5 Star Frog Splash #1 – The Paul Heyman Guy and the Crazy Chick

Bentrovati e benvenuti a tutti alla prima edizione del 5 Star Frog Splash, il nuovo editoriale di Tuttowrestling.com! Qualcuno mi conoscerà già, qualcuno presumibilmente no (d'altronde posso essere ancora considerato una delle “facce nuove” del sito): sono Lorenzo Pierleoni, entrato a far parte dello staff di Tuttowrestling solo quattro mesi fa e già onorato di poter condurre questa nuova rubrica. Ringrazio tantissimo Carlo Di Bella e Giovanni Pantalone per avermi concesso questa possibilità assolutamente fantastica ed inaspettata e spero di poter soddisfare le loro e le vostre attese. Ma bando ai convenevoli (che sono durati anche troppo, soprattutto per riuscire a scriverli decentemente!), cominciamo subito!

Da un lato tessere di un puzzle i cui pezzi si incastrano perfettamente, forse anche troppo, in un quadro che forse non si è rivelato il capolavoro che tutti ci aspettavamo. Dall'altro saltelli, All-Stars, abiti eleganti e decisioni incoerenti, spesso non in linea con la storia di fondo. Due gestioni estremamente complesse che danno adito a più di un dubbio, tuttavia completamente differenti l'una dall'altra. Sto parlando dei due personaggi attualmente più controversi dell'intera WWE, ovvero il WWE Champion CM Punk e la General Manager di Raw AJ Lee.

Sono due personaggi che hanno spesso modo di interagire l'uno con l'altra e che forse si sono anche influenzati a vicenda nella loro evoluzione nel corso degli ultimi tempi. Hanno sicuramente diverse cose in comune, tra cui un recente (ormai non più tanto recente per quanto riguarda AJ) cambiamento radicale della propria persona. E la loro gestione spesso e volentieri è oggetto dei dibattiti più disparati: Punk è face o heel? È sempre lo stesso personaggio degli ultimi quindici mesi o non è nient'altro che l'ennesimo heel codardo made in WWE? E perché ad AJ Lee è stato affidato un ruolo di tale portata? È adatta a ricoprirlo? Non corre il rischio di stufare facendo sempre le stesse cose?

Questi sono solo alcuni dei quesiti che si rincorrono ormai da mesi. Quel che è certo è che la gestione di questi due character negli ultimi tempi è stata quantomeno discutibile. Personalmente, se devo essere onesto, a me non piace nessuna delle due. Tuttavia, c'è una differenza fondamentale insita in esse: mentre la gestione di CM Punk nonostante tutto risulta perfettamente inquadrata nel personaggio che il WWE Champion ha costruito con tanta minuziosità negli ultimi quindici mesi, spesse volte quella di AJ Lee è approssimata, confusionaria ed inconcludente, tanto da spegnere immediatamente nel fan quella “sospensione della realtà” tanto necessaria nel seguire uno show di wrestling.

Per quale motivo AJ Lee è stata nominata General Manager di Raw da Vince McMahon? Sicuramente non per la sua lucidità e per la capacità di prendere decisioni oculate. Il character della ragazza, fino a quel momento, aveva avuto un'evoluzione costante che lo aveva posto in una dimensione facile da inquadrare. Eppure, AJ è stata scelta per un posto di responsabilità come quello, che ti pone di fronte a delle scelte magari difficili ma che allo stesso tempo ti dà potere, un potere che la ragazza non ha esitato un attimo a sfruttare contro il suo amato/odiato Daniel Bryan.

Il “problema”, però, è che fin dall'inizio la Lee ha dimostrato di avere un certo polso nel suo nuovo ruolo, iniziando a prendere delle decisioni assolutamente coerenti al contesto dello show del lunedì sera ed andando ad assottigliare sempre di più quello status da “Crazy Chick” che aveva iniziato a guadagnarsi dall'inizio del suo rapporto con CM Punk. Per quanto fosse una scelta discutibile questa, poteva comunque essere tollerata nell'ambito del character della ragazza. D'altronde, si poteva contare su un ottimo personaggio, né face né heel (perché l'essere pazzo non dà una lucidità di pensiero tale da poter prendere delle decisioni sempre coerenti) e che poteva facilmente essere inserito in qualsiasi faida.

