Best Promos Ever #5 – Austin 3:16 Says I Just Whipped Your Ass!

“Austin 3:16 says I just whipped your ass!” Quale fan di wrestling che si rispetti non conosce questa frase? Non si può non conoscerla, anche solo per sentito dire, perché quella che ho appena riportato è semplicemente la catchphrase più famosa della storia della nostra disciplina. E non esagero affatto: quelle parole pronunciate da Stone Cold Steve Austin rappresentarono un marchio indelebile che non solo iniziò a forgiare i tratti caratteristici del personaggio che di lì a poco avrebbe fatto ascendere il Texas Rattlesnake nell'olimpo del wrestling, ma che creò anche i presupposti per l'arrivo di una nuova era che ancora oggi viene rimpianta e reclamata dai fan: l'Attitude Era. Il modo in cui si arrivò a tutto questo, tuttavia, fu molto più casuale di quanto si potrebbe pensare. Austin quel giorno vinse il King of the Ring Tournament del 1996 e fece la storia… ma si può dire con relativa certezza che le cose sarebbero potute andare in modo diverso piuttosto facilmente.

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Come al solito, un po' di background. È il 1996, un anno non semplice per l'allora WWF e per Monday Night Raw, impegnati nella sanguinosa Monday Night War contro WCW Monday Nitro che sarebbe durata ancora per diversi anni. La WWF era in una fase di transizione abbastanza netta: aveva i suoi uomini al top, Shawn Michaels su tutti, ma necessitava anche di un ricambio generazionale che tardava ad arrivare. Tra i giovani talenti in WWF c'era anche Steve Austin, che dopo una lunga trafila in WCW e ECW era approdato alla corte di Vince McMahon appena l'anno prima. Austin aveva trascorso quell'anno lottando dapprima con la gimmick del Ringmaster, con Ted DiBiase come manager, che lui aveva trovato debole fin dall'inizio. Da lì la trasformazione: Austin si rasa a zero e inizia a farsi chiamare “The Ringmaster” Steve Austin, che nel marzo del 1996 diventò ufficialmente “Stone Cold” Steve Austin. Il neo “Stone Cold” ha presto un'occasione per mettersi in mostra: il King of the Ring Tournament, al quale Austin si qualifica battendo Bob “Spark Plug” Holly, al secolo Hardcore Holly. A Austin servono tre vittorie per conquistare il torneo: i primi a cadere sono Savio Vega e Marc Mero. Per l'occasione, però, Austin abbandona la sua precedente finisher, la Million Dollar Dream adottata da DiBiase (che nel frattempo aveva lasciato la WWF per la WCW), e fa debuttare quello che sarebbe stato il suo marchio di fabbrica per gli anni a venire: la Stone Cold Stunner. L'ex Ringmaster arriva dunque in finale e il suo avversario è una leggenda come Jake “The Snake” Roberts. Da qualche tempo Roberts aveva abbandonato la gimmick che lo aveva reso famoso in favore di un personaggio di tipo diverso, un cristiano rinato che aveva superato i suoi demoni, l'alcool e la droga, e che andava in giro predicando la Bibbia. Niente di diverso da quello che Roberts era diventato veramente da qualche tempo a questa parte… predicazione inclusa. Questa lunga digressione su Roberts non è casuale, come vedremo tra poco. Fatto sta che Austin batte anche Roberts, che tra l'altro aveva lottato anche infortunato per essere stato attaccato a tradimento da Vader dopo la semifinale del torneo disputata tra loro e terminata per squalifica in favore di Roberts. L'apice arriva subito dopo la vittoria, quando Austin viene intervistato da Dok Hendrix (alias Michael Hayes) mentre Roberts lascia il ring aiutato dagli arbitri:

Dok Hendrix: Il quarto prestigioso King of the Ring, Stone Cold Steve Austin, una vittoria incredibile!

Austin: La prima cosa che voglio che venga fatta è di buttare fuori quel pezzo di merda dal mio ring. Non buttatelo fuori solo dal ring, buttatelo fuori dalla WWF perché ho dimostrato senza ombra di dubbio che non hai più quello che ci vuole amico! Te ne stai lì a predicare la tua Bibbia e a dire le tue preghiere, ma questo non ti ha portato da nessuna parte. Parli dei tuoi salmi, parli di Giovanni 3:16… Austin 3:16 dice che ti ho appena preso a calci in culo!

