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IMPACT PLANET #396

by Davide Palmieri
 


Anche quest'anno siamo giunti al momento in cui incoroniamo il “meglio” di svariate categorie legate al pro-wresting, dai wrestler alle storyline, i match e tanto altro. Mentre i TW Awards si occupano di raggruppare i pareri dell'intero staff in riferimento a tutto il mondo del wrestling, qui ci occupiamo di tutto quello che riguarda Impact Wrestling! NWA-TNA, Total Non-Stop Action, Global Force Wrestling, Impact Wrestling…tanti nomi, tanti problemi, tanti momenti in cui l'avventura sembrava ormai giunta al termine ma, per l'ennesimo anno, siamo ancora qui! Quindi celebriamo ora il meglio dell'annata 2018 della compagnia che non ne vuole proprio sapere di morire!





• WRESTLER DELL'ANNO: Austin Aries
Scelta sul quale, per quanto mi riguarda, non c'era neanche bisogno di pensarci. Per quanto potessero essere considerati papabili contendenti altri nomi come l'attuale Impact Heavyweight Champion Johnny Mundo, oppure altri nomi che si sono distinti come Brian Cage, Eddie Edwards e Pentagon Jr., io posso dire senza dubbio che la scelta qui era praticamente obbligata.
Chiamatemi pure mark di Aries o come vi pare dato che, come avrete capito nelle poche edizioni dell'Impact Planet curate dal sottoscritto che avete avuto modo di leggere, pare evidente che io abbia un adorazione per The Greatest Man That Ever Lived, ma ritengo che ci sia una ragione per la quale questo è definibile, dopo vari anni di falsi inizi, l'annata in cui c'è stata l'effettiva rinascita di Impact Wrestling, l'inizio di un qualcosa che si spera sia destinato a durare, e credo che buona parte di tutto questo sia iniziata proprio col ritorno di Austin Aries nella fu TNA, col suo ritorno in cui ha subito strappato il TNA Heavyweight Title ad Eli Drake che, purtroppo, non ha sicuramente avuto un annata altrettanto positiva, anzi.
Aries, invece, ha iniziato il suo nuovo stint ad Impact non senza controversie dato che il suo ritorno è iniziato appunto con una fulminea vittoria del titolo, un tipo di gestione non di certo gradita nel passato della compagnia, quella in cui qualcuno arriva/torna dalla WWE e subito gli viene dato tutto. Ma se lo stint non è iniziato col migliore dei presupposti, è poi continuato nel modo migliore possibile.
Dopo la debacle El Patron, ovvero col licenziamento dell'ex WWE Champion in seguito alla sua mancata presenza allo show Impact Wrestling vs Lucha Underground e la perdita del titolo in quel di Redemption a favore di Pentagon Jr., Aries ha cambiato schieramento ed è turnato heel, riconquistando velocemente il titolo ed imponendosi come l'heel di punta della compagnia (“piccolo” spoiler per un successivo premio) ed anche heel di spicco dell'intero panorama del wrestling.
In seguito sono arrivate le conferme ai danni di nomi come Moose, Eddie Edwards, l'inaspettato ma sempre più popolare Fallah Bahh, e la costruzione di un trio improbabile ma in realtà ben riuscito come quello con lo stesso Moose e Killer Kross.
Un'abilità di storytelling nei match ed al microfono probabilmente senza pari nella compagnia ed un regno titolato longevo in cui ha dettato legge in quel di Impact Wrestling, almeno fino al suo controverso addio a Bound For Glory, hanno concesso ad A Double di essere l'unica, scontata e giustissima scelta come miglior wrestler di Impact nel 2018. L'unica domanda, ora, è se ci sarà anche un 2019 per Aries in questa compagnia. Io, ovviamente, spero che la risposta sia si.

