AEW Planet #63 – Nuovo corso, vecchi problemi

Se la WWE ha l’era post McMahon, con Triple H come figura di riferimento, la AEW ha anch’essa dato un deciso colpo di spugna. Nel nuovo corso, i galli nel pollaio sono andati direttamente in prigione senza passare dal via, dopo la baruffa di All Out. Per di più CM Punk si è nuovamente infortunato ed assai più probabile che si arrivi a un benservito, piuttosto che rivederlo nuovamente in un locker room che lo ha palesemente rigettato.

Spogliatoio che ha prontamente eletto i suoi nuovi leader, che guarda caso sono anche coloro che a Grand Slam hanno portato a casa una cintura: Chris Jericho e Jon Moxley. Insieme a loro, Bryan Danielson, che in questo stint sembra davvero il venerabile maestro pronto a dispensare pillole d’esperienza ai suoi discepoli. E al tempo stesso a jobbare a destra e a manca sempre a un passo dal trionfo. Che peraltro meriterebbe, ma questa è un’altra storia. Un nuovo corso premiato dagli ascolti, visto che Dynamite si è stabilizzato sopra il milione pur senza i nomi di cui sopra, CM Punk, Kenny Omega, Young Bucks.

Tuttavia, anche l’ultima puntata ha certificato il permanere di un problema che in AEW sembra diventato cromosomico. Grand Slam ci presentava una card con 5 match titolati, ma nessuno di questi aveva una storia ben definita. Trame di contorno, come PAC vs Cassidy (ottimo match), storie inerziali basate più sulle reazioni del pubblico che sulla narrativa (Acclaimed vs Swerve in our Glory), oppure tentativi bislacchi di promuovere faide o nuovi arrivi (Saraya, better known as Paige) in cui il titolo di fatto era una bieca comparsa (il match femminile).

Venendo ai due match di cartello, Jon Moxley ha vinto per l’ennesima volta il titolo massimo AEW. Scelta che a me non dispiace affatto, perché in continuità con ciò che si stava raccontando prima della parentesi (errata e mal gestita a tutto tondo) CM Punk. Danielson meritava miglior fortuna? Senza dubbio, ma il suo momento arriverà presto. Nell’attesa, è giusto capitalizzare il personaggio di MJF. Che con Bryan Danielson aveva, al momento, poco o nulla da dire. Mentre con Moxley, il volto della AEW da mesi a questa parte, si può tentare di recuperare quanto di buono si era seminato con la pipebomb. Un Moxley capo popolo, ispirato, in ogni sua sfaccettatura.

A parer mio giusto insistere su un campione di questa statura e di questa misura. Proprio perché un villain del calibro di MJF ha bisogno di specchiarsi in un contraltare già scritto per essere un gigante. Danielson in tal senso è un passettino più indietro. Solo a livello di scrittura, beninteso. Quella stessa scrittura che tendenzialmente ai campioni manca sempre, Moxley se la sta portando a casa da solo. Mancano feud, mancano conflitti, mancano tematiche e trame. Moxley compensa con la sincerità espressiva, con l’emotività “battagliera”. E si contrappone alla perfezione al suo nuovo number one contender, un nemico cerebrale, manipolatore, sincero a suo modo nella sua falsità irriverente.

Il filo conduttore dei self made man, chiamiamoli così, prosegue anche nel match per il ROH Title. Castagnoli cede il passo a Chris Jericho, che inserisce un altro alloro nella sua pagina Riconoscimenti di Wikipedia. Scelta discutibile, non tanto per l’esito quanto per le modalità. Come detto sopra, l’ennesimo regno pallido non per colpa del performer ma per l’assoluta mancanza di scrittura. Se al booking team non interessa dedicare un feud a una cintura, perché a me dovrebbe interessare chi vince o chi perde? Come posso appassionarmi alle gesta di un campione pur bravissimo come lo svizzero, se in fondo batte +1 e perde al primo vero match importante?

D’atro canto, scelta conservativa quella di andare con Jericho, che da sempre sa creare interesse su qualsiasi cosa. Un nome che nasconde le magagne creative con la sua sola aura e presenza, utile ancor di più in caso di rilancio del brand ROH, finora usato solo per far fare un annuncio a Tony Khan e un paio di PPV a caso.

Insomma, sia quel che sia, ma se questo nuovo corso deve nascere dalle macerie degli errori precedenti, caro Tony, prendi penna e calamaio. Hai delle cinture senza un’importanza, dei campioni senza personaggio, degli avversari senza motivazioni. I titoli secondari come TNT e TBS sono nella terra di nessuno nonostante due campioni dominanti. I titoli tag cambiano in base agli umori del pubblico (in tal senso, giustamente cavalcati con gli Acclaimed). Il titolo maggiore vive della luce di chi lo indossa. E della speranza di avere finalmente un feud duraturo, capace di creare il contesto per qualcosa di realmente emozionante.

Altrimenti, tutto il resto è noia.

Andrea Samele
Andrea Samele
Laureato in filosofia, amante della creatività, della scrittura e del suono musicale di una chop. Appassionato di wrestling di lunga data per la capacità di creare personaggi e storyline in grado di coinvolgere gli spettatori. Per Tuttowrestling.com curo l'AEW Planet.
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