*Il pubblico esulta*

Hendrix: Dai, non è necessario.

Austin: Tutto quello che deve fare è andare a comprare una bottiglia scadente di Thunderbird e provare a ritrovare un po' di quel coraggio che aveva quando era giovane.

In quanto King of the Ring do un avvertimento a tutte le Superstar della WWF. Non mi interessa chi siano, sono tutti nella mia lista, cioè la lista di Stone Cold, e mi sto preparando per andare a prenderli tutti a calci uno dopo l'altro.

E per quanto riguarda il Championship match amico, non mi importa niente se sarà Davey Boy Smith o Shawn Michaels, è arrivato il momento di Steve Austin e quando otterrò quella shot voi starete guardando il prossimo WWF Champion.
E questo è quanto perché l'ha detto Stone Cold.

Un promo relativamente breve, appena un minuto e mezzo, che nonostante tutto entra nella storia. Se la WWE ritiene che le fondamenta dell'Attitude Era siano state gettate per la prima volta a King of the Ring '96 c'è un motivo e quel motivo è che il promo di Stone Cold Steve Austin inizia già a tracciarne la linea di demarcazione netta che la contraddistinguerà. Linguaggio più violento, personaggi più “over the edge” rispetto alle caratterizzazioni che spesso rasentavano ancora il cartoonesco, persino il pubblico che esulta per Austin, che al tempo era chiaramente un heel puro, è un segnale di questo cambiamento. In un certo senso anche prevalere su Roberts, una leggenda del business, era il segnale di un chiaro cambiamento: il vecchio se ne va per fare spazio al nuovo. E la violenza con cui Austin “eliminò” Roberts lo aiutò a emergere come heel character e a farsi notare dal pubblico. Le sue abilità fecero il resto.

Qualcuno di voi si starà chiedendo perché all'inizio della rubrica ho detto che la vittoria di Austin è stata molto più casuale di quanto si creda e perché le cose sarebbero potute andare diversamente. Semplice: perché Stone Cold Steve Austin non avrebbe dovuto vincere il King of the Ring Tournament del 1996. I piani originali prevedevano che a ottenere quella vittoria avrebbe dovuto essere Hunter Hearst Helmsley, ovvero Triple H, che però si mise nei guai con la compagnia per il celebre “MSG Incident”: qualche tempo prima, durante un house show al Madison Square Garden, avvenne un'aperta rottura della kayfabe quando la Kliq, ovvero il gruppo formato dallo stesso Triple H, da Shawn Michaels, da Kevin Nash e Scott Hall si ritrovò sul ring per salutare i partenti Nash e Hall che stavano per approdare in WCW. Diciamo che la WWF non la prese bene. Hall e Nash erano diretti alla concorrenza dunque non erano più punibili, Shawn Michaels era il poster boy nonché WWF Champion, dunque impunibile anche lui… chi era il più sacrificabile di tutti? Triple H, che infatti non vinse il torneo. Avrebbe però vinto l'Intercontinental Title appena qualche mese dopo. Lasciando però la strada spianata all'esplosione di Austin.

“Austin 3:16 says I just whipped your ass!”. Una frase certe volte ha una potenza tale da riuscire a cambiare il corso delle cose praticamente da sola. Stone Cold Steve Austin ci è riuscito, creandosi allo stesso tempo un character brillante che lo avrebbe proiettato tra i migliori di sempre della disciplina e fondando (anche) con le sue mani il periodo storico più importante della storia della WWE.

Lorenzo Pierleonihttps://www.tuttowrestling.com/
Dicono che sia il vicedirettore di Tuttowrestling.com ma non ci crede tanto nemmeno lui, figuriamoci gli altri. Scrive da otto anni il 5 Star Frog Splash, per un totale di oltre 200 numeri. Cosa gli abbiano fatto di male gli utenti di TW per punirli così è ancora ignoto. A marzo 2020 si ritrova senza niente da fare, inizia un podcast e lo chiama The Whole Damn Show. Così, de botto, senza senso.
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