Piper’s Pit #6 – Hulkamania is here!

Eccoci a un nuovo appuntamento con “Hot Rod!”, la rubrica che vi svela il lato pop del wrestling. Oggi partiamo con la prima delle due puntate dedicate ad Hulk Hogan. Non si poteva infatti condensare il ruolo che ha ricoperto “L'Immortale” in poche pagine: piaccia o meno Hogan è quel nome che nel mondo tutti conoscono, persino coloro che non hanno mai visto un solo suo match. Ed è molto probabilmente anche la ragione per la quale negli anni '80 il nostro passatempo preferito si è diffuso anche in Italia.

Nato Terry Eugene Bollea, Hogan, di origine francese, italiana, panamense e scozzese, è un giovane appassionato di musica rock che, a tempo perso, si allena in una palestra di Tampa Bay, dove, per via del suo fisico, viene notato da Jack e Gerald Brisco, che gli suggeriscono di dedicarsi al wrestling. Nel 1977 avviene il suo debutto, nel quale impersona un lottatore mascherato chiamato The Super Destroyer. Durante i primi anni sul ring gira parecchi stati per combattere in piccole federazioni. Durante il suo periodo a Memphis partecipa a un talk show con Lou Ferrigno, l'interprete dell'Incredibile Hulk. Il presentatore, notando che Bollea era più grosso di Ferrigno lo chiama The Hulk e da allora il futuro Hogan inizia a combattere con questo soprannome. La svolta avviene però nel 1979, quando Terry Funk lo introduce all'allora proprietario della WWF Vincent J. McMahon, padre di Vince, che lo mette subito sotto contratto. A McMahon serviva un eroe irlandese, per avere appeal nei confronti della numerosa comunità irlandese e quindi lo presentò come Hulk Hogan, chiedendogli anche di colorarsi i capelli di rosso. Hogan però si rifiutò, affermando che sarebbe stato un irlandese biondo. Nel 1980 iniziò a lavorare anche in Giappone per la NJPW, compagnia nella quale divenne una star di assoluta grandezza, al livello di Antonio Hinoki.
Nel 1981 Hogan, contro il parere di McMahon, accetta il ruolo del wrestler Thunderlips nel film “Rocky III”, cosa che lo porta al divorzio con la WWF. Hogan venne allora chiamato da Verne Gagne nella AWA. Inizialmente presentato come heel, non passò molto prima che Hulk divenne un beniamino dei fans e quindi turnato face. Inoltre uscì nelle sale il film della saga di Rocky che ottenne un successo incredibile, donando a Hogan popolarità planetaria. Nel 1982, nel frattempo, la WWF era stata rilevata da Vincent K. McMahon, che, al contrario del padre, aveva l'ambizione di espandere la compagnia per farle superare in popolarità la NWA. Resosi conto dell'errore del padre, Vince nel 1983 riprese sotto contratto Hogan, che nel 1984 vinse il suo primo titolo mondiale al Madison Square Garden di New York, sconfiggendo The Iron Sheik. Dopo il match il commentatore Gorilla Monsoon dichiarò “Hulkamania is here!”, dando il via ad un fenomeno mondiale. Hogan, da innato intrattenitore quale era, iniziò a riferirsi ai propri tifosi come Hulkamaniacs, ai quali dettò i celebri comandamenti: allenarsi, dire le preghiere e prendere le vitamine. Ormai la macchina mediatica era partita ed era incontenibile: Hogan divenne una sorta di eroe popolare capace di unire donne, uomini e bambini in una sorta di religione laica. Hogan incarnava l'eroe americano tipico degli anni '80: patriottico all'ennesima potenza, buonista ma allo stesso tempo intransigente con i nemici degli Stati Uniti. Un eroe da fumetto che subiva per gran parte del tempo, per poi reagire, sconfiggere il cattivo e festeggiare con il pubblico e la bandiera a stelle e strisce. Come già parlato nello scorso numero di “Hot Rod!” il 1985 fu l'anno chiave per la supremazia della WWF nel mondo del wrestling, grazie alla Rock 'n' Wrestling Connection in partnership con MTV, che ebbe il suo apogeo con la prima WrestleMania, nel quale Hogan combatte insieme a Mr. T, attore anch'egli in “Rocky III”, oltre che star televisiva di prima grandezza. Grazie ad Hulk la WWF iniziò a essere esportata anche in Europa, Italia compresa. In Italia il wrestling fino ad allora era un fenomeno del tutto sconosciuto, ma grazie a Dan Peterson noi bambini degli anni '80 imparammo a conoscere chi era Hulk Hogan, facendocelo diventare un personaggio familiare quanto i protagonisti dei telefilm americani che la tv commerciale iniziava a proporci.
