The Codebreaker #40 – Tempo di bilanci

E' l'ultimo numero del 2012, anche per The Codebreaker è tempo di bilanci. Tra pochi giorni arriverà il nuovo anno, ovviamente ricco di speranze per un qualcosa di migliore, anche in termini di wrestling. Il 2012, comunque caratterizzato da numerosi aspetti, personaggi e storyline deludenti, ha fornito grandi match, indimenticabili rivalità, personaggi sorprendenti, momenti toccanti e l'esplosione di nuovi talenti. In questo numero dedicherò spazio ai meritevoli di una citazione a parte per quanto hanno dato, dimostrato, principalmente in termini di lotta, all'universo WWE nell'arco di un'annata ricca di alti e bassi a livello di federazione e prodotto finale.

CM PUNK: storyline a parte, preferisco non mancare di rispetto a nessuno…. Scherzi a parte, merita di essere citato per primo chi ha superato i 400 giorni da campione del mondo in un regno che l'ha portato definitivamente nell'olimpo del wrestling moderno. Gli ultimi 2 ppv nei quali ha “rubato” contro Ryback non devono nascondere mesi e mesi di onorata difesa del titolo, spesso e volentieri combattendo contro i vertici della federazione all'interno di storyline che lo vedevano solo contro tutto e tutti. Sul ring è tanta manna dal cielo, avrebbe da insegnare a molti colleghi, altrettanto un fenomeno in versione intrattenitore. In ben pochi nella mia memoria possono definirsi heel migliori del leader dello stile Straight Edge. La presenza di Paul Heyman ha reso il suo personaggio ancora più interessante e completo.

SHEAMUS: non ha raggiunto il record di CM Punk, ma si è reso protagonista di un superlativo regno da campione, nel quale ha conquistato le preferenze di tifosi, appassionati e addetti ai lavori. Con gli anni è diventato lontano parente del lottatore rabbioso ma privo di alternative sul ring dei primi tempi. Ha dimostrato talento e impegno nell'arricchire notevolmente il proprio parco mosse, può vantare adesso un autentico “arsenale da guerra”, con una decina di mosse capaci di lasciare il segno sul ring e avendo aggiunto come finisher una presa di sottomissione al suo classico calcio brutale. Si è perso il conto dei match che ne hanno esaltato le qualità…contro Ziggler, Bryan, Del Rio, Big Show, Barrett, Cesaro, soltanto per citarne alcuni, avversari tecnicamente e fisicamente ben diversi tra loro, ma la presenza del guerriero celtico sul ring è un'autentica garanzia.

DOLPH ZIGGLER: ha ancora una valigetta da incassare, un premio ad un'annata stellare se ci soffermiamo esclusivamente alla qualità dei match offerti. Un talento, sul ring è già un campione, merita però di aver presto anche il titolo massimo attorno alla vita. Da tempo ha iniziato a trasmettere emozioni anche con il microfono in mano, dimostrando di avere tutto il potenziale necessario per essere definito un wrestler moderno, universale. Da applausi.

RANDY ORTON: soprattutto con il vincitore del Money in the Bank ma anche con Del Rio, la Vipera ha offerto match da cinque stelle, ma purtroppo infortuni, sospensioni, mancanza di continuità in termini di rendimento e di varietà di mosse ne hanno limitato il rendimento. Il 2013 deve essere il suo anno per tornare nei quartieri alti della federazione.

THE BIG SHOW: non so per quanti mesi o anni lotterà ancora sui ring WWE, ma almeno qualche booker ha avuto la giusta idea di dargli un premio alla sua professionalità, ma in particolare al suo talento e alla sua forza distruttiva. Sono finiti i tempi delle prese in giro, è un gigante e diamogli la possibilità di comportarsi da tale e di lottare per un qualcosa che sia alla sua altezza, ovvero il titolo. Tutte le sfide che l'hanno visto protagonista contro Sheamus, da Hell in a Cell al Raw in versione natalizia, hanno mostrato un Big Show da cinque stelle; furioso, dinamico ad un sorprendente livello per uno della sua mole, mai domo, perfino vario tecnicamente parlando, una forza della natura. La sfida di Hell in a Cell merita di essere classificata tra i migliori match dell'anno.

KANE & DANIEL BRYAN: premessa più che doverosa con il mio personale pensiero. Mi auguro con tutto il cuore che il loro tandem abbia presto fine, è durato tanto con risultati ottimi, ma credo che sia giunto il momento di variare e farli tornare a standard più consoni alle loro caratteristiche. Kane merita ancora di dettare legge da heel, Bryan ha tutti i mezzi per incantare con la sua tecnica e il vasto parco di sottomissioni. Detto questo, tanto di cappello per due grandi professionisti e altrettanto bravi atleti che hanno reso, oltre ogni più rosea aspettativa, nell'interpretare due personaggi ben lontani dalla loro attitudine. Immaginare un “mostro” e un talentuoso lottatore, da alcuni accusato di non vantare una grande dote da intrattenitore, in una coppia del genere era sia difficilmente immaginabile, che di improbabile riuscita, e invece… Sono riusciti alla grande ad immedesimarsi in un qualcosa che forse avrà stancato dopo diversi mesi, ma ha raggiunto l'intento di trasmettere alla coppia quel lato ironico, buffo e controverso che i bookers desideravano.