• X-DIVISIONER DELL'ANNO: Brian Cage
Cosa dire invece di un wrestler che, strano a pensarsi, è arrivato solo quest'anno ad Impact ma ha già la credibilità di qualcuno che è presente da anni nel roster?
Non si tratta del classico grosso nome proveniente dalla WWE, e quindi con notorietà ed un grosso push praticamente incorporato nel suo arrivo, in questo caso c'è stato un arrivo col botto, con affermazioni ottenute su un nome come quello del “Walking Armageddon” Lashley, il nostro vincitore del premio come miglior wrestler di Impact Wrestling delle ultime due annate. Con un arrivo del genere, “The Machine” non poteva che fare grandi cose e, difatti, dopo essere entrato a far parte della X-Division Cage ha letteralmente fatto terra bruciata attorno a sé. Battuto Matt Sydal per il titolo a Slammiversary ed anche nel rematch, non c'è stato nessuno che è parso poter anche solo impensierire Cage, almeno fino a quando un altro wrestler esterno alla categoria, Sami Callihan, non l'ha sfidato.
A Bound For Glory il leader degli oVe è riuscito a strappare il primo schienamento ad Impact a The Machine in un incontro 3 vs 3, e dopo un breve feud, sul quale mi sono già espresso in quanto occasione sprecata, Cage ha respinto anche la minaccia Callihan, e subito dopo ha riportato ad Impact la celebre “Option C”, decidendo di sfidare Johnny Impact per il titolo assoluto in quel di Homecoming. L'anno nuovo inizierà nel migliore dei modi per colui che è stato il vero e proprio mattatore della X-Division nel 2018?

• KNOCKOUT DELL'ANNO: Tessa Blanchard
Se le ultime due scelte sono state scontate e quasi obbligate, almeno a mio modo di vedere, in questo caso c'era un po' di competizione in più nel cercare di determinare chi sia stata la Knockout che più si è distinta nell'anno che si accinge a terminare. Abbiamo le ex campionesse Allie e Su Yung, ormai addirittura alleate, che hanno avuto un'annata tutt'altro che male e che avrebbero potuto ambire quindi al premio in questione ma, come il suo stesso soprannome suggerisce, è “Undeniable” che Tessa Blanchard sia stata la Knockout che più si è imposta quest'anno.
Debuttando e subito attirando l'attenzione su di sé pur non essendo stata buttata subito nella scena titolata, ma bensì in un piccolo feud con un'altra neo-arrivata, Kiera Hogan, la Tessa si è subito distinta come una probabile se non certa futura campionessa.
Come volevasi dimostrare, questa affermazione è arrivata pochi mesi dopo il suo debutto, strappando il titolo a Su Yung in un Triple Treath Match che comprendeva anche Allie, le tre Knockout che meglio si sono comportate in quest'anno, ma, a conti fatti, è Tessa Blanchard ad essersi maggiormente meritata questo premio.
Per lei ad inizio anno si prospetta una difesa del titolo contro Taya Valkyrie ad Homecoming, la spunterà anche stavolta?

• TAG TEAM OF THE YEAR: L.A.X
Nel 2017, l'anno del loro ritorno in scena con la nuova formazione composta da Santana ed Ortiz, con Konnan, Homicide e Diamantè nelle retrovie a fornire sostegno, gli LAX hanno già vinto questo premio, e quest'anno non possono che bissare il successo già ottenuto.
Del resto, va detto, non si parla di una categoria di coppia ricca di team come negli anni in cui la prima versione degli LAX si è imposta, ma bensì di una categoria più ridotta ma che continua a dare piccole gioie ai fan di Impact, e che sembra quasi ruotare attorno agli stessi LAX, che hanno iniziato l'annata come campioni e che la chiudono come tali.
Infatti gli LAX hanno vinto i titoli contro gli oVe in una puntata di Impact Wrestling registrata a novembre 2017 ma andata in onda il 4 gennaio di quest'anno, hanno visto Konnan essere misteriosamente attaccato nel backstage, portandoli a perdere i titoli a Redemption a favore della strana (e poco duratura) coppia composta da Eli Drake e Scott Steiner, ma appena due mesi dopo (almeno nella keyfabe, nel mondo reale solo 4 giorni dopo) sono riusciti a riconquistarli, battendo stavolta gli Z&E, ovvero DJ Z ed Andrew Everett.
In seguito si è scoperto che l'attacco di Konnan era stato orchestrato da un altro membro degli LAX, King, che ha tradito il suo mentore Konnan ed ha creato una fazione ribelle agli LAX con gli ex membri storici della stessa squadra, Homicide ed Hernandez.
Dopo un feud duraturo ricco di segmenti sopra le righe e che hanno fatto non poco discutere ed anche criticare impact, il feud si è finalmente concluso a Bound For Glory con la definitiva affermazione della nuova versione dei Latin American Xchange, che intanto ha avuto modo di mostrarsi anche in altri contesti, come nella Jericho Cruise in cui si sono scontrati con gli Young Bucks.
Ora gli LAX sono invischiati in un altro feud che potrebbe cambiare la loro formazione, quello con i Lucha Bros che avrà uno step importante ad Homecoming. La domanda non è solo chi uscirà dal PPV coi titoli di coppia, ma anche da che parte si schiererà Konnan.

