The Codebreaker #41 – Cm Punk vs The Rock: fateci sognare

In questo numero non mi soffermo sulla qualità emersa in alcune sfide degli ultimi taping, in primis Kingston vs Barrett a Smackdown, oppure Ziggler vs Cena a Raw, una sfida emozionante per gran merito del possessore della valigetta ma con il leader della Cenation comunque sopra i suoi standard di rendimento. Colgo l'occasione per concentrarmi sull'attesissimo face to face verbale tra CM Punk e The Rock.

A mio modesto parere il regno del portavoce dello stile Straight Edge è stato ottimo sul ring, non ho gradito soltanto le ultime tre difese del titolo, tutte contro Ryback, nelle quali soltanto interferenze esterne, peraltro diventate clamorose, scontate e quasi fastidiose, si sono rivelate decise ai danni dello sfidante, pushato alla grande e portato a sfiorare il titolo, ma ritenuto inadeguato a conquistarlo per qualche determinato motivo. Sicuramente mancava un big man ai quartieri alti dopo la partenza di Batista, ma, col senno di poi, era meglio farlo passare da titoli “secondari” prima di mandarlo a sfidare CM Punk con alle spalle un regno lunghissimo per bruciarlo sul più bello. La dimostrazione che serviva forse un qualcuno da mandare contro il campione in un certo arco temporale, senza crederci più di tanto sulle sue reali, o presunte potenzialità.

Al di là di questo arriviamo al tema centrale dell'editoriale, la prima resa dei conti, quella verbale, tra il campione WWE e The Rock. Lo sfidante non lo scopriamo sicuramente oggi, appena entrato ha elettrizzato l'arena con la presenza, con le sue immancabili frasi ad effetto, ma forse ha trovato uno degli avversari che gli hanno dato più da torcere già verbalmente, ovvero nel suo campo preferito. CM Punk ha voluto precedere l'arrivo dello sfidante con un lungo monologo, nel quale ha toccato diversi argomenti, non ha sicuramente scoperto l'acqua calda, ma, il modo di esprimere certi concetti e il contenuto delle proprie “bombe a mano”, hanno fatto la differenza, come sempre.

Qualcuno probabilmente mi avrà criticato e forse lo farà ancora per la mia scarsa considerazione nei confronti di John Cena in versione lottatore, è vero, non rientra assolutamente tra i miei preferiti, ma contro di lui non ho nulla, assolutamente nulla contro la sua persona, la sua professionalità, l'immensa, lo ammetto, capacità in qualità di intrattenitore, uomo azienda e fonte di incredibili guadagni per se stesso e la federazione in termini di merchandising. Stavolta CM Punk l'ha citato soltanto in poche occasioni, ma il suo messaggio era sempre indirizzato a quel tipo di wrestling, al wrestling moderno, al wrestling WWE, nel quale spesso e volentieri bisogna far vendere magliette, soddisfare le esigenze del pubblico e dimostrarsi un buon intrattenitore per conquistare una cintura, ma non solo. Oltre alla decisione di utilizzare il microfono privandolo del simbolo WWE, ho apprezzato un altro fatto. Non è una novità, l'aveva già fatto oltre un anno fa, con ancora superiore efficacia.

L'attacco alla concezione del wrestling in quel di Stamford, quindi alla trasformazione del personaggio di Daniel Bryan da potenziale campione e sicuro talento sul ring a persona dominata dall'urlo “No”, a cosa deve fare Brodus Clay per compiacersi il pubblico, oppure come il Little Jimmy abbia più spazio dello stakanovista Tyson Kidd. Contro tali considerazioni, credo, nessuno potrà obiettare qualcosa. Qualcuno potrebbe sostenere una considerazione molto semplice: chi è in disaccordo con certe strategie della federazione, sa dove è la porta per trovare posto altrove, certo, più facile dirlo che a farlo, soprattutto quando le alternative non ci sono, o scarseggiano al di fuori da Stamford, ma su questo, in ricordo della vera originale TNA, potrei scrivere un libro.

CM Punk ha tenuto testa, non ha abbassato assolutamente lo sguardo ad una leggenda, ad un pluricampione mondiale, ad uno dei simboli dell'epoca d'oro, ad un attore, ad uno dei migliori intrattenitori mai visti nel mondo del wrestling. The Rock ha risposto alle accuse, alle scarse apparizioni nel mondo del wrestling negli ultimi anni, all'attacco subito a sorpresa nella puntata 1000 di Raw, al suo modo di compiacersi il pubblico, ma ha avuto pane per i suoi denti. È vero, ha pareggiato la GTS subita nell'ultima apparizione con la Rock Bottom finale, ma il face to face verbale non è finito a suo vantaggio, al massimo in un pareggio, con il campione WWE, a mio parere, uscito paradossalmente in leggero vantaggio dall'ultimo taping. The Rock è stato onesto nel riconoscere le grandissime qualità del rivale dentro e fuori dal ring, crede però che il campione in carica non sia riuscito nel tentativo di sfruttare appieno il proprio talento, perdendosi in un delirio senza sbocco, ricco di egocentrismo e una dichiarata voglia di essere il portavoce di chi non ha voce, di effettuare delle rivoluzioni, spingere per dei cambiamenti, a suo dire mai avvenuti.

