5 Star Frog Splash #65 – Deus Ex Machina

Due settimane fa avevo intitolato il mio editoriale fresco della tremenda Royal Rumble alla quale avevamo assistito da pochi giorni “Déjà vu”, in riferimento ai pessimi errori di gestione del Royal Rumble match dell'anno scorso che la WWE, senza imparare alcunché dalla pessima esperienza, ha riproposto praticamente identici (se non peggiori) quest'anno. Avrei potuto chiamare così anche quello di oggi, considerato che quello che la WWE sta portando avanti attualmente nei suoi show che condurranno a Fast Lane non è altro che lo stesso percorso di un anno fa. A cambiare è la forma, perché se l'anno scorso avevamo come sgradito vincitore del Rumble match un wrestler part-time, quest'anno abbiamo avuto quello che la WWE vorrebbe far diventare il suo prossimo volto, che però è risultato ancora più sgradito; se nel 2014 il campione – sia nei fatti che per storyline – era un inadatto, quest'anno è il wrestler con lo status più elevato della storia recente della WWE. Ma la sostanza, quella no, non cambia. Non cambia il fatto che la WWE abbia bookato nel modo peggiore possibile il Royal Rumble match, non cambia che abbia affidato la vittoria ad un wrestler che si sapeva già non avrebbe riscosso l'approvazione del pubblico benché spedito a Wrestlemania contro un WWE World Heavyweight Champion heel, non cambia il fatto che il secondo evento più atteso dell'anno sia stato costellato per la maggior parte da fischi (e ce ne voleva dopo l'ottimo Triple Threat match che abbiamo avuto modo di vedere poco più di due settimane fa). Soprattutto non cambia che l'ancora di salvezza alla quale la WWE si è appellata, l'anno scorso come quest'anno, è sempre la stessa: Daniel Bryan.

Innanzitutto chiariamo una cosa, visto che dopo quasi tre settimane c'è qualcuno che non ha ancora le idee chiare: il pubblico non ha fischiato la Rumble perché non ha vinto Daniel Bryan. Il pubblico ha fischiato la Rumble per gli evidenti, macroscopici, demenziali errori di scrittura che hanno caratterizzato l'intera durata del match. Ne ho già elencato qualcuno due settimane fa: Bryan eliminato come un midcarder a metà match dopo dieci minuti di permanenza sul ring (con tanto di entrata di Goldust subito dopo e la scritta “Shattered Dreams” che sa tanto di presa per il culo), Dolph Ziggler (dopo 2 minuti e 20) e Dean Ambrose eliminati come dei sacchi di patate, Reigns che rimane nel ring nei Final Four con Big Show, Kane e Rusev… posso continuare se non ne avete ancora abbastanza, ce ne sono quanti ne volete. Il pubblico ha fischiato perché si è sentito preso in giro nell'assistere ad un Royal Rumble match costruito solo ed esclusivamente per una cosa: rendere Roman Reigns l'unico tifabile. Come a dire “Ehi, è l'ultimo rimasto dei buoni, tifate per lui forza”. Ma la WWE non capisce che la gente è stanca di vedere trionfare gente che ritiene immeritevole, non capisce che è la gente a volersi scegliere (giustamente, aggiungo io) i propri campioni, chi deve arrivare al top, chi deve occupare gli spot più importanti della compagnia e intrattenerla. Chi dice che il pubblico ha fischiato la Rumble perché non ha vinto Bryan, crede davvero che se avessero vinto Ziggler o Ambrose l'arena avrebbe scatenato il finimondo come successo con Reigns? Ve lo dico io: no, non sarebbe successo.

Fondamentalmente le questioni sono due: 1) il pubblico non vuole più vedere un campione imposto. La WWE ha contemplato per una settimana l'idea di fare di Reigns un nuovo controversial champion, ma fortunatamente ha già capito che Reigns non ha le capacità per sostenere quel ruolo; 2) Reigns non è pronto per stare nel main event e ci viene mandato a forza, mentre gente con tutte le qualità per farcela viene fatta marcire nei contesti più assurdi. Perché il pubblico sostiene Ziggler, che è da dieci anni in WWE a sudare, piangere e sputare sangue ma che finora non è riuscito ad ottenere nemmeno un match singolo a Wrestlemania. Perché i fan vogliono Ambrose, che è riuscito a sostenere Raw durante il suo periodo più buio dell'anno grazie alle sue capacità. Perché la gente vuole vedere trionfare l'eterno underdog Daniel Bryan, che ormai da quasi tre anni si porta dietro un seguito incredibile. Soprattutto i fan non vogliono essere presi in giro. Qualcuno mi spiega che senso ha far tornare Bryan annunciando il suo trionfale ingresso alla Royal Rumble – quando non si sapeva nemmeno se avrebbe potuto lottare ancora – per poi farlo eliminare in quel modo becero? Non ha senso, se non quello di prendere in giro i fan. Perché non far tornare Bryan direttamente dopo la Rumble a quel punto, piuttosto che innescare le speranze e i desideri dei fan per poi distruggerli in quel modo? La WWE sapeva benissimo che mettendo Bryan in quel match sarebbe poi stato difficile gestire una sua mancata vittoria, lo sapeva benissimo. Eppure non se n'è preoccupata, pensando che sarebbe riuscita a metterci una pezza – fallendo ancora una volta.