• MATCH OF THE YEAR: Pentagon Jr. vs Sami Callihan a Slammiversary XVI
In uno show, Slammiversary XVI, che è stato ricco di incontri buoni ed in alcuni casi ancora di più, quella che ho considerate la gemma del PPV e dell'intera annata 2018 di Impact Wrestling è stato il Mask vs Hair Match in cui Pentagon Jr. ha ottenuto quella che ritengo essere l'affermazione più importante per ora nel suo stint ad Impact, e pertanto si, la metto anche davanti alla sua vittoria nel Triple Treath Match a Redemption contro Austin Aries e Fenix che gli ha consentito di diventare campione assoluto. Questo perché, mentre quella vittoria arrivava un po' “outtanowhere”, con una costruzione di fatto assente sia del match (soluzione dell'ultimo minuto per rimediare al licenziamento di Alberto El Patron) che dello stesso Pentagon Jr., che quindi si reggeva esclusivamente sulla base del nome che si era fatto altrove, e non ad Impact stesso.
Qui invece abbiamo avuto un feud costruito e coinvolgente, e che malgrado ciò non considero essere comunque il migliore avuto da Callihan quest'anno, che ha raggiunto l'apice, seppur non la conclusione effettiva, proprio in quel di Slammiversary, con una contesa particolarmente cruenta in cui i due si sono letteralmente fatti la guerra ed hanno dimostrato di avere tutte le carte in regola per essere due membri regolari del main event ad Impact con l'adeguata costruzione.
Forse il peccato è che non si sia fatto molto con ciò che era stato costruito con questo match e questo feud in generale, dato che il tutto è poi scemato in un feud a tre tra gli oVe ed il trio composto da Pentagon, Fenix e Brian Cage, e nessuno dei due è riuscito poi a fare passi avanti nella card, anzi: se almeno Pentagon ha ora buone possibilità di diventare campione di coppia con Fenix, affermerei senza troppi mezzi termini che addirittura la Death Machine abbia fatto dei passi all'indietro per quanto concerne la sua posizione nelle gerarchie di Impact.
Un vero peccato, ma questo non toglie che il loro incontro rimanga un motivo di vanto per Impact.




• FACE DELL'ANNO: Fallah Bahh
Questa sarà molto probabilmente la scelta più stramba e meno prevedibile degli interi Award, ma sono serio quando affermo che Fallah Bahh sia stato quello che possiamo considerare il babyface migliore dell'anno. Questo si basa per lo più sul sempre maggior sostegno che Fallah ha iniziato ad ottenere, ma non solo, perché insieme alla popolarità è arrivata anche una sua presenza più regolare negli show, ed anche un suo avanzamento nelle gerarchie della card non immenso, ma comunque ben evidente.
Parliamo difatti di un wrestler che ha debuttato nel 2017 come jobber o poco più, ma che verso la fine dell'anno è riuscito a competere con un wrestler importante per Impact come EC3 per il Grand Slam Championship, oltre che a vincere il Turkey Bowl, con Chris Adonis che è risultato essere il malcapitato che ha dovuto indossare il temuto vestito da tacchino.
Timidi avanzamenti, quindi, ma i miglioramenti più grandi ci sono stati proprio nel 2018, in cui inizialmente ha continuato a combattere, senza successo, per il Grand Slam Championship, per poi avere una parantesi nella stable di breve vita composta da lui, Tyrus e Richard Justice, in cui i tre si ribellavano a KM ed ai Cult of Lee, colpevoli di bullizzarli per il loro peso. Con i suoi compagni che hanno lasciato la promotion, Bahh, rimasto da solo, ha dato vita ad un improbabile team con KM, che sembrava dovesse portare ad un prevedibile volta faccia del “cugino di Sienna”, ed invece il team ha inaspettatamente funzionato!
E, soprattutto, Fallah stesso stava funzionando, ed erano sempre più udibili i cori “Bahh” in suo favore. Il tutto è culminato addirittura in un'occasione di Bahh all'Impact Heavyweight Champion dell'allora campione Austin Aries. Occasione che come prevedibile non è riuscito a sfruttare ma che risulta comunque essere la prova definitiva che Bahh funziona, che il continuo sostegno dei fan nei suoi confronti esiste e non viene ignorato. A seguire questa sua grande occasione, Fallah ha continuato a fare coppia con KM con risultati alterni, vittorie di poco conto e sconfitte alquanto scontate, ma l'anno per lui si è concluso positivamente con una seconda vittoria nel Turkey Bowl, stavolta col fu Disco Inferno ad indossare il vestito da tacchino.
Il 2019 sarà l'anno in cui Fallah potrà togliersi ancora più soddisfazioni in quel di Impact? Sicuramente molti fan ci sperano.

