Impact Planet #243

Se Impact Wrestling ha vissuto una settimana transitoria (sulla cui pertinenza in questo periodo cosi “caldo” potremmo discutere all'infinito), a poche settimane da Bound for Glory è giusto analizzare questo lungo stint della figura sulla quale lo show della TNA ormai ruota da mesi: Hulk Hogan.

Che il nome sia altisonante (il più altisonante del business) è un dato di fatto, e su questo la TNA punta dal momento in cui l'Hulkster ha messo piede ad Orlando. Che tutto ciò significhi matematicamente risultati, qualitativi o quantitativi, è un affare da verificare empiricamente (per delucidazioni leggasi alla voce Immortal). Ma in tempi non sospetti la TNA ha compreso l'errore ed ha cercato di rimediare agli errori commessi: da qui il ritorno sulle scene di Hogan in veste di GM face, ruolo che a priori calza a pennello all'Immortale, osannato in ogni arena e conosciuto pressoché in ogni angolo del globo. Ed Hogan accettò il ruolo che Dixie e Sting gli offrivano con insistenza a patto che le cose si facessero a modo suo. Nacque così la Open Fight Night, il Gut Check, la regola della difesa settimanale del TV Title ed altre iniziative destinate a ridare ad Impact quello splendore che i mesi di gestione Immortal avevano decisamente offuscato.

Dietro a tutto ciò c'era la volontà, più volte dichiarata anche da Hogan stesso, di riportare al top della federazione alcuni personaggi più meritevoli, ridare importanza al wrestling lottato e rilanciare il prodotto TNA in vista del suo decimo anniversario e della imminente notte di Bound for Glory. Differenziarsi dalla concorrenza e non cercare di avvicinarsi ad essa: questo l'obiettivo principale, che si poteva perseguire solo ritornando al passato, a quella TNA che aveva illuminato il panorama del pro-wrestling con una ventata di freschezza ed originalità. A che punto siamo con questa metamorfosi?

Partiamo dal concept della Open Fight Night. Ora che abbiamo assistito alla peggior edizione della stessa dalla sua nascita, possiamo comunque stilare sul format un giudizio decisamente positivo. I pregi della serata sono sicuramente l'imprevedibilità, la possibilità che qualsiasi cosa succeda e che chiunque possa sfidare chiunque senza preavviso, anche con in palio un titolo. Certo, in tempo di BFG Series tutto ciò è passato in secondo piano sia perché le attenzioni erano incentrate sul torneo, sia perché i wrestler si stavano già sfidando tutti contro tutti ogni settimana. Ma di sicuro avere una serata di questo genere con cadenza mensile e sempre così tanta carne al fuoco ha aiutato il network nella visibilità della stessa, ed i fan a ricordarsi di sintonizzarsi su Spike TV il giovedì sera.

Note dolenti: la Open Fight Night non ha necessariamente bisogno di storyline per andare in onda, anzi aumenta la possibilità che le stesse siano trascurate. Prendete per esempio la puntata di giovedì: gli scontri “obbligati” dal format della serata non hanno smosso di un millimetro le storyline in corso, accentuando la difficoltà che la TNA sta incontrando nel costruire adeguatamente Bound for Glory. Roode e Storm a parte, feud che è già pronto in partenza e per il quale non ci vogliono molti altri tasselli, poco è stato fatto per una rivalità come, ad esempio, quella riguardante il titolo mondiale.

Il copione è stato quello di sempre: Aries ha fatto tutto da solo, al microfono e sul ring, mentre Hardy si è limitato a chiudere gli occhi ed annuire. Onestamente questo atteggiamento di Jeff sta incominciando a diventare fastidioso, un po' perché non sposta di una virgola i fattori in campo ma soprattutto perché mette in ulteriore risalto le sue carenze al microfono, campo dove invece Aries (che attualmente è lo sfavorito per la vittoria a Bound for Glory) spadroneggia.

Ed allora era forse meglio cercare di costruire un angle come si deve sul ring tra i due piuttosto che dare ulteriore spazio al Gut Check. Purtroppo la prova di ammissione per i giovani talenti ha dato buona impressione solo nella serata in cui fece la sua comparsa Joey Ryan. Per il resto segnaliamo molte prove incolori e spesso quasi umilianti per altrettanti wrestler acerbi, adatti per il momento a concedere solamente dei grandi job. Stesso deludente discorso si può fare per l'iniziativa di Hogan che avrebbe voluto vedere ogni settimana una difesa del titolo TV in televisione. Qui il tentativo di ridare lustro ad una cintura quasi inutile è stato apprezzabile, ma un po' l'affaire Devon un po' la mancanza di idee hanno messo in chiara difficoltà i booker, che sono stati costretti prima a parcheggiare i match ad Xplosion e poi a non disputarli proprio.

In questi casi il problema è chiaro: nel mondo del pro-wrestling non è possibile stabilire una pianificazione così rigida e calendarizzata, semplicemente perché è impossibile rispettarla. Se ci pensiamo bene, spesso le Major sono in difficoltà nel gestire la loro più grande scadenza, i pay per view, con storyline e rivalità da portare avanti di mese in mese cercando di attirare il maggior numero di acquirenti paganti. Detto questo è chiaro quanto sia difficile trovare un talento ogni mese degno di questo nome e degno, perlomeno, di reggere qualche minuto sul ring e mandarlo in televisione. Ed è altrettanto se non più difficile mettere su ogni sette giorni un match per il titolo TV senza che, dopo poche settimane, si rischi di rivedere lo stesso identico match, ovviamente senza alcuna storyline a sorreggerlo.

Inoltre, in tutto questo, il ruolo di Hogan è profondamente mutato nei mesi, ed è proprio in corrispondenza di questo cambiamento che lo show ha preso una piega preoccupante. Inizialmente lo scopo dell'Hulkster era di ridare luce ai talenti TNA, ai wrestler, e toglierne a chi non ne meritava o non dava risultati (Bischoff, ad esempio). E la partenza è stata esattamente questa: Hulk era intento a mettere in riga gli heel ed a portare avanti il suo ruolo di GM senza troppo interferire nelle storyline. Poi però, piano piano, la tentazione di rimettere questa figura così importante ma anche così ingombrante al centro delle rivalità è stata troppo forte. Ora siamo giunti al punto cruciale: meno di un mese da Bound for Glory e la più importante delle storyline in corso vede Hogan al centro di una lotta, portata avanti ormai sempre più da protagonista solitario, contro gli Aces & Eights. Tanto protagonista da oscurare quasi totalmente la rivalità per il titolo mondiale, e di conseguenza anche tutte le altre. E la situazione diventa più grave ogni settimana che passa, tenendo conto che si era partiti da un'idea che avrebbe dovuto mettere su un match a BFG tra Sting e Jarrett, come contorno della prima Hall of Fame made in TNA, e si è arrivati ad Hogan che cerca di lottare solo conto la banda di motociclisti nel tentativo di liberare Joseph Park.

Quindi quale potrebbe essere il giudizio momentaneo sulla nuova era Hogan? Finora estremamente positivo, perché un paio di puntate appannate non possono cancellare mesi di ottimi show e di gestione razionale e divertente. Ma il pericolo si avvicina e si chiama Bound For Glory. Un evento così non può e non deve essere sbagliato.

..buona TNA a tutti!

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