Speciale Stone Cold Podcast con ospite Triple H #44

Guardare l'ultimo episodio di Raw con le sue storie, i suoi character, le sue “controversie” come alla WWE piace chiamarle. Poi subito dopo passare al podcast di Stone Cold Steve Austin con ospite Triple H, nient'altro che un'ora di chiacchierata in libertà tra due amici sugli argomenti più disparati, da quanto accaduto alla Royal Rumble al processo creativo, da NXT alla ricerca del nuovo John Cena, dalla Hall of Fame ai nuovi sviluppi dell'ambiente wrestling. La kayfabe è dunque morta definitivamente? È proprio la domanda con cui Austin 3:16 ha aperto la sua chiacchierata con Triple H, ponendogli una domanda sull'argomento che è sulla bocca di tutti da una decina di giorni: l'esito della Royal Rumble. Austin ha infatti evidenziato la situazione attuale, con i fan che hanno rigettato la vittoria di Roman Reigns alla Rumble perché scontenti del fatto che Daniel Bryan sia stato eliminato così presto. Triple H ha ammesso che la situazione è difficile perché il pubblico di riferimento è cambiato: la parte di pubblico che accetta una storyline così com'è non esiste più. Si è infatti creata una spaccatura netta tra coloro che guardano semplicemente alle storyline e tra coloro che seguono tutto e pretendono di avere voce in capitolo: internet è stata ovviamente parte importante di questo processo.

Hunter ha aggiunto che il business è cambiato. Se la Rumble 2015 fosse stata proposta anni fa il pubblico avrebbe accettato il fatto che Reigns fosse bravo e che Bryan non fosse così bravo. Adesso non è più così: adesso il pubblico pensa che la WWE voglia impedire a Bryan di arrivare al successo e che Reigns non sia pronto. Adesso il pubblico chiede Bryan ma gli viene dato Reigns: per questo fischia ed esprime il suo disappunto. Ciò nonostante, lui non pensa che la situazione di Reigns sia così grave; in alcune arene, infatti, l'ex membro dello Shield è stato fischiato pesantemente, ma in altre è stato addirittura acclamato. Stone Cold ha dunque chiesto a Triple H se Reigns sia pronto per avere il suo momento a Wrestlemania 31. Triple H ha risposto di no perché lui ritiene che nessuno sia mai veramente pronto a quella transizione per cui ci si ritrova ad avere tutto il peso della compagnia sulle spalle, in una situazione per cui se le cose vanno bene è colpa tua, se vanno male è colpa tua lo stesso. Austin e HHH hanno anche ricordato quanto accaduto a King of the Ring 1996, quando a Triple H fu negata una vittoria che lo avrebbe consacrato perché non era pronto, vittoria che poi toccò a Austin facendo nascere il fenomeno di Austin 3:16. HHH ha ammesso che ora con il senno di poi può ammettere che all'epoca lui non era pronto mentre Stone Cold invece sì, e che fu molto più pronto l'anno successivo quando toccò a lui vincere.

Austin ha poi parlato di come siano cambiate le cose a Wrestlemania 30 per “volere popolare” e come pare che stiano cambiando ancora in vista di Fast Lane. Dopo aver ricordato che in WWE c'è un uomo solo ad avere l'ultima parola su tutto, ovvero Vince McMahon, Triple H ha affermato che loro non possono fare altro che muovere continuamente dei tasselli cercando di creare il miglior puzzle possibile, cambiando continuamente delle cose e adattandosi a delle altre. Ciò è stato fatto l'anno scorso con Wrestlemania ed è stato fatto anche dopo, quando l'infortunio di Daniel Bryan li ha costretti a cambiare i piani. Riguardo a Fast Lane, HHH ha affermato che cambiare le cose sta nelle regole del gioco, ma che ciò non significa cambiare tutto per forza: potrebbero benissimo portare i fan a credere che le cose stiano andando in una determinata direzione e poi cambiare completamente le carte in tavola. Triple H si è detto certo del fatto che il pubblico voglia delle storie e che quando queste non soddisfano i suoi gusti esso si senta quasi “derubato”, defraudato, tenda a non crederci più. Per questo vengono poi a crearsi situazioni come la scorsa Wrestlemania e la Royal Rumble. La vera difficoltà, per Triple H, è quella di costruire un face che possa piacere ai ragazzini di 8 anni come agli uomini di 80: creare un consenso universale è difficilissimo. Triple H ha preso come esempio John Cena, dicendo come nonostante tutto il pubblico lo abbia sempre seguito tra fischi e applausi, affermando come sia una delle Superstar che vendono di più, oltre ad essere un ottimo performer e uno stakanovista puro, il primo ad arrivare e l'ultimo ad andarsene.

