Impact Planet #97

Bentrovati tra le pagine del TNA Planet, la rubrica di Tuttowrestling.com interamente dedicata alla federazione dove i match televisivi hanno il tempo limite di otto minuti, come dice il regolamento. Ci soffermiamo su alcuni argomenti trattati sette giorni fa, apriamo nuovi brevi spunti di riflessione su quelli che (forse) saranno i nuovi protagonisti di Bound for Glory. Chiudiamo la prefazione, quindi, e vi auguro subito buona lettura.

Iniziamo il nuovo Planet da dove lo abbiamo finito: ovvero Bobby Lashley. Non andremo a parlare proprio di lui, bensì di quanto io ho personalmente scritto sette giorni fa, commentando il Knock-Out Punch. Da quelle parole sono nate alcune incomprensioni con abituali lettori della rubrica che han travisato quanto volevo esprimere. Provo a ripetere il concetto anche oggi, ma con parole diverse.

Le finisher viste nel mondo del wrestling sono varie e di disparati generi. Ce ne sono di ogni tipo: di potenza, di velocità, quelle che escono dal nulla, quelle che ti stordiscono e quelle che ti mettono, definitivamente, KO. Ed il knock-out punch visto qualche settimana fa (usato proprio da Lashley a No Surrender), è proprio una di queste mosse: devastante e letale al punto giusto da farti davvero cadere al tappeto, inerme.

De gustibus, a me non piace vedere un match di wrestling terminare con un pugno. Sia che questo esca dal nulla o meno, perchè rovina l'effetto scenico costruito nell'intero match. Se vogliamo considerare una finisher come “ciliegina sulla torta” allo spettacolo offerto dai wrestler che si son battuti finora (quello spettacolo fatto da chiavi articolari, suplex, chop, calci e spintoni, DDT, neckbreaker e chi più ne ha più ne metta) finire l'incontro con un pugno sembra quasi banale.

Se vogliamo fare un esempio pratico, mi viene da pensare al pubblico che si alza dalla sedia a vedere una Border Toss di Hernandez, o la Gringo Killer di Homicide. Oppure, come non citarla, la Canadian Destroyer di Petey Williams. Penso a quando, di fronte allo schermo, ci si alza dalla sedia stupiti dall'esecuzione delle mosse sopracitate, mentre di fronte a un Knock-Out l'effetto è ben diverso.

Passiamo al punto critico. Il discorso sopra non ha niente a che vedere con la “credibilità” della finisher. Non si discute qui (come non si discusse sette giorni fa) sull'efficacia della mossa in questione, ma se ne valuta solamente “l'effetto scenico”, se mi passate il termine. Una finisher è una mossa particolare, che si rende differente dalle altre perchè viene costruita per essere resa, per l'appunto, credibile. Nel senso che, dopo qualche mese, all'esecuzione della suddetta finisher, viene da pensare che “ok, ce l'ha fatta, finalmente riuscirà a vincere il suo match”. E il Knock-out punch, come già visto anche in passato, si presta molto bene a questo scopo.

Rimane comunque da vedere se davvero Lashley (tornando proprio da dove siamo parrtiti) continuerà a usare il KO Punch per finire i suoi incontri considerato che, nelle ultime due settimane ha usato una Dragon Sleeper…

What makes a great champion
La strada verso il Main Event di Hernandez e Matt Morgan

Il wrestling è un mondo molto vasto, lo sappiamo oramai bene. Federazioni sparse per il mondo, centinaia e centinaia di titoli. Ogni lottatore vorrebbe lottare nelle federazioni più importanti, stare nel Main Event, essere strapagati, e ben tutelati in caso di infortuni. Dal punto di vista “mark”, ovviamente, l'obiettivo è uno solo: diventare il campione assoluto. Pochi fronzoli: non penso che qualcuno sia arrivato in TNA per ambire al Legends Title. L'eccezione è ovviamente il titolo femminile (a men che il tuo nome non sia Cody Deaner), e i titoli Tag Team (anche se, la storia insegna, la carriera da single wrestler è sempre allettante, anche per il più affiatato tag team).

