The Pedigree #347 – SERENDAVITY

Se volete farvi un'idea dello stato di crisi che sta attraversando la WWE, vi bastano quei pochi secondi che annunciano il ritorno di John Cena a Survivor Series.
Era infatti appena gennaio quando, tra lo stupore generale, John Cena entrava come ultimo concorrente alla Rumble, spazzava via HHH e si guadagnava il diritto, poi amaramente sprecato, di riprendersi il titolo nella più grande cornice di tutte. Ed al di là della rabbia di chi, Cena, proprio non lo può vedere, il colpo messo a segno dalla WWE era palese. Dopo tutto è così che dovrebbe andare: guardi uno show, resti sorpreso da qualche evento, ti sintonizzi la settimana successiva per seguire gli sviluppi, resti nuovamente sorpreso e così via.
Tanto per dire, è così che faceva la WWE nel 2001, quando a Stamford sembrava impossibile sbagliare un colpo.
Adesso, invece, quello che potrebbe nuovamente essere un evento di proporzioni gigantesche è stato rovinato, privato di tutto il pathos e spiattellato davanti agli occhi di tutti parecchie settimane prima, con un breve filmato che sarà costato a chi lo ha confezionato si e no dieci minuti. John Cena torna alle Series, non perdertelo.
Wow.
Che tradotto suona come: caspita, qui non ci viene un'idea una che sia buona, almeno annunciamo subito che torna Cena così le Series le vendiamo. Che se va avanti così, facciamo tornare Cena a sorpresa davanti a nessuno e ci giochiamo l'evento.
Dopo tutto, a gennaio, con la Road To Wrestlemania in pieno sviluppo e forte di buoni ascolti, la WWE si sentiva in diritto di osare. Adesso, per carità, vista la situazione è meglio andarci cauti, che non si sa mai. Dopo tutto lo stesso Orton, non ancora pronto per lottare, è ormai presenza fissa di Raw e dei pay-per-view, nonostante il suo ritorno “a sorpresa” avrebbe potuto aiutare –e di molto- a smuovere un po' le acque.

Ed è proprio sotto questo aspetto, la ricerca della tranquillità a tutti i costi, che ben si colloca la vittoria del titolo da parte di Batista, che ancora una volta si conferma il vero jolly di cui dispone la WWE.
Meritava Jericho di perdere in questo modo? No. Meritava Jericho un regno da campione di maggior spessore? Si. La WWE ha fatto la scelta migliore? Forse.
Nel senso che Jericho può essere un ottimo campione nello show giusto, ma da solo (e lo dice uno che per Y2J stravede) non è in grado di tenere in piedi l'intera baracca. Discorso diverso per Batista, wrestler magari scarso come stile ma di innegabile impatto, che in teoria può aiutare più di Jericho la causa degli ascolti. Capisco quindi che la WWE si sia affidata ad un suo “uomo di fiducia” per questo periodo, ed alla fine ci sta anche che Batista si prenda il titolo, di certo la voglia di osare è stata bellamente accantonata. Il che è davvero un peccato, perché il siparietto tra Adamle e Jericho lasciava ben sperare per una storyline di spessore, ed invece ora dovremo accontentarci dei soliti feud a scadenza mensile che, per quanto ben fatti, raramente attirano il grande pubblico. Almeno Jericho perde il titolo dopo l'ottima faida con Michaels, magra consolazione ma pur sempre qualcosa di cui andare fieri.

Se però va fatto un plauso alla WWE per gli ultimi dieci minuti di Cyber Sunday, davvero concitati e divertenti (e poi, per una volta, lo Special Referee almeno è servito a qualcosa), lo stesso purtroppo non si può dire per il resto della serata. Che viene difficile da commentare, a mente fredda. Perché Cyber Sunday non è stato un pay-per-view orrendo. Ma non è stato neanche uno show indimenticabile. E' stato un show nella media, che non ha cambiato nulla e che, a conti fatti, è stato quasi inutile, per la qualità che si è vista in scena. E' vero che gli incontri sono stati farciti di stipulazioni speciali, ma è altresì vero che non si è visto molto di più rispetto agli show settimanali. Il che, data la cornice, non è proprio un complimento.

