GPOrder #86 – A new big guy

E' il grande wrestler ad aver bisogno di un ottimo booking per sfondare o al contrario l'ottimo booking arriva solo se dimostri di essere un grande wrestler? Domanda da un milione di dollari, alla quale probabilmente nessuno sa o saprà mai dare una risposta definitiva. Prendiamo ad esempio i grandissimi di questa disciplina, i numeri uno senza se senza ma: ricordate quanta strada ha fatto Stone Cold Steve Austin con l'eccezionale gimmick del Ringmaster? The Rock, il wrestler forse più carismatico di sempre, ve lo ricordate come il primo Rocky Maivia, con quel bel costumino turchese versione famiglia felice? E perfino Hulk Hogan, quando insieme a Fred Blassie era uno dei tanti heel senza né carne né pesce? Tutti e tre quel briciolo di carriera direi che l'hanno fatta ed è certamente dovuto alle loro qualità, ma anche ad Hulkamania, al Rattlesnake ed al People Champion, personaggi perfettamente ritagliati a loro ma anche perfettamente pensati, senza i quali ben difficilmente i risultati sarebbero stati gli stessi.

Ecco perché certamente non tutti possono avere le capacità dei tre fenomeni sopra nominati, ma tutti, quando beneficiano di un booking fatto bene, possono fare enormi passi, se non veri e propri salti di qualità.

A Raw ad esempio, sono rimasto estremamente colpito da come un booking che giudico eccellente abbia davvero portato benefici enormi a Ryback. Intendiamoci, paragonare questo Goldberg wannabe ai tre di cui sopra non è nemmeno blasfemia, è proprio un crimine contro l'umanità. Parliamo infatti di un wrestler legnoso, dal basso carisma, che risponde esclusivamente al vecchio dettame di Vince McMahon “è tanto grosso dunque è tanto bravo” che obiettiva nel wrestling del 2014 lascia il tempo che trova. Il classico materiale che certamente non ispira certamente a saltare dalla sedia, anzi.

Eppure guardate cosa è successo a Ryback in così poche settimane, al rientro dall'infortunio: di nuovo face (senza un motivo, ma non è certo un problema data la sosta ai box per infortunio), di nuovo esaltata la sua unica caratteristica di rilievo, ovvero semplicemente la forza, nuovo soprannome – Big Guy, e se non ci sta per lui.. – e soprattutto di nuovo al centro dell'attenzione nel modo migliore. Il suo push stavolta non è focalizzato solo sullo squashare i jobber di turno, cosa che in ogni caso sta comunque avvenendo, bensì sull'inserirlo senza troppi giri nella storyline principale, nei tempi e con i modi giusti.

Dopo pochi minuti di Raw già stavo materialmente rabbrividendo, con un pensiero che sarà venuto in testa a qualsiasi spettatore: ma come, nemmeno il tempo di farlo tornare face e subito girano Ryback heel? Che senso ha? Poi però nel corso della puntata e ovviamente alla fine, sebbene si potesse prevedere abbastanza facilmente l'epilogo sin dai primi segmenti backstage, si è capito che tutto il copione è stato scritto con lo scopo esattamente opposto rispetto al pensiero iniziale, ovvero al contrario consolidare la figura di Ryback ed aumentare il suo consenso verso il pubblico. Ed i risultati si sono visti, eccome.

Lo abbiamo detto sopra, infatti: non stiamo parlando certo di un fenomeno, anzi. E mai come in questo caso, con un pubblico come quello inglese dimostratosi smart come pochi altri, il rischio di una mannaia clamorosa era elevatissimo. Invece il Big Guy ne è uscito veramente bene, con una reazione positiva del pubblico che a mio avviso è principalmente frutto proprio degli ottimi copioni scritti per lui. Non inganni l'effetto positivo, naturalmente considerando sempre il tipo di pubblico, dell'averlo mandato contro un fischiatissimo Cena: Ryback stava riscuotendo reazioni positive anche nel segmento iniziale prima della spine buster sullo stesso Cena, quindi anche prima di beneficiare anche di questo effetto positivo.

Morale della favola? Semplice, scontata, banale, ma anche tremendamente evidente: quando la WWE vuole fare le cose per bene, semplicemente le fa. Senza scuse, senza attenuanti dell'assenza di tizio o caio, anche solo con quello che ha a disposizione al momento. Non c'è Daniel Bryan, non c'è – più – CM Punk, non c'è Roman Reigns, non c'era Dean Ambrose, non c'era Bray Wyatt, eppure il materiale per fare bene non manca lo stesso, e dunque non mancherebbe praticamente mai.

Basta saper fare le cose, come la WWE ha dimostrato di saper fare tante volte in passato, e come – ahimè solo quando vuole – sa benissimo fare anche oggi. Un match tra un Team Autorithy ed un Team Cena ha bisogno di altro interesse? Perfetto, si fa uscire fuori Vince – fenomeno come sempre – e si aggiunge la più interessante delle stipulazioni! Il pubblico inglese inneggia a Daniel Bryan quando Cena ricorda a Triple H che a Wrestlemania fu sconfitto? Ottimo, The Game H – non si arriva mica a quei livelli per caso – risponde al volo “Certo, e dov'è Mister B-Plus ora?” e ne esce alla grandissima! C'è bisogno di un altro face di livello? Non serve un fenomeno, basta Ryback se pushato nei modi e nei tempi giusti!
Paradossalmente sono le difficoltà del Network la chiave di lettura di tutto: oggi non c'è concorrenza, non c'è una WCW da battere (e per favore nessuno nomini la morta e sepolta TNA, che mi fa solo rabbia vedere come si sta stancamente trascinando verso il baratro), ed il vivere di rendita ha caratterizzato, ahimè ovviamente in negativo, lunghissimi periodi della storia recente WWE. Oggi però forse le cose stanno cambiando, oggi c'è una sfida non contro un avversario, ma con un nuovo modo di vedere il business, che ovviamente è il Netowrk. E per vincere questa sfida c'è bisogno di aumentare velocemente e drasticamente il numero degli abbonati. Come farlo? Semplicemente offrendo un prodotto migliore, perché i pur ricchi contenuti storici del network attireranno comunque solo il pubblico più fidelizzato, ovvero quello come il sottoscritto che probabilmente l'abbonamento già lo ha. Per attirare i più occasionali c'è bisogno che il prodotto attuale sia valido, che la gente abbia più voglia di vedere i PPV, tutti,. Vince lo ha capito, e si sta palesemente adeguando , e questa notizia non può che essere un bene per tutti noi appassionati.

PS
Per chi sarà presente al tour di Milano come al solito il sottoscritto, ben scortato dalla banda di matti del Wrestling Cafè e da vari altri staffer, sarà in giro a caccia di cartelli, cosplay equalsiasi altra cosa possa finire poi su queste pagine nel prossimo numero speciale. Ci vediamo a Milano!

Giovanni Pantalone
Super appassionato di wresting dagli inizi degli anni 90, al punto da vedersi, tra WWE e Impact, una trentina di Pay Per View e show televisivi dal vivo in giro per il mondo. Si occupa da sempre di tutta la parte tecnica del sito, compresa la App e la gestione del Forum, ma non disegna sporadici editoriali e comparsate nei podcast.
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