5 Star Frog Splash #28 – The Unbearable Lightness of Yes

“Nella mia carriera ho assistito a tantissimi momenti assurdi che hanno coinvolto i fan ed è difficile ricordare il più strano, ma la cosa più assurda che credo di aver visto in realtà sono stati gli 'Yes!' al Raw dopo Wrestlemania 28. Semplicemente non sono riuscito a capirla. Voglio dire, si può capire, ma non come abbia fatto a coinvolgere così tante persone. The Rock era lì fuori e la gente cantava 'Yes!'. È assolutamente surreale e non so come o perché sia successo. È stato semplicemente stupefacente. Nel backstage c'era un'atmosfera incredibile e io ero giù di morale perché non ero davvero coinvolto nello show. Penso di essere apparso in una scena registrata di tre secondi nel backstage. Quindi sono andato fuori, ho disputato il dark match e l'arena è semplicemente esplosa. Ho avuto un enorme sorriso dipinto sul volto l'intera notte, anche nel ring, per cui è stata una cosa veramente fantastica a dir poco. Assolutamente l'esperienza di gran lunga più strana di tutte”.

(Daniel Bryan)

https://www.youtube.com/v/fMBZJtUOi94

Io credo che a volte noi dimentichiamo troppo facilmente. La nostra memoria è labile, si sa, tanto da dimenticare qualcosa che è avvenuto poco più di un anno fa. O meglio non dimenticarlo, bensì perderne per strada il valore, la portata, l'importanza storica. Ecco io credo che nel wrestling, causa forse l'eterno susseguirsi di eventi che non si arresta mai settimana dopo settimana, ciò accada fin troppo di frequente. Per questo ho voluto rinfrescare un po' la vostra memoria e riportarvi alla notte di quell'episodio di Raw del 2 aprile 2012, alla notte che esattamente un anno e mezzo fa ha visto la nascita degli “Yes!”, alla notte che vide la consacrazione del fenomeno di Daniel Bryan. Il mio non vuole essere né un pezzo celebrativo, né una sorta di riepilogo di quanto avvenuto fino ad oggi. Ma ho avuto bisogno di questo promemoria, di questo “Ecco come iniziò tutto” per parlare proprio degli “Yes!” e di quanto mi dia fastidio che un wrestler dalla caratura immensa, se non il miglior wrestler a tutto tondo tra le major americane, come Daniel Bryan sia troppo spesso ingenerosamente sottostimato e valutato negativamente proprio per il mezzo che ne ha consentito l'ascesa verso il maineventing della WWE: gli “Yes!”.

Diciamo le cose come stanno: quando la WWE ha messo sotto contratto Daniel Bryan sapeva già di avere tra le mani un wrestler eccezionale. Già dalla sua permanenza a NXT, già dal suo video introduttivo ci si può rendere conto di quanto la WWE tenesse a Bryan e di come cercasse di proporlo con tutte le attenzioni del caso, non tralasciando nessun particolare. E per quanto mi riguarda non c'è dubbio che, incidenti di percorso (leggi alla voce licenziamento) a parte, la sua gestione nel corso degli anni in WWE sia stata sempre lungimirante e ben accorta, lasciando poco o nulla al caso. Non c'è dubbio che sia stato a volte parcheggiato o messo in disparte (ad esempio con la losing streak dopo la vittoria del Money in the Bank o durante il suo regno da United States Champion, oggettivamente brutto), ma la verità è che Daniel Bryan non è mai stato abbandonato a sé stesso, piazzato lì nel roster e messo lì a fare sempre le stesse cose come invece accade a fin troppi wrestler della WWE. Basta ricordarsi del Team Hell No (anche se di molto successivo) per avere la riprova di questa tesi: non era il classico tag team messo lì a caso tra due uppercarder ai quali non si sapeva cosa far fare. Era invece un meccanismo che funzionava benissimo e che attirava attenzione ad ogni puntata, mettendo in luce le qualità di Bryan e provvedendo a sviluppare maggiormente il suo personaggio. Non era il classico “parcheggio da tag team”: era una “dimensione alternativa” costruita appositamente per Bryan per dargli la possibilità di mettersi in mostra e di svilupparsi.

L'arrivo degli “Yes!”, poi, è stata la classica ciliegina sulla torta. Sono stati quelli a consacrare veramente il character di Daniel Bryan, che non era più ben visto solo dai vertici della WWE o da coloro che ne conoscevano il passato e sapevano che talento straordinario fosse: gli “Yes!” hanno aiutato il character di Daniel Bryan a emergere e a diventare tremendamente over con tutte le fasce di cui è composto il pubblico che segue la WWE. Ciò che è successo da lì in poi è storia, ma credo che non ci sia dubbio che l'esplosione di quel fenomeno abbia costituito la spinta fondamentale alla carriera di Daniel Bryan. La storyline principale che coinvolge la WWE dalla costruzione di Summerslam ad ora è stata messa su principalmente per un motivo: consacrare Daniel Bryan ed ergerlo allo status di main eventer. Erano anni che non vedevo una storyline con un obiettivo così preciso e così mirato e tutto ciò è stato creato proprio in virtù di quella spinta incredibile, dell'esplosione di Daniel Bryan e della sua affermazione nelle gerarchie della WWE.

