GPOrder #95 – Hogan Who?

Che la notizia fosse di quelle importanti, capaci di attirare l'attenzione anche dei media tradizionali, lo si era capito da subito. La “cancellazione” di Hulk Hogan, il nome più conosciuto del Wrestling, l'icona alla quale sarà per sempre associato tutto il movimento. Cancellazione, non allontanamento, tantomento semplice licenziamento: la WWE per il momento non si è limitata a dargli il benservito, ha voluto cercare di applicare il metodo Benoit, ovvero addirittura cercare per quanto possibile di far finta che Hogan non sia mai esistito nella propria storia: via dalla sezione alumni, via dagli impegni attuali (principalmente Tough Enough), via ogni riferimento a lui su campagne promozionali, operazioni con media partner e quant'altro, addirittura via – per ora – dalla Hall of Fame. Solo che se per Benoit l'impresa era difficile, visto che parliamo pur sempre di un atleta che ha disputato un main event di Wrestlemania, peraltro una edizione importante come la 20 e oltretutto vincendolo e laureandosi campione, per Hulk tutto ciò è semplicemente impossibile. Sarebbe come voler scrivere la storia del calcio non senza Pelè e nemmeno senza Maradona, bensì senza nessuno dei due messi insieme.

Il motivo di una decisione che ha appunto un solo precedente lo abbiamo scoperto ieri: un video, un increscioso e dannato video di diversi anni fa. La storia è semplice ma al tempo stesso piuttosto squallida: Hulk si intrattiene con la moglie del suo ex amico, e viene filmato di nascosto durante un rapporto sessuale, probabilmente dallo stesso ex-amico, ovvero Bubba The Love Sponge. Il nastro finisce online, parte ovviamente una denuncia ed una conseguente causa legale, nella quale ovviamente lo stesso nastro è parte del materiale probatorio. Ebbene in questo nastro, nel quale dunque Hulk è ripreso senza saperlo ed in un contesto di assoluta intimità come può essere quello di trovarsi a letto con una donna, parla di un rapporto occasionale della figlia Brooke con un ragazzo di colore, con gli epiteti razzisti che abbiamo tradotto per voi ieri e che non è nemmeno il caso di ripetere.

Chi ha avuto modo di conoscere i comportamenti tipici statunitensi sa perfettamente le grosse contraddizioni in essi riscontrabili: ci sono stati dove la discriminazione razziale è tutt'altro che sconfitta, armi in vendita praticamente al supermercato, odiose stragi con movente razziale, eppure il “problema”, lo scandalo per dirlo meglio, può arrivare anche da semplici frasi di questo tipo. E' così, chiedere ai Los Angeles Clippers per conferma. Non ci si meravigli, dunque, per il clamore suscitato dall'intera vicenda, fa parte di un contesto sicuramente con diversi difetti, ma da accettare per quello che è, senza avere la pretesa di poterlo cambiare dalla sera alla mattina.

Resta però un legittimo dubbio, anche a valle di questa premessa: è davvero giusto arrivare a decisioni così drastiche? Il comportamento di Hogan merita questa reazione? E' quello che proveremo a chiederci in questo editoriale.

Partiamo dal “J'accuse”, ovvero tutto ciò di evidente e meno evidente che costituisce l'evitabile “capo di accusa”: l'evidente è appunto evidente, ovvero che ancora oggi siamo fermi al razzismo più becero, squallido e disgustoso. La reiterazione delle frasi ed i vergognosi luoghi comuni ed insulti in esse non lasciano spazio ad alcun tipo di giustificazione, ed anzi demoliscono anche il successivo comunicato di scuse di Hulk, dove francamente quel “non è quello che penso” fa a pugni non tanto con la situazione in sé (che come vedremo qualche attenuante può averla), quanto con quello che nel corso degli anni abbiamo saputo dell'Hulk dietro le quinte. Chiaro che sono due cose che non c'entrerebbero assolutamente nulla, ma sapendo le discriminazioni che Hulk praticava ad esempio verso i wrestler cruiseweight e sentendo poi questi insulti, mettendo insieme le due cose l'immagine che vi siete fatti è quella di un uomo che davvero non pensa almeno parte di ciò che ha detto? Fate un po' voi…

In più, e qui invece arriva la parte meno evidente, c'è da considerare che siamo solo all'inizio della causa legale, ed è stato diffuso solo una parte molto ridotta di ciò che si sentirà nel video. Siamo così sicuri che ciò che eventualmente ci possiamo aspettare possa venire ulteriormente fuori non sia della stessa gravità o quantomeno peggiore? La WWE ha probabilmente capito che con queste frasi e con i rapporti contrattuali con Hogan già la sua nave ha preso uno scoglio, ma continuando sulla stessa rotta sarebbe potuto arrivare qualche iceberg..