Ma non è semplice diventare campione. Tanta concorrenza, un campione che (per forza di cose) è in stato di grazia e venderà dura la pelle. Bisogna dimostrare di essere in grado di poter competere con tutti, emergere dalla calca dei grandi nomi affermati ed esperti, e bisogna dimostrare di essere meglio del campione stesso. E quando si diventa il migliore, ecco arrivare la parte più difficile: dimostrare di essere il migliore, confermandosi campione. Tutti gli occhi addosso, avversari e nemici da ogni angolo, serve essere in forma smagliante, sia sul ring che al microfono, anche un pò di esperienza e di nervi saldi per saper gestire ogni situazione e non deludere mai le aspettative.

E' per questo che i talenti vengono “costruiti”, e li si porta nel Main Event pian piano. Un conto è vedere, per esempio, AJ Styles arrivare dal nulla e battere il campione. Un altro conto è vedere AJ combattere per anni, dimostrare che lui è un avversario ostico per chiunque, e vederlo battere il campione per poter dire che è iniziato il momento di AJ.

Ho voluto fare il nome di Styles solamente per esempio. Ma se vogliamo tornare a fare esempi e nomi “reali”, allora bisogna parlare di Hernandez, e di Matt Morgan. Giovani, esplosivi e amati dal pubblico. Di impatto sul ring, sono forti, grossi e molto bravi. Matt Morgan è un big man puro, di quelli che usano sempre e solamente la forza fisica per poter sopraffare gli altri. Hernandez varia, invece, da questa definizione, usando mosse più rischiose per arrivare al risultato. Sono già pronti per il Main Event? Oppure sarebbe il caso di lavorarci ancora su?

Credibilità? Forti e grossi come sono, loro due possono avere vita facile su chiunque e in queste settimane lo stanno dimostrando. Quel che manca, ancora, è riuscire a dimostrare la propria superiorità contro l'avversario (o gli avversari) di turno. Saper tenere testa all'esperienza o alla inferiorità numerica nel corso del feud o nel corso del match stesso (interferenze e quant'altro), saperci fare con il microfono e i mind games: questi fattori sono quelli che porteranno il pubblico dal vivo (trascinando le folle nell'arena, portando a farsi tifare) e il pubblico da casa (facendo in modo che il fan, occasionale e non, venga preso e ne rimanga impressionato e interessato) a interessarsi e ad appassionarsi a Morgan e Hernandez.

Il lavoro con Matt Morgan è, sotto questi punti di vista, perfetto: la rivalità con i Main Event Mafia, e con Kurt Angle in generale si sta sviluppando in maniera splendida. Il personaggio è in continua evoluzione, le sue capacità sono in netto miglioramento (in quanto a risultati, Morgan sta migliorando moltissimo negli ultimi mesi, avendo comunque combattuto per due Main Event consecutivi, in incontri con il titolo in palio), gli errori che sta facendo adesso (la troppa ingenuità nel volersi continuare fidare di Angle) accentuano la sua inesperienza, ma porta lo spettatore a sperare che Morgan riesca a superare i suoi limiti e non commettere questi errori per poter così dimostrarsi superiore a quel Kurt Angle con cui combatterà a Bound for Glory. Serve giusto un pò di complicità in più con i fans, qualche vittoria convincente (non per forza a Bound for Glory, intendo dire che Morgan non può perdere questo feud che si protrarrà ancora per diversi mesi), e sarà pronto per essere uno sfidante credibile per il World Heavyweight Title.

Con Hernandez, il discorso è un pò diverso. Rimane il discorso inesperienza/ingenuità (sebbene più accentuata, dato che si è fatto letteralmente fregare da Eric Young più e più volte negli ultimi mesi), cambia invece lo spessore dell'avversario. Che non è una stella di prima grandezza come Kurt Angle, bensì un gruppo di giovani talentuosi come la World Elite. Stable che sta facendo un gran lavoro (al punto da lasciarmi credere che avrà un futuro ben più luminoso rispetto ai Main Event Mafia), ma totalmente lontano da ogni titolo. Sebbene la rivalità Young – Hernandez riceva molto spazio televisivo, Young non è una stella di prima grandezza (nonostante un gran lavoro, Eric non può minimamente essere paragonato a stelle come AJ, Angle, Sting, Joe e compagnia bella). Non che sia un percorso sbagliato, ma sicuramente Hernandez diventerà Main Evente in un tempo più lungo: dopo la Elite, toccherà a un Main Eventer affermato doversela vedere con Hernandez, e sarà quello il vero banco di prova per il SuperMex, sarà quello il momento in cui giudicheremo Hernandez, se capiremo se è pasta per il Main Event oppure no. La “mic skill” non aiuta per nulla, diciamocelo ben chiaro, nè quel suo faccione pacioccione quando si presenta sul ring, non rende l'idea del lottatore devastante che Hernandez è. Ma avremo tempo per lavorare anche su quello.