• HEEL DELL'ANNO: Austin Aries
Poco da dire invece su un premio che avevo deliberatamente spoilerato nell'atto di incoronare il miglior wrestler dell'anno.
La capacità di Aries di generare heat su di sé è forse impareggiabile oggi giorno nel mondo del wrestling, così come la sua maestria al microfono che gli consentirebbe di reggere un promo lungo e senza contenuti e, ciò nonostante, di mantenere salda l'attenzione degli spettatori.
Che fosse per riferimenti poco velati alla WWE che l'ha malamente sprecato, al peso di Taya Valkyrie o all'incapacità di Johnny Impact di essere bravo anche solo la metà di lui come entertainer, Aries risulta sempre essere un heel sopraffino, pertanto non può che meritarsi pienamente anche questo premio.

• ROOKIE/NEWCOMER DELL'ANNO: Brian Cage
Questo è stato probabilmente il premio che quest'anno è stato più difficile da assegnare, in quanto ad Impact ci sono stati diversi arrivi che hanno lasciato il segno, come Tessa Blanchard, Su Yung, Pentagon Jr., Killer Kross ed altri, ma, con un confronto sul filo del rasoio proprio contro l'attuale Knockouts Champion, alla fine ho dovuto propendere a favore dell'ex X-Division Champion.
Come detto in occasione della sua vittoria del premio come miglior wrestler X-Divion, Cage è subito arrivato e si è imposto indubbiamente come uno dei nomi più temibili di tutto il roster, essendosi imposto su colui che per anni aveva regnato saldamente al top dell'intera compagnia, Lashley.
Come se non bastasse ha poi dominato un'intera categoria ed ora si appresta a fare il grande salto al main event.
Difficilmente si sarebbe potuto trovare un debuttante che, scusate il gioco di parole, ha lasciato un impatto più di “The Machine”. Il 2019 inizierà altrettanto positivamente per lui?

• PPV DELL'ANNO: Slammiversary XVI
Come da diversi anni a questa parte Impact non ha avuto molti PPV, bensì solo tre: Redemption, Slammiversary e Bound For Glory.
Un po' pochini per avere questo premio direte? Forse si, ma va tenuto conto anche del fatto che c'è stato un leggero aumento della loro quantità rispetto agli ultimi tre anni.
Difatti nelle annate dal 2015 in poi gli unici PPV andati in scena sono stati solo Slammiversary e Bound For Glory, e ritengo che l'aver aggiunto Redemption sia stato un passo nella giusta direzione.
Infatti penso che il numero esiguo di PPV veri e propri, piuttosto che episodi speciali di Impact che però hanno la loro medesima durata e che quindi risultano limitanti, sia qualcosa che danneggi Impact e la possibilità di dare giusti climax ai vari feud, oltre che opportunità di concedere a match che se lo meritano un adeguato minutaggio.
Parlando del PPV in questione, Slammiversary è stato forse l'apice della rinascita che Impact ha avuto quest'anno, con storyline intriganti e match di ottima qualità. Come abbiamo già avuto modo di vedere è stato in questo show che si è svolto il match che ho reputato essere il migliore dell'intera annata ad Impact, ma non vanno dimenticati gli altri incontri eccellenti che ci ha fornito: dal match a quattro tra Johnny impact, Taiji Ishimori Fenix, Petey Williams che ha aperto lo show, al primo capitolo del feud tra gli LAX e gli OGz, passando per un positivo Matt Sydal vs Brian Cage ed infine anche il main event migliore del previsto tra il sempre bravo Aries ed un Moose che, coff coff, è stato un po' la sorpresa di quest'anno.
Ora, col 2019 ed un nuovo PPV, Homecoming, subito all'orizzonte, si spera che magari si possa tornare almeno a quattro PPV all'anno, se non anche di più. Se me lo doveste chiedere direi che uno ogni due mesi sarebbe un ottimo compromesso, anche perché, col GWN ormai avviato da un bel po', non ci sarebbe neanche da preoccuparsi particolarmente degli scarsi acquisti col metodo tradizionale.

