The Codebreaker #30 – “Universo WWE” e “universalità”

Il termine “Universo WWE” va molto di moda, è gettonatissimo, fa riferimento un po' a tutto e niente, suona bene e si tende ad usarlo con frequenza, senza però rendersi spesso conto a cosa si faccia riferimento con precisione.

Con quel termine si può intendere la federazione, i lottatori sotto contratto, il pubblico presente nell'arena, tutti i fan sparsi in giro per il mondo, tutti coloro che, svolgendo diversi ruoli, hanno contribuito alla crescita del wrestling targato Stamford. Stiamo approfondendo un concetto al tempo stesso molto profondo e altrettanto vago, un mix di realtà, astrattezza, di frasi fatte o ruffianeria.

“Universo WWE” e “universalità”. Sono queste le tematiche e le conseguenti riflessioni emerse nel corso del monologo di CM Punk dinanzi a Jerry Lawler, il quale, nel proprio commento, aveva accusato il campione del mondo di aver voltato le spalle al tanto pubblicizzato “Universo WWE”. La prima riflessione doverosa si concentra su cosa noi intendiamo con quella definizione. Lawler lo usa come sinonimo di The Rock, oppure interpreta il finale della puntata numero 1000 di Raw come un tradimento del campione in carica nei confronti dei propri sostenitori, o dei numerosi seguaci del campione della gente?

In tal caso a mio parere siamo assolutamente fuori strada. “L'Universo WWE” non è sinonimo di The Rock, non è rappresentato, o almeno non è rappresentato soltanto dai fan dell'attore hollywoodiano, ma è composto dagli estimatori di qualsiasi lottatore, ogni singola persona appassionata del nostro sport-entertainment preferito, residente in ogni stato, in ogni continente, in ogni parte sperduta in giro per il mondo. Ancora meno CM Punk avrebbe tradito i propri sostenitori: non si è rivoltato né contro i propri principi, né ha mancato rispetto a chi lo sostiene. Semplicemente ha voluto regalarsi un momento magico, ritagliarsi l'immagine principale di una puntata storica, si è ripreso la luce della ribalta che merita un campione del mondo del suo livello, ha risposto con i fatti alla sfida lanciatagli da The Rock pochi minuti prima.

Vorrei trasferirmi ora al concetto di “universalità”. CM Punk, ma non ce ne era bisogno per moltissimi di noi, ha avuto l'occasione per dimostrare come davvero rappresenti uno dei lottatori più universali attualmente presenti nei rosters WWE. Desiderava, voleva, sognava, pretendeva di un momento da ricordare, di un qualcosa da aggiungere nei ricordi dei fan, nella propria mente, negli archivi della disciplina, attimi paragonabili, a suo dire, ad un “Wrestlemania moment”. Ha cercato e trovato quello che desiderava, stendendo The Rock arrivato in soccorso di John Cena attaccato da The Big Show nella puntata n. 1000. Non ha perso la chance di dimostrare a chiunque la propria universalità quando, dopo aver lasciato il segno contro una leggenda, ha fatto nuovamente la differenza anche con il microfono in mano sedendosi sul tavolo dei commentatori e aprendo il libro dinanzi a Jerry The King Lawler. Essere universali significa trasmettere emozioni, distinguersi e lasciare il segno dentro e fuori dal ring, anche CM Punk in questo è un maestro.

Quando Lawler faceva riferimento alla presunta decisione del leader della Straight Edge di voltare le spalle all'Universo WWE, intendeva la scelta del campione di non intervenire contro il gigante nel match titolato? Si aspettava che CM Punk non approfittasse dell'interferenza di Big Show contro il rapper di Boston? Forse immaginava che contraccambiasse in qualche modo il favore ricevuto da John Cena che evitò di sfruttare la valigetta quando era esausto? Seguendo tali convinzioni l'Universo WWE è sinonimo di John Cena. Ho scoperto l'acqua calda? Sì, no, forse, chissà. Il personaggio Cena è una sorgente di ricchezza per la federazione in termini di ascolti tv, biglietti, merchandising, non ci sono dubbi, può essere definito, per fortuna o purtroppo a seconda dei punti di vista, il lottatore copertina della WWE, ma sarebbe un errore ritenerlo la traduzione di “Universo WWE”.

A mio modesto parere con quel termine si dovrebbe fare riferimento a chiunque si veda su un ring della federazione, a tutti coloro che lavorano “attorno al quadrato”, a chi si guadagna da vivere ben lontano dalle telecamere ma fornisce un contributo decisivo alla buona realizzazione degli show direttamente dal famoso “dietro le quinte”. E soffermandomi sui colleghi di John Cena, quello spogliatoio talvolta citato proprio nei discorsi di quest'ultimo, attenzione a chi fa la differenza sul ring, a chi si dimostra universale dentro e fuori dal quadrato, quindi ai vari CM Punk, Sheamus, Ziggler per citare alcuni esempi, ma non soltanto, sarebbe troppo semplice e banale. Tanto di cappello soprattutto a chi svolge con assoluta professionalità il proprio ruolo senza cinture, senza gioie personali, o svolgendo personaggi talvolta discutibili, in altre occasioni davvero ridicoli, o chi sa già che il farsi schienare diventerà un'abitudine quotidiana.

“L'Universo WWE” deve riguardare un mondo composto da tutti, senza privilegi né esclusioni, “l'universalità” un valore, una qualità per la quale lottare contro l'estinzione.

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