This X is a mark on professional wrestling.
Quello che era, che è, che non deve essere la X Division

E' stato un lampo avvenuto quando vedevo pochi giorni fa, durante l'ultima puntata di iMPACT!, quando Amazing Red ha messo KO da solo, e con facilità quasi imbarazzante, i suoi quattro avversari per conquistare la title shot al titolo X Division. Il lottatore atletico e performante ha demolito la copia di Macho Man, un orgoglioso americano, un giapponese diffidente e un iraniano che si sente perseguitato.

Mi è venuto in mente il passato: quando AJ, Jerry Lynn e Low Ki dominavano la categoria della X Division, e poi c'era Kaz, ho ricordato perifno Sonny Siaki, la Triple X. Quel Chris Sabin dal coraggio di un leone, quel Sonjay Dutt fantastico che era più e più volte sul punto di vincere il titolo. Quel Alex Shelley che, ogni volta che veniva sul ring, ti dicevano che guardava per ore e ore match di wrestling per studiare nuove mosse. Quella X Division che non era questione di gente arrogante, gente uscita dagli anni '80, personaggi misteriosi e predicatori da strada. Quella X Division che viveva solamente per l'innato spirito di competizione che si respirava al suo interno. L'unico obiettivo era essere il migliore, saper offrire il meglio del meglio. Non solo lo spot migliore, ma anche il match migliore, sempre.

Red, in effetti, è l'unico atleta in questo momento nella X Division che non è contaminato da gimmick forzate, è semplicemente sè stesso. E penso anche che negli ultimi anni, in tutti i feud, gli atleti combattono per avere ragione. Ma è da un bel pò che non combattono per poter dimostrare di essere più forte. La X Division era un angolo felice perchè, dato che loro non erano il perno della TNA (lo era e lo è tutt'ora la categoria Heavyweight), non avevano bisogno di pretesti per poter combattere, se non il desiderio di dimostrarsi più forte.

Il Petey Williams della Canadian Destroyer aveva davvero bisogno di diventare il fratellino di Scott Steiner? Il Sonjay Dutt che faceva miracoli da High Flyer aveva bisogno di diventare “Guru”? Il giovane e predestinato Jay Lethal aveva bisogno davvero bisogno di diventare Black Machismo? Indipendentemente dai risultati ottenuti da queste gimmicks (Black Machismo è un vero successo, gli altri un pò meno), c'era davvero bisogno di tutto ciò?

E la X Division ha offerto tanto, anche negli ultimi anni: l'Ultimate X tra Bentley, Sabin e Williams, AJ Styles vs. Daniels e i loro Iron Man Match, Samoa Joe che distruggeva tutti, fino al 2006, con Bound for Glory: Senshi vs. Chris Sabin. E da lì, secondo me, è iniziato un declino lento ma continuo. Indipendentemente dalla qualità dei match (Daniels vs. Joe di settembre è stato un ottimo match, ma negli ultimi 3 anni abbiamo visto anche dei piccoli classici, come Angle vs. Lethal e Sabin vs. Shelley), ad essere cambiato è lo stile adottato dalla X Division. Meno spazio televisivo (ci può stare, con l'introduzione delle Knock-outs e il roster sempre più numeroso), innesti non proprio perfetti (Sheik Abdul Bashir non è che sia proprio un atleta spettacolare, eh), ma soprattutto match imbastiti sempre e solo in ottica storyline.

Devo essere sincero: mi mancano quei match della X Division dove 2 o più wrestler si presentavano sul ring e davano spettacolo per 10, 15, a volte anche 20 minuti. In palio non c'era nessuna cintura, nessuna donna, nessun premio. Semplicemente un pizzico di gloria, la possibilità di poter dire “sono migliore di te”. E senza hype, senza grandi attese e senza feud memorabili alle spalle. Semplicemente un pò di spettacolo fine a sè stesso, quel riempitivo che, nelle tre ore di show, aiutano a goderti lo show.

E detto questo, ci rivediamo fra un paio di settimane, per parlare di Bound for Glory V.
Have fun, badgers!
Demetrio Marino

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