• MOST IMPROVED WRESTLER DELL'ANNO: Moose
Come anticipato nel premio di cui sopra, Moose è stata un po' la sorpresa di quest'anno in ambito Impact Wrestling. Che fosse un talento degno di nota si sapeva addirittura prima della sua firma con Impact nel 2016 in cui debuttò come guarda spalle di Mike Bennett, ma quest'anno “Mr. Impact Wrestling” è riuscito a distinguersi per aver esibito dei talenti che, almeno personalmente, non avevo idea avesse:
Non solo ha messo in scena con Austin Aries nel main event di Slammiversary una contesa di livello superiore a quello che pensavo, ciò che più mi ha stupito di Moose quest'anno è stato proprio l'aftermath di quell'incontro.
Infatti, fallito l'assalto al titolo Moose è parso tornare per salvare l'amico Eddie Edwards ed al contempo vendicarsi di Aries, invece ciò che è successo davvero è stato un turn heel di Moose che ritenevo sarebbe stato il bacio d'addio definitivo per qualunque speranza dell'ex wrestler ROH di aspirare al main event, certamente un turn heel a favore dell'uomo che l'ha sconfitto e l'essere relegato a guarda spalle proprio di quell'uomo sarebbe stato un colpo fatale per Moose…ed invece.
Da subito “Money Moose” ha iniziato a mostrare un atteggiamento decisamente diverso dal solito, molto più sgargiante e strafottente, un “douchebag” come più volte l'ha soprannominato Don Callis al commento, e questo è il termine che meglio si può usare per definire questa nuova versione di Moose che, contrariamente a quello che avrei pensato, ha le qualità extra-ring per rendere questo nuovo personaggio credibile ed odioso come non pochi.
L'evento che pensavo sarebbe stata la sua condanna, il turn heel, è diventato forse il momento di svolta per un Moose che, per quanto bravo, ritenevo troppo blando da face, e che invece da heel è tutto tranne che questo.

• MOMENT/FACT DELL'ANNO: Austin Aries non vende la sconfitta a Bound For Glory e lascia Impact Wrestling.
Un momento che ha creato il “buzz”, quell'attenzione che negli ultimi anni Impact di rado ha, ma purtroppo non il tipo di buzz positivo, anzi. Anche se, come si suol dire, che se ne parli bene o se ne parli male l'importante è che se ne parli, e quindi può anche essere preso in modo meno negativo questo momento, che ha fatto abbastanza discutere a seguito di Bound For Glory.
Dopo aver subito la Starship Pain ed il conseguente schienamento che ha consentito a Johnny Impact di ottenere quel successo, la vittoria dell'Impact Heavyweight Championship, che l'aveva eluso nel main event della precedente edizione di BFG, Austin Aries smette immediatamente di vendere gli effetti della mossa subita, si alza e si avvia stizzito verso il backstage, lanciando prima degli improperi a Don Callis, al tavolo di commento.
È questa l'ultima volta in cui abbiamo visto Aries in questa compagnia, una dipartita pesante sia per il valore innegabile che l'atleta aveva per essa, che per il modo stesso in cui è avvenuta.
In un anno in cui, fortunatamente aggiungerei, Impact è riuscita a non fare tanti danni e ad avere la marea di sfighe che solitamente sono immancabili per essa, questo è l'episodio che più si è distinto, seppur in maniera negativa.
Per l'ennesima volta rinnovo il mio desiderio riguardo un ritorno di A Double ad Impact Wrestling.

