Piper’s Pit #7 – New Hulk Order

Eccoci a un nuovo appuntamento con “Hot Rod!”, la rubrica che vi svela il lato pop del wrestling. Oggi seconda e ultima parte dedicata all'icona mondiale per eccellenza del nostro sport spettacolo preferito, l'Immortale Hulk Hogan.

Vi avevamo lasciato con Hogan lontano dalla WWF e in caduta di libera di popolarità in seguito all'ammissione di abuso di steroidi. Nella compagnia di Vince McMahon non sembrava più esserci spazio per lui, non nel breve periodo almeno, ma negli States stava riscuotendo sempre maggior successo la WCW del magnate della televisione Ted Turner. Turner nel 1993 aveva affidato sempre più potere a Eric Bischoff, che iniziò una politica di svecchiamento della compagnia, ma che ebbe l'intuito di capire che il nome di Hulk Hogan in America e nel mondo aveva ancora un peso non indifferente. Fu così che nel giugno del 1994 Hogan firmò un contratto con Ted Turner, per debuttare il mese dopo a Bash at the Beach, quando sconfisse Ric Flair per conquistare il titolo mondiale della compagnia. Il ruolo di Hogan però doveva essere solo quello di traghettatore per lanciare poi nuovi talenti e il nuovo corso della compagnia. Fu così che dopo 15 mesi di titolo perse l'alloro in maniera controversa contro The Giant (come da clausola imposta dallo stesso Hogan che, come risaputo, mal digeriva perdere) e finì per apparire solo saltuariamente in WCW nei mesi successivi.
A Bash at the Beach, dove era iniziato il suo stint in WCW, nel 1996 accadde uno degli eventi che tutti i fans di wrestling di ogni età conoscono: Hogan fece il suo trionfale ritorno attaccando il vecchio amico Randy Savage, schierandosi a favore di Kevin Nash e Scott Hall che, in storyline, stavano combattendo il potere della WCW. Dopo quasi 15 anni Hogan ritornava a essere heel, per la prima volta da quando era divenuto un'icona globalmente riconosciuta. Fu l'inizio di uno dei periodi più gloriosi della storia del wrestling e, ancora una volta, l'immagine di copertina era rappresentata da Bollea. Hogan si fece crescere una barba colorata di nero e cambiò il suo iconico costume giallo e rosso in uno nero e bianco. Inoltre, insieme a Nash e Hall, creò e comandò la stable del New World Order, che dall'interno combatteva la WCW, iniziando a farsi chiamare Hollywood Hogan. Come McMahon il decennio prima, Bischoff aveva capito che Hogan era l'uomo su cui puntare, grazie alla sua immensa popolarità diffusa in tutto il mondo. Allo stesso tempo però aveva capito che il pubblico era cambiato e iniziava a essere più smaliziato, ragion per cui Hogan non poteva essere riproposto allo stesso modo. Fu così che nacque l'idea di un heel che però fosse anche in grado di elettrizzare i fans e di far vendere merchandising come nessuno, permettendo alla WCW di superare i rivali di Stamford.
Il suo nome, ancora una volta, attirò personalità dello sport e dello spettacolo, come Dennis Rodman e Karl Malone dalla NBA o il celebre presentatore televisivo Jay Leno. L'ego smisurato di Hogan fece sì che gli fosse anche permesso prendersi una rivincita su Ultimate Warrior, vendicando così il pin pulito subito a WrestleMania VI. Proprio allo show di Jay Leno Hulk annunciò il suo ritiro dal wrestling e la sua candidatura alla Presidenza degli Stati Uniti. Il clamore fu enorme, ma poi si rivelarono entrambe bufale, fatte allo scopo di lanciare la candidatura di Jesse Ventura come Governatore del Minnesota, candidatura che, tra l'altro, portò alla vittoria.
Fu però l'ultimo sussulto di Hogan in WCW: il suo ritorno tra i face non fu più acclamato come un tempo, ebbe seri problemi fisici e, inoltre, a capo del team creativo arrivò Vince Russo, con il quale da subito ebbe un rapporto conflittuale. Due ego smisurati a confronto portarono a scelte scellerate di booking che condussero alla crisi della compagnia, fino al fallimento della stessa nel 2001.
Hogan nel 2002 ritornò in WWF dove, benché fosse heel, a WrestleMania X8 contro The Rock ebbe tutto il pubblico dalla sua parte, a dimostrazione che anche nel terzo millennio era ancora lui l'icona pop per eccellenza. Da lì in poi è storia recente: il ritorno al canonico giallo e rosso, la sua classica theme song e tanti addii e ritorni nella nuova WWE. In mezzo l'introduzione nella WWE Hall of Fame, un ottimo feud con Shawn Michaels e uno non indimenticabile con Randy Orton, entrambi però caratterizzati dal risultato sbagliato. Il suo ego, che lo aveva reso immenso e capace di diventare uno dei personaggi più riconoscibili del pianeta, in età avanzata fu il suo limite: Hogan non accettava mai di perdere. Mai. Eccolo quindi pretendere per contratto di battere chiunque ed ecco perchè non si fece mai il dream match contro Steve Austin: nessuno dei due avrebbe mai accettato di venire sconfitto, per nessuna ragione al mondo.
Abbiamo poi un passaggio in TNA con Bischoff e l'ennesimo ritorno in WWE e, anche se non poteva più essere l'Hogan di un tempo, le arene esplodevano sempre al suo ingresso; chiunque, uomo, donna o bambino, lo adorava alla stessa maniera, come una sorta di Babbo Natale che porta i doni e sai che farà sempre capolino, prima o poi.
Happy ending allora? Non proprio. L'Hogan privato non è mai stato il prototipo stereotipato dell'eroe americano e, pure se vittima di un ricatto sessuale da parte del suo “amico” Bubba the Love Sponge, finì alla berlina in quanto nel sex tape incriminato l'Immortale si lasciava andare a commenti razzisti nei confronti degli afroamericani, se pur detti in un contesto così privato come quello di una camera da letto. Il mondo però era cambiato e la WWE con esso: licenziamento immediato con addirittura sparizione dalla Hall of Fame, dal videogioco WWE 2K e da ogni tipo di action figure.
Può essere questo il punto finale della carriera di Hulk Hogan? Ci pare proprio impossibile. Del resto, passato il polverone iniziale ora le acque si sono calmate e McMahon è un uomo molto pragmatico: è solo questione di soldi. Quando i due troveranno un nuovo accordo, e lo troveranno, l'Hulkamania entrerà nell'arena sulle note di “Real American” e, statene certi, in tutto il mondo la gente sobbalzerà dal divano. Perchè in fondo tutti abbiamo bisogno di credere che qualcosa nella vita sia davvero immortale. Anche per questa settimana è tutto. Vi dò appuntamento fra quindici giorni con una nuova edizione di “Hot Rod!”.
“I have wined and dined with kings and queens and I've slept in alleys and dined on pork and beans.”

Roberto Vacca
Appassionato di calcio, golf, musica e sottoculture, seguo il wrestling dagli anni '80. Sull'argomento ho pubblicato il libro "Storie dalla terza corda".
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