Impact Planet #87

E' decisamente una edizione particolare del TNA Planet quella che state per leggere; GP, il vostro fido padrone di casa per questa rubrica, è al momento su di un Airbus 330 (ahimè lo stesso modello precipitato ieri, Dio solo sa perché) diretto dal Canada in Europa, e solo una volta rientrato a casa potrò rimettermi “alla pari” con gli show e offrirvi una edizione più “tradizionale”.

Allora come mai uscire lo stesso? Semplice, l'esperienza Canadese mi ha portato a qualche considerazione legata anche e soprattutto alla TNA; e sperando di non annoiarvi eccessivamente ho pensato di condividerla con tutti voi.

Sabato sera girando per Montreal ho trovato assolutamente per caso la locandina di uno show della IWS – peraltro per festeggiare il loro decimo avversario – ovvero una delle innumerevoli federazioni indipendenti che affollano il panorama di quel wrestling che per spettatori e notorietà è inevitabilmente da considerare di secondo piano rispetto al gigante del settore, ovviamente la WWE, e tutto sommato anche all'assai meno importante TNA. Quale occasione migliore per assaggiare quel pezzo di wrestling che per ovvi motivi di tempo e visibilità non sempre mi è possibile seguire con continuità? Peraltro l'interessante match fra Kevin Nash e l'ex Jean Pierre Lafitte, al loro primo incontro uno contro l'altro dopo diciamo “l'incidente” di quindici anni fa rendeva il tutto ancora più appetibile.

Non è facile descrivere l'atmosfera di uno show indy dal vivo, dunque fidatevi quando vi dico che si tratta di un qualcosa di assolutamente particolare; sarà la locazione (una sorta di discoteca adattata, o almeno credo) o le luci lontane dalla pletora di riflettori di uno show televisivo, o magari il pubblico indubbiamente diverso, fatto sta che davvero è un qualcosa che andava provato.

Dove però voglio arrivare è al tipo di spettacolo che la IWS ha offerto: scordatevi Hornswoggle, Santina Marella, lo spasimante di Awesome Kong e cose del genere.. vi dico solo che nel main event ho visto due pazzi precipitare da una balconata su due tavoli, colpirsi con sedie e neon, lanciarsi contro tavoli, lastre di vetro e puntine, finire contro trappole per topi e corde avvolte dal filo spinato, spillarsi la schiena con una spillatrice (!) e chiudere degnamente con una esplosione, il tutto ripeto in un solo incontro. Cercherò di capire se potrò o meno pubblicare i video ripresi con il cellulare, perché ci terrei davvero a condividere con tutti voi lo spettacolo.

Nel frattempo però vi conduco finalmente alla riflessione che è nata nella mia mente: quante volte mi sono e credo ci siamo detti che la TNA dovrebbe evitare di imitare la WWE e proporre invece un prodotto diverso, che possa appunto attrarre il pubblico proprio per l'alternativa che offre? Direi tante, e spesso con toni assolutamente critici.
Ebbene io ho avuto la fortuna di vederla questa alternativa, nella forma credo più radicale possibile, senza sconti o compromessi. Può davvero la TNA arrivare a punte così estreme? Una federazione che mira ed ha anche parzialmente raggiunto un pubblico nazionale, uno spazio televisivo importante e una – seppur assai minima – fettina di mercato tale da renderla quantomeno un entità degna di essere nominata da sola e non come il “non-WWE”?

No, non può, il suo prodotto non può limitarsi ad un segmento così specifico, e tagliare fuori intere fette di pubblico (non a caso lo show IWS a Montreal aveva come stragrande maggioranza di pubblico gente fra 25 e 30, non di meno e pochissimi di più); sarebbe una scelta commerciale assai più che rischiosa, che nessuno giustamente può permettersi di fare.

Dunque non può, purtroppo, ma a mio avviso anche per fortuna.

Il purtroppo è ovvio, perché dopo aver visto match così vedere quello che la TNA (ma anche la WWE per carità) ci propone mi sta decisamente stretto. Poi però arriva anche il per fortuna, che altro non è che il ricordarsi che il wrestling è sport, atletismo allo stato puro, acrobazie fin quasi alla follia e perché no anche una bella dose di violenza, ma guai a dimenticarsi che c'è dell'altro! Che cosa? Semplice.. carisma, capacità di raccontare una storia, di recitare dei copioni, di creare interesse negli spettatori non soltanto per la mossa spettacolare, ma anche per una taunt o un promo al microfono. Il wrestling – almeno per come piace a me si intende – non sarà mai solo due atleti che combattono, bensì un buono e un cattivo che combattono, e credetemi è tutta un'altra cosa.

Ecco la parte delle federazioni più grandi che mi tengo più stretta: il tempo e la capacità di creare personaggi, di rendere un Samoa Joe o un Chris Jericho molto di più che “semplici” grandi atleti. Magari un giorno lo sarà anche quel Green Phantom che ho ammirato nella IWS, ma con ogni probabilità proprio quando – e me lo auguro per lui – approderà su palcoscenici più importanti. Ed ecco perché una storyline che non mi convince mi fa spesso arrabbiare ancora di più di un match combattuto male, perchè se i vari Russo o McMahon o chiunque sia non riescono nemmeno a offrirmi un face da acclamare o un heel da detestare, allora proprio non vedo perché vedere i loro incontri, quando c'è chi ne organizza di molto più spettacolari.

Mi piacerebbe continuare a lungo questo discorso, ma l'inflessibile hostess tedesca chiede a gran voce la chiusura del laptop per l'atterraggio, dunque è tempo di fermarsi qui, con la promessa di tornare già dalla prossima volta con una edizione più classica. Tuttavia, se vi va, mi piacerebbe sentire anche il vostro parere in merito a queste mie considerazioni; l'indirizzo è il solito, la voglia di confrontarsi con opinioni anche diverse anche.

Giovanni Pantalone
Super appassionato di wresting dagli inizi degli anni 90, al punto da vedersi, tra WWE e Impact, una trentina di Pay Per View e show televisivi dal vivo in giro per il mondo. Si occupa da sempre di tutta la parte tecnica del sito, compresa la App e la gestione del Forum, ma non disegna sporadici editoriali e comparsate nei podcast.
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