Tutto questo fino a questa sorta di rivalità sviluppatasi con Vickie Guerrero, creatasi a causa del Contract vs Contract match tra Dolph Ziggler e Chris Jericho che ha costretto lo Show Off a mettere in palio la sua valigetta del Money in the Bank. Questo quando la stessa AJ Lee aveva ribadito ad Alberto Del Rio un paio di settimane prima di non aver alcun potere sul destino del World Heavyweight Championship perché esclusivo del roster di Smackdown. E quando la Guerrero le ha fatto notare questa incoerenza, la GM l'ha assalita dati i pessimi rapporti tra le due Divas. Ma Vickie è tornata alla carica e ha protestato con il Board of Directors, riuscendo ad ottenere delle scuse ufficiali da AJ e schiaffeggiandola per ben due volte senza che la sua rivale potesse controbattere.

Ci sono però due gravi mancanze a questa storyline: esattamente, il Board of Directors cosa si aspettava che avrebbe fatto AJ da GM di Raw? Era ovvio che mettendo una giovane ragazza mentalmente instabile alla guida dello show del lunedì sera non si potesse ottenere una gestione sobria e coerente, in linea con una logica di fondo. Quindi per quale motivo AJ Lee si è dimostrata così soggetta al giudizio del Board of Directors, quando poi era stata nominata GM addirittura da Vince McMahon in persona? E ancora: perché AJ ha permesso a Vickie Guerrero di schiaffeggiarla due volte ed insultarla senza reagire? Non poteva assaltarla fisicamente, è vero, ma avrebbe potuto benissimo licenziarla, quantomeno punirla. Le motivazioni c'erano tutte, sarebbe stata una mossa completamente giustificata. La Diva invece non ha reagito, rimanendo succube della Guerrero.

Un atteggiamento, questo, che risalta palesemente quando pensiamo anche solo all'ultimo General Manager di Raw, quel John Laurinaitis che solo qualche mese fa si è permesso di attaccare furiosamente un John Cena già infortunato e ridurlo a mal partito, per poi sfidarlo addirittura ad un match in PPV dopo avergli opportunamente vietato di interagire fisicamente con lui fino ad allora sotto la minaccia del licenziamento in tronco. Mentre, nel frattempo, il Board of Directors sopportava tacitamente il tutto, senza fermare le azioni di Laurinaitis, mille volte più gravi di quelle di AJ.

Ecco, per questo parlavo prima della fine della “sospensione della realtà” da parte del fan medio. Un fan medio che ricorda tutto ciò che è avvenuto fino a pochi mesi fa e al quale risuona immediatamente un campanello d'allarme davanti a queste gravi buchi nella storyline in cui attualmente è coinvolta AJ Lee. È una situazione strana, che lascia intendere quasi che la WWE stia navigando a vista con la gestione della Diva, non avendo un piano predefinito in mente da poter seguire e mettere in pratica su base stabile.

La mia impressione è che AJ resterà ancora per poco tempo alla guida dello show rosso. In realtà questa era un'impressione che ho avuto fin dall'inizio del suo mandato, più per ragioni di praticità che altro. E soprattutto perché il suo character può funzionare per breve tempo in un contesto come quello prima di stufare immancabilmente, da un lato perché come ho già detto per natura dovrebbe essere impossibilitato a prendere buone decisioni per lo show stesso, dall'altro perché comunque non credo sarebbe produttivo relegare AJ ad uno stesso ruolo per troppo tempo. Le si impedirebbe di esprimersi in altri contesti molto più “in vista” del ruolo di General Manager, sia nell'extraring, dove ha dimostrato ampiamente di poter dire la sua, sia sul ring, dove invece ha lasciato intravedere ben poco del potenziale di cui è capace.

Di tutt'altra fattura, invece, la situazione del Best in the World. O forse dovrei dire del Paul Heyman Guy, dati i recenti sviluppi di Raw che ci hanno mostrato una liaison tra CM Punk e Paul Heyman che, dopo essersi sviluppata molto tempo fa dietro le quinte, è stata finalmente portata alla luce nell'ultimo episodio di Raw. Il Paul Heyman Guy, già, proprio come lo Straight Edge si era definito nel famoso promo del giugno dell'anno scorso che ha cambiato il suo destino in WWE. Perché se si rivede quel promo, se si ascolta bene, ci si rende conto che tutto ha un senso, tutto ciò che ha detto Punk in quel promo si è realizzato o è in corso di realizzazione.

