Impact Planet #225

Guardando e poi ripensando a Sacrifice, l'ultimo pay per view della TNA, ho avuto la sensazione di rivivere i contrasti che spesso e volentieri la federazione di Orlando ci ha abituati a provare.

Uno show molto, molto godibile, quasi tutti i match (a mio parere tutti, se togliamo l'angle comedy tra Crimson, Young ed ODB) sufficienti o più che sufficienti, diverse situazioni interessanti da sviluppare nel prossimo mese ed una buona dose di imprevedibilità. Questo è quanto mi ha lasciato in eredità Sacrifice, pay per view buono, magari anche ottimo ma che non resterà impresso nella nostra memoria, non sarà tra i momenti indelebili che la TNA lascia ai postumi. E questa cosa, quando la puoi associare alla quasi totalità dei ppv durante l'anno, diventa un problema.

Intendiamoci, da un lato proprio la ricerca del momento sensazionale, del modo di stupire a tutti i costi spesso utilizzando forzature eccessive è stato uno dei mali che ha afflitto la TNA nel suo annus horribilis, ed il fatto che, per una volta, di ciò non ci sia traccia (se non in un piccolo ed evitabile passo falso nel finale del match tra Mr Anderson e Jeff Hardy) è solo una buona notizia. Ma se lo vediamo da un punto di vista più critico, la card di Sacrifice, che già si presentava non con molte pretese, ha saputo stupire ben poco.

Lo show è iniziato con un cambio di titolo, quello dei Tag Team Titles, che era quasi scontato anche se non dovuto. Joe e Crimson hanno bisogno di rivali, e dopo il riparcheggiamento dei Guns, la coppia Daniels-Kazarian, oltre ad essere l'unica sulla piazza, si sta anche comportando molto bene. Unico dubbio: forse l'intrecciarsi tra la storyline che comprende AJ Styles e Dixie Carter potrebbe distrarre i due dalle rivalità che portano alla difesa delle cinture. In questo momento la categoria Tag Team TNA assomiglia molto di più alla parigrado WWE che a sé stessa di qualche mese fa: teniamoci buono perlomeno il livello dei match che rimane sempre molto elevato in attesa di storyline migliori.

I titolo TV e Knockouts sono rimasti alla vita dei rispettivi detentori, come anche qui ampiamente prevedibile, mentre i feud dei campioni con gli sfidanti sono ancora in divenire. Entrambe le categorie vivono un buon momento ma, alla lunga, i due campioni potrebbero avere bisogno di rivali reali ai quali contrapporsi. Non me ne vogliano la Tessmacher, peraltro autrice di una discreta prova, ed i due Robbie, personaggi ormai triti e ritriti ma che continuano a venire riproposti, ma la sensazione è che ci voglia qualcosa di più per lottare per una cintura.

Una piccola riflessione la dobbiamo anche fare sulla situazione di Crimson: al di la dell'angle che, come già detto in precedenza, archiviamo tra i momenti comedy, sono convinto che con lui non sappiano più che fare. La storia dell'imbattibilità è sempre meno credibile ed ancor meno interessante, e l'open challenge è solo un modo per tirarla avanti. Unico modo per dare una svolta alla situazione? Crimson chiama qualcuno a sfidarlo, e dal locker room esce un personaggio a sorpresa dal nome magari altisonante. Ma questo, oltre ad essere al confine tra il fanta-wrestling ed il sogno, è un avvenimento che, per come ragiona la TNA, non avverrebbe mai in un PPV ma sarebbe proposto ad Impact e con ampia pubblicizzazione.

Gli ultimi quattro match sono stati tutti e quattro ottimi qualitativamente: quattro sfide che hanno messo in ballo i top della federazione, quattro match che da soli valevano il biglietto dello show, per la classe che c'era tra le corde e per lo svolgimento stesso delle contese. Ma quattro match dal risultato ampiamente pronosticabile e per i quali era difficile avere un hype elevato. Hardy vs Anderson è stato un match la cui costruzione avrebbe portato ad un ennesimo turn heel del biondo di Green Bay. Questi però si è lamentato pubblicamente del continuo cambiamento di “sponda” del suo personaggio, così in TNA hanno ben pensato di proporci una sfida face vs face, perlopiù con un finale molto discutibile ed evitabile. Il risultato è stato un match che non solo non aveva nulla in palio ma ha anche cancellato quel minimo di astio che c'era tra i due, reduci dall'episodio di Impact. Stesso discorso lo possiamo fare per AJ vs Angle: qui è l'ex Olimpionico che sta per ritornare tra i face e la sfida infatti ha avuto bisogno di un'interferenza da parte di Kaz e Daniels per prendere un po' di pepe. Strette di mano e pacche sulle spalle al termine di un incontro sicuramente bellissimo ma che, ammettiamolo, abbiamo già visto spesso in TNA.

Ausitn Aries vs Bully Ray è forse l'unico match che si potrebbe salvare da questa disamina: i due personaggi più in forma del momento hanno avuto l'ennesima possibilità di dimostrarci quanto sia il loro valore, ed è un peccato che la loro sfida sia stata una one time only, visto che Ray è in procinto di andare contro Abyss (o suo “fratello”) ed Aries di tornare a difendere la cintura X-Division (e sarà interessante capire contro chi). Un rimpianto: Bully Ray si meriterebbe una chance di regno con la cintura massima per tutto ciò che ha saputo tirare fuori dal dopo split del Team 3D (fosse anche solo per i suoi promo.. e per il fatto che abbia proclamato di usare MySpace e non Twitter!).

Il main event, infine, è la conferma di tutto ciò che vado affermando in queste righe. Ottimo match, grandi interpreti ma hype a livelli bassissimi. Alzi la mano chi ha davvero creduto che RVD avrebbe potuto, dopo mesi di anonimato totale, vincere la cintura contro un Bobby Roode che si sta dimostrando sempre più meritevole di quella posizione. E molto poco è stato fatto per aiutare i due in questo senso nella costruzione della storyline: l'unica cosa che era chiara fin da subito era il fatto che Rob Van Dam fosse solo un altro nome da aggiungere a quelli già battuti da Roode. E così è stato.

La domanda al termine di questa disamina, sorge spontanea: cosa chiediamo davvero ad un pay per view? Ottimi match? Li abbiamo avuti, ma da soli non bastano. Grandi nomi in gioco? Anche qui siamo soddisfatti ma non è sufficiente. Svolgimenti e finali credibili? Il compito questa volta è stato eseguito molto meglio che in altre occasioni, ma non è tutto. Quello che si chiede veramente ad un pay per view è una somma di tutti questi fattori fondamentali unita alla necessaria sensazione che ci si trovi davanti ad un evento importante, nel quale si lotti per qualcosa (al di la dei titoli in palio) e dove gli incontri che vengono proposti siano il culmine o parte integrante di qualcosa di avvincente. Si chiede cioè che le storyline che portano all'evento siano state pensate, scritte e portate avanti con convinzione, tenendo sulle spine noi appassionati per qualche settimana e dandoci infine ciò che abbiamo a lungo bramato. La costruzione del pay per view in questo senso deve tornare ad essere parte fondamentale della politica made in TNA, altrimenti avremo sempre la spiacevole sensazione di assistere ad una puntata di Impact Wrestling dove ai lottatori viene solamente concesso qualche minuto in più per esibirsi.

..buona TNA a tutti!

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