Per renderci conto di quanto Hogan divenne popolare basti solo dire che comparve sulla copertina di Sports Illustrated, TV Guide e People, partecipò al The Tonight Show, presentò il Saturday Night Live, ebbe una serie animata a lui dedicata sulla CBS, dal titolo Hulk Hogan's Rock 'n' Wrestling e venne nominata la celebrità più richiesta dalla fondazione di beneficenza per bambini Make-a-Wish Foundation.
Sul ring il resto è storia: l'iconico match con Andrè the Giant a WrestleMania III, l'amicizia con Macho Man poi sfociata in un feud e poi uno dei match più riconoscibili da un tifoso di wrestling: la sconfitta contro The Ultimate Warrior, in un, assai raro per l'epoca, face vs face, con un pubblico equamente diviso. Nella mente di Vince McMahon il match di WrestleMania VI doveva sancire il passaggio di consegna tra l'Hulkster e il Guerriero, che avrebbe dovuto rappresentare la compagnia negli anni '90. Ovviamente non aveva fatto i conti con la mente bizzarra di Warrior che finì con il farsi allontanare dalla WWF, riportando Hogan a essere il top face, aiutato anche dallo scoppio della guerra in Iraq, che rese ancora attuale il ruolo dell'eroe americano senza macchia e senza paura, da contrapporre ai cattivi musulmani. Hogan cercò allora di sfruttare la propria immensa popolarità provando a sfondare nel mondo del cinema, mondo che di fatto lo aveva reso celebre al grande pubblico. Ma, come abbiamo già visto, l'equazione “Wrestling più Cinema=Successo” non funziona quasi mai, nemmeno se ti chiami Hulk Hogan e sei uno dei volti più riconosciuti del pianeta. Fu così che la pellicola “No Holds Barred”, nonostante l'imponente battage pubblicitario della WWF, si rivelò un flop colossale e ancor peggio fecero le successive pellicole delle quali si rese protagonista. Nel 1994 scoppiò inoltre lo scandalo steroidi contro la WWF e Hogan testimoniò che li aveva assunti per i precedenti dodici anni, come buona parte del roster WWF. Inoltre Vince McMahon ne era benissimo a conoscenza in quanto introdotto all'uso dallo stesso Hogan proprio durante le riprese del fallimentare “No Holds Barred”. Tuttavia Hogan ammise che Vince era contrario all'uso sistematico di essi e questo tenne lontano il proprietario della WWF dalla prigione, ma non evitò che una pesante ombra si stendesse sulla compagnia e su Bollea, che nel frattempo aveva abbandonato la WWF e il wrestling stesso.
Sembrava il definitivo tramonto per l'Hulkster, in un mondo che ormai, affacciandosi all'era del web, aveva sfumato le differenze tra buoni e cattivi e nel quale non sembrava esserci più bisogno dell'eroe tutto di un pezzo, soprattutto se quell'eroe aveva tradito i suoi stessi comandamenti per prendere la scorciatoia del doping. Ma la WWF stava per trovare una nuova rivale e, ancora una volta, il destino avrebbe sorriso ad Hulk Hogan. Ma di questo ne parleremo nella prossima puntata. Anche per questa settimana è tutto. Vi dò appuntamento fra quindici giorni con una nuova edizione di “Hot Rod!”.
“I have wined and dined with kings and queens and I've slept in alleys and dined on pork and beans.”

Roberto Vacca
Appassionato di calcio, golf, musica e sottoculture, seguo il wrestling dagli anni '80. Sull'argomento ho pubblicato il libro "Storie dalla terza corda".
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