Altra domanda: qualcuno mi spiega per quale motivo Ziggler, Ryback e Rowan sono stati licenziati? Di solito l'angle di licenziamento è un modo per far sì che chi lo subisca riceva l'appoggio dei fan. Come successo a Cody Rhodes un paio d'anni fa, ad esempio, che veniva appena da un turn face e che aveva bisogno di consolidarsi come favorito del pubblico (e la cosa funzionò eccome con tutta la conseguente storyline con i Rhodes e lo Shield). Peccato che stavolta non sia andata così dato che Ziggler sembra stare andando incontro al solito buco nero che lo attanaglia a intervalli regolari, Ryback fa il midcarder come dovrebbe ma da qualche settimana prende solo botte, Rowan era diventato un semi-jobber prima del licenziamento e tale è rimasto anche dopo. Però forse stavolta la risposta a questa domanda ce l'ho. L'ho trovata casualmente in newsboard ieri, leggendo l'articolo di Kenny Herzog riportato su Rolling Stone riguardo alle ultime vicissitudini di Raw.

Kenny Herzog, della celebre rivista “The Rolling Stone” ha scritto una recensione dell'ultima puntata di Monday Night Raw e delle ultime vicende in casa WWE. Di seguito le parti salienti:

“Dopo Survivor Series, sembrava chiaro che la WWE avesse messo insieme la sua coalizione di Superstar che avrebbero sostituito Roman Reigns nella scalata al top della federazione. Con John Cena come capo spirituale, il ritorno di Ryback, un Dolph Ziggler carico d'energia e un (leggermente) ridisegnato Erick Rowan, che venivano presentati come i difensori della giustizia. Ed ha funzionato. Poi, sono stati “licenziati”. Poi sono scomparsi e poi ancora, ritornati. In seguito, hanno iniziato a perdere (o, nel caso di Ryback, subire atti di bullismo). Così, i loro “pop” hanno iniziato a diminuire.

La reazione della folla di Columbus, Ohio, nei confronti di Ryback è stata di poco superiore all'indifferenza (forse perchè sapevano che di li a poco sarebbe arrivata una squalifica, inevitabile, ed ammazza-interesse). Rowan ha praticamente fatto un cameo e Ziggler ha dovuto spartirsi la stima del pubblico con Bray Wyatt nel loro rematch (che peraltro, Ziggler ha perso pulito, proprio come l'ultima volta). A questo punto, bisogna chiedersi: se Raw non avesse ammazzato l'interesse verso molti dei preferiti dal pubblico nell'ultimo mese, ci sarebbe meno odio nei confronti di Roman Reigns?”

Già, mi pare una domanda pertinente. La WWE continua a fare esattamente ciò che ha fatto al Rumble match, cioè cerca di rendere Roman Reigns l'unico tifabile (e Ambrose relegato nel giro dell'Intercontinental Title con motivazioni risibili e ridicole mi sembra un altro bel tassello di questo puzzle). Però allo stesso tempo ripesca la sua ancora di salvataggio Bryan e lo mette in faida con Reigns spedendoli l'uno contro l'altro a Fast Lane. Appena è stato sancito questo match la settimana scorsa il mio primo pensiero sul suo possibile risultato è stato uno solo: no contest. In questo modo puoi mandare entrambi nel main event di Wrestlemania e lasciare aperta una porta a tutto: Reigns con le sue speranze di chiudere Mania trionfante intatte e Bryan messo lì a placare l'ira funesta del pubblico. La verità è che la WWE, tanto per cambiare, naviga totalmente a vista e, come l'anno scorso, dà l'idea di non avere idea di che cosa fare. La Spear di Reigns a Bryan dell'ultimo Raw è solo l'ennesima scelta discutibile che certo non può far bene all'ex membro dello Shield. Non ho idea di quello che la WWE abbia intenzione di fare a Fast Lane (nemmeno la WWE lo sa al momento, lo saprà dieci minuti prima dell'inizio del PPV), ma una cosa è certa: occorre una svolta decisa perché mandare questo Reigns contro quel Lesnar a Wrestlemania equivale a bruciare quello che vuoi costruire come nuovo volto della compania. Ci risentiamo tra due settimane, quando questo dubbio amletico sarà sciolto e potremo commentare l'ennesima fesseria oppure un inaspettato colpo di genio da parte della compagnia di Stamford.

Lorenzo Pierleonihttps://www.tuttowrestling.com/
Dicono che sia il vicedirettore di Tuttowrestling.com ma non ci crede tanto nemmeno lui, figuriamoci gli altri. Scrive da otto anni il 5 Star Frog Splash, per un totale di oltre 200 numeri. Cosa gli abbiano fatto di male gli utenti di TW per punirli così è ancora ignoto. A marzo 2020 si ritrova senza niente da fare, inizia un podcast e lo chiama The Whole Damn Show. Così, de botto, senza senso.
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