The Pedigree #355 – A FRESH START

Quello che si è appena concluso è stato, per il wrestling, un anno piuttosto duro da digerire.
L'incapacità, a tratti cronica, da parte della WWE di saper offrire storyline degne di tal nome, e più in generale un prodotto che fosse all'altezza per tutta la sua durata e non solo nei main event, ha prodotto un sensibile calo di acquisti ed ascolti, e dei vari giovani che durante l'anno sono stati promossi ai roster principali nessuno è riuscito a sfondare come forse ci si aspettava.
La crisi economica globale, poi, di certo non ha favorito la WWE, società quotata in borsa, che a fronte di ingenti cali si è vista costretta a tagli a destra e a manca e, forse, si è vista fin troppo distratta da questioni esterne al ring per potersi concentrare a dovere su ciò che veniva mandato in onda.
Il risultato, alla fine, è stato un anno piuttosto fiacco, segnato da poche storyline di livello, da un numero esorbitante di infortuni e, nel complesso, da un calo generale di interesse verso il prodotto.
Se, però, sono i risultati della WWE quelli che tendono a dare un'idea di come si stia muovendo il mercato, paradossalmente sono gli ascolti della TNA che rendono palese il fatto che, ad oggi, il wrestling ha perso buona parte del suo appeal con i telespettatori.

La WWE, lo abbiamo ripetuto all'infinito durante tutto l'anno, ha fatto fatica ad ottenere ratings di spessore, tanto che alla fine gli unici movimenti interessanti si sono avuti con il rientro di John Cena, ormai vero e proprio salvatore della propria compagnia. La TNA, invece, qualitativamente parlando ha offerto un 2008 degno di applausi. Buoni gli incontri, buone le rivalità, e soprattutto ha chiuso l'anno tenendosi stretta una storyline potenzialmente miliardaria, cosa che la sua diretta rivale non è assolutamente stata in grado di fare.
Eppure gli ascolti, che in teoria dovrebbero essere direttamente proporzionali a quanto si mostra in televisione, sono rimasti praticamente gli stessi. Il che, purtroppo, è sintomo di una sola cosa: il wrestling attualmente non interessa più come prima.

Mi spiego meglio.
Durante la guerra tra WCW e WWF, al di là del fatto che gli spettatori erano in numero globalmente maggiore, quando una federazione segnava un calo negli ascolti, automaticamente l'altra segnava un rialzo. E viceversa. Ovvero l'interesse del pubblico c'era, toccava vedere verso quale direzione questo si sarebbe indirizzato. Dopo tutto la guerra era senza esclusione di colpi, e ovunque si guardasse c'era sempre qualcosa di interessante da seguire.
Questo, oggi, non accade.
La WWE perde ascolti perché il suo prodotto è fiacco? La TNA, suo malgrado, non vede alcuno sbalzo nei ratings, nonostante magari stia offrendo un prodotto qualitativamente superiore e più intrigante. Per dirla in maniera molto più semplice una fetta di pubblico WWE, temporaneamente stanca di quanto vede in televisione, cambia canale e si dirige verso un prodotto completamente diverso dal wrestling. Verrebbe quasi da pensare che ormai sia il marchio WWE, più che il wrestling in sé, ad attirare spettatori. Come se si fosse creato uno zoccolo duro, forse il fantomatico WWE Universe, emotivamente legato alla federazione di Stamford che si collega ogni sera per Raw o per Smackdown, e che all'interno di questa cerchia soltanto uno sparuto gruppo di spettatori sia realmente appassionato al wrestling in quanto tale, e quindi interessato a seguire anche altri prodotti come TNA e ROH. Il mondo esterno, quello a cui ogni federazione dovrebbe puntare per ampliare il proprio bacino d'utenza, sembra invece tagliato fuori, come se il wrestling avesse smesso di esercitare quel potere che un tempo aveva e che, nemmeno troppo indietro, attirava a se il doppio degli attuali ascoltatori.