• STORYLINE OF THE YEAR: Eddie Edwards vs Sami Callihan
Sami Callihan, reduce dal pessimo stint come Solomon Crowe in quel di WWE NXT, è arrivato ad Impact a Bound For Glory dell'anno scorso, subito schierandosi con gli oVe e diventandone il leader, nonché vero e proprio ispiratore.
Da allora la mia grande paura era che Callihan e la sua combriccola potessero incorrere in quel che definirei il “rischio Wyatt”, ovvero la tendenza di Bray, spesso accompagnato dai suoi sgherri, di perdersi in tante parole, fare promo lunghi ma che, a lungo andare, risultano ripetitivi e privi di un effettivo contenuto, per poi finire in un nulla di fatto.
Tuttavia se da un lato, quello della WWE, abbiamo appunto Bray Wyatt che non funziona affatto ed anzi, per molto tempo è risultato essere addirittura un peso per la compagnia, dall'altro abbiamo invece Sami Callihan, che, aiutato molto non solo dalla sua abilità come talker ma anche da segmenti sopra le righe che probabilmente in WWE gli sarebbero stati meno concessi, è riuscito a tirar su non uno ma due dei feud meglio riusciti dell'intera annata ad Impact.
Di uno vi ho già parlato in occasione del premio per il Match of the Year, quello che ha avuto con Pentagon Jr.
L'altro, invece, è quello che l'ha visto affrontare più volte Eddie Edwards. Mai avrei pensato di dare un premo del genere ad uno come Mr. Anything Is Possibile, ed invece eccoci qui.
Beninteso che Eddie, ed ancora di più sua moglie Alisha, non abbia avuto un miracoloso miglioramento per quanto concerne le sue abilità extra-ring, ed anzi, in certi casi ha tirato giù la qualità di questi segmenti, ma a rendere questo feud tanto appassionante è stata l'abilità di Callihan insieme alla propensione di Impact ad osare, a concedere settimana dopo settimana segmenti decisamente poco tradizionali ed anche soggetti a facili critiche, che però hanno appunto concesso a questa rivalità di risaltare rispetto a tutte le altre.
E dire che il tutto è nato quasi per caso, o perlomeno l'intensità che abbiamo avuto modo di vedere: il feud era già avviato, Edwards e Callihan erano in guerra ed Eddie era il solito (noioso e blando) se stesso, e poi…un incidente, una mazza che per sbaglio colpisce davvero Edwards alla gola cambia tutto.
Il peso del feud, la sua gestione, la personalità stessa di Edwards. Tutto cambiato per il meglio da allora.
Non si può negare che l'incidente scatenante sia stato qualcosa di orribile, pericoloso e particolarmente stupido ed evitabile date le dinamiche con cui è avvenuto, ma, ciò nonostante, non tutto il male vien per nuocere! Ed è così che ci troviamo con uno dei feud meglio riusciti dell'anno, un feud in cui si è arrivati al punto in cui la vittoria di un incontro di wrestling contava poco e niente, e difatti esso si è concluso non in un regolare match, ma “nei boschi”, dove Edwards stava per “finire” Callihan, che è riuscito però a salvarsi tramite l'intervento di Tommy Dreamer ed Alisha Edwards, che hanno fermano Eddie prima che potesse spingersi troppo altro.
Un feud senza un vero finale, direte voi. Si, forse. Ma io quasi la considero la ciliegina sulla torta questo, perché penso che la guerra tra Eddie e Sami non sarebbe mai potuta davvero terminare, e presto o tardi ne vedremo un nuovo capitolo. Intanto, questa conclusione quasi anticlimatica del feud ha fatto da apri pista ad un'altra storyline che è stata sorprendentemente appassionante, quella tra Eddie Edwards e Tommy Dreamer.
Si, avete letto bene: storyline appassionante tra Eddie Edwards e Tommy Dreamer. Nel 2018.
Oserei direi che Sami Callihan ha fatto più di un miracolo quest'anno.

Siamo quindi giunti alla fine, sia dell'anno che di questa edizione speciale dell'Impact Planet dedicata agli Award.
Spero che sarete d'accordo o perlomeno che capirete le mie ragioni per buona parte se non tutte le mie scelte.
Vi auguro delle buone festività ed un felice anno nuovo, con la speranza che sia tale anche per Impact, che proprio in queste ore ha annunciato di aver trovato la sua nuova casa televisiva in Pursuit Channel!
All'anno prossimo!




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