Considerazioni forse giuste, forse sbagliate, comunque soggettive, a mio parere in parte veritiere, in parte infondate, proseguite da altre accuse più traballanti relative alla filosofia Straight Edge, ai gelati, al peso talvolta del pubblico, perché probabilmente nemmeno lui pensava di trovarsi dinanzi un campione, forse meritevole di determinate critiche, ma altrettanto all'altezza di un regno così lungo. Nel monologo precedente all'arrivo di The Rock sono stati tirati in ballo nomi di leggende, campioni, lottatori capaci di scrivere pagine di storie, come ad esempio Bruno Sammartino, Ric Flair, Shawn Michaels ed Edge, qualcuno di loro in più occasioni ha dichiarato pubblicamente di aver lottato per i fans, oppure atleti costretti al ritiro per essersi spinti in match ad elevato livello di pericolosità, mettendo la propria incolumità fisica in gioco per l'amore della disciplina e i consensi del pubblico.

Concetti in parte veri, ma alzi la mano chi non ha mai dichiarato (soltanto per interesse, o mai pensato sinceramente) di far qualcosa per accontentare i fans, in parte CM Punk si contraddice, quando prima contesta (per me giustamente) il wrestling più cinema che lotta, poi mette in risalto negativo chi si è reso famoso, tra i tantissimi motivi, per la voglia di estremo e di pazzia (vedi Edge). La Rock Bottom finale ha messo, per ora, i puntini sulle “i”, riportando in parità, almeno fisicamente, il confronto, ma The Rock ha quasi dato la sensazione di voler chiudere così il faccia a faccia, non soltanto per vendicarsi dell'affronto subito nella puntata di Raw n°1000, ma anche per uscire a testa alta da una discussione nella quale faticava a trovare vie d'uscite, al di là della consueta e incredibile capacità verbale.

CM Punk spara contro il wrestling moderno e The Rock, come quest'ultimo aveva attaccato tempo fa John Cena, il quale però ha guadagnato molti punti per il sottoscritto, almeno in termini di stima e rispetto, quando ha ammesso di essere reduce da un anno terribile e di non meritarsi lo Slammy, consegnandolo all'Hall of Fame Ric Flair. The Rock fu accusato dal rapper di Boston di ritenere il wrestling come una seconda scelta, un modo per riempire i pochi spazi vuoti in un'agenda ricca di appuntamenti cinematografici, come avviene per ogni star di Hollywood. E' però altrettanto vero che senza gente come The Rock, a quest'ora forse non ci sarebbe stato nessuno sul ring, nemmeno John Cena, perché la WWE non avrebbe potuto percorrere spedita la strada che l'ha vista protagonista in questi anni, poteva anche non sopravvivere nel frattempo, senza determinati personaggi nel momento più delicato in termini di competizione.

La sfida della Rumble è attesissima, può succedere di tutto e a mio parere, augurandomi di non assistere ad una sfida condizionata da interferenze o sotterfugi, avremo da divertirci. È vero che John Cena è reduce da un 2012 fallimentare (dalla sconfitta contro The Rock all'attacco subito 24 ore ad opera di Brock Lesnar, dal k.o. contro John Laurinaitis al mancato incasso della valigetta e alla sconfitta contro Ziggler a TLC), ma a The Rock è stato concesso un lusso, un privilegio riservato a ben pochi intimi, ovvero schierare pulito John Cena. E' difficile pensare che Il campione della gente possa venire alla Rumble per subire una sconfitta ,seppur ben remunerata, smania dalla voglia di riconquistare il titolo dopo un decennio, e se ci si interroga su chi meriterebbe, su chi avrebbe la stoffa per interrompere un regno di campione in piedi da oltre 400 giorni, è lecito a pensare allo sfidante.

CM Punk rischierebbe di partire nettamente sfavorito, ma non va assolutamente sottovalutato, è tra i pochi in grado di tenere testa ad una leggenda, tra i più completi lottatori degli ultimi anni, è disposto a tutto pur di entrare nella storia della Rumble, senza dimenticare un piccolo grande dettaglio. C'è in palio il titolo, non è facile pensare ad un The Rock impegnato regolarmente sui ring WWE per la difesa della cintura e allora riprendono quota le chance di successo del campione, per il quale paradossalmente il fatto di dover difendere il massimo alloro potrebbe rivelarsi il fattore capace di far pendere l'ago della bilancia a suo favore. In attesa della Rumble godiamoci ogni taping, ogni momento, ogni segmento, ogni episodio, qualsiasi aggiornamento di una rivalità che promette scintille.

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