Il dibattito si è poi spostato sulla passione di Triple H: lo sviluppo creativo e, di conseguenza, il suo prodotto principale, ovvero NXT. HHH ne ha approfittato per dirimere una questione relativa al suo matrimonio con Stephanie McMahon: se lui non l'avesse mai incontrata probabilmente ora starebbe facendo la stessa cosa, forse solo non nella stessa posizione. Lo sviluppo creativo è sempre stato la sua passione e per lui potersi occupare di NXT è una sensazione elettrizzante. Prendendo spunto da una domanda su Twitter Stone Cold ha chiesto a Hunter se trasformare il Performance Center in una scuola di wrestling sarebbe meglio che ingaggiare i vari wrestler delle indies. Triple H ha risposto che la cosa varia da persona a persona e che ci sono ragazzi delle indies che sono delle spugne e che apprendono subito lo stile della WWE, mentre altri si intestardiscono convinti di saper fare già il necessario. Dipende dunque tutto dall'approccio con cui si affronta la propria esperienza nella compagnia. Austin ha continuato dunque a parlare di NXT dicendo come gli piaccia estremamente tutta l'atmosfera dello show, chiedendo al suo ospite come abbia fatto a crearla in questo modo. Triple H ha risposto che lui scrive ciò che gli piace; non solo, si rende conto del pubblico a cui deve fare riferimento, cioè maschi adulti appassionati di wrestling, visto che NXT va in onda sul WWE Network e ciò esclude eventuali spettatori occasionali. Stone Cold ha chiesto se NXT possa essere ancora considerato un territorio di sviluppo e Triple H ha confermato di sì perché i wrestler hanno l'obiettivo di crescere per arrivare a Raw e SmackDown, ma poi ha aggiunto che allo stesso tempo è anche un roster a parte e che lui vuole mandare NXT in giro il più possibile per apprendere nuovi aspetti del business.

Un'altra domanda su Twitter chiedeva a Hunter se vedesse in giro tra main roster e NXT i nuovi John Cena, Hulk Hogan e Stone Cold. Triple H ha risposto che vede tantissimi ragazzi dotati intorno a sé e che in alcuni di essi c'è il “fattore X”, cioè quella capacità di ergersi sopra agli altri e di risultare i migliori. HHH ha poi sottolineato come il wrestling sia cambiato anche nelle capacità dei singoli wrestler: non si può solo essere promo guy o in-ring guy. Non si può essere solo big man o wrestler che svolazzano qua e là: ci vuole il giusto mix, ognuno deve possedere queste abilità nella giusta miscela. HHH ha detto che i talenti possono essere condotti solo fino ad un certo punto: passato questo sta alle capacità degli atleti di ergersi e farsi notare. Triple H ha preso ad esempio Undertaker, una creatura di Vince McMahon che sopravvive più di 20 anni dopo. Tutti gli altri avrebbero fallito con quella gimmick: Mark Calaway no perché era disposto a fare il famoso passo in più costantemente ricercato da McMahon, quel “brass ring” che tutti cercano disperatamente di prendere da anni. Austin ha poi lanciato una frecciata a Triple H, chiedendo se il “brass ring” non sia stato regalato a Roman Reigns, sottraendolo a gente come Daniel Bryan e Dolph Ziggler. Hunter ha glissato elegantemente la domanda dicendo poi che Reigns lavora duramente e che il lavorare duro è una delle caratteristiche fondamentali per un top player, anche se non l'unica.

Austin ha poi fatto una domanda scomoda a Triple H: Chyna sarà mai introdotta nella Hall of Fame WWE? HHH ha elogiato la sua ex compagna di stable nella DX, dicendo che ha raggiunto traguardi mai toccati prima da una donna e che la sua importanza nel wrestling è grandiosa. Tuttavia, avendo un figlio di otto anni, si rende conto che inserire Chyna nella Hall of Fame sarebbe un'arma a doppio taglio: come spiegare le recenti derivazioni della carriera della ex Diva? HHH ha affermato di non voler fare il moralista, ma che la Hall of Fame è una questione complicata perché non si può ridurre alla sola carriera degli introdotti: va allargata a tutta la loro vita e a quello che hanno fatto. Parlando di HoF, Triple H ha menzionato le recenti introduzioni di Bruno Sammartino e Ultimate Warrior, ricordando come sia stato lui a ricucire i rapporti perché non gli sembrava giusta una WWE Hall of Fame senza di loro. HHH ha poi paragonato le due recenti introduzioni, dicendo che convincere Sammartino fu più difficile perché a lui non piaceva la piega che stava prendendo il business. Con Warrior c'erano stati momenti difficili anche a livello personale per quanto accaduto a Wrestlemania XII, ma Triple H dice che ricordare la sua prima Wrestlemania da wrestler e avere il privilegio di averla disputata contro Warrior è fenomenale.

