5 Star Frog Splash #63 – Déjà vu

Sono qui a rimuginare sul modo migliore per aprire il mio editoriale di oggi, ma non riesco a trovare le parole giuste. Mi vengono in mente tante cose che potrei dire, tanti modi in cui potrei iniziare, ma nessuno particolarmente calzante per esprimere appieno ciò che provo. Mi vengono in mente per qualche motivo anche quelli che ogni tanto commentano i miei articoli bollandoli come critiche distruttive alla WWE e chiedendomi come mai io segua una federazione che non mi piace. E mi fanno ridere perché il problema è proprio questo in realtà: che la WWE mi piace, per questo le dedico così tanto tempo della mia vita, per questo sono qui all'1.34 del mattino a scrivere queste righe invece di andare a dormire e svegliarmi presto con abbastanza ore di sonno per studiare il mio esame di letteratura inglese su Joyce. Solo che mi piace talmente che quando crea un ABOMINIO, perché il Royal Rumble match di domenica scorsa solo tale appellativo può avere, quello di ABOMINIO, non posso esimermi dal dire tutto ciò che penso di una compagnia che avrebbe tutte le carte in regola per mettere su uno spettacolo non decente, bensì straordinario, ma che decide sua sponte di non proporlo. Decide consapevolmente di proporre spazzatura (per non essere volgare).

Perché con il Royal Rumble match di domenica hanno sbagliato tutto lo sbagliabile. Avevano moltissime soluzioni: hanno deciso di percorrere la più errata di tutte, quella che non porta alcun vantaggio per nessuno. Non porta alcun vantaggio innanzitutto alla WWE, che magari un brivido freddo dietro alla schiena con l'hashtag #1 nel mondo #CancelWWENetwork l'ha provato, magari non è così ma mi piace pensarlo. Non porta alcun vantaggio ai 29 sconfitti del Rumble match, in particolar modo a “quei tre” (e sapete tutti di chi sto parlando). Per assurdo non porta alcun vantaggio nemmeno al vincitore della Rumble, che risponde al famigerato nome di Roman Reigns.

A quanto pare la WWE non si aspettava una reazione negativa così esagerata dei fan di fronte alla vittoria di Roman Reigns, talmente esagerata che nemmeno l'intervento di The Rock (!) ha potuto nulla per salvare il cugino. Rido. Rido perché la WWE sapeva benissimo a cosa stava andando incontro, lo sapeva benissimo e ogni dettaglio di quel Rumble match lo grida a gran voce. Daniel Bryan che resiste sul quadrato dieci minuti per poi essere eliminato come un midcarder, senza il minimo pathos. Dolph Ziggler (la sua prestazione nel match tocca quota 2:20 minuti) e Dean Ambrose eliminati come dei sacchi di patate. Stessa sorte toccata a Bray Wyatt, fino a quel momento iron man del match. Reigns che rimane solo sul quadrato con Big Show, Kane e Rusev. Nel 2015. Big Show e Kane nei Final Four nel 2015. Reigns che deve essere salvato dal cugino The Rock per poi essere celebrato da lui. No, la WWE ha costruito l'intero match in funzione di chi l'avrebbe vinto proprio perché sapeva benissimo quello che sarebbe successo. Quello che non sapeva è che ogni contromisura che aveva preso per cercare di rendere Roman Reigns l'unico tifabile e farlo così sostenere dal pubblico sarebbe servita solo ad ingigantire il dissenso, a mostrare al pubblico un Roman Reigns sempre meno meritevole di ottenere quell'ambito traguardo. Traguardo per cui CM Punk, non proprio l'ultimo dei fessi, sarebbe stato disposto a uccidere. Ed invece lo ottiene un Roman Reigns, uno che ha ancora tutto da dimostrare, al contrario del Chicago Made o di almeno altri tre in quella contesa.

La cosa che più di tutte lascia senza fiato è che la compagnia dall'anno scorso non ha imparato NIENTE. “Errare è umano, perseverare è diabolico” dice il proverbio. E la WWE non solo ha perseverato ma l'ha fatto anche con gusto, convinta di poter mettere una toppa lì dove sarebbe servito e di portare a casa il risultato che più desiderava. Non avrebbe potuto essere più in errore, considerato che con i brillanti accorgimenti della Rumble tutto quello che hanno fatto è stato prendere Reigns e bruciarlo. Perché la differenza più lampante rispetto all'anno scorso è proprio questa: che un anno fa la situazione era recuperabile mentre adesso decisamente no, almeno non nell'immediato. L'anno scorso la WWE si è resa conto di avere tra le mani il main event che sarebbe stato fischiato di più nella storia di Wrestlemania e, grazie al cielo, ha capito che doveva fare qualcosa per cambiarlo. Cosa fattibile perché Batista in fin dei conti era sacrificabile, era solo l'ennesimo part-timer che si trovava temporaneamente senza nulla da fare e che era dunque venuto a svernare in WWE. Quest'anno non è così. Roman Reigns non è sacrificabile perché non va da nessuna parte, anzi ha appena cominciato. E Reigns non è un part-timer al quale basta andarsene e poi tornare a sorpresa un annetto dopo (o anche meno) per recuperare il favore dei fan: la WWE vuole Reigns come prossimo volto della WWE. E la cosa geniale sapete qual è? Che lo stanno trasformando lentamente in una copia di John Cena, l'uomo che dovrebbe sostituire al top.

