AEW Planet #68 – Così confusi da colpirsi da soli

Gli ascolti delle ultime settimane di Dynamite fotografano in maniera cristallina la situazione di disarmo e di sbandamento che sta vivendo la federazione di Jacksonville. Lontani i tempi del milione in pianta stabile, ora ci si aggrappa a un 800 e qualcosa, in cui anche la fascia demografica 18-49, storicamente amica, fa registrare il peggior risultato da gennaio a questa parte (0.26). Ecco la tabella riportata dall’Observer:


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Un trend in calo costante e progressivo, che segue mano nella mano un decadimento altrettanto consequenziale del prodotto televisivo. Già, perché gli show settimanali AEW stanno mostrando un crollo di qualità proprio in ciò di cui prima si apponevano medaglie all’onore. Il livello del lottato, per esempio, è calato notevolmente. Sono aumentati i match riempitivo, i finali bislacchi, ci sono tasse da pagare (Jade Cargill, Samoa Joe, tutto l’universo femminile in generale) e poche cose cui davvero aggrapparsi. E anche queste, nascono da un’idea di fondo completamente errata o quantomeno pigra. Ovverosia il procrastinare.

Potevi permettertelo quando il tuo prodotto era il migliore costantemente sul mercato, ma ora in cui annaspi, incastrarti a 7 match (sette) tra Death Triangle ed Elite è un’ammissione di colpevolezza sul non saper creare niente. E quindi questi due trio funzionano e che facciano tutto loro. Affidarsi a Chris Jericho campione ROH per lanciarne ipoteticamente uno show televisivo, in maniera analoga ai tempi che furono con Dynamite, è un’altra ammissione della stessa natura. Parliamo di una quercia più che mezzosecolare, un fenomeno di questo business, ma che non può e non deve essere il cornerstone di un tuo nuovo show.

Non quando avevi da giocarti ben altre storie e ben altri nomi. Avevi pilastri “original” come Castagnoli o Danielson, storie interrotte con Garcia e Yuta, illustri inutilizzati come Brian Cage. E invece calpestiamo orme già lasciate anni fa, come se bastasse ripetere le stesse cose a macchinetta per ricreare una ricetta vincente. La AEW è nata come il Titanic, la nave dei sogni, quella su cui tutti avrebbero voluto salire. E sta lentamente naufragando di iceberg in iceberg. Perché è fatta di ferro e vi assicuro che può affondare. E la reazione all’ostacolo non può sempre essere la confusione.

Full Gear 2021 aveva chiuso un anno meraviglioso, mostrando al mondo i muscoli della AEW, capace di creare un PPV fantastico con le sue sole forze. Nessun ritorno epocale, tanti match anche senza titoli che hanno rubato lo show. Momenti ad hoc per pillars come Jungle Boy, MJF e Allin, lo storytelling di Punk, Hangman Page che corona una costruzione pluriennale con il tanto agognato trionfo. C’era organicità, spettacolo, scrittura, emozione. Proprio su Hangman avevamo visto un lavoro certosino calibrato sulla sua personalità. Sempre vicino al successo, impaurito nell’ultimo passo, con amici a spronarlo per controbilanciare le angherie dell’Elite. Un cursus honorum lungo mesi per portarlo a capire di essere championship material. E a seguire arriva il titolo.

Fast forward, 2022, di questa semina ci sono solo macerie. Allin è disperso, Jungle Boy è ancora dov’era prima, se non peggio, Punk è scomparso (meritatamente) dai radar. Però MJF è campione. Già, ma come? Ho già speso il Gorilla Position a riguardo e l’ultima puntata di Dynamite non ha fatto che acuire in me il senso di dispiacere. Perché ciò che hai fatto con Page solo 12 mesi fa poteva essere facilmente replicato qui. Ma al di là di questo, anche volendo perseguire a tutti i costi uno scenario “in wrestling”, con il classico heel che si fa beffe di tutti perché “davvero avete creduto al diavolo?”, c’era ben altro modo di realizzarlo.

Da Full Gear 2021 abbiamo perso i pezzi, tra Cody Rhodes e CM Punk e ora la minaccia è di perdere anche William Regal. Vero o falso che sia, reagire con una storia contorsionistica come quella di MJF dimostra davvero scarsa attitudine creativa. Il booking a lungo termine è scomparso e in tre settimane abbiamo visto MJF passare da persona in cerca di rilancio a classico heel che fa combutta con qualcuno e lo tradisce dopo una settimana senza che ci sia ancora una mezza spiegazione sul principio di tutto questo. Regal se ne va e quindi dobbiamo creare una way out? Perfetto, ma che senso ha renderla confusa e del tutto contraria al racconto precedente? Una defezione non comporta dover riscrivere tutto da capo, basta saper adattare il tessuto narrativo a dovere usando il materiale che hai.

E con MJF era davvero difficile riuscire a fare errori. Talmente sincera è la sua storia, che anche nelle menzogne c’è verità. Un personaggio che non può fare a meno di tradire, di mentire, di sfruttare il prossimo e prendersene gioco. Scrivilo così, lavoralo così, raccontalo così, se è quello che vuoi. Ma fallo. Invece andiamo avanti a spiegazioni posticipate, swervoni mai spiegati o elaborati, bipolarismo nei personaggi (Danielson? Moxley), schiavismo verso il pubblico di casa, quasi a mendicare ogni minima considerazione. E l’interesse va scemando. Così come scema subito l’attenzione per il titolo e il suo nuovo detentore. Anche in virtù di un primo sfidante del tutto irrilevante, uscito dal cilindro di uno sgangherato mago che non sa più che cosa inventarsi per piacere.

La AEW sta perdendo il suo DNA originale, non in nome di un’evoluzione frutto della maturità, ma come conseguenza di una confusione totale di cui, a oggi, si stenta davvero a vedere la fine.

Andrea Samele
Andrea Samele
Laureato in filosofia, amante della creatività, della scrittura e del suono musicale di una chop. Appassionato di wrestling di lunga data per la capacità di creare personaggi e storyline in grado di coinvolgere gli spettatori. Per Tuttowrestling.com curo l'AEW Planet.
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