The Codebreaker #58 – Potere, rivolta, la macchina del tempo

Quanto accaduto a Night of Champions e nel successivo Raw hanno evidenziato alcuni fattori chiave.

Daniel Bryan lotta contro i mulini a vento. La sua vittoria al ppv mi ha sorpreso, perché mi aspettavo, come qualunque appassionato e addetto ai lavori, qualche mossa di HHH per fregarlo nuovamente e prolungare il regno titolato di Randy Orton e la mia sensazione non era cambiata nemmeno quando lo stesso direttore operativo ha comunicato l'impossibilità per lo Shield e The Big Show di interferire.

La conclusione rocambolesca del match con il successo di Bryan, anche grazie al conteggio veloce del direttore di gara, è stata una genialata architetta da chi lavorava dietro le quinte, in quanto ha consentito di togliere d'ufficio il titolo al nuovo campione, riportare Randy Orton, destinatario delle critiche di HHH e Stephanie dopo la sconfitta in ppv, al suo massimo periodo da heel per convincere la federazione a puntare davvero su di lui come uomo copertina.

Da un punto di vista si può sorridere sul modo scelto dai bookers per ottenere il risultato finale, dato che personalmente considero buffo assistere ad un conto un po' veloce di Scott Armstrong, da me definito “l'arbitro moviola”. La WWE ha mostrato un suo conto normale nel match di Night of Champions, ha fatto bene a definirlo tale, peccato però che tutti gli altri match da lui arbitrati siano stati caratterizzati da un conteggio lentissimo, al limite di risate infinite, non gli si poteva ricordare che i suoi colleghi contano in maniera “normale”?

Se Daniel Bryan dentro e fuori dal ring non ha più nulla dimostrare, viste le trionfali e meritate accoglienze del pubblico dinanzi al suoi match qualitativamente elevati e al suo adattamento da uomo intrattenitore in coppia e da singolo, Randy Orton invece, forse non soltanto per accontentare HHH e Stephanie, aveva l'esigenza e il dovere di ritornare quello che è stato anni fa.

Via la versione face, accantonata anche il lato heel abbozzato, alla WWE serve eccome la Vipera, il Predatore Massimo, il Killer delle Leggende, l'uomo dal calcio leggendario, soprattutto in un momento nel quale bisogna fare i conti con il serio infortunio di John Cena e la serie di sconfitte rimediate da CM Punk.

Quelli erano anni nei quali Randy non si faceva problemi a colpire familiari di un collega, a portare la storyline con HHH al massimo livello personale coinvolgendo direttamente anche Stephanie, da giovane membro dell'Evolution era passato a leader di una stable, la Legacy. Gli orologi sembrano essere tornati indietro, con Mr. Rko a guidare, al fianco di HHH, le strategie dello Shield e a mettere seriamente k.o. The Miz dinanzi alla sua gente e ai suoi genitori.

Restando all'interno dello stato dittatoriale imposto dalla famiglia Mc Mahon, sarebbe un delitto non soffermarsi un attimo sullo straordinario impatto di Stephanie sulla storyline, essendo riuscita perfettamente a calarsi in una parte scomoda, regalando importanti monologhi, capacità di rispondere colpo su colpo in face to face verbali, sguardi incisivi, battute efficaci, strategici sorrisi, mimiche facciali di elevato livello all'interno di un valore estetico che sembra non tramontare mai con il passare degli anni.

Dopo aver assistito ai toccanti discorsi a The Big Show, nei quali ha offerto un mix di realtà e finzione meritevole di clonazione con l'ordine eseguito dal gigante di mettere k.o. Dusty Rhodes con il pugno proibito, Stephanie si è confermata nell'ultimo Raw con Dusty Rhodes, portando l'Hall of Fame a riflettere sui rapporti con i figli e alle proprie responsabilità, seppure utilizzando modalità almeno discutibili.

Night of Champions potrebbe rappresentare l'ennesima e , chissà, ultima chance per Ryback di ritornare nei quartieri alti della federazione. Dopo i numerosi assalti falliti in maniera rocambolesca al titolo WWE contro CM Punk, a quei tempi uomo proprio di Paul Heyman, la mancata vittoria della Rumble e una gestione recente del personaggio piuttosto confusionaria, i bookers hanno deciso di portarlo tra gli alleati dell'ex manager ECW, facendolo risultare decisivo ai danni di CM Punk, fracassato sul tavolo prima di essere schienato da colui che l'ha scoperto e valorizzato in WWE.

Al momento è sinceramente difficile immaginare l'atleta che dichiara di dettare legge poter competere nuovamente per un alloro, o comunque un traguardo prestigioso, anche se nulla può essere escluso a priori vista la potenza e i buoni risultati da heel, in attesa di conoscere il futuro di Brock Lesnar e in particolare come verrà gestito il personaggio di Curtis Axel, sul quale talvolta pare non regnare la massima chiarezza.

La dittatura ai danni di Daniel Bryan, il licenziamento di Cody Rhodes, le continue umiliazioni subite da The Big Show, il grave infortunio subito da The Miz, le numerose occasioni nelle quali Ziggler è stato bombizzato dallo Shield potrebbero ora scontrarsi con la rivolta del roster accaduta al termine di Raw in difesa di Daniel Bryan.

Attenderemo la reazione della famiglia al potere, la quale può contare su molti alleati, ma sarà probabilmente costretta a fare i conti con una parte di roster decisa a non accettare più ingiustizie e a compattarsi in un'unica realtà, fondamentale per non trasformare i taping in un qualcosa già visto e rivisto negli show precedenti.

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