“Roman Reigns, the Powerhouse!!!”. Michael Cole ce lo sta ficcando giù per la gola da mesi ogni volta che l'ex membro dello Shield appare in un'arena. Peccato che del powerhouse Reigns al momento non abbia nulla, dato che si sta trasformando anche lui in una sorta di sacco da pugni che subisce per tutto il match, poi inanella le sue quattro mosse e porta a casa la vittoria. Se questa è una cosa irritante già applicata a Cena, che dopo più di dieci anni al top e quindici titoli mondiali vinti hanno ancora il coraggio di proporre come underdog, figuriamoci quanto può essere ridicolo rivederlo in Roman Reigns che dovrebbe essere quello dominante. Lunedì a Raw, poi, abbiamo fatto un altro passo verso la Cenanizzazione di Reigns: “il pubblico paga per vedere lo show, quindi è libero di tifare o di fischiare”. Et voilà, ecco servito il nuovo controversial champ. C'è solo un piccolo particolare: Reigns non è Cena. Nello specifico, Reigns non ha nessuna delle grandi qualità che ha Cena e che l'hanno quantomeno schermato in questo decennio di imposizione al top, altro elemento in comune tra i due. Sono il primo a dire che John Cena è ormai insopportabile, è una parodia di se stesso. Basterebbe tanto così per smuoverlo dal suo status quo ma niente, lui rimane lì immutabile (avevo fatto questo discorso quando auspicavo Cena vs Ziggler a Wrestlemania… AHAHAHAHAHAHAHAH). Però Cena è stato capace di gestire la situazione. Cena è un cyborg, fa quello che gli si dice e fa buon viso a cattivo gioco quando può. Roman Reigns domenica era sull'orlo delle lacrime mentre esultava per un traguardo fondamentale ottenuto tra i fischi di un'arena intera. Esitava nel salire sul paletto, era visibilmente dispiaciuto. La WWE credeva di poterlo proteggere. Sbagliava.

Facendogli vincere la Rumble in quel modo la WWE ha spinto con il sorriso Roman Reigns in un vulcano attivo. Perché la WWE non capisce una cosa: che il pubblico non ne può più di una figura imposta. Che il pubblico non vuole essere un figurante dello show, vuole avere voce in capitolo. Vuole scegliere chi incontra i suoi gusti, e quindi deve salire al top, e chi non li incontra, e quindi non deve essere imposto in altro modo. Ciò non vuol dire che il fan ormai si illuda di poter governare le scelte della WWE. Vuol dire che la WWE, invece di fare una prova di forza stupida, irresponsabile e inconcludente, ogni tanto dovrebbe fare un passo indietro e porsi il quesito: “Io voglio portare Tizio al top ma il modo attuale non funziona: come posso fare?”. Ma invece no, la compagnia governata dal milionario che dovrebbe essere miliardario insiste nell'andare per la sua strada in maniera sciocca, immatura. Non capendo che il pubblico non vuole un figlio di papà raccomandato che fa UUUUUUUUUUUAAAAAAA al top, ma vuole un nano con la barba che ogni volta che sale sul ring regala magie, vuole un tizio platinato al quale all'inizio non daresti una lira ma che ogni volta che lo vedi pensi che arriverebbe a morire pur di vincere quel match, vuole il pazzo schizzato ossessivo-compulsivo pronto a tutto pur di vendicarsi. E che quindi imporre al top Reigns non è la strada giusta: la strada giusta è far confrontare Reigns con i migliori, farlo uscire a testa alta e POI provare a lanciarlo al top (ciao Reigns, tanti saluti da Seth Rollins). Come si è concluso lo SmackDown pre-Rumble? Con Reigns, Bryan, Ziggler, Ambrose, Wyatt, Kane e Big Show sul ring, a misurarsi per la vittoria finale. Doveva essere così anche il finale della Rumble, non quella pagliacciata che non sarà piaciuta nemmeno alla madre di Reigns.

E quindi? Che si fa stavolta? Niente. Stavolta si va avanti. Stavolta dimostrino di avere le palle di andare avanti per la strada che hanno deciso di intraprendere e vedano se e quanto paga. Poi quando a Wrestlemania 31 Brock Lesnar sarà accolto tipo una divinità scesa in terra, mentre Reigns sarà massacrato dal pubblico senza scampo, vedremo se tutto il giochino del Rumble match sarà valso la candela.

Ecco, dopo un'oretta ho capito cosa potrebbe servire per esprimere tutto il mio dissenso: un bell'urlo. Peccato che non possa usare queste righe per farvelo sentire. Magari fatelo voi al posto mio. Un bell'urlo, un grido rabbioso. Ma mi raccomando, niente che assomigli lontanamente ad un UUUUUUUUUUUUUAAAAAAAAAAAA.

Lorenzo Pierleonihttps://www.tuttowrestling.com/
Dicono che sia il vicedirettore di Tuttowrestling.com ma non ci crede tanto nemmeno lui, figuriamoci gli altri. Scrive da otto anni il 5 Star Frog Splash, per un totale di oltre 200 numeri. Cosa gli abbiano fatto di male gli utenti di TW per punirli così è ancora ignoto. A marzo 2020 si ritrova senza niente da fare, inizia un podcast e lo chiama The Whole Damn Show. Così, de botto, senza senso.
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