Chi, comunque, assieme a Batista esce a testa alta dallo show è sicuramente Evan Bourne, che ancora una volta si conferma come uno dei prospetti di maggiore interesse dell'intera WWE. Arriva una sconfitta tutto sommato sensata, dato il suo stato di rookie, ma Bourne ancora una volta ha saputo mettersi perfettamente in mostra, lasciando ben sperare per il futuro. Dalla sua ha il limite della stazza, fattore purtroppo di primario interesse a Stamford, ma così come Punk prima di lui voglio sperare che, davanti al talento, si possa chiudere un occhio. Anche perché se il contraltare deve essere Show vs. Undertaker, match soporifero e completamente identico ai precedenti (a parte che vince Undertaker, interrompendo immotivatamente l'ascesa di Big Show e bloccando sul nascere una storyline interessante, ma tant'è…), allora tanto vale rassegnarsi all'idea che questa WWE è quella vera, nonché quella che vedremo da qui in avanti.

A Batista e Bourne aggiungo poi anche Santino, invischiato in un match orrendo (la vera gara sarebbe dovuta essere tra chi aveva più pancia tra Piper, Goldust e Honky Tonk Man, con JBL come arbitro speciale ed Hall Of Famer di categoria) ma indubbiamente il personaggio più brillante che la WWE ha saputo inventare negli ultimi anni. Al di là del simpaticissimo gesto di Shaq, ribadito anche davanti ai teleschermi nel caso qualcuno non avesse capito e che, per un istante, ha messo in difficoltà persino Marella, il nostro connazionale si conferma entertainer di prima grandezza, nonché uno dei pochi validi motivi per seguire Raw di questi tempi. Sarebbe anche carino che gli concedessero maggior spazio sul ring, visto che le qualità ci sono, ma a conti fatti è forse meglio averlo a mezzo servizio che non averlo per niente. E comunque l'ascesa di Santino a più grande campione Intercontinentale prosegue. Avanti il prossimo.

Chi invece esce malissimo da Cyber Sunday è sicuramente Kane, sconfitto pulito da Mysterio ed ormai entrato ufficialmente nel periodo più triste della sua carriera. Perché non si ritiri mi resta mistero, di certo vederlo in questo stato fa male al cuore e, considerato che il No Holds Barred è stato quanto di più soft si potesse pensare, fa rabbia pensare all'ennesimo spreco targato WWE.
Gli fa poi compagnia Jeff Hardy, che nonostante il mastodontico volere del pubblico e nonostante una prova più che discreta vede il titolo sfuggirgli nuovamente e, probabilmente, le sue chance diminuire in maniera considerevole. Probabile che, ora, toccherà ad uno tra Undertaker e Kozlov (umiliato dai voti del pubblico) sfidare Triple H; il rammarico più grosso è che la vittoria di Jeff avrebbe rappresentato una piacevole sorpresa, qualcosa di inatteso ed un segnale positivo da parte di questa federazione in letargo, ed invece tutto come previsto e regno di HHH sempre più piatto e scialbo.

Insomma, a tirare le somme questa edizione di Cyber Sunday si rivela senza infamia e senza lode (purtroppo i pochi secondi in cui Maryse presenta il suo costume non sono sufficienti ad alzare la media complessiva della serata), uno show che passa senza danni ma che, se si esclude il finale, poteva essere tranquillamente saltato senza doversene pentire. Specchio perfetto, quindi, della WWE, che ora come ora non ha buone idee e si appoggia a copioni già scritti, in attesa di qualcosa che, credo, nemmeno loro sanno cos'è ma che sicuramente migliorerà l'attuale situazione.
Lecito aspettarsi, a questo punto, il classico match 5 vs. 5 per le Series e, Dio ce ne scampi, magari neanche un titolo in palio in quel di Boston, e poi via (a fatica) verso la Road To Wrestlemania, l'unico periodo dell'anno nel quale la WWE sembra sapere cosa fare.
Per cui non disperate, ancora pochi mesi e poi la WWE tornerà degna di essere vista.
Certo è, se ci pensate, che se anche la Road To Wrestlemania dovesse rivelarsi indegna di tal nome…

For now The Game's over, a martedì prossimo.

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