The Codebreaker #60 – Categoria tag-team: rinascita o casualità?

Bisognerebbe sorprendersi in positivo se davvero dalle parti di Stamford avessero deciso di rivalutare la categoria tag – team. I tempi d'oro degli anni '80 – '90 sono forse irripetibili, ma provare a riportare i titoli di coppia a livelli più che soddisfacenti non rappresenta certamente un'impresa irrealizzabile.

Tranne il regno di Chris Jericho e The Big Show, negli ultimi anni su questo fronte il panorama WWE si è spesso e volentieri contraddistinto per confusione, mancanza di idee, talenti bruciati, assenza di storyline, volontà di puntare altrove. La situazione appare profondamente cambiata in meglio in tempi recenti. Non ho gli strumenti per poter interpretare il nuovo scenario come un reale progetto direttamente finalizzato alla rinascita di uno dei cuori pulsanti del wrestling di qualità, oppure come un insieme di circostanze positive che hanno portato, più o meno volontariamente, alla rivalutazione della categoria.

Il “Team Hell No” ha costituito il primo step di questo processo. Un lunghissimo regno titolato, numerose difese superate brillantemente, Bryan e Kane perfetti interpreti di personaggi pazzi, ironici, polemici, controversi, dedicandosi ad un marcato intrattenimento, numerose gag e segmenti parlati, senza però mai perdere la bussola sul ring. La loro esplosione può anche essere vista come l'inizio del push che ha portato l'ex allievo di Shawn Michaels nei quartieri alti e un modo per rivedere Kane nel giro che conta.

L'avvento dello Shield ha portato ulteriore linfa e importante visibilità alla categoria di coppia. Nonostante si stia parlando di una stable composta da 3 uomini, ben presto Seth Rollins e Roman Reigns. sono stati spesso e volentieri impegnati in match tag-team, mostrando ottima chimica di squadra, un mix di potenza, velocità, tecnica e scaltrezza, a prescindere dalle discutibili e frequenti interferenze esterne di Dean Ambrose, Randy Orton e del potere dirigenziale della famiglia McMahon.

Una volta conquistati i titoli, lo Shield per mesi ha regnato sovrano, meritando le cinture con i fatti, offrendo non soltanto buoni match, ma dimostrando di possedere un potenziale enorme, ancora in parte inespresso, in grado di scrivere importanti pagine nel wrestling presente e futuro. Cambi veloci, un'alternanza di prese statiche e mosse acrobatiche, di tattiche di strategia offensiva studiate a tavolino e un disordine nel quale ben presto hanno trovato il proprio habitat. Nel corso del loro dominio la categoria di coppia, nonostante non si riuscisse a trovare un tag-team in grado di porre fine al loro regno, non si è assolutamente ridimensionata.

Gli Usos, dopo mesi e mesi di sconfitte, hanno ritrovato spazio e visibilità negli show televisivi, offrendo alcuni match di buona fattura, Antonio Cesaro e Jack Swagger si sono resi protagonisti di un rendimento discontinuo, caratterizzato da sconfitte cocenti e vittorie sorprendenti, ma il lottatore svizzero, da singolo e al fianco del compagno, ha fornito prestazioni a cinque stelle in numerose occasioni, in primis contro Daniel Bryan.

I “Prime Time Players”, soprattutto dopo la dichiarazione pubblica di omosessualità da parte di Darren Young, hanno collezionato una serie di successi e prestazioni convincenti, che hanno trovato un muro di sbarramento soltanto nel match titolato con lo Shield. Negli ultimi giorni abbiamo assistito al debutto de “Los Matadores”, un modo per rimettere in corsa Epico e Primo con una nuova gimmick; solo il tempo rivelerà se si tratta di una scelta azzeccata o un qualcosa di folcloristico destinato ad un fuoco di paglia, ma sicuramente è un modo per cercare di cambiare il destino dei wrestlers coinvolti. Non dimentichiamoci della Wyatt Family, un'autentica e potenziale mina vagante.

L'apice del processo di crescita si è raggiunto recentemente con l'ottimo rendimento di Cody Rhodes e Goldust. Il figlio più giovane di Dusty ha ritrovato gli stimoli, la caparbietà e il dinamismo mostrati durante il lungo regno da campione intercontinentale, ma non ha lottato da solo, tutt'altro. Goldust mi ha personalmente sorpreso: ritmo elevato, buon parco mosse, resistenza anche in match dalla durata piuttosto prolungata e subendo mosse pericolose come la spear ad opera di Reigns sulle protezioni fuori dal ring, fame di successo, voglia di recuperare il terreno perduto.

Già nel match contro Randy Orton l'ex TNA aveva ben impressionato, rimediando una sconfitta finale determinata esclusivamente da alcuni episodi. Al di là della decisiva interferenza di The Big Show nell'ultimo Raw, l'arrivo delle cinture tag-team nella famiglia Rhodes rappresenta un risultato pienamente meritato, non soltanto per la leggendaria storia scritta dal loro cognome in questo business, ma per il presente ricco di ritrovate soddisfazioni e un futuro ancora tutto da scrivere.

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