Impact Planet #112

Ladies and gentlemen, ben trovati tra le pagine del TNA Planet. Dopo la pausa di una settimana, doverosa per raccontarvi al meglio l'house show di Londra, torniamo a parlare di attualità nella federazione di Orlando, che si prepara a presentarci il nuovo Pay-per-View mensile, Against All Odds, che andrà in onda il 14 Febbraio. Mi sa che non parleremo, invece, del gossip riguardo il buon Kazarian, che ultimamente potremo definire il “Tiger Woods del wrestling”, e non si parla di meriti sportivi. Qualunque cosa pensiate di lui, vi auguro una buona lettura.

He changed his mind
Ha cambiato idea. Ancora una volta.

Come avrete avuto modo di leggere nella nostra homepage qualche giorno fa, sembra che il rapporto di lavoro tra Bobby Lashley e la TNA sia finito. Forse perché Lashley vuole dedicarsi al 100% alla MMA, forse è solo storyline. Il buon Bobby non è mai stato una cima di wrestler, però aveva il suo perché. Sicuramente se fosse stato gestito con un minimo di decenza, avremo potuto dare un giudizio al suo, seppur breve, stint in TNA. Eppure la sua gestione ha rasentato il ridicolo, dall'inizio alla fine, dal suo debutto fino alla sua ultima apparizione alla Impact Zone.

Perché Bobby Lashley si mostra, per la prima volta, a Lockdown 2009, applaudendo Kurt Angle e lasciando intuire che fosse stato ingaggiato dai Main Event Mafia, dalla parte dei veterani, dalla parte dei cattivi. Quando però si presenta per la prima volta a iMPACT!, attacca Angle e soci, voltando loro le spalle. Lashley diventa eroe per un giorno. Perché questo? Lashley spiegherà alle telecamere che è stato il comportamento e la dedizione mostrata da Mick Foley negli ultimi mesi, a provocare in lui questo cambiamento.

Flashback: cosa aveva fatto Foley in “quei ultimi mesi”? Un regno da campione dove cambiò radicalmente personaggio, diventando paranoico e ossessivo, attaccando impulsivamente e fisicamente Jeff Jarrett ad ogni occasione, minacciando di difendere il “suo” titolo una sola volta l'anno. Heel puro, e ritornò tra le fila dei buoni giusto un paio di settimane prima dell'arrivo di Lashley.

Poi il debutto in-ring, contro Rhino. La vittoria contro Samoa Joe, il feud contro Scott Steiner, rivalità che lo ha “umanizzato” dato che Bobby ha iniziato a conoscere (ricordare) il sapore amaro della sconfitta. Un feud che non si è mai concluso, mai arrivato allo scontro decisivo, alla “bella” se vogliamo così dire, perché il booking team ha deciso che è il momento di Bobby Lashley di passare tra le file dei cattivi, di nuovo. Per scelta della moglie. Almeno credo: perché Kristal Lashley insultava il pubblico, mentre Bobby non ha cambiato espressione un secondo, al punto da non lasciarmi neppure capire se era d'accordo oppure no con il discorso della moglie.

Inizia così una nuova fase per “the Boss”? Neanche per sogno: non combatte al PPV Genesis, si ripresenta da Eric Bischoff per delle scuse ufficiali (turn heel annullato), poi viene licenziato. Così. Puff. Non ha avuto una vera rivalità da ricordare (rivalità nel vero senso del termine, con Joe è durata due settimane, con Steiner non si è avuto un epilogo degno di nota). Una title shot vinta in un torneo e mai sfruttata.

Capisco le difficoltà da parte del booking team di gestire uno come Bobby Lashley. Tentato dalla MMA, corteggiato da Strikeforce, ma con la coda dell'occhio verso la UFC, quel sogno che rappresenta la possibilità di sfidare il meglio del meglio. Lashley rappresenta una mina vagante, non hai idea di quando potrebbe essere costretto a lasciare la TNA (o dover ridurre le apparizioni negli show televisivi), quindi è difficile bookarlo.

Ma così, in tutta onestà, si esagera un po'. Il personaggio Lashley non ha mai trovato una dimensione nel roster, una posizione, un ruolo. Oggi gli facciam combattere contro Tizio, domani contro Caio, oggi lo facciamo diventare face, domani ci ripenso e annullo tutto.

