Impact Planet #250

Essere il pay per view che viene dopo Bound for Glory ha i suoi pro ed i suoi contro. Può essere molto pericoloso perchè capita proprio dopo lo show più importante della compagnia, cosa che necessariamente fa calare l'adrenalina che si era accumulata un mese prima. E' di sicuro un PPV dal nome meno nobile, che ha meno appeal a livello generale e che da meno lustro a chi ne vince un match (non ci sono i cosiddetti “BFG Moments”, per quanto possano valere). Ma il lato positivo c'è, soprattutto se Bound for Glory non è stato poi così esaltante come ci si aspettava o come avrebbe dovuto essere. Cosa ci lascia quindi in eredità Turning Point 2012?

Innanzitutto dobbiamo mettere a referto uno show che, a livello lottato, è stato davvero godibile. Il main event, ad esempio, è valso da solo il prezzo del biglietto, ma anche il triple threat non è stato affatto male, ma ne parleremo più avanti. A livello i storyline, invece, alla vigilia si prospettava la notte di un pay per view transitorio, e così è stato. Nessun cambio di titolo, match conclusi proprio come da pronostico e senza grandi colpi di scena dell'ultimo momento. Ma chiamarlo transitorio ha senso fino ad un certo punto. Analizzando cioè la situazione a livello di storyline, tutto quello che è successo a Turning Point è molto logico, a partire proprio dai non cambi di titoli. Analizziamo velocemente quanto accaduto per avvalorare questa tesi.

Partiamo dal tanto maltrattato titolo TV, cintura che con il regno di Samoa Joe sta riprendendo valore e senso di esistere. Proprio per questo, quindi, era inutile cambiarne il titolare: Joe si comporta davvero bene nonostante di fatto questa cintura lo tenga lontano dai veri piani alti della federazione. I suoi sono match come sempre ottimi, conditi ora dal fatto che i suoi sforzi producono un risultato reale. Menzione d'onore per Magnus, bravo nel ruolo del partner ma anche in quello dello sfidante: la sua chance arriverà presto, si dice, ma ad aspettare ancora potremmo trovarci di fronte ad un nuovo “caso Morgan”.

E proprio parlando del Blueprint e del feud che lo vede in qualche modo coinvolto, ho trovato buona anche l'idea che lascia RVD momentaneamente campione X-Division. Di tutti i titoli, proprio quello dell'ex ECW potrebbe essere il più traballante, non però per demerito personale(il suo buon match lo porta a casa sempre) ma per merito dell'avversario. Joey Ryan è infatti l'unico prodotto degno di nota del Gut Check: un personaggio fatto e finito, ottimo anche sul ring oltre che davanti alle telecamere, il nostro rookie è pronto per il titolo. Forse l'unico momentaneo impedimento alla sua scalata è proprio Matt Morgan e la sua storyline della rivalsa nei confronti di Hogan e della TNA. Se il tutto non sfocerà in qualcosa di concreto, allora io darei spazio al più presto al baffuto novellino.

Non sono dei novellini invece Chavo Guerrero ed Hernandez, campioni di coppia non entusiasmanti ma nemmeno da buttar via. Il duo di messicani è un'idea trita e ritrita, ma che funziona sempre discretamente sia come face che come heel. Certo Kaz e Daniels incontrano di più i miei gusti personali, e credo anche quelli di molti altri, ma l'importanza per la TNA di lanciare un nome come quello di Guerrero supera quello che i nostri palati esprimono. Purtroppo per Orlando però, Chavo non è quel personaggio che tutti vorrebbero: senza scomodare paragoni insostenibili, i suoi match sono ripetitivi tanto quanto i suoi promo, e non a caso ad un certo punto la WWE ha smesso di avere idee creative per lui.

Poca creatività c'è anche intorno alla divisione Knockouts, dove i titoli non erano in palio ma sul piatto c'era la credibilità di un'intera categoria che sta lentamente scivolando verso il basso. Il titolo a Tara non è un problema, ma intorno a ciò non ci sono idee concrete. L'esperimento di Brooke Hogan a capo delle lottatrici è un fallimento su tutti i fronti, così come lo sono i titoli Tag Team che non nobilitano nè sono nobilitati dall'accostamento con il comedy. Tutto da rifare, ed anche in fretta, ma questo era prevedibile.

Ampiamente previsto era anche l'esito del main event: Jeff Hardy rimane campione del mondo difendendo il titolo nel match con la stipulazione che predilige in assoluto. Un match che entra nella mia top ten personale del 2012: intenso, lungo il giusto e con i giusti spot, alcuni colpi di scena, alcune genialate ed un finale degno lo hanno reso la vera sorpresa della serata, giunta al termine di una rivalità che di sorprese ne ha date davvero poche. Per un attimo, ma solo per un attimo, ho avuto il timore che Jeff sganciasse solo la sua cintura e non quella TNA (rovinando con dell'overbooking l'esito della sfida) ma per fortuna non è andata così. Onore delle armi ad un immenso Austin Aries: se la WWE ci vedesse lungo dovrebbe provare a puntare su di lui e non su una minestra riscaldata come Hardy.

Anche il match a tre è terminato esattamente come avevo previsto settimana scorsa: AJ Styles schienato concede il job e si prepara ad un anno di sofferenze che potrebbero sfociare con una vittoria nelle prossime BFG Series ed un main event finalmente ritrovato (ma ora sto esagerando con le previsioni). Bobby Roode non sfigura e si lascia una porta aperta per un inizio di 2013 che lo mantenga necessariamente ai piani alti della federazione. James Storm si guadagna quanto mai una meritata title shot, giusto riconoscimento alla tenacia di un atleta in certi casi molto sfortunato.

Ora resta il dubbio di una sfida tra Storm e Hardy, entrambi face ed entrambi acclamati dalla Impact Zone. L'esperimento face vs face tentato nel feus Hardy-Aries è fallito, e anche in questo caso la vedo molto dura e sono curioso di vedere come la TNA ne uscirà. Sapete cosa avrei apprezzato domenica notte? Un turn heel di Storm che, al termine del main event incassa la sua title shot contro un Hardy stremato. Ma questo si chiama Money in the Bank ed è un'altra storia…

..buona TNA a tutti!

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