The Codebreaker #43 – A volte ritornano…

The Rock e Brock Lesnar, ma non soltanto. Tra i vari argomenti potenzialmente interessanti non posso evitare di soffermarmi sul ritorno in azione di diversi lottatori nelle ultime settimane targate WWE. Chris Jericho, Mark Henry, Jack Swagger rappresentano un mix di passato, presente e futuro di indiscutibile importanza.

Y2J. Al di là della grande stima che posso nutrire nei suoi confronti, un ritorno sul ring del campione canadese non può che far bene all'intero movimento. Per chiunque, lui compreso, il tempo passa, è inevitabile, ma la classe non è acqua e in casi simili le lancette sembrano scattare più lentamente. La prestazione offerta nel ritorno a sorpresa alla Rumble e il match da singolo contro CM Punk a Raw non soltanto hanno confermato, se ce ne fosse stato bisogno, le qualità di Y2J, ma hanno dimostrato come dal canadese possa ancora arrivare un grande contributo dentro e fuori dal ring nei quartieri alti WWE.

Da face, da heel, sul ring, con il microfono in mano, Chris Jericho rappresenta (parlo da addetto ai lavori e appassionato di wrestling e non da suo grande fan) uno dei più grandi lottatori degli ultimi decenni, tra i più completi, un mix tra vecchia e nuova concezione della nostra disciplina, il ponte di collegamento tra epoche diverse, un esemplare di wrestler così completo e universale da non poter passare mai di moda. Il pubblico risponde in tempo di record ad ogni sua performance, entrata, mimica facciale, parola pronunciata, “spacca” ancora lo schermo, trasmette emozioni ogni volta che sale sul ring.

Soprattutto in un periodo nel quale la federazione si ritrova tra le mani un parco lottatori giovane e almeno in parte inespresso, ma, a mio parere, tecnicamente molto valido e capace di meritarsi le luci della ribalta nel futuro (sempre se i bookers non si inventeranno il contrario dell'immaginabile per bruciare potenzialità sotto gli occhi di tutti), l'apporto di Chris Jericho potrebbe risultare assai prezioso. Non soltanto a livello personale, ma anche sotto il profilo della qualità del prodotto finale, in termini di personaggio in grado di contribuire alla crescita e all'esplosione di potenziali campioni in rampa di lancio, senza ovviamente trascurare l'eventualità di scrivere nuove pagine di storia in ottica titolata.

Mark Henry. Da tempo non si vedeva in azione, il suo ritorno sul ring, rigorosamente in versione heel, non è passato tra l'indifferenza generale, è stato di un determinato impatto, nella norma o di notevole rilevanza a seconda dei punti di vista, ma credo che abbia lasciato un segno. Da quando la WWE ha voluto puntarci davvero da heel, abbiamo assistito ad una seconda giovinezza dell'atleta di colore, capace di crearsi alla perfezione il personaggio di uno schiacciasassi senza pietà in grado con i fatti di spazzare via chiunque si mettesse sulla sua strada, giganti compresi, ma non soltanto. Il suo regno da campione del mondo è stato credibile, importante, non una parentesi, nemmeno una nota a fondo pagina nella storia della federazione, ma un periodo di assoluto dominio, nel quale ha dimostrato di meritare appieno la cima della montagna.

Difficile in questo momento capire le reali intenzioni dei bookers nei suoi confronti. Forse un nuovo regno da campione non è facilmente immaginabile, ma un push in prospettiva finalizzato ad uno dei titoli secondari non è assolutamente da escludere, come nemmeno la possibilità che venga inserito in un feud di grande fascino con una superstar in rampa di lancio, o alla ricerca della definitiva consacrazione. Anche il suo ritorno ha tutte le carte in regola per contribuire in maniera pesante, strategica e preziosa agli equilibri dei quartieri alti, regalando ai roster un heel credibile, di grande impatto e in grado di rappresentare un'autentica mina vagante.

Jack Swagger era scomparso da mesi dalle luci della ribalta e forse, vedendo le incomprensibili scelte dei bookers compiute negli ultimi tempi, è stato un gran bene. La gestione del suo personaggio è stata contraddistinta da una serie di risultati tanto altalenanti, quanto clamorosi nel bene e nel male. Un push titolato ai tempi della nuova ECW, le prime sconfitte che lo riportarono con i piedi per terra, l'inatteso exploit nel Money in the Bank, la conquista del titolo mondiale, ma, da quando la cintura non è più stata attorno alla sua vita, è stato protagonista di una discesa inarrestabile, fatta eccezione per un regno da campione USA che gli ha consentito di porre una frenata soltanto momentanea al suo ridimensionamento.

Si toccava con mano l'assoluta assenza di idee e progetti attorno al suo personaggio, al suo ruolo negli show, poi la scomparsa dagli schermi tv, ora il ritorno. Non a tutti può piacere, non è dotato di un carisma definibile come indimenticabile, può sembrare ripetitivo a qualcuno, non buca lo schermo con il microfono in mano, ma almeno il sottoscritto non sottovaluta assolutamente le sue qualità sul ring, a mio parere invidiabili e potenzialmente notevoli. Probabilmente non sarà destinato ad un futuro in pianta stabile come main eventer, o come stella di primo piano della federazione, ma senza dubbi siamo dinanzi ad un atleta completo, dotato di tecnica, potenza e resistenza, sul quale è giusto puntare a livelli medio-alti.

Previsioni ancora più ottimistiche sul suo futuro non sono semplici, perché, oltre ai progetti della federazione, tanto dipenderà da quanto riuscirà a dimostrare dentro e fuori dal ring, dai risultati ottenuti, dal riscontro tra il pubblico e dall'evoluzione del suo personaggio, ma una cosa è certa. Al di là del massimo livello di rendimento da lui raggiungibile, mi auguro vivamente per Jack Swagger, come per qualunque altro lottatore meritevole di un minimo di considerazione, di non rivederlo più coinvolto suo malgrado in goffe e imbarazzanti scene comiche destinate a bruciare reali, o potenziali talenti, perché per la WWE sarebbe soltanto un esempio di puro autolesionismo.

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