AEW Planet #43 – Punk, Bryan, it’s the summer of AEW

Era una calda sera d’estate nel milanese. Di lì a poco, il tempo sarebbe cambiato e ci sarebbero toccati in sorte giorni di nefaste condizioni meteorologiche, tra grandine e temporali improvvisi. Ma quella sera faceva davvero molto caldo. Ed è per questo, che la prima reazione quando lessi quel tweet di Ringside News fu di prendere me stesso per la collottola e infilare la testa sotto l’acqua fredda. Daniel Bryan e CM Punk hanno firmato per la AEW. Non “sono in trattativa”, non “c’è un interesse”, non “si è discusso tra ex amici” o cose del genere. No. Hanno firmato. Realtà o effimero sogno di una notte di mezza estate?

Come sempre succede, quando c’è una notizia di questo tipo puntualmente ogni cosa sembra un segno. Punk posta apprezzamenti per Chicago, la sua città natale, e la mente corre ad All Out, prossimo PPV della compagnia dei Khan, o al secondo show Rampage. Bryan non rifirma per la WWE e chiaramente c’è qualcosa sotto. E cosa, se non la AEW. Nessuno da Jacksonville si premura di negare la faccenda, anzi, i canali social di Chris Jericho rilanciano quello che è a tutti gli effetti un clamoroso All In, Darby Allin evoca il Best in the World in un promo a Dynamite, Tony Khan si trincera dietro un moggiano “non confermo né smentisco”.

Ripetiamolo, perché rimanga scolpito nella pietra, CM Punk e Daniel Bryan presto potrebbero comparire con la patacca “is All Elite” a furor di popolo. Già, perché stiamo parlando non di due freschi licenziamenti come Andrade o Aleister Black (con tutto il rispetto per entrambi, che sono ottimi performer). No, ci stiamo riferendo a due delle superstar più significative dell’ultima (o penultima, valà, prima che Reigns si offenda) era in WWE. E il timing è quantomai perfetto sotto tanti punti di vista, è un po’ come quando a tavola al bar i vecchietti sclerano rigorosamente in dialetto (di qualsiasi provenienza esso sia) “Te l’avevo detto di buttare il carico”. Solitamente condito da una catchphrase di insulto alle alte sfere celesti. Decisamente non accettabile in regime di PG TV.

Era il momento ideale per la AEW di giocarsi l’Asso e il Tre di briscola. Con la WWE in pesante crisi creativa e di ascolti nel suo main show (RAW), con una diaspora di talenti dovuta a una pigrizia in termini di piani e storyline, con promozioni e retrocessioni a caso tra NXT e i due brand di bandiera. Gli ascolti di Dynamite sono in progressiva crescita, il ricambio di superstar nella card è costante e mai banale o buttato lì per caso, perfino Cody Rhodes ha trovato una sua più o meno sensata collocazione nel mandare over (si spera) l’oscuro Malakai Black.

Calano gli assi, dunque. E per citare il nostro podcast ufficiale The Whole Damn Show e il mio esimio collega il Cavaliere La Spina, con questa mossa la AEW non solo certifica la propria ambizione sullo stare al tavolo dei grandi, ma prende posto a pieno titolo. Un grande potere, una grande responsabilità, perché fallire in questo senso diventa un’eventualità non ammissibile. Rappresentano il punto di arrivo di un percorso per cui la AEW cerca di essere l’anello di congiunzione tra mainstream televisivo e mondo delle indies, di cui Bryan e Punk sono stati degni rappresentanti e per certi versi pionieristici nel loro approdo in WWE.

Detto questo, vi propongo un’analisi dei pro (tantissimi) e dei contro (decisamente pochi) che mi sono venuti in mente riguardo questa operazione:

PRO: DREAM MATCH E NARRATIVA

Ammettiamolo, quanti dream match ci vengono in mente con Punk e Bryan? Un’infinità. Scontro tra di loro, c’è Omega, c’è Moxley, c’è Cody e ancora Chris Jericho, ci sono le nuove leve Hangman Page e Darby Allin, c’è MJF, un altro self proclaimed Best in the world, c’è perfino Sting. Immaginarsi non solo il lottato, ma anche i promo che potrebbero venir fuori tra Punk e uno a caso di quelli di cui sopra è a dir poco elettrizzante. Così come pensare allo stile di combattimento di Bryan applicato ai match veloci e pieni di intensità cui assistiamo il mercoledì notte. Dare al pubblico ciò che il pubblico vuole dovrebbe essere una regola aurea per ogni show televisivo. E il potenziale in tal senso è spaziale.

Peraltro, giù il cappello di fronte a entrambi quando si tratta di raccontare qualcosa sul ring. Che è uno degli aspetti su cui secondo me la AEW deve lavorare ancora molto. Ci si prova, per l’amor del cielo, innegabile. Ogni match ha una sua storia e una sua costruzione, a volte sensata, a volte meno. Quello che a volte manca è la capacità di portare pathos e di trasmettere a chi guarda la stessa trama che viene veicolata in storyline, vendendo le mosse subite, mostrandomi la sofferenza e le emozioni per cui stai combattendo. In modo realistico e non forzato o portato all’eccesso, come attualmente fa Kenny Omega.