Tuttavia, questo non significa che Daniel Bryan non sarebbe esploso senza gli “Yes!”. O che senza di essi il suo character sarebbe anonimo o insignificante, come mi capita di leggere a volte. Sembra quasi sia una colpa di Bryan quella di avere un character particolare e che chiaramente basa la propria costruzione sugli “Yes!”, come se avere una tale caratterizzazione sia una conseguenza dei suoi limiti come wrestler e che quindi per affermarsi davvero come miglior wrestler dovrebbe farne a meno. Come se dovesse mettersi alla prova senza gli “Yes!” per dimostrare di essere davvero un fenomeno come wrestler. Niente di più sbagliato. Potrei fare centinaia di esempi di wrestler che grazie all'invenzione di una catchphrase o addirittura di una singola parola (“What?”) hanno dato una svolta alla propria carriera, elevandola ai massimi livelli. È esattamente ciò che è capitato con Daniel Bryan, benché il processo che lo ha portato al top sia indubbiamente differente rispetto a quello dei suoi illustri predecessori. Ed è per questo, secondo me, che viene fondamentalmente criticato.

Viene criticato perché lo si paragona a wrestler con i quali non ha nulla a che fare, wrestler che nel corso della loro storia in WWE si sono distinti per la loro indubbia capacità al microfono e che su di questa hanno costruito la propria carriera. Parlo di gente come Stone Cold Steve Austin o The Rock, o anche CM Punk per rimanere in linea con gli ultimi anni. Questi sono tutti wrestler che, indipendentemente dalle loro alte o basse capacità in ring, sono arrivati al loro periodo di massimo successo grazie alla loro abilità al microfono, grazie agli “Austin 3:16”, agli “If ya smell…” e alle Pipebomb. Daniel Bryan, invece, è un wrestler diverso. Daniel Bryan è un wrestler che fa della propria abilità in ring, della propria foga e della propria energia sul quadrato i suoi punti di forza inequivocabili. Benché al microfono se la cavi discretamente, non è neanche lontanamente paragonabile ai più grandi del business in quel campo. Ha bisogno di una storia solida alle spalle, nonché di un copione da seguire che gli consenta di essere efficace con un microfono in mano. Come d'altronde la maggior parte dei wrestler, dato che i fenomeni in grado di prendere un microfono in mano e tirarne fuori ciò che vogliono sono relativamente pochi.

Daniel Bryan, semplicemente, è un altro tipo di wrestler. Per quanto mi riguarda è il talento più puro che io abbia mai visto salire su un ring dai tempi di Chris Benoit e tutto ciò che fa sul quadrato è qualcosa di incredibile. Non ci si può aspettare da lui un'ascesa a là CM Punk di due anni fa oppure puntate costruite esclusivamente su suoi promo. Bryan ha un tipo di talento diverso e la WWE lo sa, tanto che, sebbene questa storyline attualmente in corso contro Triple H abbia un sapore di già visto con l'interminabile rivalità tra Vince McMahon e Stone Cold Steve Austin, questa è stata rielaborata e riproposta secondo le abilità ed il talento di Daniel Bryan in una maniera che definirei magistrale. Certo, non è tutt'oro ciò che luccica visto che la storyline si è un po' arenata durante la costruzione di Battleground ed è cambiato ben poco in queste ultime settimane. Tuttavia, io sono convinto che la storyline stia ancora perseguendo il suo obiettivo principale di far ascendere Daniel Bryan all'olimpo dei wrestler. Per farlo può stare usando metodi diversi rispetto al passato e che a volte possono far storcere un po' il naso, ma il valore di Daniel Bryan come wrestler e le sue capacità giustificano pienamente tutto il contesto.

Lorenzo Pierleonihttps://www.tuttowrestling.com/
Dicono che sia il vicedirettore di Tuttowrestling.com ma non ci crede tanto nemmeno lui, figuriamoci gli altri. Scrive da otto anni il 5 Star Frog Splash, per un totale di oltre 200 numeri. Cosa gli abbiano fatto di male gli utenti di TW per punirli così è ancora ignoto. A marzo 2020 si ritrova senza niente da fare, inizia un podcast e lo chiama The Whole Damn Show. Così, de botto, senza senso.
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