E' un po' quello che da tanto, troppo tempo si vede in TNA. Non parlo solamente dell'arrivo di Hogan che ha giocoforza rivoluzionato quanto stavamo vedendo nel corso degli ultimi mesi. Ma penso anche alla fine dei Main Event Mafia, senza un adeguato epilogo. A Matt Morgan vs. Kurt Angle, rivalità interrotta perché Angle doveva essere girato face per fargli combattere Desmond Wolfe. A Jay Lethal che compariva una volta ogni tre settimane, ai campioni X Division come Homicide o come Petey Williams, che venivano utilizzati quasi senza un senso logico. A D'Angelo Dinero che gira face all'improvviso, e poi si allea con Suicide (che odiava fino a poche settimane prima). Allo stesso Homicide che ancora ci deve fare capire se davvero conosce chi si trova sotto la maschera di Suicide.

Indipendentemente dai ratings, io credo che uno show appassiona il pubblico se è bello da seguire a lungo termine. Non dico che le storie debbano essere per forza chiare e semplice, ma un minimo di linearità nelle storyline bisogna mostrarla. Non confondere lo spettatore, mostrando cambiamenti di umore ed opinione come se nulla fosse. Rivalità interrotte all'improvviso, turn inspiegabili e quant'altro rappresentano appieno quel che non mi piace della TNA. Spesso si parla di una gestione degli atleti, da parte del booking team, senza un filo logico, senza un programma a lungo termine, che portano i lottatori in quella sorta di limbo che fa crollare l'appeal e l'interesse che il pubblico ha e mostra nei confronti del lottatore.

Questo fattore si nota molto da quando si sono susseguiti quella serie di licenziamenti e riassunzioni dell'estate scorsa. Quando Jarrett fu rimandato a casa “a riposo”, Dutch Mantel e Savio Vega (allora booker TNA e road agent) licenziati, e Vince Russo si è ritrovato tutto il booking team nelle sue mani. Vince ha il grande pregio di avere una creatività e una inventiva altissima, lui è proprio l'uomo capace di scriverti uno show da solo per mesi e mesi, e senza essere mai ripetitivo. Il suo grande difetto, almeno da quello che sto notando negli ultimi mesi, è che sembra avere troppe idee e troppa frenesia nel volerle realizzare. Esempi di questo suo atteggiamento lo noto, ad esempio, nella storyline che ha visto AJ Styles “risorgere” e diventare World Champion: una storyline interessante, magari non innovativa ma sicuramente che non si vedeva nel wrestling televisivo da tanto tempo, però realizzata troppo in fretta.

Ovviamente non è solo colpa del team di Vince Russo. Molte situazioni hanno dovuto costringere a cambiare i piani in corsa. Mi viene in mente il feud Jarrett vs. Foley, che si preannunciava grandioso, ma che è stato interrotto perché Jarrett è stato “sospeso” dalla dirigenza TNA. Fu allora che venne deciso che Foley dovesse ritornare face, dovendo così distruggere l'ottimo lavoro fatto con lui nel suo periodo aprile-giugno 2009.

E non lo aiuta l'arrivo di Hogan, che ha sicuramente fatto pressioni su chi bisogna puntare e chi bisogna scartare. Ad esempio, è proprio dall'arrivo di Hogan che il Team 3D è improvvisamente tornato face per vedersela contro i Nasty Boyz. Oppure che Eric Young è stato declassato dopo che sembrava avesse un futuro radioso di fronte a sé con la sua World Elite. Ecco che, nuovamente, le carte in tavola girano vorticosamente, velocemente, e senza alcuna regola comprensibile.

Non che questo rappresenti un male assoluto: la TNA continua a produrre show televisivi che si lasciano guardare, che divertono, e che sanno appassionare. Però questo è un punto che ho notato da troppo tempo. Una critica che volevo condividere con i lettori. Un piccolo problema che magari non è la causa dei ratings altalenanti, ma che non aiuta lo spettatore a fidelizzare con il prodotto, cosa che dovrebbe essere presa con maggiore considerazione.

