Impact Planet #229

Pensate a 10 anni di TNA. Pensate ai ppv settimanali, a Nashville, ai fratelli Jarrett. Poi al ring a sei lati, alla X-Division, ad AJ Styles e Samoa Joe. Poi a Kurt Angle, Sting ed Hulk Hogan. Al King of The Mountain, all'Ultimate-X ed al Monster's Ball. La TNA è stato tutto questo e molto altro ancora, rappresentando per una decade intera nei cuori (e nei computer) di tutti noi quella valida alternativa al dominio WWE, sempre con qualità altissima, grandi spettacoli e tanta, tanta passione. Ecco, pensate a tutto ció e poi guardate (se non l'avete già fatto) Slammiversary X.

Stiamo parlando di uno show pressappoco perfetto, che con grande dignità, punte qualitativamente importanti ma senza mai strafare, ha celebrato questa ricorrenza così speciale, ma anche così pericolosa da affrontare. Ma a Slammiversary quasi tutto è andato nel verso giusto, anche quello che di solito ad Orlando toppano in maniera imbarazzante. Partendo dall'inizio.

Hogan che apre lo show accolto da un pubblico che, dopo la pessima figura rimediata a Lockdown, è finalmente amico (e fattore determinante) anche fuori dalla Impact Zone, è il primo segnale che la serata è nata sotto una stella buona. Poi ci pensano Samoa Joe ed Austin Aries a tirare fuori il match che diventa subito lo show stealer oltre che la degna celebrazione della X-Division, vero marchio di fabbrica della TNA che vorremmo sempre vedere.

Ed arrivando fino in fondo al ppv note negativa non ne troviamo davvero nemmeno una: anche il match tra Hernandez e Kid Kash, per quanto fine a sè stesso ed inserito all'ultimo, è stato godibile e non ha stonato affatto con l'insieme del pay per view. Certo Garett Bischoff è e resterà sempre un pesce fuor d'acqua, capace per di più di sfigurare anche contro dei non fenomeni come Robbie E e Rob Terry, ma finche il suo spazio si limita al titolo TV (e non intralcia zone più nobili della card) lo possiamo anche sopportare.

E poi come non rimanere a bocca aperta davanti ad un match che vede coinvolti contemporaneamente AJ Styles, Christopher Daniels, Kurt Angle e Kazarian? Avevo criticato la scelta della TNA di lasciare in secondo piano le cinture, ma di fronte ad uno spettacolo così posso solo rimangiarmi le parole: la categoria tag team ha bisogno proprio di questo per tornare a brillare come un tempo, ed in questi momenti è proprio il caso di esclamare… WE WANT MORE!

Poi i filmati dei momenti storici della Federazione e l'annuncio del primo introdotto hanno dato una sensazione di “stile TNA” che forse va riscoperta e rivalutata. Gli occhi degli Originals che ammirati applaudivano Sting dallo stage e la voce e gli sguardi di Dixie mi hanno convinto, e mi hanno trasmesso l'emozione che probabilmente hanno provato in quel momento e lungo tutta la serata. Una serata che penso rimarrà nella storia, a questo punto speriamo pluri-decennale, della TNA

Ed il mani event ha solo confermato quanto di buono l'intero show aveva già sentenziato fin dall'inizio. Certo Sting non è più (e forse mai sarà) quello dei giorni d'oro, ma la passione e la classe che quell'uomo ci mette in ogni cosa che fa vanno, da noi fans, premiate con una standing ovation virtuale. L'overbooking del finale di match, che ha permesso a Roode di mantenere ancora una volta il titolo alla vita, non mi ha nemmeno infastidito troppo, anzi mi pare un buon aggancio per rispolverare la storyline che Bobby riaprirà con James Storm in vista di BFG e del loro scontro finale.

In definitiva, anche se non spetta a me dare i giudizi ufficiali sui pay per view, Slammiversary si merita una promozione a pieni voti così come promossa è questa TNA, che oserei definire ringiovanita dal suo decimo anniversario di nascita.

Vi lascio con una domanda che vorrei girare ad uno dei protagonisti delle celebrazioni di domenica notte, Christian Cage: ma siamo proprio sicuri che non sei stato contento di tornare a calcare un ring della TNA?

…buona TNA a tutti!

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