5 Star Frog Splash #197 – Hostage

È una settimana in cui parlare di wrestling lottato è molto difficile. Ci ha lasciati Howard Finkel, LA voce del ring announcer per eccellenza in WWE. Una scomparsa che lascia il segno, come ha lasciato evidentemente il segno tra tutti gli addetti ai lavori che negli ultimi giorni hanno ricordato The Fink (e per averne una testimonianza scaricatevi l’ultimo podcast di Lilian Garcia, colei che andò a sostituire Finkel come ring announcer di Raw). E poi, come un fulmine a ciel sereno, l’ondata di licenziamenti che ha colpito la WWE. O meglio, che Vince McMahon ha scatenato sulla WWE. È una cosa che, quasi una settimana dopo, ancora non riesco a considerare a mente fredda. Principalmente perché mi dispiace per tutti coloro che sono stati licenziati, che si trovano senza lavoro da un giorno all’altro. Ma soprattutto perché non riesco a capacitarmi di come seguire la WWE ci abbia trasformati tutti, nel corso degli anni, in una massa di lobotomizzati. Perché sì, ci siamo abituati a leggere “licenziato questo, licenziato quest’altro” e a non fare una piega. “Ah sì, effettivamente non serviva”. Passiamo avanti. È accaduto anche stavolta, ad esempio, nei commenti della nostra pagina Facebook. Solo che stavolta non è come tutte le altre volte. Stavolta siamo nel pieno di una pandemia globale, di una pandemia che ha costretto tutte le compagnie di wrestling che non si chiamino WWE, AEW o Impact a fermarsi, a chiudere temporaneamente i battenti. Non è proprio così facile trovarsi un altro lavoro, sicuramente non come poteva esserlo fino a qualche mese fa, prima che iniziasse questo delirio generale che ha completamente rivoluzionato le nostre vite. Qualche mese fa Zack Ryder avrebbe trovato lavoro, o quantomeno una serie di ingaggi, nel giro di qualche ora. Oggi Zack Ryder scrive su Twitter che non accetterà ingaggi di altre compagnie fino alla fine della pandemia per non prendere in giro i fan dato che gli show verranno probabilmente rimandati o cancellati.

Eppure anche stavolta c’è la conta dei morti e dei feriti. Questo serviva, quest’altro no, peccato per quest’altro. Completamente lobotomizzati. Completamente asserviti a questa logica che dovrebbe rendere evidente l’ipocrisia di una compagnia che opera in questo modo. Una compagnia che negli ultimi due anni ha reso la vita un inferno ai vari The Revival, Luke Harper, Mike Kanellis, Rusev e chi più ne ha più ne metta, che volevano lasciare la compagnia, evidentemente non contenti del modo in cui venivano trattati. Sono stati in ostaggio della WWE per mesi, se non anni. Poi il mondo si capovolge e si assiste a un’epurazione di massa nel momento storico più sbagliato possibile. “Eh ma è stato fatto per motivazioni economiche, non potevano fare altrimenti”. Davvero? Una compagnia che ha dichiarato ufficialmente di avere un tesoretto di mezzo miliardo di dollari e che non più tardi di due anni fa ha firmato un contratto da 450 milioni di dollari con USA Network e FOX ha questo disperato bisogno di risparmiare 703.000 dollari al mese? Perché di queste cifre stiamo parlando. Il sempre prezioso Daniele La Spina, che ringrazio come sempre per cercare di portare fatti tangibili nella conversazione e non lasciare prendere il sopravvento totale alla mia parte emotiva, mi ha fatto notare che dopo i licenziamenti il titolo in borsa della WWE, dopo una disastrosa perdita continua degli ultimi mesi, ha ripreso a salire. Ne è valsa la pena, al netto della totale perdita della faccia? Del licenziare gente che non può andare a cercarsi un altro lavoro, una ragazza alla quale il Coronavirus aveva appena portato via anche il fratello, due genitori con due bambini piccoli da mantenere? Del passare per una compagnia alla quale dei suoi dipendenti non importa NIENTE? Ma tanto ce ne saremo dimenticati tra un paio di settimane, dato che siamo dei lobotomizzati in ostaggio. Quindi sì, forse ne è valsa la pena di fare due dollari in più.

