The Codebreaker #104 – Da quale prospettiva e verso quali scenari

In questo momento non sarebbe giusto guardare il bicchiere mezzo vuoto, ma nemmeno mezzo pieno. Nell'universo WWE la programmazione rappresenta un termine fuori moda da molto tempo, la lungimiranza un optional, ci si affida all'improvvisazione, ai cambi di strategia dell'ultimo momento, a storyline o verdetti talvolta incomprensibili.

Wrestlemania è ormai agli archivi, il ppv sulla carta dell'anno entrerà sicuramente nella storia per il record di spettatori presenti, ma non per la card nel suo complesso. Alcuni match da leccarsi le dita, altre sfide hanno invece deluso. Non ci sono dubbi sul fatto che Chris Jericho e Aj Styles abbiano messo in mostra wrestling di altissima qualità, offrendo il miglior incontro della serata, d'altra parte quando salgono sul ring determinati profili, lo spettacolo è quasi sempre assicurato. Applausi anche per il match a tre per il titolo femminile, fatta eccezione per la fase finale, ancora una volta pesantemente condizionata dall'interferenza di Ric Flair. Ogni tanto qualche intervento di una leggenda con la sua fama può starci, ma non deve diventare un'abitudine, altrimenti si corre il rischio di oscurare, almeno in parte, il grande talento di Charlotte. Vedremo se e quando Sasha Banks arriverà dove merita.

Il ladder match ha ampiamente superato la sufficienza, offrendo alcuni segmenti degni di nota, il momento di gloria di Zack Ryder è durato soltanto 24 ore, con la federazione che ha deciso di rilanciare ai quartieri alti The Miz dopo un paio d'anni difficili da commentare in termini gestionali. Moltissime perplessità. Al sottoscritto la sfida Shane vs Taker non ha deluso, non perchè il prodotto offerto meritasse complimenti, applausi a scena aperta e lo spazio nelle memorie di ogni fan, ma semplicemente perchè era impossibile aspettarsi qualcosa di più e di meglio. Shane era lontano dai ring WWE da oltre sei anni, Taker è una leggenda ma da tre anni è ormai lontano parente del campione ammirato per decenni, gli anni passano, bisogna farsene una ragione. Le loro carte d'identità parlano chiaro e l'incredibile volo di Shane ha messo in secondo piano, almeno parzialmente, il resto della sfida.

Mi ha invece deluso l'attesa sfida tra Brock Lesnar e Dean Ambrose, l'incontro è stato disputato per 90% sul ring, una piccola parte a bordo del quadrato, nessun momento da ricordare quando invece in uno street fight nel corso degli anni ne abbiamo viste di tutti i colori, tra mosse, schienamenti e momenti di pura follia. Ne parlavamo prima del ppv, Ambrose avrebbe avuto qualche chance per sconfiggere la Bestia proprio in un match simile, nel quale invece al di là di qualche oggetto preso al di sotto del ring, non abbiamo visto nulla di particolare. Una grossa occasione mancata, come del resto l'inimmaginabile turn heel di John Cena una volta sul ring al fianco di The Rock, allora sì che si sarebbe riscritta la storia. Piuttosto scontata la conquista del titolo WWE da parte di Roman Reigns, anche in questo caso non potevamo aspettarci mosse indimenticabili. È venuto fuori un duello accettabile, se non fosse che per il main event di Wrestlemania ci si sarebbe legittimamente aspettati qualcosa di superiore qualitativamente parlando, ma i bookers avrebbero dovuto optare su altri protagonisti, cosa non facile in questo momento viste le assenze di diversi main eventer.