E in questo Daniel Bryan è un vero fenomeno. Dalla mimica facciale, al ritmo dell’incontro, alle frasi da dire o non dire al proprio avversario. Se ripenso al main event di Fastlane per esempio, contro Roman Reigns ancora in versione fantoccio, con Bryan che gli ride letteralmente in faccia mentre si sottrae ai suoi tentativi di grappling a centro ring…

Insomma, c’è tanto che questi due possono insegnare alla new generation targata AEW. Il che andrebbe a completare un quadro disegnato con minuzia intorno a personaggi come Darby Allin o Jungle Boy, per esempio, assolutamente over con i fan, ma ancora con pastasciutta da mangiare, per citare Leonardo Bonucci. Punk e Bryan possono fare, quindi, anche ciò che sino ad ora non è riuscito granché a Sting e Christian Cage.

Per loro stessi, tra l’altro, c’è l’opportunità di chiudere la carriera in modo più che dignitoso. Cosa che in WWE non era più possibile, visto che, per esempio, Kurt Angle ha dovuto abbandonare il ring perdendo contro Baron Corbin… Avrebbero tutti e due, pare, un calendario ridotto e Bryan potrebbe combattere anche in Giappone, cosa che da sempre era nei suoi interessi. Una win-win situation per tutti gli attori in gioco, da questo punto di vista. Che darebbe peraltro un senso più concreto a questo Erasmus per cui alcuni wrestler vanno di qua e di là a caso come degli studentelli universitari.

CONTRO: POSIZIONE NELLA CARD E RISCHI FISICI

Il primo non è un contro vero e proprio, è più un warning. Attenzione a non fare cazzate. Perché di esempi in cui si prende il grande nome, lo si manda a fagocitare il main eventing e poi improvvisamente ti ritrovi con le braghe calate perché perdi quello che tu internamente avevi costruito prima… Beh. Basta guardare alla TNA Hogan-Bischoff. O alla WCW e a Bret Hart. Avere il performer che ti tira giù le arene e che ti fa schizzare gli ascolti è una cosa ottima e più che necessaria. Che non deve però farti dimenticare quanto bene bisogna sempre lavorare.

Perché se ora il fatto che Punk e Bryan siano in procinto di arrivare annulla o sminuisce il push per Adam Page, scalpellato alla perfezione e pronto per raggiungere il suo acme, allora non ci siamo. Se si snatura il proprio prodotto e il proprio materiale umano per asservirlo a personaggi con, peraltro, longevità limitata, non ci siamo. Mi viene in mente un paragone calcistico, con la Juve che compra Cristiano Ronaldo qualche stagione fa. Uno dei più grandi di sempre, 5 Palloni d’Oro, un’azienda di marketing vivente. Che ti proietta immediatamente nel rango delle grandi vere d’Europa. Però è al tempo stesso tremendamente condizionante, perché quel nome lì non lo puoi mettere in panchina, perché quel nome lì non lo puoi sminuire mai e ti lascia meno spazio sia tatticamente che sul mercato.

Penso sia un rischio contenuto, perché sia Punk che Bryan hanno una mentalità più simile a Chris Jericho che a Brock Lesnar, per dirne due. Jericho non si è mai tirato indietro nel mandare over un qualsiasi avversario. Bryan ha costruito degli show in WWE, sa come si fa, sa che fondamentalmente non gli serve un AEW Title, tra le altre cose. Però, mi ripeto, attenzione a non sbagliare.

Il rischio più grande (condiviso da Vince Russo, tra parentesi), però, che vedo soprattutto per il buon Danielson è quello fisico. Non dimentichiamo che Bryan si era ritirato, miracolosamente rientrato tra le lacrime di gioia di chiunque, ma pur sempre ritirato. Lo stile AEW può essere molto più congeniale rispetto a quello della WWE, più velocità, moveset più vario, meno limitazioni nello svolgimento degli incontri e delle storyline. D’altro canto è un fatto che ci sia molta meno protezione, che sia, genericamente parlando, a volte una compagnia poco safe verso gli atleti. Al di là dei botch clamorosi, è proprio la spettacolarizzazione che spesso la AEW fa del rischio fisico a essere pericolosa per due che di fatto sono a fine carriera, chi per un motivo, chi per l’altro.

E anche per questo mese è tutto, ci attende un’estate ricca di sorprese e di potenziali soddisfazioni.

It’s the summer of AEW, baby!

Andrea Samele
Laureato in filosofia, amante della creatività, della scrittura e del suono musicale di una chop. Appassionato di wrestling di lunga data per la capacità di creare personaggi e storyline in grado di coinvolgere gli spettatori. Per Tuttowrestling.com curo l'AEW Planet.
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