La cosa più grottesca di tutto questo è che mentre la NJPW, la ROH, l’NWA, la MLW si fermano senza problemi, la WWE sta facendo carte false per andare avanti, come se da questo dipendesse la sua vita. Il che non sarebbe nemmeno una cosa grave né sbagliata di per sé, a condizione che le misure di sicurezza adottate siano ben più che sufficienti ad affrontare una pandemia. Il problema è che lo fa sempre per capriccio del suo padre padrone, non con un vero scopo. “Vabbè dai capiamoli, lo stanno facendo perché così possono risparmiarsi di tagliare posti di lavoro”. Eh no, risposta sbagliata. Lo stanno facendo per capriccio. Perché davvero fermare le trasmissioni per qualche mese sarebbe stata una mossa così sbagliata o così controproducente? Io, col senno di poi, dico che la WWE si sta facendo del male da sola a continuare in queste condizioni. Qualcuno potrebbe obiettare dicendo “Eh ma se già così stanno perdendo spettatori su spettatori e sono al minimo storico, figurati cosa accadrebbe se si fermassero”. Peccato che io non credo che la risposta così scontata a questo problema sia “l’ecatombe”, anzi. Siamo così sicuri che la WWE non stia perdendo spettatori su spettatori per la qualità dei suoi show televisivi? Siamo così sicuri che il pubblico voglia vedere un Raw di tre ore con UNDICI match che ci riportano indietro al tempo in cui negli show si vedevano solo match Superstar vs jobber, dato che il match col risultato più in bilico è stato Nia Jax vs Kairi Sane (e il che è tutto dire)? Siamo così sicuri che la gente voglia vedere show dove non succede NIENTE e dove il meglio che riescono a proporre è Big E che vince i titoli di coppia di SmackDown DA SOLO senza alcun motivo, mentre Kofi Kingston e Xavier Woods festeggiano da casa, dopo che il New Day non vinceva un match da tempo immemore? Io qui direi che due domande bisogna porcele, perché è chiaro che la WWE non si sia esattamente impegnata nel capire con che formula proporre i suoi show durante la pandemia.

L’esempio lampante è quello che è successo alla settimana 1 degli show senza pubblico: show completamente identici a prima, solo senza pubblico. Hanno dovuto prima guardare una puntata di Dynamite per capire che forse l’hard cam andava messa a favore di stage e titantron, per non focalizzare l’attenzione sullo spettacolo desolante delle platee vuote. E stiamo parlando di Monday Night Raw “the longest episodic television show in history”, con all’attivo 1.405 puntate (e gli sto condonando le 1.077 di SmackDown perché mi sento magnanimo). Nonostante questo devono guardare uno show nato lo scorso anno per capire come rendere nel modo migliore. Chapeau. Detto questo, negli show stava accadendo qualcosina di rilevante finché c’era ancora da mandare in onda Wrestlemania. Poi come si dice a Napoli “passato il santo, passata la festa” e siamo passati a dei Raw e degli SmackDown completamente skippabili o recuperabili in circa cinque minuti. E voi volete dirmi che questi non sono in grado di sperimentare qualcosa di nuovo o di innovativo? Qualcosa che provi a coinvolgere vecchi e nuovi spettatori, piuttosto che farli fuggire a gambe levate da davanti al televisore? Qualcosa che forse racconti una STORIA? Sì, lo so che “raccontare una storia” è un termine ormai sparito dal vocabolario di Vince McMahon (e anche dei fan a quanto pare, considerando i giudizi a dir poco agghiaccianti che ho letto e sentito in giro su Edge vs Randy Orton), ma vi assicuro che non è difficile. Sapete qual è il miglior prodotto venuto fuori dal WWE Network nell’ultimo mese? Ve lo dico io: “The Second Mountain”, il documentario che racconta il ritorno sul ring di Edge. Dura poco più di un’ora e posso dire tranquillamente che è uno dei documentari più belli che io abbia mai visto. Merito, in parte, di Edge, del suo personaggio, del suo carisma, certo. Ma merito anche di un lavoro fatto bene. È una storia. Una storia che fa ridere, piangere, emozionare. Una storia che ti coinvolge. Una storia che ti fa venire voglia di guardarne di più.

Sapete qual è la cosa migliore degli show WWE in questi mesi? Ve lo dico io: Drew McIntyre. Perché Drew McIntyre non è più l’omone scozzese perennemente arrabbiato di cui non importa niente a nessuno. Drew McIntyre è Drew Galloway. È il ragazzo arrivato in WWE troppo presto che non ha saputo gestirsi ed è stato licenziato. Allora si è rimboccato le maniche e ha detto “Adesso vi faccio vedere io”. Ora è il WWE Champion dopo aver battuto Brock Lesnar a Wrestlemania. La Wrestlemania più strana della storia, certo, ma di questo non importa niente a nessuno e soprattutto non è rilevante. È una storia. Una storia che si scrive da sola. Una storia che ha permesso a Drew Galloway di diventare il Drew McIntyre main eventer che era sempre stato destinato a diventare ma che solo recentemente ha meritato di essere. E ora McIntyre è sempre McIntyre. Sul ring, nelle interviste backstage, quando è in character e quando non lo è. È a suo agio e la cosa si vede anche on screen, è probabilmente uno di quelli che ha gestito al meglio il come comportarsi durante questa epidemia. Basterebbe far vedere di più di lui. E di Edge. E di qualunque wrestler WWE, perché tanto chi più chi meno tutti loro sono speciali e hanno una storia da raccontare. C’è chi questo lo capisce. E c’è chi preferisce mettere su undici match irrilevanti da propinare in una puntata di Monday Night Raw.

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