DEL RIO: ha perso molto terreno nei quartieri alti, vanificando numerosi assalti al titolo e uscendo spesso e volentieri sconfitto nei feud più importanti, contro Sheamus e Randy Orton. In certi momenti ho faticato a comprendere la gestione del suo personaggio da parte della WWE con continui e repentini alti e bassi, con una dominanza delle battute d'arresto negli ultimi mesi. Non posso conoscere eventuali motivazioni extraring, oppure discutibili scelte strategiche dei bookers. Probabilmente si sente l'esigenza di un cambio di personaggio o un turn face, chissà… In ogni modo, eventuali cambiamenti a parte, non ci sono dubbi sul grande potenziale tecnico del messicano, mostrato anche in recenti match contro gente del calilbro di Orton, Sheamus e Cena, simbolo della federazone, contro il quale ha talvolta perso subendo esclusivamente la finisher dopo un match dominato dal primo all'ultimo minuto.

KINGSTON: in certi momenti il suo personaggio mi aveva un po' stancato, ritenevo che avesse bisogno di una ventata di novità per renderlo maggiormente interessante e coinvolgente. Al di là di qualsiasi altra valutazione però è doveroso ammettere che il wrestler ghanese stia vivendo una seconda giovinezza, offrendo, con incredibile continuità, spettacolarità e altrettanto successo, prestazioni sublimi. Imprendibile, scatenato, pieno di energie apparentemente nascoste e sempre più vincente.

BARRETT: il suo nuovo stile di lotta può sembrare più noioso, anche il sottoscritto ritiene che al lottatore inglese servirebbe maggiore dinamismo, però ragazzi sul ring picchia come un forsennato. Raramente mi capita di vedere un suo match, nonostante quello stile più da altri sport da combattimento che avvicinabile al wrestling, e non trovarlo equilibrato, ricco di potenza, capovolgimenti di fronte. Un avversario duro da affrontare, ne sa qualcosa anche Sheamus, un lottatore sul quale la WWE dovrebbe puntare perché ha tutto per sfondare. Bisogna lavorare ancora sulla parte al microfono, ma per il resto ha tutto, età , fisico, potenza, tecnica per dire la sua anche per i titoli più importanti.

CESARO: di primo impatto non mi diceva niente, al microfono lo ritengo noioso e sul ring non mi colpisce per una struttura particolare pur essendo ben fisicato e invece… Nelle difese del titolo, contro avversari di valore come Sheamus, Ryback e Kingston, ha tirato fuori dal cilindro prestazioni maiuscole, caratterizzate da un importante mix di potenza, tecnica e da diverse mosse imprevedibili e raramente viste sui ring WWE. Tanto dipenderà da come riuscirà a colmare alle proprie lacune e alla volontà dei bookers di puntarci, ma una cosa è certa; tecnicamente parlando ha ben poco da imparare da chiunque. Gradita sorpresa.

RYBACK: non potevo non menzionarlo tra i personaggi che hanno lasciato qualcosa di positivo in quest'annata di wrestling. Il suo arrivo, o meglio il suo ritorno, ha avuto un grosso impatto, un'autentica macchina distruttrice, defraudata in due occasioni del titolo mondiale, ma capace di dare una scossa all'intero ambiente, ricordando, anche se vagamente per alcuni appassionati, qualcuno che l'ha preceduto. A prescindere dai reali piani della federazione nei suoi confronti, un lottatore di tali dimensioni mancava e può aver colmato una lacuna nei quartieri alti.

AJ LEE: è giusto menzionare una ragazza che pur non essendo una top model, o una lottatrice dal futuro assicurato, è stata una delle autentiche protagoniste dell'annata, sia in versione general manager, che di semplice accompagnatrice. È entrata in alcune delle principali storyline del 2012, ma soprattutto si è contraddistinta per fantastiche mimiche facciali, imprevedibili comportamenti e una palese capacità di intrattenere il pubblico, non annoiandolo mai, né rendendosi banale o scontata. Tra i colossi del wrestling è riuscita ad emergere, ritagliandosi uno spazio importante con la capacità di trasmettere emozioni e sentimenti, spesso contradditori, brevi e difficilmente decifrabili, con grande semplicità e disinvoltura.

Concludo il mio editoriale citando The Miz, tra i pezzi pregiati della federazione che hanno soltanto bisogno di maggiore continuità e fiducia nei propri mezzi per poter recuperare il terreno perduto, John Cena, dal quale si attende un salto di qualità sul ring che tarda ad arrivare da tempo immemore, oltre a HHH e all'Undertaker, protagonisti indiscussi della sfida migliore dell'anno, probabilmente la fine di un'era, conclusasi in maniera memorabile, avvolta dall'onore, dal phatos e dal rispetto.

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