Affidare provvisoriamente la gestione di Raw a Shane sicuramente mi soddisfa, porta almeno apparentemente aria nuova, qualcosa di innovativo, si volta pagina rispetto al recente passato dell'Authority, una scelta però strana da comprendere visto quanto era in palio soltanto 24 ore prima a Wrestlemania nel match nella gabbia, vabbè, sono particolari penserà qualcuno, non proprio, ma andiamo oltre… Negli ultimi anni il taping successivo allo show dell'anno aveva sicuramente riservato colpi di scena, momenti ed eventi in grado di lasciarci a bocca aperta, letteralmente sbigottiti, in preda all'emozione più totale. Stavolta non è invece accaduto, va benissimo il ritorno di Cesaro che ha alzato il tasso qualitativo del prodotto a livelli elevati, ma si poteva lavorare su qualcosa di davvero sconvolgente. Vedere numerosi talenti di NXT promossi nello show principale suscita ottimismo e soddisfazione per il futuro a breve termine, la WWE ha lavorato in maniera ottima nello scovare talenti in giro per il mondo e valorizzarli sotto la guida di William Regal, ora toccherà il compito di non bruciarli, come invece è già accaduto ad alcuni loro precedessori, nel roster numero uno.

Ad esempio Baron Corbin ha i numeri, il fisico e la stoffa per dire la propria, avrei sinceramente scelto un altro modo per lanciarlo tra i grandi della disciplina, la battle royal in onore di Andre The Giant avrebbe avuto maggior significato se si fosse deciso di optare come vincente su Kane, o Mark Henry, veterani non lontani dal ritiro, o comunque con le migliori cartucce già sparate da un pezzo. Regalare ad un fedele della federazione un Wrestlemania moment avrebbe avuto maggiore credibilità e al tempo stesso si poteva pushare Corbin in maniera diversa, inserendo un match a sorpresa nel ppv dell'anno in sostituzione di qualche sfida impalpabile in una durata generale davvero eccessiva.

Oltre al ritorno di Cesaro bisogna prendere nota, ma non ce ne sarebbe bisogno dato che non li scopriamo certamente oggi, delle ottime prestazioni offerte da Aj Styles e Sami Zayn, protagonisti di un incontro favoloso nell'ultimo Raw. Il canadese, una volta archiviati i numerosi problemi fisici, sta dimostrando in ogni occasione di potersi ritagliare uno spazio importante tra i grandi della disciplina, mentre il Fenomenale sta facendo ricredere chi riteneva fosse in grado di regalare spettacolo “soltanto” nelle indies e in terra nipponica. Quando ci si ritrova dinanzi a talenti di elevata grandezza bisogna soltanto inchinarsi, mettere il tappeto rosso e applaudire dinanzi ad ogni loro prodezza.

Qualitativamente parlando la WWE, nonostante il ritiro di Daniel Bryan e Seth Rollins ancora ai box, può contare su una vasta gamma di talenti, resta da capire le strategie dei bookers per alcuni di loro. Ad esempio Kevin Owens, il quale ha perso sul ring il diritto già acquisito di una rivincita per il titolo intercontinentale ed è uscito dal radar per provare la scalata alla cintura massima. Che possa essere il futuro possessore della valigetta nonostante la mole? Chissà. Bray Wyatt continua a restare ben lontano da ogni feud titolato, in compenso la WWE pensa bene di inserire l'intera stable in ogni circostanza, contro qualunque avversario, spesso e volentieri senza nemmeno una bozza di rivalità, finendo per generare un insensato caos sul ring e correndo il rischio di far perdere ogni credibilità in tema personaggi.

Mancano poche ore alla tappa italiana in quel di Firenze, il sottoscritto sarà presente, si tratta di un house show, normale non aspettarsi nulla di fuori dalla norma, peccato per qualche assenza rispetto alle altre tappe europee, ma come sempre sono convinto che i membri del roster presenti daranno il massimo per regalarci uno show di valore, come accaduto ad esempio nel tour di novembre, nel quale il grande riscontro italiano in termini di pubblico ha assicurato il ritorno della WWE nel giro di pochi mesi. E questa è già una grossa vittoria per ogni appassionato italiano della disciplina.

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