Tante, tante e ancora tante questioni toccate da Triple H nel podcast: da CM Punk (“Non ho mai avuto problemi personali con lui e se vorrà tornare sarà il benvenuto, a condizione che non abbia perso la passione per il business perché altrimenti farebbe bene a non tornare”) alla maggiore importanza della DX rispetto all'nWo (“L'nWO è stato fondamentale per un brevissimo periodo di tempo; la DX ha radicato influenze più facilmente riconoscibili nel lungo periodo”), dalla differenza tra pro wrestler e WWE Superstar (“Non discrimino il wrestling perché è ciò che facciamo, ma quando si arriva in WWE si arriva nella massima serie e quindi si passa da pro wrestler a sports-entertainer, dove la parte recitata è fondamentale”) a Brock Lesnar (“Stiamo trattando ma molto dipenderà da quello che vorrà fare Brock”) alla fine della Streak (“Non so se fosse giusto interromperla; so che uno come Undertaker vorrebbe ridare al business più di quanto lui abbia mai preso”) ai promo di 25 minuti con cui si apre settimanalmente Raw (“La verità è che ormai tutto ciò che facciamo è scriptato dall'inizio alla fine e a me questo non piace, per questo a NXT tendo solo a dare delle linee guida ai talenti e a lasciarli liberi, così da essere meno costretti entro certi limiti”).

Quel che è certo è che la WWE con questo podcast ha provato a strizzare l'occhio anche ai fan più smaliziati, cercando di imporre la figura di Triple H come quella del santone di NXT che crea gli show come vogliono loro e che dunque lavora per il loro divertimento. Personalmente mi è sembrato un tentativo molto politically correct di risolvere la situazione con i fan e la situazione Roman Reigns/Daniel Bryan. Se in alcuni spunti, come NXT e la discussione sui cambiamenti del business, la conversazione è stata originale e divertente, è altrettanto evidente che la WWE abbia ritenuto opportuno glissare su alcuni aspetti che non le andavano particolarmente a genio. Basti guardare alla domanda di Austin sul brass ring “rubato” a Bryan e Ziggler, caduta nel vuoto. Basti pensare a come Triple H abbia provato a più riprese a riabilitare Reigns, non riuscendoci particolarmente a mio avviso, provvedendo solo a farlo sembrare sempre di più la versione aggiornata (e molto meno talentuosa) del controversial champion. Basti pensare alle discussioni su Fast Lane, che vogliono farci pensare che Daniel Bryan vi trionferà vittorioso quando sono in pochi a crederlo davvero. Sono tanti i punti che potevano essere approfonditi: Triple H si è soffermato su alcuni di questi e ha provato a riconnettere se stesso e la WWE al pubblico. Ci è riuscito in parte, secondo me, perché è comunque una persona estremamente intelligente e capace, nonché in grado di portare il pubblico dalla sua parte. Ma la WWE deve rendersi conto che il cambiamento del business da loro descritto è quanto più reale possibile e che non basterà un'intervista di Triple H per mettere a tacere quella parte di pubblico che rifiuta le scelte antiquate e antidiluviane di Vince McMahon e che vuole vedere al top la gente più meritevole di cui la WWE dispone nel roster. La kayfabe potrà anche essere morta, ma la richiesta da parte del pubblico è e rimarrà sempre la stessa: delle belle storie.

Lorenzo Pierleonihttps://www.tuttowrestling.com/
Dicono che sia il vicedirettore di Tuttowrestling.com ma non ci crede tanto nemmeno lui, figuriamoci gli altri. Scrive da otto anni il 5 Star Frog Splash, per un totale di oltre 200 numeri. Cosa gli abbiano fatto di male gli utenti di TW per punirli così è ancora ignoto. A marzo 2020 si ritrova senza niente da fare, inizia un podcast e lo chiama The Whole Damn Show. Così, de botto, senza senso.
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