Paul Heyman era la scintilla, l'ultima grande scintilla che mancava a CM Punk. La domanda che ci si dovrebbe porre, a questo punto della storia, è se l'inserimento di Paul Heyman in questa storyline fosse appropriato, se possa essere d'aiuto a Punk, se gli possa essere utile per continuare nella sua evoluzione. La mia risposta a questa domanda, considerata la situazione e lo status attuale di CM Punk, è no. Quantomeno non nella maniera auspicabile.

Questo perché non sono più assolutamente d'accordo con la gestione di CM Punk da quando questa è incentrata totalmente su questa insopportabile crociata per ottenere il rispetto. Ovvero dal termine di Raw 1001, la puntata successiva al famoso Raw 1000 in cui Punk ha attaccato The Rock, troneggiando a fine episodio sullo stesso Rock e su John Cena. Perché fino a lì, anzi, fino al promo in risposta a Jerry Lawler di Raw 1001, la gestione di Punk era stata pressoché perfetta. L'attacco a John Cena e The Rock, la riaffermazione del suo status di Best in the World, l'appunto al commentatore che aveva lasciato intendere, in poche parole, il turn heel di CM Punk in seguito alle sue azioni contro gli avversari. Perché Punk aveva ragione contro Lawler, lui non ha mai voltato le spalle al pubblico tanto che ancora adesso, allo status attuale delle cose, il suo turn heel non è ancora completo. Il pubblico continua ad incitarlo e a riservargli cori. La WWE ha provato in tutti modi a screditarlo di fronte al pubblico, persino nella sua città natale Chicago, ma non c'è stato verso: il pubblico è ancora saldamente con Punk. A Raw lunedì scorso avrebbe anche potuto cominciare a pestare gente a caso del pubblico stesso; sarebbe ancora stato tifato. Ovviamente, questo discorso esula dall'ultimo Raw, dato che questo si è tenuto in un contesto particolarissimo.

Ma l'intenzione della WWE pare chiara: turnare heel in maniera definitiva il Best in the World. L'affiancamento a Paul Heyman, che fino a due momenti prima era stato il manager di Brock Lesnar, non è casuale. Tutto ciò che è successo a Raw lunedì nemmeno. Il contrapporlo a Bret Hart in una città storicamente importante per l'Excellence of Execution come Montreal, il match contro un fan favourite come Randy Orton, il promo finale: tre passi importanti che hanno raccontato una storia piuttosto precisa. A raccontarcela è stato, piuttosto ironicamente, proprio colui che aveva ispirato a CM Punk il famoso promo che risale ad ormai quindici mesi fa: John Cena. Ed il promo di Cena è fondamentale nell'ambito della storyline: è la chiusura del cerchio.

Cena ha ripreso proprio il promo di Punk del 27 giugno 2011, quello che lui è stato costretto a sentire dopo essere stato schiantato in un tavolo. Punk diceva di voler cambiare il mondo, che c'era una cospirazione contro di lui. Ma a tanti mesi di distanza cos'è cambiato? Nulla, se non Punk stesso. Che ha imbrogliato tutti quando diceva di voler cambiare le cose, quando la sua era in realtà una richiesta precisa: rendete CM Punk una star. Nel corso di tutto questo tempo, però, il WWE Champion non si è affermato come star principale della federazione e si è visto passare davanti main event dopo main event mese dopo mese, ma non perché ci fosse una cospirazione politica contro di lui, non perché qualcuno gli mancasse di rispetto. E lì Cena colpisce dritto in faccia Punk: da trecento giorni il WWE Championship è diventato irrilevante. E Punk vi si continua ad appigliare con tutta la sua forza perché l'ultimo sviluppo della personalità del campione riguarda solo ed esclusivamente il titolo. Quel titolo che in fin dei conti è la legittimazione del suo proclamarsi Best in the World: senza, anche il suo appellativo non ha motivo di esistere. E poi Cena arriva al punto: CM Punk sta agendo in questa maniera, alla costante ricerca di approvazione e rispetto, perché non sa chi sia lui stesso. Si riduce a rubare i colori degli Hall of Famer, a rubare l'Elbow Drop di “Macho Man” Randy Savage perché non sa lui chi sia.

