5 Star Frog Splash #143 – Rumble for All

Probabilmente sarò fuori tempo massimo, però mi sa che è il caso di parlare ancora di Royal Rumble. Forse questo editoriale avrei dovuto scriverlo una settimana fa, ora probabilmente dimenticherò qualcosa delle molte cose che volevo dire. Parto dunque subito con la cosa che mi è piaciuta di gran lunga di più di questo weekend a Philadelphia: il Women's Royal Rumble match. Ecco, questa è la WWE che vorrei vedere sempre, una WWE capace di mescolare abilmente passato, presente e futuro e di offrire uno spettacolo non solo degno, ma probabilmente anche indimenticabile. Ricordate le critiche furibonde che ho rivolto a Raw 25th Anniversary, capace di fallire in tutti gli obiettivi che uno show celebrativo dovrebbe prefissarsi? Il Women's Rumble match è stato l'esatto opposto: è stato una pietra miliare che non solo ha celebrato degnamente coloro che sono state e che non ci sono più o che sono ormai al canto del cigno, ma anche tutte coloro che negli ultimi anni si sono impegnate per fare sì che le donne in WWE potessero essere considerate alla stregua degli uomini, Four Horsewomen in particolare. È stato un match bello? Sì e no. No perché con la partecipazione di ben nove wrestler ritirate, quasi un terzo del totale, quando poi gran parte di loro nemmeno si sono mai distinte particolarmente sul ring, difficilmente sarebbe potuto uscire un match dal tasso tecnico notevole. Sì perché il match ha raccontato una storia ben precisa, ideata bene e raccontata meglio. E sapete quanto io apprezzi una storia fatta bene.

In questo caso la storia raccontata porta il nome e il cognome di Sasha Banks. Negli ultimi giorni Sasha ha scritto un tweet che suonava più o meno così: “She remembered who she was and the game changed”. Alla Rumble è successo esattamente questo, Sasha ha “ricordato” chi fosse in passato e la differenza rispetto alla solita Sasha “face stereotipata” s'è vista in maniera lampante, lasciando intravedere anche qualche sprazzo della straordinaria Sasha Banks di NXT, la vera The Boss. Sasha ha raccontato magistralmente gran parte della storia essendo entrata per prima e uscita per quartultima, provvedendo da sola a legare le varie fasi del match. Innanzitutto portando avanti per gran parte della contesa il suo dualismo con la #2 Becky Lynch (e io aspetto ancora di rivederle sul ring in maniera seria l'una contro l'altra), poi pretendendo le luci dei riflettori e candidandosi di prepotenza a una vittoria finale su cui nessuno avrebbe mai scommesso. Vogliamo parlare di come ha eliminato Bayley? Oppure del confronto generazionale con Trish Stratus che è stato di gran lunga la parte migliore del match? Tuttavia questo non è stato merito esclusivo di Sasha: se The Boss è stato l'indubbio MVP della contesa, Trish Stratus è una buona seconda. È vero, è entrata al numero 30 e non ha dovuto lottare per un'intera Rumble. Ma da quando è entrata la complessità del match è cambiata radicalmente: si sentiva che alla contesa era stato aggiunto un nome pesante. E se consideriamo che Trish si è ritirata quasi undici anni e mezzo fa (sì, ha anche lottato qualche match occasionalmente ma niente di eccessivamente serio o impegnativo) non c'è altro da fare se non togliersi il cappello e applaudire. Evidente anche la differenza con la prestazione di Lita, che pure si è ritirata un paio d'anni dopo di Trish, che invece è sembrata molto più impacciata e disabituata a stare sul ring, nonostante se la sia egregiamente cavata con la sua enorme esperienza.

E il Rumble match maschile? Vi dirò la mia e sicuramente qualcuno non sarà d'accordo dato che ho visto in giro giudizi anche entusiastici: poca roba. Se generalmente non sono un grande fan delle sorprese “forzate”, che spesso e volentieri sfociano in mero fanservice, non si può non evidenziare come la Royal Rumble sia uno dei momenti più attesi dell'anno proprio per via della sua imprevedibilità. I fan si aspettano che durante il match possa accadere qualsiasi cosa… e quest'anno “qualsiasi cosa” non è stato niente di sorprendente o di particolarmente rilevante. Di certo non possono bastare i ritorni one night only di The Hurricane e soprattutto di Rey Mysterio (che però era veramente in una forma fisica spaventosa) a far cambiare idea su un'intera ora di match abbastanza piatta. E non aiuta nemmeno che i pronostici della vigilia siano stati rispettati fin troppo alla lettera: finale con i soli due possibili vincitori, Nakamura e Reigns, Cena terzo incomodo e Bálor outsider. Ha poi vinto Nakamura come prevedibile solo perché Reigns dovrà andare a dispensare i suoi Superman Punch e le sue Spear all'interno dell'Elimination Chamber. Ci sono stati poi anche diversi momenti discutibili, tipo Sheamus, Cesaro e Rollins che entrano nella Rissa solo per fare passerella e col freno a mano tirato perché avevano un match da fare poco dopo. O come lo stesso Sheamus eliminato in un battibaleno. O come il desaparecido Dolph Ziggler che torna senza cintura, entra col numero 30, resiste due minuti e si fa eliminare come un fesso qualsiasi. Boh. Sicuramente mi aspettavo qualcosa di meglio da questo match, non certo Daniel Bryan il cui ritorno resta un'utopia ma qualche comeback più a effetto, qualche strana alleanza, qualche abbozzo di storyline avrebbero potuto fare la differenza e migliorare esponenzialmente questo match altrimenti asettico.

