Piper’s Pit #9 – Inoki il Coreano

Eccoci a un nuovo appuntamento con “Hot Rod!”, la rubrica che vi svela il lato pop del wrestling. Dopo esserci occupati di Hulk Hogan non potevamo non parlare della sua controparte giapponese, in quanto a popolarità: stiamo ovviamente parlando di Antonio Inoki.

Nel caso vi steste chiedendo come mai Inoki abbia un nome italiano, sappiate che ciò è dovuto proprio ad un wrestler nostrano, vale a dire il WWE Hall of Famer Antonino Rocca, del quale il lottatore giapponese era un fan.
Inoki proveniva da un'influente famiglia di Yokohama, che però fu ridotta sul lastrico dopo la seconda guerra mondiale. Il padre era un uomo d'affari e politico (la passione per la politica rivestirà un ruolo molto importante in seguito nella vita di Antonio), che però morì d'infarto nel 1947, costringendo la famiglia a emigrare in Brasile per cercare di sfuggire alla fame. In Brasile si dedicò ai più svariati sport (atletica, basket e karate), prima di incontrare la leggenda del puroresu Rikidozan, che lo convinse a diventare un wrestler professionista e lo riportò in Giappone. Da lì in poi il resto è storia, ma non mi occuperò oggi della sua carriera straordinaria da lottatore (del resto parla da solo il fatto che creò la NJPW, che ancora adesso è la seconda federazione al mondo dopo la WWE), bensì delle mille implicazioni sociali, politiche e di costume che ebbe tutta la sua vita.
In Giappone la mafia locale, chiamata Yakuza, benché sia a tutti gli effetti un'efferata organizzazione criminale, è in buona sostanza riconosciuta ufficialmente, con tanto di referenti sul territorio addirittura rintracciabili sull'elenco del telefono! E anche l'inizio delle fortune di Inoki sono indissolubilmente legati all'organizzazione. Dicevamo del suo maestro Rikidozan: ebbene pare che l'ascesa della sua carriera venne favorita proprio dalla Yakuza, con la quale però finì in debito, tanto da venire accoltellato a morte da un suo sgherro nel 1963. Inoki ne rimase così sconvolto che per i successivi tre anni se ne andò a combattere negli Stati Uniti. Al suo ritorno in Giappone, dopo alcuni fallimentari tentativi di creare una federazione, sembra molto probabile che fece lo stesso percorso del suo mentore: contattare la Yakuza per creare la NJPW. E la cosa ebbe ovviamente sucesso.
Altro evento che lo consegnò decisamente alla cultura popolare è il match del 1976 contro Muhammad Ali, antesignano del match tra Mayweather e McGregor. Quello che accadde alla Tokyo Budokan Hall quel giorno è ancora oggi avvolto nel mistero e presenta versioni contrastanti. Ali, i giorni precedenti all'incontro, scaldò il clima come solo lui sapeva fare, con riferimento alla seconda guerra mondiale e deridendo Inoki, definendolo un “Pellicano” a causa del suo mento molto pronunciato. Ali conosceva il mondo del wrestling americano e si aspettava un incontro molto coreografico e cinematografico, in pratica una farsa nel quale nessuno dei due contendenti avrebbe sfigurato. Ma Inoki disse che non ci sarebbero state prove, l'incontro sarebbe stato vero! A quel punto lo staff di Ali dichiarò che, senza alcune regole, l'incontro sarebbe stato annullato. In pratica venne vietato tutto il repertorio del giapponese tranne i calci in scivolata. Il match fu stranissimo: di una noia mortale per via delle limitazioni imposte a Inoki, che nonostante tutto riuscì ad infierire con ben 64 calci sulle gambe di Ali, che sanguinavano copiosamente. Lo statunitense per tutta risposta mise a segno solo cinque pugni. Il verdetto fu di parità, ma appare abbastanza scontato che fosse stato concordato da Ali, come clausola per non fare annullare l'incontro. Il pubblico era inviperito per il risultato e per non aver assistito a qualcosa di brutale, Inoki riportò diverse fratture al piede destro per la forza dei suoi calci e Ali aveva la gamba sinistra praticamente maciullata. Insomma, un colossale fiasco di successo, soprattutto per il giapponese che si è sempre vantato di aver distrutto Ali, mentre quest'ultimo di fatto ha sempre totalmente ignorato questo match. Ciononostante, quando nel 1998 Inoki dichiarò di voler disputare il suo ultimo incontro, Ali volò fino a Tokio per sedersi in prima fila e andare ad abbracciarlo a fine serata, segno che tra i due rimase sempre una certa stima.
Altra caratteristica unica di Inoki è il suo particolare rapporto con la Corea del Nord, nazione nella quale è amatissimo. Nel 1995 portò 190 mila persone a Pyongyang (record assoluto per un evento di wrestling), durante l'International Sports and Culture Festival for Peace, per un evento nel quale sconfisse Ric Flair. Il rapporto con la Corea del Nord è ancora assai stretto, tanto che pochi mesi fa è volato a Pyongyang per mediare durante la crisi con gli Stati Uniti.
Del resto il rapporto tra Inoki e la politica, come abbiamo visto, risale già ai tempi del padre, del quale nel 1989 decise di seguire le orme, formando il Partito degli Sport e della Pace, venendo immediatamente eletto in Parlamento. Il primo grande successo diplomatico non tardò ad arrivare: nel 1990, durante la Guerra del Golfo, vennero rapiti 41 ostaggi giapponesi e Antonio non tardò ad andare da solo in Iraq per trattarne la liberazione con Saddam Hussein. Come vi riuscì? Organizzando un evento di wrestling sul posto! Venne rieletto nel 1992, ma non nel 1995, a causa di una serie di scandali che lo aveva investito l'anno precedente. Così abbandonò l'attività politica per i successivi 18 anni. Ma, come abbiamo visto, non abbandonò la passione per la Corea del Nord, del quale si è sempre dichiarato un grande amico. E così nel 2013, grazie ai suoi quasi 30 viaggi a Pyongyang, riuscì a farsi rieleggere, forte del suo ruolo di mediatore con un paese così problematico. Attualmente siede in Parlamento tra gli indipendenti, spingendo per un dialogo sempre più forte con il Radioso Leader Kim Jong-un.
Anche in fatto di religione Inoki ha effettuato scelte bizzarre: il suo nome infatti ora è Muhammad Hussain Inoki, nome preso nel 1990 durante il già citato viaggio in Iraq. Inoki lo ha però rivelato solamente nel 2012, affermando ora di essere sia islamico sciita che buddista! Come sia possibile ciò, non è dato saperlo.
Insomma abbiamo a che fare con una vita straordinaria che lo ha portato a diventare una leggenda in tutti e cinque i continenti, venendo introdotto nel 2005 nella Hall of Fame della WCW e nel 2010 in quella della WWE, pur non parlando inglese, nonostante abbia vissuto anche negli Stati Uniti.
Inoki è talmente popolare che compare sia nel manga che nell'anime di Tiger Mask, unico personaggio nella storia a sconfiggere l'Uomo Tigre, con il quale poi divenne amico.
Per oggi con “Hot Rod!” è tutto. Appuntamento fra due settimane!
“I have wined and dined with kings and queens and I've slept in alleys and dined on pork and beans.”

Roberto Vacca
Appassionato di calcio, golf, musica e sottoculture, seguo il wrestling dagli anni '80. Sull'argomento ho pubblicato il libro "Storie dalla terza corda".
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