Impact Planet #209

Ci sono buone conferme in una settimana di pura transizione ad Impact Wrestling: ed il periodo che porta la TNA a fare il suo Tour inglese, terra dove storicamente raccoglie molti consensi, prende lo slancio da show innegabilmente più solidi e ben costruiti.

Il consolidamento delle posizioni attuali nello show e del roster prosegue in modo deciso, ed è un processo nel quale la TNA sta dimostrando di avere una qualità che in passate occasioni gli è mancata e spesso anche costata caro: la pazienza. Pazienza, ad esempio, di consolidare Sting nel ruolo di GM, dando all'Icona il tempo di calarsi nella parte completamente senza doverlo necessariamente portare sul ring di nuovo ad ogni occasione buona (o non buona) per farlo. E lo Stinger sta tirando fuori il meglio di sé anche da questa situazione: devo dire che il mio scetticismo nell'osservarlo guidare lo show con guanti ed occhiali da sole era molto forte. Ma ora, quando vedo angle come quello di questa settimana con Bully Ray che fa coppia con quello di settimana scorsa con Roode, devo ammettere che il mio parere scettico era affrettato.

Altrettanta pazienza si sta dimostrando a livello di main event. Prima di Genesis il presentimento che Jeff Hardy avrebbe riconquistato da subito la cintura di campione del mondo era forte, e credo che la TNA di un anno fa non avrebbe battuto ciglio nel prendere la decisione di togliere il titolo a Roode e rimetterlo alla vita del Charismatic Enigma (basti pensare ai repentini cambi di titolo che, un anno fa appunto, dovette subire Mr Anderson nei suoi due brevissimi regni titolati). Genesis invece ci ha lasciato un Roode sempre campione e sempre più top heel della federazione ed un Jeff che insegue la corona, ruolo che a parer mio gli calza molto meglio di quello del campione in carica, almeno nella versione “Immortal” dei suoi regni. In tutto questo c'è l'inserimento di un sempre ottimo James Storm, che magari non avrà più l'occasione di rivincere il titolo ma la sua resa da face con attitudine Cowboy è sempre elevatissima, e del buon Bully Ray, tanto esilarante nei suoi promo quanto bravo ad interpretare la sua parte.

Tutti questi sono segnali di pazienza e di voglia di costruire qualcosa di più duraturo, che ci invogliano a seguire la TNA molto di più di quanto non attirino i continui capovolgimenti di fronte, cambi di piani (e di titoli) che ci accompagnarono per quasi tutto il 2011.

Ed anche il contorno di Impact ci presenta una situazione a dir poco rivitalizzata e rinforzata settimana dopo settimana. Prendiamo ad esempio, l'ottimo momento delle Knockouts, categoria che continua a fornire buoni match (lo Steel Cage non è a livello di quello di qualche mese fa tra Tara e la stessa James, ma comunque onesto) in attesa di un vero exploit a livello tecnico di Gail Kim, che ancora non ci ha mostrato le sue reali qualità in ring in questo suo nuovo stint ad Orlando.

E per parlare di pazienza, non possiamo non citare la X-Division. Austin Aries è da considerarsi impagabile per il lavoro che sta svolgendo: è il primo vero campione X-Division che non ci fa rimpiangere quelli storici del periodo d'oro, e di fatto si sta portando sulle spalle da solo il peso della categoria fin dal suo rientro in TNA. Il problema vero è che, alla data attuale, non si intravede ancora un degno erede per AA, con tutto lo sforzo che i vari Sorensen e Ion ci stanno mettendo. I due non si sono certo risparmiati, ma se fossero al livello dell'attuale campione non ci sarebbe stato nessun problema a concedere loro un giro al titolo, oppure altre opportunità per arrivarci. Invece la decisione della TNA è stata quella di riportare Alex Shelley sul ring per opporre uno sfidante credibile ad Aries. E di sicuro questa scelta porterà ad un buon risultato: Shelley sa dare alla categoria sia il livello tecnico di cui necessita sia quel quid in più di presenza scenica che gli altri, citati in precedenza, non hanno ancora raggiunto. Ci aspettano quindi sicuramente degli ottimi match in ppv, attendendo il ritorno dei Motor City Machine Guns a rimpinzare la divisione tag team.

E parlando di tag team arrivano i tasti dolenti. Se il modo migliore per costruire Magnus come personaggio è farlo perdere in modo netto e quasi imbarazzante contro il pur imbattuto Crimson (a proposito: quanto hanno ancora intenzione di tirarla avanti questa storia dell'imbattibilità?) siamo a posto. Meno male che poi il tutto si è rivelato un buon modo per stabilire il turn heel di Joe e dello stesso Magnus, altrimenti lo squash avrebbe avuto l'effetto di un macigno sul povero inglese ex British Invasion. E per fortuna che c'è stata questa svolta, peraltro attesa, nella storyline, altrimenti saremmo stati costretti a vedere un feud tra due coppie di face che non avrebbe di certo contribuito al buon storytelling dei match. Rimango comunque dell'idea che Samoa Joe meriti qualcosa di più di una title shot ai titoli di coppia con a fianco il primo che passa, ed è lampante che farebbe molto meglio, in questo momento, alla X-Division che qualsiasi altro wrestler attualmente libero da impegni, sia nel roster TNA che in giro per il mondo del pro-wrestling. Ma in assenza di alternative, ci dobbiamo accontentare di questo: almeno è un buon modo di vedere Samoa Joe sul ring invece che nel backstage a girovagare o non vederlo proprio on screen.

..buona TNA a tutti!

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