È per questo, in primis, che non sono d'accordo con le scelte della WWE: perché si rischia di vanificare il lavoro fatto su Punk in quindici mesi, perché si rischia di deviare dalla retta via e non riuscire a perseguire quell'obiettivo finale che la WWE si propone. Perché la WWE sta chiaramente lavorando per portare CM Punk allo stesso livello di John Cena e The Rock, dargli una sorta di aura superiore al “semplice” main eventer che è reduce da un regno di dieci mesi ma che ancora non riesce a chiudere Raw e i PPV in trionfo, da eroe principale. In PPV ci è riuscito solo una volta, a TLC 2011, quando John Cena era assente giustificato. Lo stesso John Cena gliel'ha fatto notare e CM Punk ha accusato il colpo, non più alzando al cielo la sua cintura come sempre, ma aggrappandovisi e tenendola stretta al petto in un finale di Raw che ha visto forse la prima, vera spaccatura nella corazza che CM Punk si era forgiato con accortezza quindici mesi fa.

Era così difficile portare Punk su altri livelli lasciandolo agire in maniera coerente con tutto ciò su cui si è incentrato il suo regno? Un regno che è servito a legittimare lo Straight Edge, ad esplorare a fondo il suo character e a consacrarlo, tanto da conferirgli quello status di #2 indiscusso della federazione. Un regno che oggi viene messo in discussione dalla carica di John Cena, che sfiderà il campione a Night of Champions con il suo amato WWE Championship in palio. No, a mio avviso non era così difficile. Anzi, avrebbe portato ancora più in alto CM Punk. Cosa che però non è ancora assolutamente pregiudicata, sia ben chiaro. Ho ancora un barlume di speranza che questo recente sviluppo della personalità, anzi, del “Cult of Personality” di CM Punk possa essere corretto in corsa. La speranza me la dà il modo in cui lo Straight Edge ha reagito, come sembra essere stato colpito dalle parole di John Cena, tanto da non riuscire a replicare. Ma perché questa correzione in corsa avvenga il campione dovrà perdere il titolo. Sarà necessario destrutturare questi ultimi risvolti del character di Punk per permettergli di riprendersi e tornare sui suoi livelli precedenti. E misurarsi ad armi pari con John Cena e The Rock. Anche se tutto ciò, a mio parere, non avverrà a Night of Champions.

Ma l'inserimento di Paul Heyman in tutto questo lo avrei riservato ad un altro momento. Un momento in cui CM Punk non avrebbe dovuto confrontarsi con John Cena e The Rock, lasciando presagire dei match, ma soprattutto delle battaglie verbali, assolutamente imperdibili. La sensazione è che la WWE stia mettendo troppa carne a cuocere quando non ce n'era alcun bisogno, sarebbe bastato perseguire nella linea d'azione scelta da Punk a Raw 1000 ma preservare il character precedente, il vero Best in the World che non si tirava indietro da alcuna sfida, non quello che scappa quando arriva il cavalier Cena a salvare Jerry Lawler da un pestaggio inevitabile o quello insicuro, dubbioso, quasi disperato degli ultimi minuti di Raw, tanto da provare per ben due volte a colpire Bret Hart salvo cadere, ridicolizzato, non riuscendo nell'intento.

Era stato proprio quello il punto di maggior successo della storyline tra The Rock e John Cena chiusasi a Wrestlemania 28, proprio quell'aria di “epicità” che si respirava attorno alla sfida e che dava l'idea di un confronto tra mostri sacri molto molto difficile da prevedere. Ed infatti è assolutamente così che è andata… contrariamente a Night of Champions. C'è attesa per il prossimo PPV della WWE, inutile negarlo. Ma a mio avviso è molta di meno di quella che sarebbe potuta essere facendo svolgere la terza parte della sfida tra John Cena e CM Punk in tutt'altro contesto. E soprattutto con temi completamente diversi da questa ricerca continua, ossessiva da parte di Punk, una ricerca che dovrà necessariamente passare per Hustle, Loyalty… Respect.

Lorenzo Pierleonihttps://www.tuttowrestling.com/
Dicono che sia il vicedirettore di Tuttowrestling.com ma non ci crede tanto nemmeno lui, figuriamoci gli altri. Scrive da otto anni il 5 Star Frog Splash, per un totale di oltre 200 numeri. Cosa gli abbiano fatto di male gli utenti di TW per punirli così è ancora ignoto. A marzo 2020 si ritrova senza niente da fare, inizia un podcast e lo chiama The Whole Damn Show. Così, de botto, senza senso.
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