Il tutto poi per una compagnia che di scandali ne ha creati o subiti parecchi, e parecchi altri ne dovrà fronteggiare: morto troppo giovani, abuso di sostanze dopanti, incidenti sul ring e chi più ne ha più ne metta, con l'aggravante del target di pubblico molto basso cui si cerca d puntare in questi anni. Una leggenda come Hulk, un testimonial, uno che ti serve esattamente come ambasciatore sia della tua compagnia che del tuo mondo, come può davvero rappresentarti dopo una cosa del genere? Immaginatelo davanti a una bella scolaresca spiegare ad un bambino di colore come difendersi dal bullismo..

Inutile, poi, cercare di paragonare il comportamento di Hulk con altre situazioni, invocare il classico “E allora lui? E allora lì? E allora là?”. E' un atteggiamento che purtroppo nel nostro paese abbiamo spesso, quello di invocare situazioni analoghe non sanzionate allo stesso modo per sminuire le colpe proprie o di chi si vuole difendere. “Tutti rubano, e allora?” E allora rubare resta sbagliato, condannabile e da perseguire a prescindere da chi viene scoperto e da chi la fa palesemente franca. Sono due problemi diversi, chi subisce una giusta condanna deve pensare ai suoi di errori, invocare quelli altrui come attenuante è un mero ragionamento di comodo. Sappiamo tutti benissimo, ad esempio, che se un giorno dovessero riprendere di nascosto il buon Vince McMahon sentiremmo con ogni probabilità frasi molto, ma molto peggiori, ma è davvero questo un valido argomento difensivo? Lasciatemelo dire, assolutamente no!

Molto più comprensibili le oggettive attenuanti legate allo specifico contesto nel quale le frasi sono state dette: non soltanto la già citata intimità assoluta, ma anche il riferirsi ad un rapporto della figlia, quindi con l'aggiunta di normale gelosia e istinto protettivo di un padre. Il tutto poi in un contesto temporale molto particolare, poiché il nastro è stato registrato diversi anni fa, in un periodo nel quale Hogan ha attraversato una profonda depressione, motivata con ogni probabilità dal divorzio, dalla situazione del figlio (schiantatosi con l'auto con conseguenti guai legali anche pesanti) e da una situazione economica non problematica ma nemmeno paragonabile a quella degli anni d'oro. A tutti può capitare di sfogare in modo assolutamente sbagliato la propria rabbia, figuriamoci ad un padre ed in privato.

Cosa dire dunque a consuntivo? Semplicemente che la scelta della WWE, così come anche indirettamente della TNA, di separare la propria strada da quella di Hulk non è minimamente attaccabile: Hogan ha sbagliato, sa di aver sbagliato, e nessuna compagnia può permettersi economicamente il lusso di non intervenire drasticamente e far finta di nulla, con il rischio di attirare a sé una quantità di polemiche, ipocrite o meno che siano. E' un errore più veniale della “punizione”? Forse, ma è una domanda che al business non interessa minimamente. La società Usa è così, si indigna spesso per molto meno di ciò per cui si dovrebbe veramente indignare, ma quando lo fa vuole la testa del responsabile, senza attenuanti.

Ha molto meno senso, ed infatti non credo che accadrà se non in questa primissima fase, il cercare di cancellare anche il passato, di ignorare come quelle strade ora separate in realtà siano state unitissime. Aveva poco senso per Benoit, non ha nessun senso per Hogan, che la storia della WWE l'ha scritta e senza il quale oggi non esisterebbe davvero nulla di ciò che quotidianamente vediamo e/o commentiamo. Le vignette come questa apparse sul web in questi giorni sono esilaranti proprio perché testimoniano in modo eloquente come sia sciocco arrivare a toccare il passato, ed infatti non credo accadrà, se non in questi primi giorni di clamore mediatico massimo.

In definitiva, dunque, la decisione della WWE la trovo non solo comprensibile, ma anche giusta, se la stessa però resterà nei limiti del prendere le distanze da un clamoroso errore e non vada invece a schiaffeggiare una storia che nessuno scandalo presente può scalfire.

Giovanni Pantalone
Super appassionato di wresting dagli inizi degli anni 90, al punto da vedersi, tra WWE e Impact, una trentina di Pay Per View e show televisivi dal vivo in giro per il mondo. Si occupa da sempre di tutta la parte tecnica del sito, compresa la App e la gestione del Forum, ma non disegna sporadici editoriali e comparsate nei podcast.
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