi di loro può a conti fatti ritenersi indispensabile?
Il problema è che, nel frattempo, serve alzare gli ascolti. E se per farlo serve che i booker diano il proprio meglio, dei match dignitosi di certo male non farebbero. Per portarli a compimento, però, serve la mente sgombra.
Quando tutto il mondo, e non solo il wrestling, piange miseria, purtroppo non è così facile farlo.

La WWE, come tutti gli altri, si è fatta trovare impreparata da questa crisi, ed è dovuta correre in fretta ai ripari. Non che, in questo, la nostra benamata federazione non abbia colpe, però. Perché sono anni che la gestione è quanto mai discutibile, con continue assunzioni di vecchie glorie (spesso e volentieri, poi, inutili ai fini degli show), lottatori di belle speranze messi sotto contratto più per rubarli alla concorrenza che non per il loro reale valore (e poi regolarmente lasciati a stagionare nelle federazioni minori fino alla scadenza del contratto), pay-per-view senza mordente, messi su in una settimana perché c'era un contratto da rispettare con acquisti poi sempre modesti e pochi soldi che giravano, house show semivuoti e tour internazionali fallimentari…
La lista è lunga, ma è stata sotto gli occhi di tutti per l'intero anno passato, quindi non serve andarla a rinfrescare.
Spesso, quando noi si diceva che le cose non andavano molto bene, si veniva tacciati di pessimismo. Alla fine, non che in questo ci sia molta gloria, i fatti ci hanno dato ragione. La WWE ha perso vagonate di soldi, ha dovuto tagliare ovunque per sanare il proprio bilancio ed ora, in un momento in cui tutto dovrebbe essere perfetto per poter sperare in una grande ripartenza, si trova con le brache calate ed un po' troppo timore in corpo.

Ma io, stando così le cose, sono fiducioso.
Sono fiducioso che la situazione attuale, in apparenza così complicata, costringerà la WWE a tirarsi su le maniche e a dare il meglio di se. E stando al passato, è sempre così che sono nate le grandi idee. La WWE, allora WWF, si crogiolava del proprio successo, fino a quando non è arrivata la WCW a prenderla a calci in culo. Se la rideva, Bischoff, e quasi ci credeva che avrebbe cancellato per sempre il nome dei McMahon dalla storia del wrestling. Qualcuno allora si inventò Steve Austin, e come è andata a finire lo sappiamo tutti.
Insomma, ogni qual volta la WWE si è trovata in difficoltà ha sempre saputo reagire. Non vedo perché questa volta dovrebbe essere diverso.

Che poi, io, in realtà sono felice che si sia tagliata un po' di gente personalmente ritenuta inutile (in riferimento ai lottatori, sia chiaro), come Fertig o Neely (ed anzi, se volete la mia opinione, c'è ancora parecchia gente che occupa immeritatamente una poltrona). E Nn sono felice per una semplice ragione: se vuoi essere la federazione numero uno al mondo non puoi permetterti di avere sul ring chiunque si trovi a passarci accanto. Ci sono lottatori che hanno fatto il loro tempo, e che non ha senso riproporre adesso. Ci sono giovani che, vuoi perché il tuo wrestling è diverso o vuoi perché non reggono la pressione, non sono e non saranno mai adatti ai tuoi show. Ci sono wrestler che mese dopo mese ed anno dopo anno ti ostini a proporre in qualsiasi salsa, e che oggi come allora al pubblico sono totalmente indifferenti. Lottatori che non danno nulla allo show, e che se ti va bene spingono chi è a casa ad andare in bagno, piuttosto che a cambiare canale. Ecco, se vuoi uscire dalla crisi e riprenderti quel trono che, almeno sulla carta, ti dovrebbe spettare, devi iniziare a liberarti di tutti quei pesi morti che pesano sulle tue casse, e che altro non fanno.
D-Lo Brown, giusto per fare un esempio, che cosa mai ha dato alla WWE dal suo rientro? Nulla, come nulla aveva offerto all'epoca alla TNA. D-Lo è diventato famoso solo per una tragedia, ed è risultato evidente come questo non bastasse per farti incassare soldi. Per cui via, come è giusto che sia, ed avanti il prossimo.
Ci sono mid-carder e mid-carder. Ci sono lottatori che, sebbene non possano aspirare la massimo alloro, sanno come divertire ed intrigare il pubblico. E poi ci sono i pesi morti, che farebbero di tutto per i tuoi soldi ma che, a guardare le facce sugli spalti, non destano molto interesse. Non vedo dove sia il problema, se li si caccia dai teleschermi. Mal che vada, avremo uno show migliore.

Per anni la WWE ha portato avanti una politica quanto meno sprecona, fatta di pay-per-view su pay-per-view ed infiniti lottatori buttati nella mischia senza che fossero pronti, ed il risultato è quello attuale. Sono convinto che lo spavento portato da questa crisi costringerà la WWE a ragionare molto di più sui suoi affari, e su cosa piace o meno al pubblico.
Ed è per questo che mi sento fiducioso. Perché con quello che i cronisti americani hanno “simpaticamente” ribattezzato Il Massacro Delle Titan Towers si chiude un'epoca. Che ha dato tanto, ma che di certo non si è tirata indietro quando c'era da prendere.
E ne inizia una nuova. Deve, perché altrimenti l'altra opzione è quella di chiudere baracca. E non credo che Vince McMahon, o chi per lui, abbia mai valutato questa ipotesi.

Lo ribadisco, non è la prima volta che la WWE si trova con le spalle al muro.
Se l'è cavata allora, credo di non sbagliare quanto sostengo che ce la farà anche questa volta.
E se poi il nostro Problem Solver proprio non riuscirà a digerire il licenziamento di Val Venis, mi sacrificherò a nome del sito e gli offrirò io un paio di birre. Non risolverà, però almeno aiuta.

For now The Game's over, a martedì prossimo.

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