AEW Planet #34 – L’eredità di Full Gear

L’ottimo Full Gear di inizio mese ci aveva lasciato in dote un’eredità importante, con nuovi campioni e storyline agli albori. Queste ultime settimane di Dynamite ci hanno proposto degli show molto solidi, molto belli da vedere, pur senza slanci emozionali particolarmente forti.

A tal proposito, trovo pienamente condivisibili le dichiarazioni di Eric Bischoff, per cui nella AEW tutto quello che si vede nel ring è interessante e molto reale. Di contro, il canovaccio è un po’ sempre lo stesso, manca quel punto esclamativo che possa far scollinare di nuovo il milione nei ratings televisivi. Insomma, è come una pizza Margherita a cena. Un classicone, tendenzialmente sempre uguale, ma che alla fine rimane un gran bel mangiare.

LA RINASCITA DI JON MOXLEY

Parlare di rinascita di uno che è campione incontrastato da mesi e mesi è forse un pelo esagerato. Però ci sono performer che hanno bisogno di avere un nemico all’altezza per dare il meglio e l’ex Dean Ambrose appartiene a questa categoria. Ha vivacchiato senza infamia né lode contro sparring partner episodici, ma con Eddie Kingston prima e con Kenny Omega ora, abbiamo visto un Moxley decisamente in bolla, praticamente perfetto.

Soprattutto con un microfono in mano. Intensità, mimica facciale, parole che puntano dritte all’obiettivo, dando valore e importanza alla cintura, raccontando una storia credibile di cui lui è assoluto protagonista. E, francamente, mi auguro possa mantenere il titolo la settimana prossima.

I PROMO IN AEW

Caratteristica, quella dei promo, che sta diventando una piacevole abitudine in quel di Jacksonville. I promo urlati stanno diminuendo (purtroppo è rimasta la quota Taz) e sono perlopiù appannaggio di Kingston, che renderebbe emotivamente coinvolgente anche la trama di una puntata di Beautiful.

Il parlato è diventato davvero funzionale alla presentazione di un contenuto, grazie soprattutto ad autentici maestri del microfono come MJF, Jericho e Cody, ma anche ai già citati Taz, Kingston e Moxley. Non stiamo più guardando degli attori (pessimi, talvolta), che ripetono a macchinetta delle frasi fatte senza senso con la faccia cattiva, con la perenne sensazione di assistere a qualcosa di finto. Bensì, ci sono personaggi che si raccontano sul ring, che spiegano la loro storia, che colpiscono dove devono colpire, avversario e spettatori.

LE STORIE SENZA BUONI E CATTIVI

E in questo senso, diventa ancora più credibile e interessante da seguire il fatto che vada scomparendo la concezione classica di face e heel. Il main event dell’ultima puntata di Dynamite ci ha regalato PAC e Rey Fenix contro Butcher & Blade, con Kingston in postazione di commento e un caotico finale con Archer coinvolto. Ovvero una trafila di teorici heel che combattono tra loro semplicemente perché ha senso che lo facciano. Perché c’è una storia dietro che li unisce tutti quanti. Idem Omega contro Moxley, entrambi a metà tra l’essere buoni e cattivi, su poli contrapposti, con un passato destinato a farli scontrare sul ring senza esclusione di colpi.

E ancora Jericho contro MJF: passato, presente e futuro del ruolo di heel supponente e pieno di sé, affabile con le parole, truffaldino sul quadrato. Storyline che li vedrà uno contro l’altro senza per questo dover necessariamente definire i parametri di un buono e un cattivo, senza dover imboccare il pubblico suggerendogli o imponendogli per chi deve fare il tifo. Una scelta stilistica decisamente matura, che rende più facile creare una connessione con il pubblico, responsabilizzato e chiamato in prima persona a capire la storia per poter prendere posizione.

UNDERCARD E PERSONAGGI IN RICOSTRUZIONE

Anche alla luce di quanto detto per gli aspetti positivi, mi fa un po’ storcere il naso che ci siano elementi in totale controtendenza. Per esempio, il turn di Will Hobbs credo ce lo saremmo potuti risparmiare volentieri. Non perché sia venuto male, anzi. Ma crea questa situazione piuttosto ripetitiva per cui di fatto tutti i big men in AEW sono tendenzialmente cattivi e molto simili tra loro. Sovraccaricando al tempo stesso le figure dei loro oppositori, che di questo, probabilmente, non hanno nemmeno bisogno.

Così come trovo poco realistico il continuo ascensore che alcuni personaggi si trovano a prendere per salire e scendere nella card. In AEW c’è davvero tanta, forse troppa gente. Paradossalmente, costruita anche bene, che aspetta solo di essere lanciata. Il che crea un effetto straniante a dir poco, se guardiamo alle card delle puntate di Dynamite. Miro è stato presentato come il Best Man, ha in dote l’hype con i fan generato in WWE, e finora non ha sostanzialmente fatto niente. Shawn Spears alterna momenti di luce a (parecchi) altri di nulla, i Jurassic Express sono scomparsi, il Dark Order è diventato praticamente solo John Silver.

E il feud in pancia con Hangman Page è tutt’altro che entusiasmante, dal mio punto di vista. Soprattutto per Page, che è vero che deve passare in prigione direttamente e senza passare dal via, dopo la sconfitta con Omega in quel di Full Gear, ma poteva essere gestito contro avversari di caratura superiore, per mantenerne intatto lo status di main eventer, di prossimo volto positivo della compagnia. Ora, se fai ben figurare tutti, se dai minutaggi lunghi e finali incerti a match che sulla carta non dovrebbero avere storia, ottieni sì l’effetto di dare un tono a più personaggi, ma di contro non hai una gerarchizzazione precisa di chi non è nelle parti nobili dello show o di chi c’è stato ed è tornato indietro.

E con questa carrellata di più e meno, per questo mese è tutto. Non perdetevi il prossimo episodio di Dynamite con la sfida tra Moxley e Omega per l’AEW World Championship!

Andrea Samele
Laureato in filosofia, amante della creatività, della scrittura e del suono musicale di una chop. Appassionato di wrestling di lunga data per la capacità di creare personaggi e storyline in grado di coinvolgere gli spettatori. Per Tuttowrestling.com curo l'AEW Planet.
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