E i due match per i titoli massimi? Due angle, niente di più. Entrambe le scene titolate dei due roster sono in una fase di stallo già da qualche mese, con lo Universal Title in attesa da un anno di essere consegnato a Roman Reigns a Wrestlemania e il match AJ Styles vs Shinsuke Nakamura che era praticamente l'unico scenario possibile per SmackDown. Peccato che nel frattempo le alternative siano poche, come anche le idee. Se poi il writing team della WWE non ci prova nemmeno a crearle, né a uscire dalla propria forma mentis bacata e fin troppo antiquata (davvero certe volte sembra che non ci sia nulla che possa smuOVERlo), allora di certo non possiamo aspettarci alcunché. C'è poi da dire che, anche se la situazione di SmackDown sembra un po' stagnante tanto che a Fastlane avremo l'ennesima situazione con AJ, Owens e Zayn, quantomeno AJ c'è e si esprime settimanalmente sui livelli di eccellenza che gli sono consoni. Lo stesso non si può dire invece di Brock Lesnar, che da dieci mesi continua a riproporre lo stesso compitino insieme al suo vate Paul Heyman. E non è assolutamente niente di diverso rispetto al primo regno titolato di The Beast eh, davvero siamo sempre lì. L'unica differenza è che ora Lesnar non sembra più la bestia insuperabile e invulnerabile di prima, è andato vicino a perdere diverse volte in questi mesi, probabilmente perché ora viene bookato più come un face che come un heel. Fatto sta che il conoscere il destino di quel titolo a Wrestlemania da circa un anno non fa altro che rendere Lesnar un novello Caronte, traghettatore di titoli in una WWE che in certe occasioni può tranquillamente essere paragonata al fiume infernale Acheronte.

Le contese per i titoli di coppia, invece, sono risultate la parte più inutile di tutto il PPV, nonostante ci sia stato anche un cambio di titolo. Purtroppo l'infortunio di Jason Jordan ha forzato il cambio di titoli a Raw, con Sheamus e Cesaro che sono tornati campioni per la quarta volta nel giro di poco più di un anno. Questo mentre la WWE metteva in scena l'ennesimo atto della commedia che le riesce meglio: distruggere completamente passati main eventer di NXT, in questo caso The Revival. E in questo discorso vanno inseriti anche gli ex American Alpha eh, non ce lo dimentichiamo. Perché questi due team a NXT dominavano sia l'attenzione che la scena tag team, mentre nel main roster non potrebbero essere definiti diversamente da un “afterthought”, qualcosa che c'è ma che potrebbe anche non esserci. E la situazione attuale è che The Revival, finalmente emersi dall'ecatombe di infortuni che li ha funestati, ora non sono over e vanno presi e reimpacchettati. Gli American Alpha, invece, sono stati portati nel main roster, spogliati di tutto quello che li aveva resi probabilmente il tag team più over della storia di NXT secondi forse solo ai #DIY, splittati… e poi rimessi in coppia! Tanto che Jordan fino a domenica scorsa era il Raw Tag Team Champion e Chad Gable era il #1 contender agli SmackDown Tag Team Titles. A NXT erano qualcuno. Nel main roster Jason Jordan è stato ripudiato (giustamente) dal pubblico e piazzato in una sorta di limbo incomprensibile, mentre Gable si è fatto inglobare dal buco nero di carisma che è Shelton Benjamin ed è diventato il cattivo generico #34764. One word for ya: SPRECO.

Non ho dimenticato quello che è stato il catalizzatore di tutto l'evento (come ha continuamente sottolineato la WWE creando non poco malcontento nella Women's Division), ovvero l'avvento di Ronda Rousey. Il fatto è che per ora c'è veramente poco da dire dato che sappiamo che ora “Rowdy” Ronda è a tutti gli effetti una wrestler della WWE, ma per il resto sappiamo molto poco. Non sappiamo cosa sia in grado di fare su un ring e quanto si sia effettivamente allenata, non sappiamo cosa possa fare con un microfono in mano. Non sappiamo soprattutto quali piani la WWE abbia per lei in vista di quella Wrestlemania il cui simbolo è stato indicato più volte dalla stessa Ronda. Cominciamo col dire che, se sono vere e hanno qualche fondamento le voci che circolano, sarebbe sacrosanto non mandarla immediatamente per uno dei due titoli femminili. Potrebbe essere veramente una buona idea il Mixed Tag contro Triple H e Stephanie… il problema è che il tag team partner di Ronda deve essere qualcuno che quantomeno possa rivaleggiare con il suo carisma e non passare in secondo piano. The Rock sarebbe in effetti il nome perfetto, ma onestamente la vedo difficile che Dwayne Johnson possa liberarsi dalle sue beghe cinematografiche per un match a Wrestlemania. In alternativa… devo dire che non riesco a trovare un nome adatto a sostituirlo. Fatto sta che il Mixed Tag sarebbe un ottimo modo per dare alla Rousey un esordio di livello su un grandissimo palcoscenico, pur senza essere particolarmente impegnativo o difficile essendo un tag team match. Fatto sta che tra una Royal Rumble nel complesso positiva e la curiosità per l'impatto che Ronda Rousey potrebbe avere in WWE, la strada per Wrestlemania quest'anno sembra essere ben tracciata… ma sottolineo il “sembra”. D'altronde in passato siamo stati delusi in modi ben più catastrofici.

Lorenzo Pierleonihttps://www.tuttowrestling.com/
Dicono che sia il vicedirettore di Tuttowrestling.com ma non ci crede tanto nemmeno lui, figuriamoci gli altri. Scrive da otto anni il 5 Star Frog Splash, per un totale di oltre 200 numeri. Cosa gli abbiano fatto di male gli utenti di TW per punirli così è ancora ignoto. A marzo 2020 si ritrova senza niente da fare, inizia un podcast e lo chiama The Whole Damn Show. Così, de botto, senza senso.
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