TNA Trivia #5

Non che mi sia messo a preparare il Trivia settimanale durante la pausa dell'House Show, eh. Semplicemente diamo la risposta alla domanda di settimana scorsa. La risposta è troppo, troppo semplice: la mano sinistra aperta, con le dita unite e il pollice leggermente spostato, ricorda vagamente la mappa dello stato del Michigan. Pensando a questo, con il dito vanno a indicare la zona dove sorge la città di Detroit, dove Shelley è nato e dove Sabin ha a lungo vissuto (ma anche lui è nato nelle vicinanze della MoTown).

I migliori complimenti vanno al velocissimo Luca Bisighini. Ringrazio anche Andrea Perlini, Marco Stacchiotti, Lorenzo Calamante, Francesco Cavallini, Denis Panizza, Luca Tagliabue, Marco Catelli, Italo Bogliolo, Gianni Negrini, Roberto Sgarbi, Daniele Costa, Matteo Felici, Stefano Riva, Gianluca Piacente, Paolo Sartorio, Andrea Salvarezza, Riccardo Past e Mirko Canesi. Un po' tantini questa settimana, eh?

Ok, nuova domanda. Facciamone una un po' più impegnativa: quali atleti attualmente nella WWE hanno combattuto anche in TNA?

Mi basta abbiano combattuto anche un solo incontro in TNA, e si prendono in considerazione gli atleti che fanno ufficialmente parte di uno dei tre roster principali (quindi niente FCW e lottatori sotto contratto ma che non hanno ancora debuttato). La mail è [email protected] , come al solito.

Joe's gonna kill you
Si, come no!

E così rivediamo anche Joe negli schermi. Tornato dalla parte dei buoni dopo mesi senza uno straccio di idea per una storyline con lui protagonista, ora è deciso più che mai a utilizzare la sua valigetta per il titolo di AJ Styles. Il match tra i due si terrà a Against All Odds.

Tra l'altro, piccolo sfogo personale: sono un po' stufo della storiella “eri un campione vero, eri un wrestler serio, dov'è la tua dignità? bla bla bla?”. Il discorso fatto da Joe ad AJ mi ricorda tantissimo quello che AJ fece allo stesso Joe quando si unii ai Main Event Mafia, tanto per fare un esempio. I discorsi sull'onore, sul rispetto, sul valore sul ring si ripetono fin troppo spesso in TNA, almeno una storyline ogni 2-3 mesi si basa su questo aspetto, sul fare la predica al cattivo di turno perché “prima eri migliore”.

Che poi non ci vuole molto, sapendo che Joe dovrebbe essere un uomo “violento”. Dai a Joe il microfono in mano e fagli dire che sfrutterà la sua title shot ad Against All Odds perché ha voglia di prendere AJ a calci nel sedere. Fa più effetto.

Ritornando al discorso principale: spero tanto di sbagliarmi, ma tutto ciò non lascia presagire niente di positivo per il buon samoano. Più che altro perché sembra mandato allo sbaraglio. Il risultato più evidente sembra quello di un AJ ancora vittorioso e sempre più lanciato con vicino Ric Flair, mentre per Joe non rimarrebbe più nulla da fare. In questo momento, infatti, Joe senza la valigetta non ha più nulla. Non ha rivalità in corso, o sul nascere, darebbe l'impressione di un personaggio che andrebbe ricostruito nuovamente, proprio come fu quando nacque la Nation of Violence.

Sembra un altro esempio della cattiva gestione di cui ho parlato sopra, perché è vero che Samoa Joe è stato gestito molto male sin da quando è stata interrotta la sua winning streak, per mano di Kurt Angle ben più di tre anni fa. Ma è anche vero che è difficilissimo, secondo me, gestire wrestler del genere, quelle macchine di distruzione infernali che sembrano impossibili da fermare ma che, prima o poi, sono costrette a cedere. Questo perché, come tanti se ne sono visti in WWE e in altre federazioni presenti e passate, Joe si porterà sempre sulle spalle il peso di essere visto sempre come “undefeated”, dando di lui una immagine di lottatore duro a morire, difficile da sconfiggere, al punto che ogni job sembra inspiegabile e durissimo da digerire. Inizio a capire che non ci riproporranno il Samoa Joe del 2005. Dovrei abituarmi all'idea.

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