Dopo tutto, a riprova di questo, basti pensare all'effetto John Cena. Quando un solo wrestler è capace di segnare movimenti interessanti negli ascolti, non è mai il caso di essere felici. Perché se questo sta a testimoniare, da un lato, l'innegabile valore del lottatore in questione, questo significa anche che tutti gli altri membri del roster sono un gradino sotto, e che non si è lavorato a sufficienza per portarli tutti allo stesso livello. Il che, tra l'altro, ha un'ulteriore e ben più grave conseguenza, perché se si pensa di basare tutto un anno sullo stesso lottatore, quello in grado di fare buoni ascolti, alla fine si otterrà soltanto una saturazione in tutti coloro i quali cercano nel wrestling novità e sorprese settimanali, con il rischio sia di stancare chi segue il prodotto regolarmente sia di allontanare eventuali nuovi spettatori, che di fronte ad un prodotto fotocopia potrebbero annoiarsi facilmente e decidere di concentrarsi su altre cose.

Apparirebbe quindi inevitabile, dati alla mano, pensare che questo 2009 debba essere l'anno della svolta, o quanto meno l'anno in cui tutti gli errori passati verranno messi in archivio ed usati come promemoria per gli show futuri. E, sotto questo aspetto, momento migliore non potrebbe esserci, dato che la WWE si avvia verso il suo periodo più caldo e, in termini strettamente monetari, più prolifico. Il trittico Rumble / No Way Out / Wrestlemania è infatti, da sempre, il periodo migliore per la compagnia di Stamford, e non è da escludersi che questo possa andare a migliorare le condizioni generali anche delle altre federazioni.
Resto infatti convinto che, in un discorso che esula dai bei match o dalle grandi rivalità, ancora oggi sia la WWE il simbolo più importante del wrestling nel mondo. Un suo buon periodo, a patto che eventuali buone idee avute nel 2008 siano state salvate per la Road To Wrestlemania, ed un eventuale aumento in vendite ed ascolti, potrebbe quindi far nuovamente salire l'interesse generale nei confronti del wrestling.
Non è da escludersi, a quel punto, che l'aumento di fan della WWE (e, più in generale, l'aumento di interessati al wrestling) porti nuovi spettatori anche alle federazioni rivali, con un conseguente ampliamento del mercato ed un maggiore giro d'affari, situazione dalla quale tutti potrebbero trarre giovamento.
La WWE, quindi, come trend-setter, ruolo che forse le spetta di diritto data la sua immane copertura mediatica, anche se gli oneri che questo ruolo comporta non sempre sono stati rispettati da Vince McMahon e soci.

Sebbene si tratti di paroloni, quello che obbiettivamente serve è una nuova rivoluzione, qualcosa che lavori sul wrestling come a suo tempo fece l'Attitude, fenomeno capace di dare nuova vita ad un prodotto che sembrava invece destinato all'estinzione. E' chiaro che non stiamo parlando di una semplice rivalità azzeccata, e che idee come quella non nascono tutti i giorni, ma avere maggior cura per ogni parte del prodotto (dal match di apertura fino ai titoli di coda, quindi), può a mio avviso essere un buon punto di partenza per ricominciare a costruire un impero che, oggi, appare come l'ombra di quello che era un tempo.
Se poi il problema sta in chi inventa le cose, in coloro i quali sono pagati per creare storyline e rivalità degne di nota, allora forse sarebbe il caso di rivalutare la politica dei tagli, fino ad oggi concentrata esclusivamente su chi sale sul ring e quasi mai su chi, alla fine, è il vero ideatore dei programmi.

Come si diceva in apertura, comunque, anche i grossi infortuni che hanno minato i roster hanno contribuito a fare del 2008 un anno difficile. Il discorso, qui, è però molto ampio e necessita di spazio, per cui se ne riparlerà la settimana prossima.
Nel frattempo resta indiscutibile un fatto: dopo mesi piuttosto piatti la WWE si trova davanti la grande occasione, costruire una Road To Wrestlemania che tenga gli spettatori incollati al teleschermo e che funga, in ottica futura, da traino per il resto dell'anno. La scorsa edizione non è proprio stata entusiasmante, ed i risultati si sono visti. Fallire anche quest'anno, data l'attuale situazione, rischia di essere un colpo gigantesco per le finanze della WWE.
E' sempre un discorso di oneri. Sarà in grado, la WWE, di trasformare in fatti tante belle parole?

For now The Game's over, a martedì prossimo.

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