The Codebreaker #35 – Il punto di svolta

Nessuno di noi può sapere se la WWE sta seguendo la strada giusta, si possono fare ragionamenti e previsioni, il tempo dirà se le scelte prese si riveleranno corrette, ma su una constatazione si può essere d'accordo: “Hell in a Cell” è una tappa fondamentale per il presente e il futuro a breve termine della federazione.

Gli ascolti non entusiasmano, il gradimento del pubblico non è sicuramente a livelli indimenticabili, la qualità sul ring si gusta con sempre minore frequenza e allora occorre uno scossone e, se non possibile, almeno una scossa che possa ridare entusiasmo, variare determinati equilibri apparentemente consolidati, creare nuove faide, sfide inedite, spunti di discussione e d'interesse ancora tutti da scoprire. “Hell in a Cell”, soprattutto per la particolare tipologia dei match, rappresenta l'occasione più adatta per alzare l'asticella, trovare e provare nuove sensazioni e, perché no, un punto di svolta.

In relazione ai match con in palio le cinture mondiali, i bookers sembrano aver lavorato al meglio per lasciare spazio a sfide assolutamente inedite, mettendo Sheamus e CM Punk rispettivamente contro avversari non soltanto di primo piano, ma caratterizzati da una devastante potenza fisica e un'incontenibile fame di successi. The Big Show potrebbe non avere davanti a sé molti anni di carriera, in qualità di big man ha vinto molto meno rispetto a quanto ci si poteva immaginare, anche in considerazione dell'amore provato dalle parti di Stamford nei confronti dei colossi, e smania dalla voglia di riscattarsi alla grande dopo i 45 secondi dell'ultimo regno titolato, motivo di scherno da parte di rivali e appassionati.

Ryback arriva, carico come una molla e da un push durato diversi mesi, all'appuntamento più importante della propria carriera. L'ex membro del Nexus ha bisogno di lasciare il segno sul movimento, di aggiungere il proprio nome alla lista dei campioni e, perché no, staccarsi definitivamente dai ricordi di Goldberg. La WWE non ha potuto, o voluto avere a disposizione il portavoce della spear, ma ha subito trovato un atleta che gli assomiglia tantissimo; cosa voluta, oppure mal digerita? Chissà.

Va però evidenziato un dato di fatto: i fan sembrano essersi finalmente affezionati all'atleta ammirato sul ring, lasciando per un attimo nel cassetto i ricordi di chi l'ha preceduto in passato. Un risultato positivo, frutto del buon lavoro svolto attorno all'ex Nexus, il quale ha pian piano guadagnato il gradimento del pubblico in virtù dei risultati ottenuti, di un carisma in crescendo e di caratteristiche fisiche quasi introvabili nei due roster. Sarà anche per l'odio provato da una parte del pubblico nei confronti del “nuovo” CM Punk, ma Ryback ha avuto il merito di essere tra i pochi ad aver fatto un po' “tremare” l'arena negli ultimi tempi, cosa non da poco, soprattutto in periodi di magra.

La WWE si gioca tantissimo sull'orgoglio dei campioni in carica e sul rendimento dei rivali; se la qualità degli incontri, le modalità di chiusura e gli esiti finali andranno a soddisfare le esigenze di buona parte degli appassionati, sarebbe un ottimo punto di (ri) partenza. Intendiamoci, in caso positivo non parleremmo di wrestling da antologia, né di rinascita del movimento, ma di un'importante occasione sfruttata al meglio per ricreare entusiasmo, rigenerare interesse e organizzare con maggiore tranquillità i piani futuri, facendo leva su una superiore dose di fiducia dell'intero Universo WWE.

Sheamus vs The Big Show e CM Punk vs Ryback sulla carta rappresentano duelli aventi tutto quello che il pubblico richiede per potersi divertire al massimo: potenza, intelligenza, grande capacità di incassare, fame di successo, orgoglio, voglia di riscatto, coraggio, equilibrio e imprevedibilità. Sta ora ai bookers decidere se dare una svolta positiva all'intero movimento, oppure ricadere su errori già compiuti nel passato. Le gabbie infernali costituiscono l'habitat perfetto per assistere a sfide nelle quali tecnica e astuzia si mischiano a rabbia e potenza, portando se stessi e l'avversario oltre al limite di coraggio, follia e resistenza.

È vero, non dobbiamo dimenticarci che il wrestling targato WWE sta sempre più diventando un prodotto destinato ai bambini, ma stiamo sempre parlando di wrestling, uno sport, quindi lotta e non solo entertainment. Allora da Stamford, a mio avviso, deve arrivare un segnale forte, incontrovertibile, capace di lasciare i fan a bocca aperta, farli cantare “This is awesome”, oppure “Holy Shit”, e convincere gli appassionati che seguono il ppv da casa a non staccarsi dalla poltrona.

Essere ancora in grado di sorprendere e trasmettere emozioni tramite la lotta pura risulta sempre più difficile nel wrestling moderno, ma in determinate occasioni, soprattutto in quel di Stamford, è doveroso richiederlo e questa è una di quelle circostanze nelle quali un fallimento sarebbe più duro da digerire.

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